Il mondo alla rovescia di Chagall in mostra all’Ara Pacis di Roma

IL MONDO SOTTOSOPRA DI CHAGALL IN MOSTRA A ROMA

di Valeria Arnaldi

“Non vorrei essere simile agli altri, voglio vedere un mondo nuovo”. Quello che potrebbe sembrare un semplice desiderio, forse anche un augurio, è una vera e propria dichiarazione programmatica nel caso di Marc Chagall, il cui mondo rovesciato, a venticinque anni dalla sua morte, è ora raccontato a Roma, nella mostra “Chagall. Il mondo sottosopra”, ospitata fino al 27 marzo all’Ara Pacis, in un voluto “rovesciamento” anche della consuetudine dello spazio che, nel tempo, sembrava essersi consacrato a design e sperimentazioni tecno-artistiche.

In questo contesto sorpreso e sorprendente, a farla da padrone è, anche architettonicamente, il “sottosopra”. Sopra l’arte elitaria dell’Ara Pacis, espressione di potere, sotto l’universo immaginifico, surreale e popolare di Chagall. Sopra la monumentalità di marmi che i secoli hanno privato dei colori originari, sotto l’esplosione di tinte forti, rubate al mondo dei sogni appunto.

Tra disegni, anche inediti, e dipinti, circa centoquaranta opere provenienti da collezioni private, dal Centre Georges Pompidou e dal Musée National Marc Chagall di Nizza, illustrano l’universo di Chagall, con i suoi temi ricorrenti – religione ebraica e rivoluzione – e i suoi altrettanti ricorrenti personaggi, a partire da rabbini e fidanzati. Punti fermi che sono, però, soltanto il filo di fantasie-palloncino, pronte a volare per raggiungere nuovi traguardi, puntando all’infinito.

“L’osservazione di una qualunque opera di Marc Chagall – scrive nel catalogo (Silvana editoriale) Maurice Fréchuret, direttore dei musei nazionali del XX secolo delle Alpi Marittime e co-curatore dell’esposizione – rivela immediatamente gli aspetti singolari racchiusi nel suo universo pittorico. Personaggi provenienti da un’altra epoca che abitano spazi insondabili, animali trasfigurati in incroci di specie diverse, architetture raffazzonate, teatro di scene di vita quotidiana che costituiscono altrettanti spettacoli incantati: ogni dipinto dell’artista dà modo di contemplare un mondo a soqquadro, non necessariamente a causa di catastrofi o tragici sconquassi, bensì sulla scia dell’incanto e del piacere”.

Simbolo di questa filosofia di caos e stravolgimento del Sé, è “L’uomo con la testa rovesciata”, autoritratto dell’artista, seduto sui tetti, con la testa all’indietro. L’uomo siede sui palazzi, gigantesco rispetto alla città che dovrebbe ospitarlo. La posizione della testa lo porta a guardare in basso e anche all’indietro, in una negazione della realtà, che privilegia lo stordimento delle percezioni e la fiducia nel fantastico. Negazione che viene ribadita dalla firma dell’autore, non posta in basso a destra secondo consuetudine, ma in alto a sinistra, a suggerire più possibile letture della stessa immagine, di fatto poi negate dal desiderio dell’artista di esporre il dipinto in questo modo. Autoritratto dell’appeso quindi, o del sospeso. 
Ogni verità si perde, la realtà diventa soggettiva, l’universo è un pensiero, e l’amore è rapimento creativo, estasi ma mai stasi. Rivoluzione. Storia di un Novecento che ha tante vite da raccontare. E ancora più sogni.

da LEGGO.IT