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Treviso vendemmia prosecco anticipata per le piogge ma sarà troppo amaro

Benvenuta_Vendemmia_Movimento_Turismo_VinoVendemmia anticipata per le piogge
Allarme Prosecco: «Troppo amaro»
Troppo elevato il grado di acidità e la percentuale
zuccherina risulta bassa. Il Consorzio corre ai ripari

TREVISO – Sale la tensione nei vigneti della Marca. Molti viticoltori scrutano con crescente apprensione il cielo: con la vendemmia alla soglia, i filari carichi di uva, parecchi grappoli già frolli, secondo l’espressione gergale per indicare chicchi non più ben saldi, un ulteriore acquazzone prolungato o, peggio, una grandinata intensa rischiano di provocare danni ingenti.

Così, più di un produttore, ha deciso di giocare d’anticipo ed ha iniziato la raccolta. Il pericolo, in questo caso, è che però il carico venga respinto dalle cantine, a causa del grado di acidità e di zucchero del prodotto ancora troppo basso. Si contano già i primi stop, con i rimorchi colmi di uva costretti a tornare indietro. In termini qualitativi i primi stacchi non hanno presentato un profilo del tutto apprezzabile sia per grado zuccherino che per colorazione quale conseguenza di temperature al di sotto della media stagionale che non hanno favorito il regolare processo di maturazione degli acini. Il grado zuccherino dell’uva Prosecco dovrebbe attestarsi almeno intorno a 12 gradi, ma al momento si arriva a malapena a 10.

Dal Consorzio di tutela del Prosecco Doc arriva il consiglio di attendere ancora qualche giorno: «C’è un certo timore per le condizioni meteorologiche -conferma il presidente Stefano Zanette- e, come ogni anno, c’è chi prova ad anticipare la vendemmia, pensando “prima metto in cantina, più tranquillo sono”. Ma l’invito è di avere ancora un po’ di pazienza: per la fretta non si può compromettere il lavoro e gli investimenti di un’intera annata». Tra la settimana entrante e quella successiva, secondo le stime, le uve dovrebbero completare il loro ciclo di sviluppo: «Per il prosecco siamo ancora in una fase di maturazione -ribadisce Zanette-, con un paio di giorni di sole, potremmo raggiungere il livello ottimale. Io stesso nei miei vigneti inizierò solo nei prossimi giorni i campionamenti per verificare il grado di maturazione».

L’andamento meteo anomalo di questa estate tuttavia, secondo il presidente, non dovrebbe aver intaccato la qualità della produzione: «La glera (il vitigno da cui si ricavano le bollicine gloria dell’enologia trevigiana, ndr) è una pianta generosa e essendo il prosecco soprattutto uno spumante, a differenza di altri vini, regge bene a questi sbalzi. Ci sono ancora tutte le possibilità per realizzare un prodotto interessante, basta avere la possibilità di lasciare le uve in campo ancora qualche giorno». Proprio in virtù delle particolari condizioni, sono stati anche adottati provvedimenti per ridurre il grado zuccherino minimo. Meglio, però, non affrettare troppo i tempi: «La nostra è da sempre un’industria a cielo aperto, soggetta ai rischi del tempo -conclude Zanette-, si tratta di tenere duro ancora qualche giorno, poi potremo toglierci anche delle soddisfazioni».

 
di Mattia Zanardo da gazzettino.it

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Renzo Rosso e la Diesel Farm tra Marostica Bassano e Molvena

Renzo RossoRenzo Rosso: vi presento il mio vino
Per i lettori di D.it, il patron di Diesel apre le porte della sua Farm, a pochi chilometri da Bassano del Grappa (Vicenza). Oltre ad allevamenti di animali e a un meraviglioso orto, nella tenuta si producono tre tipologie di vino, due di olio e una di grappa. Tutte rigorosamente di altissima qualità e bio

Sono davvero stupefacenti, quasi contagiose, l’energia e la passione che Renzo Rosso trasmette. In tutto ciò che fa, in tutto ciò in cui crede, lui investe completamente l’anima. E questo modo di agire è vincente. Non basta solo rischiare, è necessario, prima di tutto, emozionarsi ed emozionare. Abbiamo intervistato Rosso non per parlare di moda o di tendenze. Abbiamo deciso stavolta di farci raccontare una delle sue più grandi passioni, legate al passato: un ricordo che lo fa tornare piccolo, quando veniva introdotto dal padre, perché minuto, nelle botti del vino per pulirle. Da questa memoria è nata la Diesel Farm, una vera e propria azienda vinicola, che produce circa 15 mila bottiglie l’anno.

Quando è nato il progetto Diesel Farm?
“Nel 1994. I proprietari precedenti dell’intera tenuta (più di 100 ettari che si estendono su sette colline di Marostica, in provincia di Vicenza, ndr) volevano lottizzarla per creare una piccola Beverly Hills: tante case lussuose con giardino e piscina. Ho deciso allora di parlare con il papà dei figli imprenditori e l’ho comprata. Il mio intento non era quella di frazionarla e di investire nel mattone: volevo tenerla così come era. Oggi è una bellissima tenuta, divisa a metà da una strada percorsa ogni mattina dagli amanti del jogging, come me. Qui si trovano tutte le vigne, molti animali da allevamento, orti biologici, un intero oliveto… Insomma, un vero e proprio paradiso naturale! Ed è diventato il luogo in cui organizzo pranzi e cene con gli amici e la mia famiglia, oltre a una location segreta, dove invito le persone per stringere contratti e accordi lavorativi: una zona protetta, dove spesso mi ritiro, mi nascondo. Diventerà la mia residenza per la vecchiaia (ride, ndr)”.

Quante persone lavorano in Diesel Farm? Di che età?
Non molte: qualche contadino in pensione, fino ad arrivare a giovani di 20 anni. Confido molto nella loro forza, soprattutto creativa. Ed è anche per questo motivo che ho dato inizio a una collaborazione con l’Istituto Agrario Alberto Parolini di Bassano del Grappa. Qui gli studenti posso venire a vedere, ‘toccare’ con mano il lavoro nelle ore di lezione e imparare direttamente sul campo. Molti, poi, decidono di fermarsi per iniziare uno stage formativo. Un’interazione indispensabile tra il mondo dello studio e quello del working.

Come è nata l’idea di creare una vera e propria “collezione” di vino?
“Prima di tutto, Diesel Farm non è nata per essere un investimento ‘economico’, bensì per pura passione del mondo rurale, che ricorda la mia infanzia. Un giorno ho chiamato il famoso enologo Roberto Cipresso. Dopo un’attenta analisi e dopo aver concluso sondaggi per ottenere dei dati tecnici, mi ha espresso il suo parere più che positivo riguardo la risorsa che avevo appena acquistato: per lui la tenuta sarebbe potuta diventare una piccola Borgogna del nord Italia. Insieme, quindi, abbiamo deciso di progettare il vigneto: trovare la posizione giusta per i tralci è stato facile, perché la tenuta si trova a 300 metri dal livello del mare, a 55 chilometri dalla costa e dalle pre-Alpi, in mezzo alle diverse correnti che danno vita a un microclima unico. Fare vino è davvero come realizzare il più bell’abito d’alta moda in atelier: ci vuole passione, energia, attenzione, cura nei particolari e soprattutto creatività”.

Come è cambiata la produzione in questi anni? Quali prodotti realizzi oggi?
“Dal 1999, anno della prima produzione, le cose sono cambiate. Oggi tutta la produzione è realizzata utilizzando la più esasperata tecnologia. Per esempio, per creare il ‘nero di Rosso’, ottenuto da uve di Pinot Nero, leviamo la buccia da ogni singolo chicco. O ancora: per preservare i sapori, abbattiamo velocemente, grazie a un processo tecnico, la temperatura di ebollizione del mosto da 34 a 4 gradi. Diesel Farm produce 15 mila bottiglie l’anno per tre tipologie di vino: ‘bianco di Rosso’, uno Chardonnay fermentato in botti di rovere francese; ‘rosso di Rosso’, ottenuto dalla combinazione di uve Merlot e Cabernet Sauvignon, che vengono vendemmiate rispettivamente la seconda decade di settembre e la prima di ottobre, e il Pinot ‘nero di Rosso’. Inoltre, produciamo due tipologie di ‘olio di Rosso’ extravergine di oliva e la ‘grappa di Rosso’, ottenuta dalla distillazione delle nostre vinacce. Ovviamente, diamo molta importanza anche al packaging, fattore di marketing oggi indispensabile per vendere: la stampa della bottiglia è fatta nello stesso modo di 80 anni fa, e ciascuna è chiusa, rigorosamente a mano, anche con la cera lacca. La grafica dell’etichetta è dolce, elegante e a tratti dorata, per sottolineare l’aspetto luxury del prodotto”.

Dove è possibile acquistare e bere il tuo vino?
“Tramite l’e-commerce e nei migliori ristoranti del mondo. Sono io, infatti, l’unico rappresentante/venditore dei prodotti di Diesel Farm. Per lavoro, come sapete, mi capita spesso di viaggiare e quando ceno in questi locali unici, presento sempre le nostre creazioni ai sommelier. E difficilmente non vengono comprate (ride, ndr)”.

Diesel Farm dà importanza all’eco-sostenibilità, alla tutela dell’ambiente?
“Dopo la mia acquisizione di quote in EcorNaturaSì (azienda leader in Italia nella distribuzione alimentare bio con un fatturato di 230 milioni di euro nel 2013, ndr), sono diventato un maniaco dell’eco-food e di tutto ciò che è ‘green’. Oggi ciò che è ‘bio’ è lusso o lo diventerà presto. La mia fattoria è al 100% biologica e il mio vino sarà il primo biologico di alta qualità. Così come tutti gli altri prodotti dell’orto. Ogni mattina, per esempio, il contadino consegna allo chef l’insalata appena colta, i pomodori maturi che diventano il mio pranzo e quello della mia famiglia. Amo talmente tanto questa alimentazione che non tornerei più indietro”.

Sogni e obiettivi futuri per Diesel Farm?
“Vorrei che il vino ‘di Rosso’ diventasse un must have del beverage per qualità e stile, come può esserlo un paio di jeans Diesel. Da alcuni anni, inoltre, è in fase di sperimentazione un nuovo tipo di vino, uno champagne, che per ora è stato solo assaggiato dagli invitati della mia festa di compleanno. Infine, perché no, mi piacerebbe aprire le porte della tenuta al pubblico e realizzare un ristorante high-quality biologico: un luogo che possa diventare un punto di riferimento per gli amanti del settore”.

DI ANGELO RUGGERI da repubblica.it

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La truffa dei vini italiani fatti con le polverine il Wine Kit

Vino_Friuli_turismo1La truffa dei finti vini italiani Dop e Igp: in vendita all’estero kit con polverine ed etichette già pronte
Scoperta frode da 28 milioni di euro. Effettuati dai carabinieri perquisizioni e sequestri di mosti. La sede di una delle due società era fuori dall’Italia per aggirare le normative

Sarebbero i responsabili della commercializzazione in tutto il mondo dei “Wine kit”, con cui si produce poi il cosiddetto “vino in polvere”, cioè un preparato solubile in acqua assimilato al vino, con etichette che fanno riferimento ai più famosi vini italiani, dall’Amarone al Barolo. Un’associazione a delinquere transnazionale composta da quattro persone è stata scoperta dai Carabinieri del nucleo antifrodi di Parma e dalla Procura di Reggio Emilia con la collaborazione dell’Agenzia delle dogane.

Il valore complessivo finora accertato della frode è di oltre 28 milioni di euro.
I Carabinieri del Nac, sotto il coordinamento del sostituto procuratore di Reggio Emilia Maria Rita Pantani e con il contributo del personale del’Area Antifrode della Direzione Interregionale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e del servizio Antifrode dell’Ufficio delle Dogane reggiano, sin dal 2012 hanno condotto una indagine che – viene spiegato – ha consentito di delineare precise responsabilità a carico di un’associazione per delinquere transnazionale, composta da 4 persone. Associazione che aveva come obiettivo la produzione e la commercializzazione in ambito internazionale di «Wine Kit» con in etichetta riferimenti a 24 vini italiani DOP e IGP tra i più noti, risultati contraffatti.

Vini diversi per origine e provenienza e con segni mendaci sull’origine italiana, prodotti da una ditta estera per conto di una ditta con sede a Reggio Emilia che ne curava in Italia tutti gli aspetti organizzativi e di commercializzazione all’estero.

Durante le indagini sono state eseguite perquisizioni e sequestri di mosti destinati all’estero e di copiosa documentazione.

L’indagine sulle due società (italiana ed estera) ed i suoi proprietari ed amministratori italiani hanno consentito di ipotizzare che siano responsabili della commercializzazione in tutto il mondo, dei «Wine Kits» tramite la società estera controllata e costituita apposta per evitare le normative comunitarie e nazionali.

L’organizzazione non solo a forniva la materia prima (mosto concentrato), ma gestiva le operazioni di produzione nel suo complesso (fornendo tutto il necessario compreso le «ricette», le etichette ed i materiali per comporre i Wine Kit, nonché valutando anche i costi di produzione e curando tutti gli aspetti «manageriali» relativi ai Wine Kit) e la commercializzazione all’estero.

L’indagine ipotizza l’associazione per delinquere di carattere transnazionale finalizzata alla frode in commercio, vendita di prodotti industriali con segni mendaci, contraffazione di indicazione geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agro alimentari. I segni mendaci sono relativi all’origine, indicando «vino italiano» in confezioni con le effigi del tricolore italiano e del Colosseo.

Contestato anche il reato di frode alle industrie nazionali, in base al quale, su richiesta del Pm Pantani, il Gip di Reggio ha emesso un’ordinanza della misura cautelare del divieto temporaneo di esercitare determinate attività professionali o imprenditoriali, a carico di un imprenditore reggiano e di una donna, italiana, Direttore generale della ditta estera. La misura impone anche il divieto dell’esercizio dell’attività inerente a quelle cariche per un periodo di due mesi.

da lastampa.it