Perugia 2019 la città dell’altrove

Perugia 27Idee, dialogo e accoglienza per Perugia2019.  “Benvenuti nella città dell’altrove”
Arnaldo Colasanti, direttore artistico-culturale di Perugia 2019, definisce l’identità della città candidata come Capitale della Cultura. Ben novantuno centri storici intorno che si connettono, pur mantenendo salde le proprie singolarità. “Questa è la terra delle identità multiple”, precisa Colasanti

“Città delle idee, del dialogo, dell’accoglienza. Perché le idee mettono in moto una comunità, il dialogo è uno scambio continuo ed è un tu che arricchisce l’io, e l’accoglienza è guardare verso l’altrove”. Ecco la candidatura di Perugia 2019 con i luoghi di Francesco d’Assisi e dell’Umbria dalle parole del direttore artistico-culturale Arnaldo Colasanti, scrittore e critico letterario. La città umbra con il suo territorio è nella short list finalista, selezionata tra le sei città candidate al titolo di Capitale della Cultura 2019. “La nostra candidatura racconta una cultura intesa come policentrica e creativa. E una comunità che risponde alla crisi con le leve dell’accoglienza”, precisa Colasanti.

Candidatura plurale, perché ci sono ben novantuno centri storici intorno che si connettono, si aggregano e ricombinano continuamente le loro relazioni, pur mantenendo salde le proprie singolarità.  E così la carovana itinerante del ‘Next, la Repubblica degli Innovatori’, dopo aver macinato senza sosta migliaia di chilometri in lungo e in largo attraversando l’Italia che guarda al 2019, approda in Umbria per raccontare queste ‘identità multiple’. L’appuntamento è per giovedì 18 settembre al teatro Pavone di Perugia (qui l’accredito online per i primi centocinquanta posti gratuiti in teatro).

Professor Colasanti, cosa rappresenta Perugia 2019?
“Certamente è una sfida. Per noi rappresenta ribaltare la situazione di crisi in cui vive la città. Nel tempo infatti la città ha perduto attrattività e competitività, come gran parte delle realtà medie che subiscono gli svantaggi oggettivi e il gap di creatività con le grandi metropoli, fino ad ora favorite dall’intensità delle relazioni e degli scambi culturali internazionali. Da qui la necessità di reinventarsi e di tornare a fabbricare i propri luoghi della produzione di idee e di socialità. Ecco perché dobbiamo lavorare sugli stereotipi, quelli negativi come la drammatica vicenda dell’assassinio di Meredith in testa, ma anche quelli positivi che vedono l’Umbria come terra docile, umile. Occorre certamente ritrovare le radici, produrre cultura, desiderio, orizzonte, una visione di lungo periodo”.

Cultura è un termine chiave, una sorta di definizione-ombrello. Cosa ci mette dentro?
“Preciserei sin da subito che un prodotto è culturale non perché è creativo, ma perché crea comunità, genera desiderio. E la comunità perugina e umbra ha una forte identità. E la cultura qui si declina in un’ottica policentrica e in un intreccio di stimoli. D’altronde qui abbiamo un Teatro Stabile invidiato nel mondo, una prestigiosa Accademia di Belle Arti, un conservatorio di primissimo livello”.

Parlava di cultura e di identità multipla. A suo avviso da cosa è caratterizzata questa identità?
“Le faccio degli esempi concreti. Questa è la città della formazione: Perugia ha due università, di cui una prestigiosa Università per Stranieri. Ma è anche la terra della sperimentazione, con il Festival dei Due Mondi di Spoleto. E ancora la città con una forte matrice post-industriale, che si palesa chiaramente approdando a Terni. Ecco, direi che emerge nella candidatura un carattere policentrico: questa è una terra nella quale si palesano le differenze”.

Differenze e accoglienza, in una terra di passaggio…
“Guardi, terra di passaggio e quindi aperta al confronto. Ad esempio nella cultura francescana e benedettina c’è un imprinting fondamentale alla multiculturalità. E questo porta al concetto di città sperimentale. D’altronde la figura di Aldo Capitini – filosofo, politico, poeta ed educatore definito come il Gandhi italiano  –  racconta una comunità che guarda fuori i canoni abituali e verso un altrove.

Lei parla dell’altrove, ma cosa rappresenta per Perugia?
E’ una sorta di potere salvifico, rappresenta la forza della sperimentazione ed in fondo sperimentare significa mettersi in gioco e comprendere la natura di se stessi. Ecco allora che l’altrove ha anche a che vedere con la contaminazione di culture e con la consapevolezza dell’adattamento al cambiamento. Per noi la candidatura rappresenta una città capace di desiderare il cambiamento, una città in mutamento costante e quindi in grado di governare la precarietà. Perché in fondo questa precarietà si traduce anche con l’essere svegli verso modalità nuove di lavoro, di vita, di connessioni”.

Il concetto alla base del progetto di Perugia 2019 si affida a tre modi di declinare la città e il suo rigenerarsi. Ce li articola?
“C’è la città delle idee che genera pensiero creativo, capace di innovare il patrimonio delle conoscenze, la città del dialogo che pratica il confronto tra chi partecipa democraticamente alla vita della comunità, e poi la città dell’accoglienza intesa come una rete ampia e comprensiva, dove si opera a sistema e si valorizzano le risorse del territorio”.

Qual è il ruolo dei cittadini in questa rigenerazione?
“Un ruolo proattivo, centrale. Per fare ‘restart’ e attuare un reale cambio di passo occorre ripartire da tutti”.

di GIAMPAOLO COLLETTI da repubblica.it

Scarzuola Umbria il complesso architettonico, creato da Tomaso Buzzi in tufo

Scarzuola Tommaso Buzzi Umbria tufo 11Scarzuola. Classicismo con fantasia

Umbria. Alla scoperta dell’inusuale complesso architettonico, creato da Tomaso Buzzi nel Novecento. Una struttura tutta di tufo, tra reminescenze antiche e spiritualità

“Un volo di fantasia pietrificata”, così la definisce il suo creatore e architetto Tomaso Buzzi. Un viaggio mistico nel cuore dell’Umbria dove l’Io si confonde con la natura e si finisce per smarrirsi in questo posto che sembra incantato. Un luogo di grande bellezza immerso nel verde e nel mistero. In Umbria, nel comune di Montegabbione, sorge la Scarzuola, protetta dal verde e “nascosta” dalle colline umbre aagli occhi indiscreti. Si trova in provincia di Terni, non troppo lontano da Città della Pieve e dal Lago Trasimeno. Chiamata anche Buzzinda, la costruzione architettonica surreale è stata pensata da un eccentrico architetto del ‘900, Tomaso Buzzi.

Un’opera difficile da definire, un compendio d’arte dei giardini, un trattato di architettura fantastica nonché un percorso di iniziazione verso la conoscenza della propria anima. Composta da sette teatri e sette rappresentazioni sceniche, è sommersa da segni simbologie di varia natura, tra cui la sezione aurea. Sette sono anche i monumenti rappresentati: Colosseo, Partenone, Pantheon, Arco di Trionfo, Piramide, Torre Campanaria e Tempio di Vesta. Sfrutta i quattro elementi e animali mitologici come Pegaso. Le sette scene teatrali invece sono: il teatrino delle Api, il grande teatro all’Aperto, il teatro dell’Acqua, il teatro di Apollo, il teatrino di Diana, il teatro del Corpo umano, il teatro della Torre della solitudine.

La “cittadella” ha ottenuto il certificato di eccellenza 2014 su Tripadvisor e nasce vicino a un preesistente convento francescano. La leggenda dice che nel Duecento, San Francesco d’Assisi dormì su quel suolo e costruì una capanna con una pianta palustre, la scarza. Da qui il nome Scarzuola. Nel 1946 la svolta di Tomaso Buzzi: acquistò il terreno per creare la sua “autobiografia in pietra”, il suo percorso verso la conoscenza di sé. Visitarla, conoscerla è come intraprendere un viaggio dal quale si torna diversi, incantati, scettici o perplessi ma mai delusi o indifferenti.

A rendere tutto più suggestivo è Marco Solari, impeccabile guida e successore della costruzione di Buzzi, suo zio. Dopo la sua morte, nel 1981, Buzzi ha lasciato, infatti, un’opera incompiuta e sarà proprio il pronipote Marco Solari a continuare, utilizzando i progetti dello zio. Come la realizzazione del progetto di Buzzi può combaciare con l’anima del nipote? A rispondere, è direttamente Marco Solari: «Io qui sto facendo un percorso interiore e sarebbe stupido se non lo facessi dato che la Scarzuola proprio a quello serve. Io vivevo a Milano, ho deciso di trasferirmi qui per questo motivo. Perciò, l’opera è un incrocio tra le volontà e i progetti di mio zio e il mio modo di realizzarli».

È stata realizzata volutamente in tufo, materiabile friabile e poroso, con l’intento di ottenere il fascino del non-finito. Questo dona all’opera la quarta dimensione, il tempo. Buzzi è stato evidentemente fedele sostenitore del ruinismo, una corrente artistica secondo la quale le opere venivano lasciate in balia del tempo, diventando delle rovine plasmate dalla natura. Si tratta, quindi, di una composizione in continuo divenire che non si potrà mai definire compiuta. Il “patio dell’infinito” termina con una frase: “Amor vincit omnia”, l’amore vince su tutto. È un messaggio breve ma profondo volto a stimolare l’Io di ciascuno. Tomaso Buzzi ha creato un non-luogo, fuori dal caos metropolitano e dallo stress quotidiano. Nella città ideale sembra quasi che il tempo non passi mai e ci si rende conto di quanto oggi l’introspezione e l’ascolto di se stessi siano diventati ormai una chimera. E’ possibile visitare la Scarzuola prenotando una visita guidata dal sito.

di Sara Stefanini da repubblica.it

Aprile 2013 : sciame sismico in Umbria

LO SCIAME SISMICO IN UMBRIA NON SI FERMA. EMILIA, SCOSSE DI MAGNITUDO 3.6 E 2.4

umbria_sciame_sismico_aprile_2013Trema ancora l’Italia centro-settentrionale nella notte. In Umbria non si è infatti placato ancora lo sciame sismico che ha colpito la zona intorno a Città di Castello, in provincia di Perugia. Alle ore 2.38 infatti l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ne ha registrata una di magnitudo 2.2 a 8,8 km di profondità.

Oggi e domani le scuole resteranno chiuse in via precauzionale a Città di Castello in seguito allo sciame sismico che sta interessando la zona. Il sindaco, Luciano Bacchetta, ha sottolineato che «la misura non è stata dettata da problematiche strutturali rilevate negli edifici». Da sabato scorso le scosse registrate nella zona sono state 41.

Nella notte è stata registrata anche una scossa di magnitudo 2.4 nella notte tra Modena e Mantova nei pressi di Mirandola. Secondo le rilevazioni dell’Istituto Nazionale di Geofisica e vulcanologia è stata registrata circa all’una di notte ed a 7,6 km di profondità. Una scossa di magnitudo 3.6 è stata registrata alle 5,51 dall’Istituto di Geofisica e Vulcanologia nel distretto sismico del Montefeltro, in Romagna. La scossa è stata registrata a 52,5 km di profondità.

da leggo.it