Cimiteri e turismo

Turismo ai cimiteri, tombe da guardare: Pere Lachaise, Recoleta, Arlington…

di Alessandro Camilli

cimiteri_turismoLa Recoleta e Pere-Lachaise, Arlington e Al Qarafa, quattro tra i più noti e distanti cimiteri del pianeta. Quattro tra i dieci che nel mondo, secondo la Stampa, vanno assolutamente visti. Cimiteri che ospitano nomi noti e notissimi, rockstar e calciatori, filosofi e rivoluzionari, ma anche illustri sconosciuti. E cimiteri che sono, loro stessi, opere d’arte e mete di viaggio. Il quotidiano di Torino dedica oggi due pagine ai cimiteri più famosi e da vedere sparsi per la terra. Prendendo in parte spunto da un libro di Valeria Paniccia, “Passeggiate nei prati dell’eternità, racconta e descrive la Stampa alcuni tra i cimiteri più notevoli del pianeta. Destinazione sempre più spesso di turismo e, in qualche caso, pellegrinaggio.

Il più noto tra tutti, almeno per noi europei, è senza dubbio il parigino Pere-Lachaise dove, tra gli altri, riposano Jim Morrison e Marcel Proust, Piero Gobetti e Amedeo Modigliani. Un cimitero immerso nell’ombra degli alberi che vi crescono e affollato di tombe simili più a monumenti che altro. Noto, notissimo e metà di turismo ormai da moltissimo tempo. Dall’altra parte del globo o quasi, in Argentina, il cimitero de La Recoleta, dove tra incuria, lapidi scheggiate e vetri infranti riposa Eva Peron, Evita. Bellissimo nella sua architettura, nel cuore del barrio più antico ed esclusivo di Buenos Aires non gode La Recoleta la stessa fortuna del “collega” parigino, abbandonato di fatto a se stesso.

Molto più a nord, in Messico, un cimitero sui generis, un cimitero “aperto” lungo un migliaio di chilometri, da Tijuana sino alla fine della Baja California. Un cimitero improvvisato e colorato che corre lungo l’arteria autostradale che percorre quella regione da sud a nord e che spesso è causa della morte di quelli che al suo fianco sono sepolti. Un luogo per alcuni versi inimmaginabile per noi europei, anche per il differente modo in cui la morte viene vissuta nella cultura messicana rispetto alla nostra. Lì, complici antiche credenze precolombiane e non solo, la morte fa meno paura e con lei i morti. Il ricordo e la devozione nei confronti di coloro che ci hanno preceduto ha il sapore della festa e dei dolci che, sin da bambini, i messicani sono abituati a portare in dono ai loro cari estinti.

Non è però da meno l’Italia. Anche se nella “top ten” dei cimiteri da non perdere non ne figura nessuno nostrano, ricorda la Stampa almeno tre cimiteri degni di nota nel nostro Paese. Quello di Genova ad esempio, lo Stagliano, definito un vero e proprio museo a cielo aperto, o quello di Torino dove, per volere del Grande Torino, riposa Valentino Mazzola. E ancora quello di Venezia, con le spoglie del “Mago” Herrera e, non ultimo, il cimitero acattolico di Roma, meglio noto forse come cimitero degli inglesi, dove, tra gli altri, riposano Antonio Gramsci, John Keats e Percy Bysshe Shelley.

Gli altri cimiteri da non perdere sono, oltre ai già citati La Recoleta e Pere-Lachaise, il cimitero americano di Arlington; il vecchio cimitero ebraico di Praga dove si può incontrare il sepolcro di Franz Kafka; lo Zentralfriedhof di Vienna, l’Highgate di Londra e il Greyfriars di Edimburgo; il Prazares di di Lisbona; il Sao Joao Batista di Rio de Janerio e Al Qarafa de Il Cairo, meglio noto come “la città dei morti”.

da blitzquotidiano.it

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