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Costa Concordia i nuovi video subacquei

Concordia, lo scafo della tragedia
Le immagini subacquee mai viste

ISOLA DEL GIGLIO – Vista da sotto la Costa Concordia fa, se possibile, ancora più impressione. Con i suoi 290 metri di lunghezza, i 38 di larghezza e le 122mila tonnellate di peso, sembra una gigantesca balena addormentata, pronta a tuffarsi da un momento all’altro nell’azzurro del mare. Purtroppo sappiamo tutti che non sarà mai più così. Per andare alla scoperta di questo enorme colosso dei mari ci siamo immersi nelle acque dell’Isola del Giglio, decisi a voler scoprire lo stato dei fondali dopo il drammatico naufragio dello scorso 13 gennaio. Operazione non facile, in quanto quel tratto di mare è off-limits per qualsiasi genere di attività nautica: siamo riusciti nell’intento grazie alle speciali autorizzazioni che ci hanno concesso il Dipartimento per la Protezione Civile e la Capitaneria di Porto. Eccoci dunque pronti al tuffo: sveglia presto, controllo dell’attrezzatura e subito ci imbarchiamo a bordo di un piccolo gommone, così piccolo e agile da poterci muovere con destrezza anche nei punti in cui il fondale è basso e insidioso.

I PREPARATIVI – E’ una mattinata nuvolosa ma le condizioni del mare non sembrano particolarmente ostili e così decidiamo di immergerci subito nei pressi delle “Scole”, lo scoglio contro cui la Concordia ha impattato alle 21.42 di quella terribile serata prima di arenarsi per sempre al largo del porto del Giglio. Si tratta di un’immersione unica nel suo genere, in quanto mai nessuno fino ad oggi ha esplorato quel tratto di mare, come ci ha confermato Simonepietro Canese, ricercatore ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale): «Al momento le nostre attività di ricerca ed esplorazione sono concentrate tutte nel punto dove si trova il relitto della nave, a circa un miglio nautico dalle Scole: siete voi i primi a recarvi lì».

IL PUNTO DELL’IMPATTO ALLE SCOLE – Individuare le “Scole” non è stato difficile in quanto è uno scoglio da sempre ben segnalato su tutte le carte nautiche (proprio come si è detto fin dagli immediati istanti dopo il naufragio) e poi perché nonostante la rottura a causa dell’impatto, quel che resta delle Scole si percepisce ancora nitidamente a occhio nudo. Scesi sotto il pelo d’acqua, troviamo subito delle condizioni rassicuranti: l’acqua del mare cristallina e il fondale tutto sommato ridotto (in quel punto degrada fino a circa trenta metri) ci consentono di esplorare totalmente l’ambiente circostante. Subito ci salta all’occhio una zona in cui la vegetazione che ricopre la roccia è completamente assente: è questo il punto esatto dove la Costa Concordia si è scontrata con lo scoglio, aprendo una voragine di oltre 70 metri nel suo fianco sinistro e trascinando con sé quel blocco di roccia di circa 80 tonnellate che ancora adesso è incastonato nello scafo della nave. Evidenti anche diverse strisciate rosse sulla roccia, lasciate dallo strato di antivegetativo con cui è ricoperto lo scafo della Concordia: tutt’intorno un’infinità di piccole scaglie di vernice, lunghe anche diverse centimetri, che si sono staccate al momento dello scontro. A fare da cornice a tutto ciò, centinaia di “briciole” di roccia sgretolatasi durante l’impatto e che ora giacciono sul fondale a ricordare impietose questa tremenda tragedia.

FLORA E FAUNA: SPECIE IN PERICOLO? – Il nostro pensiero corre ora alla flora e alla fauna marine dell’Isola del Giglio: nonostante gli evidenti segni dell’impatto con la nave, la zona delle Scole è ben popolata da numerosi esemplari di stella marina e riccio di mare, oltre a un’infinità di pesci che si aggirano indisturbati tra quello che resta dello scoglio distrutto. Il dramma ambientale sembra dunque sfiorato. Tuttavia per constatare la «bontà» delle acqua circostanti la nave, abbiamo deciso di spostarci di circa un chilometro (poco meno di un miglio nautico) e di immergerci nelle acque a poppa della nave, scendendo fino a circa 45 metri di profondità. Acqua molto limpida e decine di metri di posidonia (pianta acquatica classica dei nostri mari) ci hanno fatto subito pensare ad un ambiente sano e in piena vita. La posidonia è infatti una della piante più importanti dell’ecosistema marino (forse la più importante) e vive soltanto dove le acque sono veramente pulite: insomma, possiamo dire che è generalmente sinonimo di buona salute del mare in cui si trova. Avanzando verso il fondo, ecco spuntare diverse castagnole nere e poi, a partire dai 25-30 metri, anche qualche bella gorgonia gialla, degli Anthias rossi (piccoli pesciolini che popolano il Mediterraneo) e poi ancora decine di spugne, invertebrati e perfino un’ascidia (si tratta di un piccolo tubo rosso filtratore che per vivere filtra l’acqua del mare).

PIU’ GIU’ SOTTO LO SCAFO DELLA NAVE – Siamo a pomeriggio inoltrato, la giornata sta quasi per terminare ed è a questo punto che decidiamo di concentrarci sulla fase più delicata: si tratta di avvicinarci quanto più possibile alla parte sommersa della nave, zona pericolosa in quanto niente può far escludere un improvviso movimento dello scafo dalla posizione di quiete in cui si trova. Per questo decidiamo di avvalerci della preziosa collaborazione dei ricercatori dell’Ispra e attraverso il Rov «Pollux III» (un sofisticatissimo robot sottomarino capace di muoversi con agilità a qualsiasi profondità) riusciamo ad esplorare anche quel tratto di mare: è davvero impressionante vedere quel gigante dei mari adagiato inerme sul fondale del Giglio. Ad illustrarci la situazione sono proprio i ricercatori dell’Ispra: «Nel punto in cui la Concordia si è inabissata c’era una bellissima prateria di posidonia, finita schiacciata e distrutta sotto il peso della nave». Quello che si vede tutt’intorno è però incoraggiante: bellissimi popolamenti di coralligeno, di gorgonia e di corallo nero fanno propendere gli esperti verso un cauto ottimismo.

BILANCIO POSITIVO – Insomma, quello che abbiamo visto immergendoci nelle acque dell’Isola del Giglio restituisce un quadro della situazione tutto sommato rassicurante: almeno per adesso si può dire che flora e fauna di quel tratto di Mar Tirreno non sono a rischio, e questo anche certamente grazie all’importante opera di tutti gli enti coinvolti nell’emergenza Concordia. I pericoli per il futuro però non mancano, specie in vista delle operazioni di rimozione della nave: le incognite sono infatti ancora tante e prima di parlare di disastro ambientale sfiorato bisognerà attendere che il relitto della Concordia venga rimosso e consegnato per sempre alla storia. Terminato il nostro reportage subacqueo, decidiamo di riemergere, ci togliamo la maschera e guardandoci in faccia il pensiero è per entrambi lo stesso: di lì, la Concordia non sarebbe mai dovuta passare.

Edoardo Stoppa – Daniele Pizzi da corriere.it

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