Categorie
Italia viaggi

Costa Concordia l’ultimo viaggio da L’isola del Giglio a Genova foto

Costa Concordia foto del viaggia verso Genova  mentre lascia l'isola del giglio 26Costa Concordia, dopo 900 giorni l’ultimo viaggio della nave verso il porto di Genova
Poco prima delle 6 di mercoledì 23 luglio le ultime operazioni poi, alle 8,54, il rombo dei motori dei rimorchiatori transoceanici rompe il silenzio surreale che teneva l’Isola del Giglio con il fiato sospeso. Dalle 11 la nave prende il largo a una velocità di due nodi. A dare gli ordini, dall’alto di un container istallato in cima al relitto, il capo progetto della rimozione, Nick Sloane. L’arrivo del relitto a Genova è previsto per sabato – LA DIRETTA –
ISOLA DEL GIGLIO. L’addio dura venti secondi. Quanto serve a Roberto Pugliano, il caposquadra dei sommozzatori per recidere l’ultimo legame. Il cavo che trattiene la Concordia al Giglio con l’ancora di poppa. Alle dieci e mezzo, il relitto galleggia da solo. Non ha più bisogno dell’isola. Mezz’ora dopo quasi è all’orizzonte (FOTO). Alle 11, ha già la prua verso nord. Direzione Liguria. I 180 gradi della rotazione sono completati. Si pensa già al tragitto verso Montecristo, l’Africhella e poi Genova
Per il distacco c’è voluto meno del previsto. Il mastodontico relitto, tenuto in galleggiamento da 30 cassoni, 15 per lato, dalle 11 sta solcando lentamente il mare dirigendosi verso Genova. A dare gli ordini, dall’alto di un container istallato in cima al relitto, il capo progetto della rimozione, Nick Sloane. Ad affiancarlo all’interno della “control room” solo 18 uomini. In mare e in cielo grande lo spiegamento dei mezzi della Capitaneria di Porto.

ASPETTANDO DI RIVEDERE L’ORIZZONTE. Intorno alle 7 del mattino iniziano i controlli e si avvicina al relitto la squadra dei sommozzatori. Un’ora dopo spunta anche Sloane, in ritardo sull’orario annunciato martedì pomeriggio. Comprensibile: per il responsabiledel progetto di salvataggio mercoledì sarà una giornata lunghissima. Poi, però, tutto sembra andare in fretta. Controlli, rotazione scorrono senza intoppi, sotto il sole. Sono visibili a occhio nudo. Sulle alture, gli scogli e sul molo ci sono folle di curiosi. La Concordia si gira, si mostra di nuovo agile. Alle 9 il primo suono delle sirene, il saluto delle altre imbarcazioni, un omaggio a quella che, per pochi anni, è stata davvero la regina dei mari. Da Roma parte il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, da Grossetoil procuratore della repubblica titolare che vigila sull’inchiesta delnaufragio. Manca solo il presidente della Regione. Non vuole vedere la nave che non naviga verso Piombino. Il boccone è troppo amaro. C’è solo la soddisfazione di liberare il Giglio da un relitto che è memoria pesante, anche se i gigliesi così non lo vivono.

L’APPLAUSO DEI GIGLIESI. Gli abitanti dal molo applaudono gli operai che scendono dalla Concordia. Rientrano dall’ultimo turno e loro li ringraziano: “Hanno lavorato bene”. Oltre due anni di relazioni hanno significato qualche cosa. L’emozione c’è ed è innegabile. Al bar del porto si dice: “I nostri amici sono andati via”. Fra gli amici c’è anche lei la Concordia. Che va via con una nuova bandiera: è quella italiana. Il tricolore che prende il posto della bandiera Papa: in alto mare il segnale del “Tutti a bordo” significa “abbiamo problemi alle reti” e non sarebbe proprio il caso. Non per il viaggio di 191 miglia lungo la rotta. È, la più breve che farà arrivare la Concordia a Genova sabato notte e la farà entrare a Voltri domenica mattina. Di nuovo alcune ore di manovre. E poi lo smantellamento. La fine. Con una sola incognita: il recupero di Russel Rebello. L’unica storia che non ha ancora un finale.

LA GIOIA DEGLI OPERAI. Sono tornati a riva dopo una notte di lavoro sul relitto della Concordia, l’ultima all’Isola del Giglio, e sono stati accolti con lunghi applausi ed urla. Un gruppo di operai della Pitan-Micoperi, il consorzio che si occupa della rimozione del relitto, sono sbarcati fra le decine di turisti che stanno seguendo le ultime fasi dell’operazione. Il gruppo di operai è salito sul molo ricambiando gli applausi con urla e braccia alzate e poi brindando con due bottiglie di spumante. “Siamo contenti di aver fatto parte di questo grandioso progetto – hanno detto – ma quello che ci e’ piaciuto di piu’ e’ stato il Giglio”. E poi, ridendo, “e le italiane” (FOTO).

QUELL’INCHINO MALEDETTO. “Amm’a fà l’inchino al Giglio”: la Costa Concordia era salpata da poco da Civitavecchia quando – erano le 18,27 del 13 gennaio 2012 – il comandante Francesco Schettino pronunciò la frase. Circa tre ore dopo, alle 21.45 la nave della Costa Crociere urtò lo scoglio delle Scole a poco più di un centinaio di metri dall’isola. “Madonna ch’aggio cumbinato”, fu la reazione del comandante. La Costa Concordia impattò dopo aver navigato a 16 nodi di velocità, una velocità alta in mare, e ritardata, ma ormai inutilmente, solo negli ultimi metri. Alle 21.56 Schettino chiamò il capo dell’unità di crisi Roberto Ferrarini dicendo: “Ho fatto un casino! Sono passato sotto al Giglio”. Intanto si ordinava di “chiudere le porte stagne”.

Il disastro era ormai consumato, Schettino si informava con i suoi ufficiali e indugiava a dare l’ordine di “abbandono nave”. Seguirono ore drammatiche, con quel perentorio ordine dato a Schettino da Gregorio De Falco, comandante della capitaneria di Livorno, quel “vada a bordo, c….”, frase che subito diventerà oggetto di ironie feroci sul web e che sarà destinata a fare il giro del mondo. Il naufragio porterà la Costa Concordia ad adagiarsi davanti al porto dell’isola. Pesantissimo il bilancio: 32 le vittime di cui una ancora dispersa, migliaia i naufraghi a cui i soccorritori e gli abitanti del Giglio offrirono conforto e riparo.

Rispondi