Il Comune di Torino ha ritirato il patrocinio all’Internazionale d’Arte LGBTE (La Grande Battaglia Trova Esito) per la locandina scandalosa

LOcandina scandalo torino all’Internazionale d’Arte LGBTE La Grande Battaglia Trova EsitoIl Comune ritira il patrocinio alla mostra d’arte dello scandalo
Il manifesto dell’esposizione Lgbte rappresenta una donna obesa e nuda che calpesta le icone di Gesù e della Madonna

Dietrofront dopo le polemiche. Il Comune di Torino ha ritirato il patrocinio all’Internazionale d’Arte LGBTE (La Grande Battaglia Trova Esito), la cui locandina ha scatenato questa mattina un terremoto in assessorato alla Cultura.
A dare la notizia è lo stesso assessore Maurizio Braccialarghe: «Quando riceviamo delle richieste – spiega – valutiamo la serietà dei progetti presentati. In questo caso nessun elemento inviatoci poteva far pensare all’utilizzo di un’immagine che riteniamo lesiva della sensibilità di molti. Oggi, dopo aver visto la locandina, la Giunta ha deciso all’unanimità di revocare il patrocinio
all’evento».
La locandina mostra una donna, grassa e nuda, che con una scarpa bianca calpesta le icone di Gesù e della Madonna. «Non mi piace questa foto, io sono per difendere i diritti ma la trovo offensiva», ha commentato da subito il consigliere indipendente Giuseppe Sbriglio. A sostenere la medesima tesi anche Maurizio Marrone (Fratelli d’Italia): «Un’obesa nuda che calpesta le immagini di Gesù Cristo e della Vergine Maria è la nuova frontiera dell’arte omosessuale che il Comune di Torino ha ritenuto di voler promuovere con il patrocinio della Città e, chissà, magari anche con finanziamenti». A difesa della locandina si è invece espresso Silvio Viale, esponente dei Radicali e consigliere comunale del Pd: «Polemiche pretestuose, è arte, non vilipendio».

L’arte provoca e fa discutere, ma la locandina sotto accusa è stata ritenuta evidentemente eccessivamente estrema in Comune, dopo le polemiche, al punto da fare un passo indietro sul finanziamento. La mostra è prevista negli spazi dell’ex Manifattura Tabacchi dall’8 settembre al 17 a ottobre prossimi.
Su Facebook e sui principali social network, intanto, si sono moltiplicati i giudizi, d’accusa come anche a difesa del manifesto. «Contro ogni censura», si è di nuovo espresso Silvio Viale, accusando i propri colleghi di «bacchettonite». «Aldilà di ogni legittima critica dell’autore e dell’opera – sostiene – le proteste ipocrite di alcuni miei colleghi li classificano al pari dell’intolleranza degli integralisti che si schierarono contro le vignette su Maometto e l’Islam».
MARCO ACCOSSATO  da lastampa.it

Torino Olbia volo in ritardo di 24 ore (probabilmente era lo stesso aereo rotto di Venezia ?? ))

Adunata Alpini Torino 2011 08Volotea, finito l’incubo del Torino-Olbia
Partiti alle 18,20 (esattamente con 24 ore di ritardo) i passeggeri che la Compagnia spagnola low-cost ha lasciato a terra mercoledì all’aeroporto di Caselle

Sono partiti alle 18,20 – esattamente con 24 ore di ritardo – i passeggeri Volotea che la Compagnia spagnola low-cost ha lasciato a terra ieri all’aeroporto di Caselle. «Problemi tecnici che purtroppo sono capitati a breve distanza uno dall’altro e hanno avuto perciò ripercussioni a catena sull’operativo della compagnia aerea su varie tratte», ha spiegato in una nota la direzione della Compagnia. Fatto è che, senza alcuna assistenza allo scalo torinese da parte di Volotea, i 117 passeggeri del Torino-Olbia sono stati letteralmente abbandonati a se stessi, con gli orari dell’imbarco previsto che via via venivano posticipati sul sito Internet della Compagnia. «Sapevamo dello spostamento solo grazie ai nostri telefonini, dove cercavamo continuamente l’aggiornamento della situazione», ha raccontato Adriana Dirutigliano, uno dei passeggeri. Qualcuno – residente a Torino – è tornato a casa in attesa dell’annuncio di un imbarco sicuro e definitivo. Altri sono rimasti nello scalo torinese.

L’odissea è iniziata ieri, mercoledì, verso le 16, quando Volotea ha posticipato la prima volta il volo che avrebbe dovuto decollare alle 18,15. Da quell’ora si è passati alla partenza alle 21,15, poi all’1,05. Finché si è passati al giorno successivo: alle 12,20 di oggi, alle 15, poi 16,20, infine alle 18,20, su un velivolo arrivato pochi minuti prima da Malta.

Le proteste a Caselle sono cresciute con il passare delle ore, insieme alla rabbia dei viaggiatori. È intervenuta la polizia. «Gli inconvenienti tecnici capitati nei giorni scorsi a poche ore uno dall’altro – si legge ancora sul comunicato della compagnia low-cost – sono purtroppo una sfortunata coincidenza in un momento di picco dell’operatività». Alle 18,20 di oggi l’aereo ha finalmente lasciato la pista di Caselle.

MARCO ACCOSSATO da lastampa.it

Massimiliano Fuksas grattacielo della Regione a Torino Nessuna guerra sui soldi ma rivoglio il mio progetto

massimiliano fuksas grattacielo torino“Nessuna guerra sui soldi
ma rivoglio il mio progetto”
Fuksas: “Grattacielo stravolto, dove c’era l’acciaio c’è il cemento”

Archistar Massimiliano Fuksas, architetto conosciuto nel mondo, lamenta di essere stato estromesso dal cantiere e contesta alcune scelte operate nella costruzione

«Guardi: sul compenso, sui soldi, un accordo è possibile. Sono disposto a fare un dono alla Regione, alla comunità piemontese, anche rinunciando». L’«archistar» Massimiliano Fuksas, progettista della nuova sede unica della Regione che si vede svettare dietro il Lingotto, conferma l’atto di citazione recapitato in piazza Castello. In questo caso la partita riguarda la direzione artistica. Risponde dalla Cina, dove si trova per lavoro.

La citazione è roba sua, no?
«Ma sì… penso non sia nemmeno l’unica. In ogni caso, queste cose le seguono i miei avvocati».

Una grana di cui dovrà occuparsi il nuovo assessore al Bilancio.
«Non lo conosco, e mi spiace per lui. Certo: ora in Regione è cambiato il quadro, c’è Chiamparino… Ripeto: sono pronto a rinunciare a tutto, tranne qualche spesa, pur di riprendere il controllo del mio progetto. Mi interessa soltanto questo».

Perché: è venuto meno il controllo?
«Stanno costruendo il palazzo da soli, questo mi preoccupa. Sa che hanno modificato la struttura? Era stata progettata in acciaio, l’hanno fatta in cemento armato. Peccato che qui si parli di un mio progetto, del grattacielo più alto d’Italia… per questo ci tengo enormemente. Ci ho messo la faccia, voglio solo che con il mio nome venga fuori un ottimo risultato. Tanto più che si tratta di un’opera molto attesa, conosciuta in tutto il mondo».

Invece?
«Abbiamo riscontrato un accanimento, una cattiveria… Fino a poco tempo fa i miei collaboratori non potevano entrare nel cantiere e visionare gli atti. Nemmeno la possibilità di avere i disegni in copia dalla direzione lavori. Un girone infernale, mi creda. Ci hanno estromesso dal progetto».

Perché?
«Evidentemente hanno dato carta bianca all’impresa per … per … nemmeno io so il perché. È inspiegabile: forse non volevano il pensiero critico nel cantiere».

L’atto di citazione riguarda la direzione artistica, cioè la supervisione sua e dei suoi collaboratori sull’andamento del cantiere. Era prevista nel contratto?
«Noi riteniamo di sì, scritto nero su bianco. La giunta Cota, invece, sosteneva il contrario».

Per il committente, in questo caso la Regione, è obbligatorio attenersi al progetto?
«Certo. Se io progetto un palazzo in un certo modo, poi non possono farlo in un altro. Ha presente il diritto d’autore?».

L’ex-assessore Pichetto aveva proposto una transazione, riconoscendo per la direzione artistica non più di 400 mila euro.
«Ero d’accordo con Pichetto, persona stimabilissima. Poi, però, si è interrotta la legislatura e non se n’è più parlato. Personalmente non voglio nulla, mi basta poter seguire il progetto e il riconoscimento delle spese per i miei collaboratori».

Su quella cifra sarebbe disposto a chiudere?
«Trecentomila, quattrocento mila… va bene».

… ritirerebbe anche l’atto di citazione?
«Sì. L’importante è non rovinare l’opera. Quello sarà per sempre il mio grattacielo, come quello di Intesa Sanpaolo sarà associato per sempre al nome dell’amico Renzo Piano. Se poi qualcosa non funziona, a chi pensa daranno la colpa?»

… al progettista?
«Esatto».

Cosa implica la scelta di un altro materiale per la struttura?
«E’ un fatto grave. Così si occupa più spazio, si aggrava il carico, si snatura tutto».

Altre obiezioni?
«Stesso discorso per le finiture. Vogliamo parlare dell’arredo interno? Avevo progettato anche quello, invece hanno preferito bandire un concorso esterno. Che senso ha?».

Come pensa di intervenire se, a quanto sostiene, sono state fatte tali e tante modifiche?
«Bella domanda. Su alcune scelte, che contesto, non si può più tornare indietro. Ma si può salvare il salvabile».
ALESSANDRO MONDO da lastampa.it