La Festa del Torrone di Cremona

Tutti in fila per il compleanno del torrone
Classico o innovativo (da abbinare al brandy o alla birra). Tre giorni di festa per le strade di Cremona

Sulla paternità del torrone (come su molte paternità, no?) esistono più storie, più dispute, più contrasti. Ma non sulla madrepatria italiana del torrone che, senza ombra di dubbio, è Cremona. Non sentite, fin da qui, il profumo che sale dalle padellone degli ambulanti che preparano in diretta questa meraviglia? Ne sarà piena la città dove il torrone nacque ufficialmente per il matrimonio tra Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti, il 25 ottobre del 1441.

Come spesso succede, al (fantasmagorico) banchetto nuziale venne servito un dolce inventato per l’occasione: il torrone. Ebbe questo nome perché fu presentato sotto forma di un’alta torre, molto somigliante al Torrazzo che sovrasta la città. E un corteo storico con 140 figuranti in vestiti d’epoca, oggi alle 16, da Palazzo Cittanova a Piazza del Comune (con origine, però, al Castello Sforzesco di Milano, in mattinata), rievocherà l’arrivo di Bianca, figlia di Filippo Maria, in città. Era vestita di rosso, il colore dell’ariete, e montava un cavallo bianco.

Sarà il momento clou della Festa del Torrone che, da ieri a domani, trasforma Cremona nel paradiso dei bambini e di quelli che guardano la glicemia con sprezzo del pericolo. Un luogo meravigliosamente dolce e gustoso, qualcosa di adeguato alla stagione, al freddo, alla nebbia, alla grande pianura. Ci saranno tutti i più famosi marchi, ma anche gli ambulanti, quelli che nelle sagre paesane costringono con il naso all’insù i nostri figli con i loro balocchi di zucchero.

E poco importa ai ragazzini (ma anche a noi) se siano stati i greci ad aver inventato il torrone per via della città macedone di Toroni, o piuttosto se sia di derivazione araba, portato da un mercante in tempi lontani, o venga dal nome del cuoco che lo brevettò (Arturo, in arte e in dialetto «Turo»), o, ancora dallo spagnolo «torron», che riprende il latino «torrere» (tostare), oppure da «turrar» (abbrustolire).

In questo fine settimana a Cremona si può girare, degustare (come si lega il torrone alla birra o al brandy?), ascoltare (dibattiti, presentazioni di libri), vedere (la proiezione di «Viaggio nella Valle del Po. Alla ricerca dei cibi genuini» del nostro guru Mario Soldati), tifare (disfida del Tortello) ma anche scoprire la città e la sua cucina, che è lì, buona e calda, magari dentro qualche antico palazzo: marubini ai tre brodi, trippa, mostarde e bolliti, oca, tortelli di zucca.

E, infine, sperimentare qualcosa di nuovo al rinnovato hotel Continental, antico approdo di quando venivamo in città per seguire la Cremonese del leggendario Domenico Luzzara, l’unico presidente di calcio che, quando retrocedeva, faceva una festa. Al «Quarto», ristorante con vista del Continental, ora «esercita» Maura Gosio, ottima cuoca, per 12 anni alla Piazzetta di Ferno. La sua filosofia si racchiude in due verbi, valorizzare e inventare. La ricetta qui sotto lo conferma. E da qualunque luogo sia partito il torrone, ora è arrivato alla fine del viaggio.

Roberto Perrone

da CORRIERE.IT

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