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Beppe Severgnini i treni troppo lenti metafora dell’Italia

Beppe SevergniniLENTEZZA FALSO MITO
Tutto va veloce (come i treni)

Nel 2015, con il Frecciarossa 1000, si andrà da Milano a Roma in 2 ore e 20. Bene. Perché la velocità non è solo fretta e non è sempre frenesia. E la lentezza, in Italia, è spesso un alibi per la pigrizia. a pagina39 Nel 2015 arriverà il Frecciarossa 1000, e andremo da Milano a Roma in 2 ore e 20 minuti. Qualcuno dirà che non è necessario, e si lancerà nel consueto «elogio della lentezza». Vada a ripeterlo ai passeggeri del Regionale 29075 Udine-Trieste (via Cormons): 1 ora e 22 minuti per percorrere 82 km, ma ieri avevamo venti minuti di ritardo.
La velocità non è solo fretta e non è sempre frenesia. È una condizione per vivere, lavorare e produrre nel XXI secolo. Non una condizione esclusiva: si può leggere un lungo romanzo su un treno che corre. La lentezza, in Italia, è spesso un alibi per la pigrizia. Non possiamo permettercela. Internet sta imprimendo l’accelerazione provocata, cent’anni fa, dal telegrafo senza fili, dalla radio e dagli aerei. Nessuno scriverà un nuovo Manifesto del Futurismo , nessuno vuole «uccidere il chiaro di luna». Ma qualche vecchia abitudine forse sì.
La banda larga mobile, l’alta velocità ferroviaria e alcuni strumenti diagnostici sono esempi quotidiani di rapidità: domandate a chi li utilizza se intende rinunciarvi. Se è contento d’aspettare cinque minuti per caricare un sito internet. Se vuol tornare a impiegare dieci ore per andare da Milano a Roma.
Se l’Italia si trova dov’è, e non dove dovrebbe essere, è anche per la mancanza di velocità. I bradipi nazionali sono ubiqui e astuti. Nel lavoro, nei trasporti, nelle procedure e nelle autorizzazioni: troppe cose sono rallentate. È inutile riempirsi la bocca con le opportunità per i giovani, se un ragazzo che lavora viene pagato dopo mesi (senza spiegazioni: dipende dell’umore della contabilità aziendale). Ci sono attività che richiedono lentezza: sesso e cibo, per dirne due. Slow Food , perciò, va bene. Slow Trains , Slow Reforms , Slow Jobs ? Possiamo farne a meno.

Beppe Severgnini da corriere.it

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Airbus A330 di Air Europa in volo danneggiato gravemente dalla grandine a 7 mila metri d’altezza

Aereo Airbus A330 Air Europa grandine 01Paura a bordo: tempesta di grandine danneggia l’Airbus in volo da Madrid verso l’Argentina

Momenti di paura a bordo dell’Airbus A330 di Air Europa, in volo martedì pomeriggio da Madrid a Buenos Aires: il grosso velivolo (con 230 passeggeri) è finito in mezzo a una forte tempesta di grandine e fulmini che ha danneggiato il muso e il parabrezza della cabina di pilotaggio. Nonostante le evidenti ammaccature, il pilota ha fatto scendere l’aereo in sicurezza all’aeroporto internazionale di Ezeiza, nella periferia di Buenos Aires. Il velivolo non potrà volare fin tanto che non verrà riparato. L’apparecchio ha incontrato i grossi chicchi di grandine a 25.000 piedi (7.620 metri), quando si è scatenata la tempesta, come documentato le immagini postate su Twitter dal direttore dell’associazione del personale tecnico Ricardo Cirrielli. «Sembrava come se ci mitragliassero addosso», ha raccontato ai media locali uno dei passeggeri

Elmer Burchia da corriere.it

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Sentenza Ue L’orario di arrivo di un aereo è quando apre il portellone e non quando tocca terra con le ruote

airbus 319 aereo incendio firenze vueling 06Il rimborso? L’orario di arrivo è quando l’aereo apre il portellone
La Corte Ue stabilisce il criterio per calcolare le ore di ritardo e chiedere la restituzione di quanto pagato per il biglietto

ROMA – Il portellone dell’aereo si apre: i passeggeri possono uscire. A volte è la fine di un incubo per chi viaggia. Da ora in poi sarà l’inizio di quello delle compagnie aeree. Già, perché, secondo una sentenza della Corte di giustizia europea, il momento che segna l’arrivo effettivo del velivolo non è l’attimo in cui le ruote toccano la pista, ma quello in cui si apre il primo portellone. Perciò, se il vostro volo ha fatto ritardo e avete intenzione di chiedere il rimborso, è bene che guardiate l’orologio quando sbucherete fuori dall’apparecchio.
La sentenza Ue interviene sul ritardo di un volo della compagnia Germanwings da Salisburgo (Austria) a Colonia/Bonn (Germania). Il velivolo in questione era atterrato con un ritardo di 2 ore e 58 minuti ed era giunto al parcheggio dopo 5 minuti. Secondo il passeggero, l’arrivo al parcheggio dopo tre ore, gli avrebbe dato diritto, in base a una precedente sentenza della Corte, a una compensazione pecuniaria di 250 euro. A parere di Germanwings invece, essendo l’atterraggio avvenuto entro le tre ore, il rimborso non era dovuto.
Potrebbe sembrare una questione di lana caprina ma non è così. Perché tra il momento in cui l’aereo atterra e quello in cui «libera» i passeggeri, subentrano fattori non sempre dipendenti dalla compagnia. La gestione del piazzale dipende da chi gestisce lo scalo, cioè il gestore aeroportuale. La guida dell’aereo fino alla sua postazione, dalla torre di controllo, dunque dall’Enav (Ente di assistenza al volo). Infine l’allestimento della scaletta e degli eventuali autobus di collegamento, oppure quello del finger , è gestito dalle compagnie (ma ormai solo quelle più grandi) o è affidato all’esterno, agli «handler», che fanno proprio questo mestiere.
Una macchina complessa, dunque, in cui le responsabilità sono suddivise. Il ragionamento della Corte Ue è un altro: «La situazione dei passeggeri non cambia sostanzialmente né quando le ruote dell’aereo toccano la pista di atterraggio, né quando l’aereo raggiunge la posizione di parcheggio, dato che essi continuano ad essere soggetti, nello spazio chiuso in cui si trovano, a diverse limitazioni. È solo nel momento in cui i passeggeri sono autorizzati a lasciare il velivolo, e in cui è dato a tale scopo l’ordine di aprire i portelloni dell’aereo, che i passeggeri cessano di subire tali costrizioni e possono in linea di massima riprendere le loro attività abituali», dunque è in questo momento che per loro cessa il danno.
«Il passeggero va tutelato – commenta per l’associazione delle compagnie Assaereo, il segretario generale Aldo Bevilacqua – ma la Corte Ue non può non tenere conto della complessità del business del trasporto aereo, penalizzando sempre i vettori». Ma le compagnie possono rifarsi su chi ha prodotto realmente il ritardo? «Contenziosi con gli handler non mancano neanche ora. Ma quando l’handler dello scalo è uno solo come si può rifarsi su di esso senza subirne le conseguenze?».

di Antonella Baccaro da corriere.it