Chiesa del Santo Antonio a Padova crepe e cedimenti rischio di crollo

Crepe e cedimenti: un terremoto o una
nevicata possono far crollare il Santo

Alcune parti della basilica sono talmente compromesse da
rischiare di cedere anche per una banalità. Al via il restauro

PADOVA – Basterebbe un ipotetico urto, come quello che potrebbe provocare la manovra errata del conducente di un autoveicolo.

Ma a produrre il medesimo risultato, sarebbe sufficiente anche una scossa di terremoto. E persino una nevicata abbondante, come quelle che si sono verificate nei giorni scorsi in mezza Italia che si trasformano in un peso aggiuntivo da sopportare per muri portanti già a rischio. Insomma eventi non improbabili, tutt’altro che rari. Ecco, uno solo di essi potrebbe provocare dei crolli nel convento della Basilica del Santo.

E proprio per evitare il verificarsi di un fatto del genere, in questi giorni è iniziato un poderoso intervento strutturale che prevede lavori per quasi due anni e che implica persino il trasloco dei frati che dovranno lasciare le loro celle private e “trasferire” il convento in un’altra ala fino alla chiusura del cantiere.

LO STUDIO – Già da tempo inquietanti crepe e pezzi di muro che si staccano hanno lasciato intuire anche a occhi inesperti che qualcosa non andava. Ma a confermare l’urgenza di intervenire è arrivato lo studio durato un anno effettuato da un gruppo di esperti di Roma con la supervisione di Renato Vitaliani, professore ordinario di Tecnica delle Costruzioni al Dipartimento di Costruzioni e Trasporti dell’Università di Padova. È stato predisposto un modello matematico al computer e sulla base delle risultanze sono state elaborate più ipotesi progettuali. Alla fine si è optato per quella che è partita in questi giorni. «Gli edifici che circondano la Basilica stanno in piedi come i castelli che si fanno con le carte da gioco – hanno commentato gli esperti -. Possono rimanere lì fermi per anni, o crollare da un momento all’altro».

I MURI SI “APRONO” – Il problema strutturale si vede benissimo nei due chiostri. Partiamo dal primo, quello della Magnolia. Dando le spalle al negozio di souvenir, basta guardare verso destra per vedere chiaramente che la fila di colonne presenta vistose crepe dovute a un peso eccessivo che devono sopportare. E se si va dall’altre parte, nel chiostro simmetrico (quello del convento, realizzato da Papa Sisto IV nel 1400), si vede altrettanto distintamente che la fila di colonne si sta spostando verso l’esterno, sempre per un eccesso di carico. Che cosa lo provoca? Lo studio degli esperti ha appurato che nel corso degli anni è stato realizzato un piano, quello dove attualmente ci sono le celle dei frati, in cemento pesantissimo che a sua volta è stato coperto da un grande tetto, che è il doppio di quello che c’era originariamente e che di conseguenza pesa tantissimo. Un peso che le colonne faticano a tollerare e proprio per questo non sono più in asse, ma si spostano verso l’esterno e si crepano. In pratica il peso stesso, spingendole verso l’esterno, provoca lesioni importanti. Ebbene, se una colonna venisse urtata, potrebbe cedere, con tutte le drammatiche conseguenze che sono immaginabili. «Non è detto cada domani, o fra sei mesi – spiega padre Giuliano che conosce alla perfezione la costruzione antoniana – . Ma tutto è possibile. Finora ci siamo affidati a Sant’Antonio, ma in questo momento ha cose molto più importanti da fare… Meglio, quindi, che andiamo avanti con i lavori».

IN SACRESTIA – In Sacrestia ci sono crepe vistosissime, provocate dalle “catene in ferro” che stanno tirando proprio perché i muri portanti si aprono: oltre alle fessurazioni, c’è un grosso blocco di muro che si è staccato dalla sua sede, proprio in corrispondenza dell’aggancio di una delle catene. Queste ultime sono posizionate nella Sala Capitolare affrescata da Giotto. «La messa in sicurezza dell’ala della Sacrestia – dice padre Giuliano – prevede interventi che non varieranno l’estetica di questi luoghi storici. Purtroppo a suo tempo sono stati eliminati pure dei muri portanti e anche questo fattore contribuisce a rendere critica la situazione statica. Verrà effettuato un intervento di alleggerimento, togliendo muri e mettendo un pavimento poco pesante. Inoltre verrà smontato il tetto e rifatto nuovo con capriate in acciaio che sosterranno il peso del soffitto, scaricandolo sui muri portanti ed evitando le famigerate spinte verso l’esterno». Crepe ci sono anche in Biblioteca e qui è già iniziato il lavoro di spostamento dei libri che saranno momentaneamente trasferiti altrove e poi, una volta finiti i lavori, torneranno al loro posto.

IL CORRIDOIO – Il grandissimo corridoio che termina con una finestra dove si può ancora vedere il porto medioevale sul canale Santa Chiara da dove partì l’ultima crociata, verrà scoperchiato, in modo da consentire il rifacimento di una pavimentazione più leggera. Per questo i frati dovranno traslocare da un’altra parte. Si sposteranno più volte nei prossimi due anni, per consentire al cantiere di andare avanti.

GIOTTO – Anche gli affreschi di Giotto non sono stati risparmiati dai cedimenti strutturali: numerose le crepe presenti nella Sala del Capitolo, dove già scriteriati interventi dei secoli scorsi avevano compromesso notevolmente le opere del Mastro, rendendole irrecuperabili. Ma fessurazioni ci sono anche subito a sinistra dopo il cancello in ferro battuto che dal chiostro della Magnolia porta al convento.

IL CANTIERE CHE CHIUDE – Per la festa del Santo, cioè il 13 giugno, intanto, dovrebbero finire i lavori di sistemazione dei tetti piani, sistemati utilizzando nuove tecnologie che prevedono strutture in acciaio al posto di quelle lignee. In questo momento si stanno rifacendo quelli delle cappelle radiali, del deambulatorio dei transetti e delle due navate laterali. In pratica si sta ultimando il progetto iniziato e poi interrotto durante l’ultimo Giubileo. I tetti degradanti, d’intesa con le Belle Arti, vengono ricostruiti sostituendo le travi in legno appunto con le strutture in acciaio in quanto queste ultime sono più durature e non rischiano di marcire.

I COSTI – Come spiga il rettore, padre Enzo Poiana, data la complessità dei lavori appena cominciati, è impossibile quantificare quanto verranno a costare. Il dato certo è che a sostenere l’onere dell’intervento sarà la Delegazione Pontificia.

PADRE GIULIANO – A seguire i lavori che si stanno concludendo e quelli appena iniziati, c’è padre Giuliano. I vescovi hanno la mitria, mentre lui indossa il caschetto in plastica anti-infortunio, obbligatorio nei cantieri. Perché le hanno affidato questo compito? «Dove ci sono lavori in corso – risponde sorridendo – ci sono almeno due pensionati che li osservano. E qui è lo stesso». La verità è un’altra: la sua competenza, e la sua dedizione, sono una garanzia per assicurare altri sette secoli di vita alla Basilica di Sant’Antonio.
di Nicoletta Cozza da gazzettino.it

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