torino

Salone del libro Torino 2014 dall’8 al 12 maggio


Salone del libro Torino 2014Un Salone del libro al di qua del bene e del male
Presentata ieri la kermesse torinese dell’8-12 maggio. Un tema impegnativo e il Vaticano come Paese

Al Salone del libro verranno ricordati quest’anno, tra l’latro, i 50 anni della Adelphi e i cento dalla nascita di Giuseppe Berto

Dall’idea di Bene comune a quella (cara a Primo Levi) del lavoro «fatto bene», il Salone internazionale del libro gioca per l’edizione che si apre al Lingotto giovedì 8 maggio un tema conduttore impegnativo. «Bene in vista», è il gioco di parole, venato di filosofia e di etica, forse addirittura di religiosità, in sintonia con la presenza del Vaticano come Paese ospite. Che il Vaticano possa considerarsi un Paese come gli altri è quantomeno dubbio, ma la sua presenza con stand e autori – e la «Libreria Editrice Vaticana» – conferma una linea di forte intervento, quella che per quanto riguarda i libri, nella parole di don Giuseppe Costa ieri alla conferenza stampa di presentazione, guarda all’antico rapporto «tra la Santa Sede e il libro» (qualche volta e in qualche secolo, ammettiamolo, piuttosto conflittuale) e all’enorme «spaccato di umanesimo» che rappresentano le biblioteche vaticane e la sua stessa casa editrice.

Con queste premesse sarà un Salone molto ricco, un’edizione che sfida la crisi del libro e della libreria – ma non della lettura, come ricorda il direttore Ernesto Ferrero – mettendo in campo tutto il peso di una lunga tradizione di successi. È anche un’edizione particolare perché sia il direttore si il presidente Rolando Picchioni sono in scadenza di mandato. L’anno prossimo potrebbero esserci ancora – prorogati – ma i giochi sono molto aperti. Ma se è un addio, è un addio col botto. Tantissimi gli ospiti, molte le iniziative nuove, molte nuove idee. Ci saranno i tedeschi della Buchmesse – la più importante fiera mondiale di diritti editoriali – e per la prima volta una folta delegazione di editori cinesi all’International Book Forum, l’area per lo scambio dei diritti editoriali. Arriva grazie al sostegno di Ice e Regione Piemonte, ma l’investimento è interessante dato che rappresentano un mercato di dimensioni smisurate, il primo al mondo come valore della produzione. Non è detto che da buoni confuciani siano così interessati al Bene e alla necessità di distinguerlo dal Male (con buona pace di Nietzsche), ma forse la prolusione inaugurale di Susanna Tamaro, madrina del Salone, potrebbe stuzzicare la loro pragmatica attenzione.

Folta la presenza internazionale. Sul côté vaticano, il cardinale Ravasi già mercoledì, alla preinaugurazione, terrà una lezione sul tema Secondo le scritture. Scrittori umani e divini , che suona come un ottimo prologo. Quanto agli scrittori umani, si andrà dall’inglese Robert Harris (un nuovo romanzo-inchiesta sul caso Dreyfus) al grande fotografo americano Steve McCurry, a un maestro come Alfred Brendel che ha pubblicato per Adelphi il suo Abbecedario di un pianista, al critico d’arte Jean Clair (portato da Avvenire che gli conferisce il premio Bonura) al teorico della «decrescita felice» Serge Latouche. Gli italiani, poi, ci sono quasi tutti dai più giovani al decano Boris Pahor, da Cacciari a Gramellini, da Magris a Michele Serra e Francesco Piccolo.

Vengono ricordati i cinquant’anni di Adelphi, i cent’anni di Giuseppe Berto e, dopo le polemiche degli ultimi anni su un reale o presunto «pensiero unico» di sinistra, è stata innestata anche una piccola sezione sulle «Anime della destra». Nella città del libro si incroceranno proprio tutti, giornalisti illustri e chef famosissimi, critici d’arte e naturalmente giudici di Masterpiece con vincitore al seguito, teorici «benecomunisti» e «professori», da Rodotà a Zagrebelsky, da Canfora a Gallino. Senza dimenticare un nutrito gruppo di politici, rottamatori e rottamati (il premier Renzi è atteso domenica, il ministro dei Beni culturali Franceschini inaugura giovedì, e per lui è un ritorno visto che finora era venuto da autore).

Non mancano progetti di ampio respiro come l’«Officina» ideata da Giuseppe Culicchia, dedicata agli editori indipendenti che potranno, nel Padiglione 1, raccontare il loro «artigianato». Né difettano le sorprese. Una è George Soros, il finanziere internazionale che ha spesso deciso le sorti di mezzo mondo, filosofo e filantropo, generoso finanziatore di movimenti anti-totalitari, e ora si sussurra molto interessato a grossi «shopping» industriali e finanziari nel nostro Paese. Non è che si faccia spesso vedere in pubblico. Parlerà dei destini d’Europa. Ha gentilmente fatto sapere agli organizzatori, che volevano concordare le modalità del viaggio e dell’ospitalità, di non preoccuparsi. Viene col suo aereo personale. E quanto all’albergo, si arrangia da sé.
MARIO BAUDINO
TORINO da lastampa.it

Aprono a Torino i caffè con i gatti da coccolare il MiaGola di via Amendola 6 e il Neko Café di via Napione 33


gatti da caffèGatti da bar: caffé e micio  da coccolare
Il debutto  In Italia l’«esperienza» giapponese. L’etologo Mainardi: non è una forzatura. Anche quando sono randagi tendono a vivere in colonie

Chiudete gli occhi. Rilassatevi. Riempitevi la mente di quei cieli inesorabilmente azzurri che solo una vacanza su un’isola greca può regalarvi. Immaginatevi lì, frinire delle cicale in sottofondo, su una di quelle sedie di paglia scomode delle loro taverne. Sicuramente, in quel momento, avete in braccio un gatto. Non pasciuto e schizzinoso ma magrolino, con le anche puntute e il pelo qua e là sfoltito dalle lotte. Lo state riempiendo di grattini, viziando con qualche microassaggio di pesce. Rinunciando a quei cieli azzurri ma contando, in compenso, su seggiole assai più comode, potrete provare le stesse emozioni da venerdì e sabato prossimi a Torino, alle inaugurazioni dei due primi cat café italiani: il MiaGola di via Amendola 6, centro città a due passi dal Museo Egizio, tempio riconosciuto della sacralità del gatto; il Neko Café di via Napione 33, vicinissimo al Po dei Murazzi e alla piazza della movida Vittorio Veneto.
Prima assoluta
Per l’Italia è una prima assoluta, il caffé con gatti. Entrate, ordinate, vi sedete e i felini sono lì che vi aspettano. In Giappone i neko café sono un’istituzione da anni (neko in giapponese vuol dire gatto, animale portafortuna, anche e soprattutto quello nero). Ce ne sono ormai un centinaio, 50 solo a Tokyo. Anche in Europa esistono, da un anno o poco più. Ma non arrivano a 10 e stanno nelle capitali, da Parigi a Madrid, da Vienna (il capostipite, nato a fine 2012), a Londra e San Pietroburgo, fino a Vilnius e Monaco di Baviera. Da noi Torino arriva prima di Roma e Milano.
A Taiwan
Tutto cominciò a Taipei, capitale di Taiwan, l’altra Cina. Al Paradise Cat Café sono partiti con 40 gatti. Ora sono 30 (10 sono stati adottati dagli avventori), di razza, da ammirare e fotografare (senza flash, please). Perché questa è la filosofia dei neko café d’Oriente: i gatti sono vere star consapevoli di esserlo, qualcuno ha anche il profilo Facebook. Li si coccola o li si coinvolge anche nei videogiochi Wii. Il tutto costa 10 euro all’ora. Tenete conto che per i giapponesi è il solo modo di interagire con un gatto: negli appartamenti piccolissimi non si possono tenere, causa rigide regole igieniche dei condomini. Tutto il contrario degli Usa, dove a casa propria si può fare ciò che si vuole e nei locali pubblici il contrario. Impossibile per le norme Usa unire licenza per ristorazione e gatti: devono stare in ambienti separati. Così i cat café sopravvivono (con due ambienti) solo nella «europea» Boston e nella cosmopolita San Francisco. Quello di New York fatica. Americani e giapponesi sono agli antipodi, ma questo già lo si era capito… In Europa, fortunatamente, l’approccio dei cat café è ben diverso. Si reggono anche sulle donazioni via Internet dei gattofili (crowdfunding) e il loro spirito-guida è quello animalista: i gatti, esclusivamente randagi, vengono presi dal gattile e sterilizzati, sono rigorosamente meno di 10 e controllati da un veterinario. Il MiaGola ne avrà 6 e la metà porterà nomi scelti dai bambini in un referendum. Il Neko Café ne avrà 7. Come a Vienna (il primo europeo nel 2012) e a Berlino. Fa eccezione Le Café des Chats, nel quartiere parigino del Marais, che ne ha 12. La titolare, Margaux Gandelon (la trovate su YouTube) nel suo locale tutto divani e poltrone d’antan ha regole ferree. I gatti non possono ricevere cibo ma hanno i loro distributori di croccantini che aprono con un sensore al collo. Non possono essere svegliati se dormono, né forzati a giocare se dimostrano di non volerlo. I bambini sono vigilati attentamente dai genitori nei loro contatti con i mici. Fortunatissimi, visto che gli avventori hanno la possibilità di donare fondi al loro gatto preferito per costruirgli una pensione ad hoc.
Le regole
Da noi i criteri saranno un po’ più laschi: se volete dare da mangiare al gatto potete ma anche a Torino se i gatti ronfano non potranno essere svegliati e quando saranno stanchi di interagire con l’uomo potranno rifugiarsi in un’area tutta loro. Solo ragazze si occuperanno dei mici al MiaGola della 36enne Andrea Venier, nata negli Usa, ex volontaria al gattile: la sua ambizione è fare del locale un centro di aggregazione ipertecnologico che invoglia al volontariato, con un angolo del veterinario e uno dedicato ai bambini. Liberi dal cipiglio dei genitori. Al Neko Café saranno invece organizzabili anche sedute di ron ron therapy, la pet therapy felina nata in Francia, secondo cui le fusa del gatto producono vibrazioni che grazie a recettori della pelle inviano al cervello sensazioni di relax e combattono ansia ed insonnia. «Ma non pensate di entrare in questi locali e che il gatto si faccia automaticamente coccolare — avverte Clementina Pavoni, analista junghiana e gattofila —. Il gatto decide se dare fiducia. Il bello di questo esperimento per l’Italia è semmai la possibilità di interagire con un essere “altro”, molto diverso da noi, che va conquistato. Non a caso Freud paragonava il gatto e i grandi felini alla donna, che vedeva narcisista e totalmente “altra da sé”». Dalla parte dei gatti la vede invece Dànilo Mainardi, principe degli etologi italiani: «Non è una forzatura per i gatti. Quando vivono randagi, pur essendo di norma poco sociali, hanno però la tendenza a formare colonie».Nei due locali ci saranno sportelli per le adozioni collegati a gattili di zona. Ogni tavolo avrà l’Amuchina col dispenser per disinfettarsi prima di toccare il gatto. Certo non basterà un flacone di disinfettante a convincere chi ammira i vicentini per l’epiteto di «magnagati» o si esalta per la celebre frase del Trap: «Non dire gatto se non l’hai nel sacco». In questi casi, astenersi.

di Enrico Caiano da corriere.it

I World Master Game ed il turismo a Torino


Il peso dei Giochi sul turismo
Meglio di ogni altro evento
Cifre record per bike sharing e pullman belvedere, nei musei visitatori a +60 per cento

di Emanuela Minucci

world_masters_game_torino_2013Il succo è: se Torino fosse un titolo quotato in Borsa in questo momento ci sarebbe da sospenderlo per eccesso di rialzo. E non lo dice Fabrizio Benintendi, il patron dei World Masters Games, ma la signorina che stacca i biglietti del bus turistico: «È vero il Salone del Gusto e quello del Libro durano la metà dei giorni. Però la ricaduta sul turismo cittadino dei World Master Game è imparagonabile: anche perchè questi signori arrivano da molto lontano, restano come minimo due settimane, e Torino vogliono godersela da cima a fondo». La gentile ragazza in tailleur scarlatto incaricata da «Turismo Torino» di spiegare in inglese agli atleti «diversamente giovani» arrivati per i Giochi over-35 «che il pullman passa ogni ora e che non si può prenotare, l’unica è aspettare» ha l’aria piuttosto soddisfatta. Nella sua vita al servizio del Bus Citysightseeing non ha mai visto una tale moltitudine di zainetti blu con sorridente turista straniero allegato.

«Dal 30 luglio ad oggi – spiega mentre indica la postazione del bike-sharing (purtroppo vuota, visto che anche la due ruote a noleggio va a ruba) a una coppia di olandesi che gareggiano nel basket – abbiamo staccato 1800 biglietti, e anche la corsa serale è sempre superpiena. Il tour della Torino moderna e post-industriale, oltre a quello classico è preso d’assalto. L’esempio del bus rosso gestito da «Turismo Torino» (il cui sito viaggia sul più 80 per cento dei visitatori) è una specie di cartina tornasole di quanto questi World Masters Games rappresentino per una città che punta a diventare un riferimento nell’universo delle capitali da Lonely Planet.

Prendete l’esempio dei coniugi Sarah e Robert Newlinds arrivati a Torino il 20 luglio scorso da Sydney per gareggiare con la loro canoa al lago di Candia: «Resteremo qui fino al 20 agosto, ci siamo presi un mesetto buono e vogliamo rivoltare la città come un calzino e spingerci anche in provincia: ieri sera per esempio siamo andati a bere Barolo nelle Langhe, è un vino forte un po’ invernale, ma fantastico» raccontano mentre fanno la coda davanti al Museo del Cinema (anche lì casse miracolate dall’evento: media di 1800 visitatori al giorno). Stessa impennata per tutti i musei civici – dalla Gam a Palazzo Madama fino al Borgo Medievale e il Mao (tutti contenti di avere saltato, ieri, il giorno di chiusura settimanale) e naturalmente per l’Egizio che ha inaugurato da poco una meravigliosa sezione sotterranea (l’Ipogeo) e che segna anche lui un buon più 60 per cento rispetto ai periodi in cui si tengono il Salone del Gusto e ancor di più rispetto al Salone del Libro.

Merita un passaggio anche la performance dello Juventus Stadium. Perché ha visto più australiani e sudafricani in questi giorni di Wmg che in tutta la sua (breve a dire il vero) vita di museo. Gli juventini nel mondo arrivati a Torino non si stanno perdendo la possibilità di visitare lo Juventus Stadium e la mostra «Il lunedì si parlava di calcio, Agnelli-Juventus novant’anni di passione bianconera». «Abbiamo una media di 400 visitatori al giorno» spiegano al museo. Un bel risultato considerato che lo stadio è un’attrazione nuova (in qualche guida vecchia per esempio, non c’è).

Ma dove alloggia questa moltitudine di atleti (tanti con famiglia a seguito) che è stata sistemata per buona metà dall’organizzazione Jumbo Events, e che fa fregare le mani agli albergatori di Torino? «Non tutti hanno scelto l’hotel – spiegavano ieri Lorene Vuillard e Jean Paul Turteilles – che hanno scelto di venire in vacanza a Torino insieme con i suoceri che gareggiano per il nuoto: «Noi per esempio abbiamo barattato la nostra casa di Parigi con un bell’appartamento sul Po per tre settimane grazie al sito “Homeforexchange”: siamo contenti , la città  è bellissima, soltanto un po’ calda, dentro e fuori».

da lastampa.it

Turismo accessibile : convegno 14 giugno 2013 a Torino


Torino, convegno sul turismo accessibile

di Silvestra Sorbera

turismo_accessibile_biellaIl turismo sostenibile, un turismo aperto a tutti e per tutti sembra essere un utopia, e per questo motivo venerdì 14 si terrà presso le Officine Grandi Riparazione a partire dalle 9:30 un convegno per capire le criticità del turismo sostenibile in Piemonte e per trovare una chiave che possa snellire e agevolare il turismo delle persone con disabilità.

La giornata di lavori, in cui interverranno esponenti di rilievo nazionale e internazionale sulla tematica, vedrà la partecipazione dell’assessore al Turismo della Regione Piemonte, Alberto Cirio, e alle Pari Opportunità, Giovanna Quaglia.

Un appuntamento importante che ha ricevuto il patrocinio dell’Enit ed è organizzato da Turismabile, nell’ambito dei piani di sviluppo del Turismo Accessibile della Regione Piemonte.

Da uno studio dell’ organizzazione mondiale della sanità si evince che nel mondo circa un miliardo di persone presentano una disabilità, più o meno lieve, e circa 130 milioni in tutta Europa. Questi numeri dovrebbero far pensare gli esperti del settore e, fanno inoltre notare come una grande fette di cittadini cerchi, per vivere le proprie vacanze, un territorio e delle strutture “sostenibili” nelle quali possano trascorrere giorni sereni e a proprio agio. I numeri dell’organizzazione mondiale della sanità parlano chiaro e confermano che si tratta di un segmento di mercato importante e certamente non trascurabile.

Il libro bianco sul turismo per tutti in Italia evidenzia inoltre, il sempre crescente numero di Bandi e progetti sul Turismo Accessibile ed è quindi questa la dimostrazione di come tale tematica stia diventando parte integrante dei piani di sviluppo regionali e nazionali.

A questo proposito la Regione Piemonte ha stanziato per il 2013 circa un milione di euro per la promozione della cultura di parità e non discriminazione in ambito turistico. Il convegno di venerdì darà quindi modo a tutti di conoscere meglio il settore e approfondire la tematica del turismo per tutti.

da torinofree.it

Rimozione del collare tricolore della Mole Antonelliana


La Mole non ha più il collare tricolore

mole_antonelliana_collare_tricoloreLa Mole Antonelliana non ha più il suo bel collare tricolore. I tre fasci bianco, verde e rosso, progettati da Italo Lupi, Ico Migliore e Mara Servetto sono stati smontati dopo due anni di onorato servizio.

Il collare tricolore era stato acceso il 16 marzo 2011 per festeggiare i 150 anni dell’unità d’Italia ed avrebbe dovuto concludere la sua funzione alla fine dei festeggiamenti.

In realtà ottenne una proroga per il successo ottenuto tra cittadini e turisti. Ora però la Mole è tornata al suo aspetto originale.

da quotidianopiemontese.it

1 of 512345
Back To Top