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Visitare Istanbul
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A Istanbul è tempo di shopping
Per oltre un mese, dal 18 marzo al 26 aprile, la più popolosa città della Turchia sarà un vero paradiso per tutti gli amanti dello shopping. Sarà infatti il tempo dell’Istanbul Shopping Festival: più di 90 centri commerciali e oltre 300 negozi offriranno centinaia di prodotti, dalle grandi firme internazionali alle sempre più alla moda etichette turche, con grandi sconti fino al 30%. I centri commerciali coinvolti saranno inoltre aperti fino alle 23.00 e in più ogni sabato due di essi saranno aperti fino alle 2 di notte. Il tutto condito da eventi, mostre, concerti e tante altre attività. Un’occasione dunque, per confermarsi come una delle 10 destinazioni più amate al mondo e per ribadire il ruolo di capitale dello shopping.
Del resto qui ha sede il Gran Bazaar (Kapali Carsi), il più grande mercato coperto del mondo: un immenso labirinto con oltre 4000 negozi sparsi su diversi chilometri di strade, con ristoranti e laboratori artigianali dove poter acquistare gioielli, pelletteria, ceramiche, vestiti, lampade e tappeti. Una vera e propria città nella città. Sempre qui, ad Istanbul, c’è il Mercato Egiziano, dove si possono trovare prodotti tipici, spezie di ogni genere, miele purissimo e saponette all’olio d’oliva, frutta secca e i famosi cubetti di gelatina chiamati lokum. Ma, al mondo tradizionale e pittoresco dei mercati, ad Istanbul da sempre si accosta il mondo delle grandi firme, del design contemporaneo e dei vestiti d’avanguardia. Obbligatoria, in questo caso, una tappa in uno o più dei famosi centri commerciali come Istinyepark, Kanyon, Metrocity, Akmerkez, Carousel, tanto per citarne alcuni, dove si possono trovare tutte le grandi firme a livello internazionale: da Armani a Valentino, passando per Chanel, Dior, Yves Saint Laurent, Gucci, Fendi.
Ma non si può ripartire senza aver visitato anche una delle nuove boutique di moda turca, il cui trend si sta affermando in tutto il mondo. La migliore giovane stilista di Istanbul, Gönül Paksoy crea modelli che vanno oltre la moda e sconfinano nel dominio dell’arte. Il suo atelier è in Atiye Sokak 6/A e 1/3. Altro indirizzo da inserire in un’agenda ideale di vista è Vakko (Büyükdere Cad., 138/140). Qui si trova tutto, dall’intimo alla calzatura, dai profumi agli accessori per la casa. Tutto Made in Turkey. Un grande concept store dove scegliere tutto quello che serve.
Se è un tappeto l’oggetto dei sogni, a Istanbul ci sono così tanti negozi di tappeti e tessuti che individuarne alcuni in particolare è un’autentica impresa. Si può provare da Cocoon (Küçükayasofya Caddesi 13). Da Abdulla (Halicilar Cad. 53), invece, si possono acquistare saponi all’olio di oliva e altri prodotti di bellezza. Da Turkmen (Terlikciler Sk. 61), infine, si acquistano gioielli con pietre dure afgane e turche.
Daniela Lami da lastampa.it
Istanbul e la Biennale Arte Contemporanea
Posted by: | CommentsLa capitale turca ospita la kermesse d’arte contemporanea
A Istanbul per la Biennale
Le opere dialogano con l’archeologia industriale
LUCA BERGAMIN
La luce ocra malinconica di questo primo scorcio di autunno “filtra” dalle grandi finestre insieme all’odore intenso del Bosforo e all’eco delle voci dei passeggeri che attraversano il Corno d’Oro sui battelli. E accarezza la rimessa di merci dell’Antrepo n.3, uno dei centri della Biennale di arte contemporanea in programma sino al prossimo 8 novembre. Giunto alla sua XI edizione, questo evento cattura da ormai venti anni le invenzioni artistiche dei giovani più creativi della Turchia e delle nazioni vicine.
Le tre quattro curatrici, che formano il collettivo croato WHW (What, How & for Whom), hanno scelto per tema un celebre quesito esistenziale “Cosa tiene in vita l’umanità”, scritto da Bertolt Brecht nel secondo atto de “L’opera da tre soldi”. E la domanda sembra prestarsi magnificamene anche per le sedi espositive di questa rassegna e per gli altri nuovi indirizzi che fanno di Istanbul il crocevia dell’arte contemporanea. Magazzini abbandonati, rimesse di merci, centrali in disuso che erano prossime ormai all’abbattimento, d’improvviso sono tornati a pulsare di nuova energia grazie alla ventata di interesse soffiata dalla Biennale. A cominciare da Istanbul Modern (, il museo di arte moderna inaugurato appena 5 anni fa in un deposito di merci sul molo di Karaköy. Qui sorgeva la capitaneria di porto, quasi una zattera a mollo nel Bosforo. Adesso nel suo bar caffetteria arredato con un design style che farebbe invidia a New York, si tengono gli eventi culturali più alla moda della città. Nelle sale del museo, accanto agli spazi destinati alla produzione di arte visuale dell’ultimo secolo turco, si possono ammirare le opere che hanno segnato il passaggio dall’impero ottomano alla repubblica, e si
tengono “collettive” di videoarte, fotografia, rassegne di cinema.
Un altro luogo simbolo della Istanbul “contemporanea” è l’ex centrale elettrica di Silahtara?a, 120 mila metri quadrati che dopo avere ospitato per decenni operai in tuta blu, adesso, fanno da palcoscenico permanente per il Museo di arte contemporanea, il Museo dell’energia, e il Centro culturale ed educativo: le opere sono esposte nelle sale dei motori accanto alle turbine, e nei magazzini in cui era stivato il combustibile fossile. Ancora una volta, come nelle edizioni prece denti della Biennale, si presta a sede espositiva l’antico essiccatoio del tabacco di Tophane, un edificio interamente in legno, che sorge nel quartiere della musica, accanto ai laboratori dove vengono costruiti i pianoforte, nella zona più popolosa della città turca in Lüleci Hendek Caddesi.
La novità assoluta dell’XI Biennale, invece, è l’ex scuola greca Feriköy di Abide-i Hürriyet Caddesi a Si?li che tre anni dopo la chiusura definitiva per la mancanza di studenti, vede le sue aule riaprire e trasformarsi in un art space destinato a restare tale anche nei prossimi progetti culturali che interesseranno Istanbul nel 2010, quando sarà capitale europea della cultura.
Come sempre, anche in questo autunno, un contagioso fervore creativo attraversa la Platform Garanti Contemporary Art Center, un loft galleria di 1.000 metri quadrati, è una sorta di factory sul modello Andy Warhol in cui scultori, pittori, video artisti, film maker, provenienti da tutto il mondo, risiedono, lavorano, creano ed espongono le loro opere e installazioni in un’atmosfera di scambio assai fiorente. Anche il Bilsar, storico palazzo art noveau di Beyo?lu, ristrutturato dall’architetto turco Han Tümertekin ospita spesso esposizioni di arte contemporanea e videoproiezioni, come del resto il complesso modernista di edifici che prende il nome di IMÇ costruito negli anni ’60 in Atartük Bulvari, sei parallelepipedi coperti di vetro. Lungo il Bosforo, scorre dunque l’arte contemporanea.
da LA STAMPA





















