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Trieste

Trieste torna ad essere il primo porto Italiano

trieste_porto1Nella sfida tra i porti
Trieste supera Genova
Nel 2013 lo scalo del Friuli è il primo in Italia per volume complessivo di merci

Nel 2013 Trieste è stato il primo porto in Italia in termini di volume complessivo di merci in transito, con circa 56 milioni di tonnellate (+15,11%), e il decimo tra i primi 20 grandi porti d’Europa. Lo rende noto l’ Autorità Portuale di Trieste. Secondo è il Porto di Genova, con 49,5 milioni (-3,7%).
Specificamente, la voce merceologica di maggior rilievo per merci in transito è il petrolio, che «vale» 41,3 milioni di tonnellate (+18%). Da segnalare anche un altro risultato significativo: la percentuale di crescita del numero di Teu, che dal 2010 al 2013 è stata del 63% (+11,49% sul 2012). Nel 2013 sono stati movimentati 458 mila Teu.

da lastampa.it

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Tagli del Ministero e il Castello di Miramare resta al buio

Tagli del ministero: il soprintendente
lascia al buio il castello di Miramare

Convocato dal sindaco anche per la polemica sulle bollette
dell’acqua: «Acegas preferisce sponsorizzare la pallavolo»

TRIESTE – Il castello di Miramare al buio: il sindaco di Trieste Roberto Cosolini ha convocato per domani il soprintendente regionale ai Beni storici Luca Caburlotto e la direttrice del castello di Miramare, Rossella Fabiani. Sul tavolo, la decisione presa da Caburlotto, di spegnere da questa sera l’illuminazione del Castello e del Parco a causa della mancanza di risorse, poiché il ministero per i Beni culturali non ha erogato l’atteso finanziamento di 270mila euro per le bollette e le manutenzioni.

Il castello resterà al buio. Il soprintendente non trova poi scandalosa l’eventualità che le luci restino spente: «Non vedere le piazze e le facciate degli edifici pubblici illuminati – spiega – sarebbe un segno di attenzione per l’austerità e il rigore della spesa pubblica, fatte naturalmente salve le luci per la sicurezza». «Dell’illuminazione del castello trae esclusivo vantaggio la città di Trieste e non si tratta di un investimento fruttifero per lo Stato, che ne ha la spesa esclusiva. I visitatori arrivano a prescindere dalle luminarie di notte».

Polemiche per le bollette. Quello che invece Caburlotto non digerisce è che la tariffa applicata dalla multiutility Acegas per l’acqua che serve ad innaffiare i 22 ettari del parco di Miramare, sia quella per uso domestico: «Chiediamo da anni ad Acegas – spiega il soprintendente – una riduzione della tariffa, che sia applicata quella agricola. Inutilmente. Se Acegas sponsorizza la pallavolo e si rifiuta di agevolare la tariffa dell’acqua di Miramare, vuol dire che la priorità per il Comune di Trieste, che è il socio di maggioranza di Acegas, è la pallavolo».

da gazzettino.it

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Trieste Bora a 168 orari e ghiaccia la città

La bora ghiaccia Trieste

Itriestini non ricorderanno con piacere questi freddi giorni di febbraio. Anche sul Golfo ci si è un po’ dovuti ricredere sulla natura della bora. Ai caffè, al mattino, giovani e anziani concordano: questa volta ha esagerato. Questa volta il vento famoso per accelerare bruscamente le raffiche verso il basso, ha fatto danni per migliaia di euro e reso impossibile la vita di ogni giorno.
Ieri, per la seconda volta in una settimana, il sindaco, Roberto Cosolini, ha dovuto ordinare la chiusura delle scuole. La bora si riscopre insidiosa: nemico imprendibile e che non si vede. Non è mica la neve – che a Trieste non si è quasi vista -, bensì refoli imprevedibili per la loro violenza. Ieri la raffica più potente è stata di 168 chilometri all’ora: come un auto lanciata a tutta velocità. La bora colpisce a tradimento. Il poveraccio che si trova nella via sbagliata, perché il vento si incanala e si ingrossa nei vicoli, ha due alternative: farsi spingere a velocità folle, se cammina nella direzione giusta, o sfidare il vento, riparando fortunosamente su qualche appiglio.

Non è difficile capire l’alto numero di feriti – solo ieri una dozzina – e il lungo elenco di danni. Perfino guidare, in questi giorni, a Trieste, è un azzardo: sulle rive cittadine, davanti a piazza dell’Unità, il rischio è quello di fare vela e ribaltarsi. Lo sa bene l’autista turco di un tir che ieri si è rovesciato su un fianco. E lo sanno bene le migliaia di proprietari di scooter, stesi a terra dal vento e a terra lasciati.

Molti negozi e ristoranti sono obbligati a lavorare con le saracinesche abbassate – il vento mette a rischio le porte vetrate e la temperatura interna – e laconici cartelli ad avvertire i coraggiosi avventori: «È aperto». Le forze dell’ordine si danno da fare senza pausa. Il triestino, per formazione austroungarica, denuncia tutto, e ieri i vigili del fuoco hanno ricevuto quasi 500 richieste di intervento: in serata ne avevano evase appena un centinaio. Camminare per strada è un pericolo: tegole e calcinacci – persino la ringhiera di un terrazzo – volano liberi dalle case.

La neve non è caduta dal cielo: per uno strano gioco scenico si è levata dal mare. Il termometro ha segnato fino a -7 gradi (considerato il vento, la temperatura percepita è scesa fino a -17) e l’acqua salmastra si è posata, diventando ghiaccio bianchissimo, su tutto ciò che incontrava. La Capitaneria di porto sconsiglia le passeggiate sul molo Audace, tutto bianco, ma i triestini non demordono: tutti a vedere la neve marina. Ma dopo la conta dei danni, in silenzio, i triestini ricominceranno ad amare il loro vento. Quella bora di cui chiedono perfino i turisti. «La bora non fa danni – hanno scritto su Facebook gli organizzatori della regata Barcolana, un po’ scherzando, un po’ no -. Evidenzia le cose che non sono ben fissate al loro posto».

BENIAMINO PAGLIARO da lastampa.it