Catena Buonissimo, un “Harrods” all’italiana

Apre un “Harrods” alla vicentina
La catena Buonissimo piace alle amministrazioni. L’ultimo è nato a Brescia in un vecchio magazzino Oviesse. E qui si cerca una sede

L’enoteca è al primo piano dello store della catena Buonissimo appena inaugurato a Brescia che prevede un’apertura anche a Vicenza

«C’è chi ci trova le somiglianze con Harrods. A me piace di più pensarlo con un termine inventato da Flavio Albanese: l’arcipelago del gusto». Dei celeberrimi magazzini del lusso di Londra, icona della capitale inglese e meta turistica, basterà soffermarsi su un paio di reparti, quello dedicato al cibo di qualità e le verdure fresche per esempio, oppure i ristoranti, ma anche i libri, i caffè e i corner dedicati alla cucina.

Aggiungere pure spazi dedicati alla didattica: corsi improntati sull’enogastronomia, ma che sono poi il modo per arrivare alla vita, alle tradizioni, al piatto forte della cultura. Il fatto è che sembra ormai la volta buona per vedere nascere a Vicenza un luogo che venda gusto, ma allo stesso tempo sia anche motore di nuova linfa per il cento storico.
Il format si chiama “Buonissimo”, lo ha ideato la famiglia Martini di Rovereto con Valter Martini, a capo dell’omonimo gruppo, nonché amministratore del gruppo Sisa.

L’ultimo nato della catena è a Brescia, centralissimo corso Mameli, dove appena un mese fa è stato inaugurato uno store su quattro piani di un vecchio grande magazzino chiuso 8 anni prima, a due passi da piazza della Loggia, progetto architettonico firmato da Flavio Albanese, investimento da 4 milioni. «Qui – aveva detto Albanese – l’avventura alimentare deve diventare un avvenimento come quando si va a teatro, sarà un luogo d’incontro in cui si manifesterà la socialità, andiamo ad incidere in maniera etica e consapevole su un pezzo di città».

E arriviamo appunto a Vicenza dove, da parte del gruppo Martini, sono in corso trattative per l’allestimento di uno di questi palazzi del gusto, un nuovo food market con particolare attenzione alla filosofia del km zero ma in grado anche di abbracciare le migliori tipicità del made in Italy e che si caratterizza soprattutto per la sua valenza di luogo d’incontro. Del resto, butta lì Albanese, a guardare i milioni di pasti al giorno sfornati nelle metropoli, il segno più forte in una città lo lascia proprio il cibo.

Bocche cucite invece sulla possibile localizzazione, visto che le trattative sulla sede sono in corso di svolgimento. Le opportunità che si stanno vagliando in ogni caso sono immobili privati, nel cuore di Vicenza, visto che la formula di Buonissimo prevede proprio di innestare nel tessuto del centro storico un nuovo elemento di socialità. L’idea progettuale di Albanese stesso è quella di reinterpretare l’idea di piazza come antico mercato urbano, «dove la spesa quotidiana diventa un processo di scoperta ed educazione ad un’alimentazione consapevole».

Ed almeno tre edifici si presterebbero a questo tipo di operazione. Il vecchio Cinema Corso, tanto per cominciare, chiuso da 14 anni e oggi in stato di degrado. La proprietà aveva ottenuto giusto un anno fa l’autorizzazione del Comune ai lavori: il progetto, guarda caso, si sviluppava su più piani con supermercato, libreria, ristorante.

Poi, complice la crisi economica, più nulla: ora è un contenitore vuoto e deperito in una delle vie centralissime. Due passi più in là la Camera di Commercio che, tempo ormai poche settimane, dovrebbe essere lasciata vuota visto che è ormai in corso di ultimazione il trasferimento degli uffici nella nuova sede dei Pomari, mentre sul futuro dello stabile di Corso Fogazzaro non sarebbe stata definita ancora alcuna ipotesi. E sempre per restare nei paraggi c’è Palazzo Repeta, già sede della Banca d’Italia in piazza San Lorenzo, non fa parte del demanio pubblico, certo ha qualche vincolo essendo un immobile del Settecento e quindi qualche lungaggine in più da portarsi appresso.

Il Comune per il momento resta alla finestra anche con una certa speranza: «Un’operazione fatta bene non può essere vista che in modo favorevole – ammette l’assessore al Patrimonio Pierangelo Cangini – anzi potrebbe essere la formula vincente per il centro soprattutto se legata anche all’apertura serale». Le riserve si scioglieranno a breve.

Roberta Bassan

da ILGIORNALEDIVICENZA.IT

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