Categorie
milano

Col Seveso Milano è diventata come Venezia , il fiume nascosto sottoterra

Seveso esonda a Milano 04Io, pendolare, e il mio “amico” Seveso
Il fiume che scorre sotto Milano periodicamente torna a farci visita. E porta con sè strade impraticabili, viabilità in tilt e mezzi pubblici a singhiozzo

Milano come Venezia non è che la si veda così di frequente. Le strade del quartiere Isola trasformate in rii e canali come se fosse il sestiere San Marco sono per fortuna un evento raro, da notizia di prima pagina e gallerie di foto e video sui siti web. Ma il Seveso no. Lui è una certezza. Basta qualche ora di pioggia in più, un temporale più forte degli altri (un temporale, mica un monsone) e lui ti ricorda che esiste. In Brianza è un fiume come tanti, scorre libero (sì, vabbè, tra argini sempre più cementati) tra le case e i pochi campi rimasti, dà il nome o parte del nome a comuni e città, è un compagno nella vita di tutti i giorni. A Milano, invece, è un fantasma. Scorre interamente sotto terra da quando alla fine del XIX secolo si è iniziato a ricoprirne l’alveo per assecondare le esigenze di espansione della città. I milanesi ne ignorerebbero completamente l’esistenza – e ne farebbero anche a meno ad essere sinceri – se non fosse lui, di tanto in tanto, a farsi sentire, abbandonando la sua prigione sotterranea e riversandosi nelle principali arterie della zona nord della città, fra Niguarda e il quartiere Greco.
Se fai il pendolare e arrivi da nord sai che con il Seveso e le sue piene – che sono roba antica e in secoli passati sono state pure devastanti – ci devi convivere. Che ad un certo punto tutte le arterie che portano in città – via Ornato, viale Zara, viale Sarca – diventeranno impraticabili. E che tutta la viabilità andrà in tilt. Esci di casa e lo metti in conto che non riuscirai ad arrivare in orario. E la sola consolazione sarà che nessuno penserà ad una banale scusa e metterà in dubbio la giustificazione del traffico impazzito. Che questa volta lo è stato più del solito, con una coda ininterrotta di auto da Porta Nuova alle porte di Monza. Sottopassi allagati, strade come canali. E l’unico ponte sopraelevato, quello di Greco, che proprio nei giorni scorsi è stato chiuso per lavori, tanto per non farsi mancare nulla. Velocità media dagli 8 ai 4 chilometri all’ora. E lunghi minuti completamente fermi. Roba da far saltare i nervi dentro agli abitacoli: da un momento all’altro ti potresti aspettare che qualcuno semplicemente se ne vada, lasciando lì la propria auto, in mezzo alla strada, come il Michael Douglas di Un giorno di ordinaria follia.
Per fortuna però non succede. Non così. Qualcuno improvvisa un piano B, improbabili percorsi alternativi tra i sensi unici delle vie traverse dove ci si trova paralizzati tanto quanto nei viali principali. Altri cercano un parcheggio e provano a cambiare mezzo, fosse anche andare a piedi. O col monopattino se, come chi scrive, ce l’hai sotto mano. Qualcuno si butta sulla metropolitana, che è presa d’assalto e in questi casi funziona con difficoltà. Qualcuno ripiega sulla ferrovia, stazione Greco Pirelli e poi una fermata in direzione Garibaldi. Ma anche i treni hanno i loro problemi: la galleria che entra nel cuore della città attraversa tutto il quartiere Isola, che sopra è una laguna e di conseguenza sotto piove. I binari sono allagati, i sottopassi pedonali pure. I tempi si allungano, ma alla fine si arriva. A metà mattina un raggio di sole torna a farsi vedere. Le idrovore lavorano a pieno ritmo, la pioggia non scende più e tutto inizia a tornare alla normalità. Il Seveso si prepara a tornare al suo posto e a sparire fra le tenebre, nelle condotte fra via Ornato e la Martesana. In poche ore ci si dimenticherà di lui. Ma solo per un po’ se chi di dovere non provvederà a mettere in cantiere le opere di cui si parla da anni per prevenire le piene. Al prossimo temporale tornerà a farci visita. Come un vecchio «amico».

  di ALESSANDRO SALA  da corriere.it

Rispondi