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Comitato sopravvissuti Vajont : basta inutili commemorazioni ma iniziative concrete

Vajont, il comitato sopravvissuti: «Basta con le solite messe nelle solite chiese»
Polemica in occasione del 49. anniversario di domani: «Invece
delle inutili commemorazioni pensiamo a iniziative concrete»

Sono passati 49 anni da quella sera del 9 ottobre 1963 quando una enorme onda d’acqua fuoriuscita dal bacino della diga del Vajont spazzò via Longarone e altri paesi e la vita di duemila persone. Il ricordo di quell’immane tragedia provocata dalla caduta di parte del monte Toc nel bacino idroelettrico è ancora impressa nella mente dei sopravvissuti, che non si accontentano delle celebrazioni e chiedono che non vengano dimenticate le colpe degli uomini e siano riconosciuti i disturbi psicologici ancora legati al disastro.

A parlare è il presidente del comitato dei sopravvissuti, Micaela Coletti, che assieme agli altri associati si batte da 12 anni per conseguire una serie di obiettivi che ricadano sulla «comunità dei vivi», ancora pesantemente condizionata dalla catastrofe di 49 anni fa. Nelle sue parole c’è una nota di stanchezza sui programmi ufficiali – «ci sarà la solita messa nella solita chiesa, con il solito teatrino di interventi come dieci, venti oppure 40 anni fa. Da questo schema non si vuole uscire».

Mma poi guarda avanti e parla dei progetti sui cui stanno lavorando in vista del 50. anniversario del disastro e dei progetti presentati «al Comune sui quali avevamo già chiesto di ragionare. Uno fra tutti – rileva Micaela Coletti – è quello di poter insediare a Longarone delle sedi universitarie staccate di discipline come ingegneria, geologia e psicologia, dato il collegamento esistente fra tali discipline e la tragedia del 1963».

Un secondo versante di impegno riguarda il riconoscimento, questa volta richiesto allo Stato, di una relazione fra l’evento e l’insorgenza di alcune patologie o comunque disturbi psicologici nei sopravvissuti. Un argomento sul quale si sono soffermati studi recenti, ricorda Coletti, e che evidenziano nella popolazione che ha vissuto l’esperienza elementi tali da accorciare l’aspettativa di vita media di cinque anni. «Numerosissimi, fra i sopravvissuti, sono quelli colpiti da carcinomi – dice la leader dell’associazione – mentre nella sfera psicologica appaiono frequenti e generalizzate anomalie comportamentali che spaziano dalla difficoltà nell’ingerire normalissimi sorsi d’acqua ad attacchi di tachicardia o fenomeni di insonnia. Noi chiediamo che questo sia ammesso dallo Stato e che per questi handicap, in tutti i sensi invalidanti, siano destinati dei risarcimenti».

«Per cui – conclude Coletti – sarebbe utile negli anniversari iniziare a limitare presentazioni di libri o quant’altro, a cura di persone spesso neanche della zona, e passare dalle commemorazioni fini a se stesse e sempre identiche a reali attività a favore di chi è sopravvissuto e, attraverso iniziative che davvero prevengano i disastri ambientali o industriali dovuti all’incuria dell’uomo, anche delle generazioni future».

da GAZZETTINO.IT

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