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Cina 2800 manager di un colosso industriale in viaggio premio in Italia 65 voli di linea e 80 autobus

Dalla Cina l’invasione dei turisti-manager

Trasferimento di turisti cinesi dall’aeroporto:a loro disposizione, 80 autobus
Il viaggio premio in Italia per 2800 vertici di un colosso industriale

Nel suo primo giorno in Italia, Peng Jiarong ha speso 9 mila euro in abiti e borse. «E due valigie per portarli in Cina», precisa.

Questa signora di mezza età, che non avrebbe mai pensato di concludere la sua carriera in modo che definisce «così gioioso», fa parte del gruppo di 2800 manager cinesi che tre giorni fa sono arrivati a Milano con 65 voli di linea per poi salire su 80 autobus che li hanno accompagnati per la città e nei più esclusivi negozi del made in Italy.

Hanno poi visitato Bergamo dove ieri sera, ospitati nei padiglioni della Fiera, hanno partecipato a una cena di gala con il sindaco Franco Tentorio e il presidente della Fondazione Italia Cina Cesare Romiti.

Sullo sfondo, uno spettacolo allestito da Private Incentive Milano – organizzatore del viaggio con la Fondazione e al principale tour operator governativo cinese Cits – con 90 artisti e quadri scenici delle eccellenze italiane, dalla Dolce Vita di Fellini al carnevale veneziano.

Oggi partiranno per Savona dove, dopo una sosta all’outlet di Serravalle, li aspettano due navi da crociera che li porteranno in Corsica e in Spagna.

È il più grande gruppo di turisti cinesi mai arrivato in Europa, ma loro non ci fanno caso, concentrati a godersi l’italianità. «Tifo Milan e non vedo l’ora di regalare al mio bimbo una maglietta acquistata proprio nel centro di Milano», dice Chen Aimin. La signora Peng sognava l’Italia da anni. «Ma qualche tempo fa mi sono gravemente ammalata, e non pensavo che sarei riuscita a vederla. E invece sono qui. E’ un sogno».

Un sogno reso realtà da Perfect China, colosso industriale cinese della provincia meridionale Guangdong – 6 mila punti vendita e un fatturato da un miliardo e mezzo di euro – che produce e vende prodotti di largo consumo, e che ogni anno premia i suoi migliori sales manager con un viaggio premio.

«I nostri dipendenti indicano alcune preferenze e la dirigenza sceglie la destinazione», spiega il presidente dell’ azienda, Woo Swee Lian, malese di famiglia cinese anche lui in Italia per seguire da vicino i lavori. Per ogni suo lavoratore premiato, Perfect China ha speso l’equivalente di 4 mila euro (18 milioni di euro in totale). E stima che ogni partecipante ne spenderà in media altri 4 mila in shopping. Numeri che confermano quelli elaborati da Global Blue, leader nel settore Tax Free, che ipotizza essere 11 mila euro il budget medio a disposizione per lo shopping di un turista cinese in partenza per l’Europa.

Non a caso, spiega Romiti, la Fondazione si è particolarmente spesa perché l’Italia fosse la mèta del viaggio di quest’anno. E se la crescita del turismo cinese confermerà le stime (112 milioni di turisti nel mondo nel 2015), le opportunità per l’Italia – uno dei Paesi più cari all’immaginario cinese – sono tutte da cogliere.

Ma mentre Barack Obama, dopo aver riconosciuto lo scorso gennaio il ruolo crescente dell’industria del turismo, ha ridotto il tempo di rilascio di visto per gli Stati Uniti da due mesi a due giorni, l’Italia non si è ancora adeguata ai ritmi di sviluppo della Cina e rischia di perdere opportunità irripetibili, spiega Giancarlo Dall’Ara, docente di marketing nel turismo al CST di Assisi, che a «Come accogliere i turisti cinesi» ha dedicato un libro.

E pensare che, nonostante l’Italia non si sforzi molto di attirare lo sguardo di Pechino, nel 2011 le presenze di turisti cinesi sono aumentate di oltre il 130%, per un totale di più di 230 mila visti, secondo l’ambasciata italiana. Quello dei meeting e delle convention, spiega ancora Dall’ Ara, è poi uno dei «nuovi prodotti turistici in grado di ampliare ulteriormente l’offerta».

L’importante è assecondare le aspettative dei turisti cinesi, che non chiedono all’Italia altro che di poter godere del tipico «lifestyle» fatto di buon gusto e rilassatezza che ammirano, un po’ invidiano e fortemente desiderano, spesso costretti invece a correre da un Paese europeo all’altro in tour cumulativi.

«Il sole italiano è quello che ci vorrebbe per la nostra azienda», dice il presidente Woo. Nel padiglione accanto, uno storico di Pechino tiene una lezione sulle virtù e i valori della tradizione cinese che rischiano di essere offuscati dal rapido sviluppo economico, e cioè l’integrità morale e la positività, «perché i miei lavoratori tornino in Cina con la voglia di fare meglio e di trasmettere ottimismo ai colleghi». Intanto, fuori, due manager del gruppo chiedono sottovoce come visitare la Città Alta e le sue mura. «È così bello qui in Italia. Torneremo».

MARZIA DE GIULI da lastampa.it

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