Valtellina morti quattro alpinisti incidente sul monte Disgrazia in Val Masino in cordata sulla Direttissima della parete Sud

OLYMPUS DIGITAL CAMERAValtellina, incidente sul monte Disgrazia: morti quattro alpinisti
Erano impegnati in cordata sulla Direttissima della parete Sud. Sono precipitati in un canalone. In azione il Soccorso alpino. Impossibile per ora l’intervento dell’elisoccorso per le avverse condizioni meteo. Del gruppo facevano parte anche altre due persone che però hanno desistito dal procedere

Grave incidente su una delle vette principali della Valtellina. Quattro alpinisti sono morti in Val Masino, in provincia di Sondrio: lo rende noto l’Azienda regionale emergenza urgenza. I quattro scalatori erano impegnati in cordata sulla Direttissima della parete Sud, una scalata impegnativa attraverso un itinerario meno praticato di altri della vetta valtellinese. Tutti e quattro sono precipitati in un canalone.

Una fitta nebbia, pioggia gelata e neve stanno ostacolando i soccorsi dei volontari del Soccorso alpino della VII delegazione della Valtellina e Valchiavenna e dai militari del Sagf della Guardia di Finanza che hanno raggiunto il luogo della disgrazia.

L’allarme è stato dato alle 10.30, ma è impossibile per ora l’intervento dell’elisoccorso, che pure è sul posto, per le avverse condizioni meteo. I quattro escursionisti facevano parte di un gruppo di sei persone. Due di queste (un uomo ed una donna) hanno desistito dal procedere, mentre i quattro hanno continuato la scalata e sono poi precipitati in un crepaccio.

da repubblica.it

La Silicon Valley è come Versailles Ville barocche con spa di lusso incorporate, case che ricordano castelli, feste, dolci. E soldi, tanti soldi. Ma anche povertà e disperazione

San Francisco in bicicletta 08La Silicon Valley è come Versailles

Probabilmente a Maria Antonietta la Silicon Valley sarebbe piaciuta. Ville barocche con spa di lusso incorporate, case che ricordano castelli, feste, dolci. E soldi, tanti soldi. Ma anche povertà e disperazione. E se già si è parlato della bolla del mercato immobiliare (una casa nella Valley costa in media 550 mila dollari, mentre per affittare un bilocale ce ne vogliono 2 mila) e del conseguente aumento dei senzatetto in questa parte di California, ora secondo i media americani la zona, scelta come sede dai colossi del tech fin dagli anni ‘70, si starebbe trasformando in una nuova Versailles, che allo sfarzo affianca gli squilibri sociali.

Basta fare un giro negli uffici delle aziende più importanti per rendersene conto. Sul prato davanti al Google Plex (così si chiamano i palazzi di Mountain View) troneggiano cupcake e dolciumi in formato gigante. I pupazzi richiamano i personaggi di Android, il sistema operativo per mobile di Big G, certo. Ma guardandoli è difficile non pensare ai pasticcini della Maria Antonietta di Sofia Coppola. Un tempo era la corte il centro del mondo. Oggi il potere si concentra a Sud della Baia, dove vivono 4 milioni di persone e dove abitano molti degli amministratori delegati più influenti del pianeta. Da Mark Zuckerberg (Facebook), passando per Sergey Brin (Google) fino a Dick Costolo (Twitter) ed Elon Musk (Tesla), i novelli re Sole risiedono qui. Un pugno di uomini che governa i destini di milioni di abitanti/utenti/sudditi.

Per un certo periodo sui prati di Mountain View sono apparse statue bianche che molto ricordano il barocco della reggia di re Sole. Nella sede di DropBox, società di cloud storage, pare che si mangi meglio che nel resto di San Francisco. Poi Airbnb che tra poltrone di pelle e cucine rustiche ha ricreato per i suoi dipendenti l’ambientazione delle case che mette in affitto. E, ancora, la casa di Twitter non sarà appariscente come la Galleria degli Specchi di Versailles ma a Market Street non mancano giardini con finti bambi che richiamano alla memoria le riserve di caccia dei Borboni. Capita pure che qualche casata cada in disgrazia, come nel caso di Zynga. Ma ancora in tutto il mondo si parla dello sfarzo del quartier generale di Mark Pincus che, prima delle crisi, invitava tutti i suoi dipendenti a recarsi in ufficio accompagnati dai propri amici a quattro zampe, in onore del cane simbolo della società. Poi il vento è cambiato e sono partiti i licenziamenti, animali compresi.

Appuntamento dell’autocelebrazione dei nuovi regnanti è il Burning Man, festival di otto giorni, che si tiene ogni settembre nel deserto del Nevada. Per arrivarci, gli A.d. della Silicon organizzano carovane costosissime a suon di camper con l’aria condizionata e comodi letti. Si balla e si canta sotto il sole rovente per ricordare i ragazzi di belle speranze che si era prima di salire al trono. Nel frattempo dall’altra parte della Valle, i lavoratori faticano (sono oltre la metà) ad arrivare a fine mese e gli homeless aumentano ogni anno del 20 per cento. A Palo Alto, dove abita Zuckerberg, è stato proibito dormire in macchina ed è stato chiuso l’accesso alle docce pubbliche. Già, perché i ricchi non vogliono vedere, «se i poveri non hanno il pane che mangino i cupcake». Attenzione, però, avvertono gli storici. Come ogni periodo storico che si rispetti l’era della Valley potrebbe finire. Tra gentrification, ghettizzazione e stratificazione sociale c’è già chi interpreta le proteste contro i Google bus (le navette che portano i dipendenti al lavoro) come una prima scintilla di rivoluzione.

di Marta Serafini da corriere.it

Ebola allarme rosso nell’Alta Austria, dove due persone provenienti dalla Nigeria sono state ricoverate in isolamento a Voecklabruck

Ebola John Moore getty images foto liberia 21“Noi medici a mani nude per fermare l’incubo Ebola”

Ebola tiene in ansia l’Europa due casi sospetti in Austria a Berlino un giorno di paura.

Nella capitale tedesca diversi ricoveri per controlli, poi l’allarme rientra Appello delle hostess di Air France: stop ai voli verso i paesi colpiti.

IN TUTA bianca contro il mostro. Tra i letti d’ospedale, nei villaggi più remoti, nelle metropoli a combattere il virus che uccide tra mille sofferenze in Africa, e spaventa il resto del mondo. Sono i medici in trincea, uomini e donne che hanno scelto una battaglia impari. Contro una malattia ancora senza rimedio ma anche contro le proprie paure. Per molti di loro l’ebola fino all’altro ieri era stato solo un capitolo da studiare su un libro all’Università. Oggi se lo trovano davanti e le loro parole non riescono a nascondere l’inquietudine. C’è chi è partito perché non voleva finire la carriera a fare visite in uno studio privato, chi già durante Medicina ha capito quale fosse la sua strada, chi semplicemente voleva cambiare aria e quando glielo hanno chiesto ha detto sì e si è licenziato dall’ospedale. Ecco chi sono gli italiani negli scafandri delle foto sui giornali.
Si tratta di poche persone, prima di tutto. In 9 sono in Africa occidentale per Msf, 2 lavorano per Medici con l’Africa-Cuamm, meno di 10 per l’Oms. Poi ci sono quelli di Emergency. Organizzazioni internazionali e Oms si appoggiano sul personale sanitario presente negli stati colpiti.

È bastato che una signora africana fosse ricoverata febbricitante all’ospedale berlinese della Charité per scatenare la paura: il virus Ebola è ormai un incubo globale, tenere l’epidemia confinata nei paesi più sfortunati è sempre più difficile, e l’Europa rabbrividisce. La donna, trentenne, aveva avuto un malore durante un colloquio all’ufficio di collocamento. Ma prima di sentirsi male, aveva comunicato di essere stata in Nigeria di recente. E prima che le analisi scoprissero l’origine del malessere, una gastroenterite, il timore del morbo è dilagato: isolamento totale del personale venuto a contatto con l’ammalata, mobilitazione di medici e forze dell’ordine, titoloni della stampa popolare.
Allerta rientrata anche in Spagna per un nuovo sospetto, dopo la
morte di Miguel Pajares, il missionario contagiato in Liberia. Un uomo rientrato dalla Sierra Leone era stato ricoverato con sintomi allarmanti a Basurto, nei Paesi Baschi. Ma era solo un caso di malaria. Invece è ancora allarme rosso nell’Alta Austria, dove due persone provenienti dalla Nigeria sono state ricoverate in isolamento a Voecklabruck. I sanitari hanno spedito campioni di sangue al centro specializzato di Amburgo, ed attendono i risultati da un momento all’altro.
Ma anche se gli esperti escludono l’ipotesi di un contagio diffuso o di una pandemia, gli effetti della febbre emorragica nell’Africa occidentale sono già impressionanti: secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità fino al 16 agosto i morti sono stati almeno 1229: 466 in Liberia, 394 in Guinea, 365 in Sierra Leone e 4 in Nigeria. Gli ammalati ricoverati sono oltre un migliaio, fra cui anche i 17 fuggiaschi di Monrovia, che sono rientrati in ospedale dopo l’assalto al centro d’isolamento.
La paura del virus si diffonde più rapida del contagio: sui voli Air France le hostess misurano la temperatura ai passeggeri in partenza da Guinea e Sierra Leone. Uno dei sindacati del personale di volo ha chiesto ai vertici della compagnia di interrompere i voli verso Conakry (un volo quotidiano da Parigi) e Freetown (quattro voli a settimana), anche perché hostess e steward cominciano a rifiutarsi di servire queste rotte. E Parigi ha già allestito un centro per eventuali emergenze.
Ma l’Oms raccomanda alle linee aeree di «non abbandonare» i paesi colpiti dall’epidemia. I suoi esperti vedono «segnali incoraggianti» nel miglioramento delle condizioni dei malati che hanno ricevuto il trattamento con il farmaco sperimentale Zmapp ma ammettono: «La malattia non è ancora sotto controllo».

Da La Repubblica del 20/08/2014 giampaolo cadalanu