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Ernesto Galli della Loggia la Grande Guerra 1914 18 la memoria cancellata l’inutile strage ma non non giudicare meccanicamente le cose di ieri con il metro di oggi. Ai milioni di morti della Grande Guerra e al loro sacrificio almeno questo lo dovremmo

Altopiano-AsiagoLA GRANDE GUERRA E L’EUROPA DI OGGI
La memoria cancellata
Cos’altro pensiamo tutti che sia stata la Prima guerra mondiale al dunque se non un’«inutile strage»?

Alla fine ha avuto la meglio Benedetto XV. Come non accorgersi infatti che è stata la sua interpretazione di quanto cominciò ad accadere esattamente cento anni fa – il 4 agosto 1914, il giorno in cui la guerra europea divenne realmente mondiale per effetto della dichiarazione di guerra dell’Inghilterra alla Germania, seguita dopo pochi giorni dall’intervento del Giappone e dell’Impero turco – è stata proprio la sua interpretazione di quell’evento, dicevo, che oggi l’intera opinione pubblica europea sembra avere ormai definitivamente adottato? Cos’altro pensiamo tutti che sia stata la Prima guerra mondiale al dunque se non un’«inutile strage», come per l’appunto la definì fin dall’inizio il Papa del tempo? Non a caso le altre due grandi interpretazioni di quell’evento che in contemporanea ad esso videro la luce – quella del presidente americano Wilson che considerava la guerra come l’ultimo scontro tra la libertà dei popoli da un lato e la tirannide della Realpolitik dall’altro, e quella di Lenin che vi vedeva invece una semplice lotta intestina al capitalismo imperialista, anticamera della rivoluzione mondiale – entrambe quelle due visioni sono ormai solo roba d’archivio. Sì, dappertutto ha vinto l’«inutile strage».

Per averne conferma basta pensare al tono e ai contenuti delle commemorazioni centenarie che ormai s’infittiscono anche in Italia. È tutto un ricordo delle cecità dei politici di quegli anni, delle bugie della propaganda, degli orrori delle trincee, della crudeltà degli ordini, dei disagi disumani della vita quotidiana, della carneficina degli assalti, delle mutilazioni. E insieme, naturalmente, è tutta un’analisi critica della retorica, dei miti, delle lugubri cerimonie del lutto che allora e dipoi fiorirono, dei cimiteri di guerra, dei monumenti ai militi ignoti e non, sparsi dappertutto. Tutto un ripescaggio di diari strazianti. Solo questo insomma sembrerebbe che fu quel conflitto per gli europei di oggi. Solo ciò appare meritevole di essere ricordato.
La Grande Guerra viene così spogliata di qualunque significato storico-politico suo proprio. Lo scontro terribile che l’animò per quattro anni viene di fatto interamente decontestualizzato, cancellato nelle sue specificità e nelle sue ragioni, ridotto a una sorta di impazzimento collettivo o di sinistro complotto di un manipolo di burattinai malvagi. Cancellate sono le diversità degli schieramenti, delle posizioni, delle ideologie in gioco. Che non contano più nulla. L’«inutile strage» è una gigantesca notte in cui tutte le vacche sono grigie: non erano forse eguali in tutto e per tutto su ogni fronte le trincee, le sofferenze, le morti? E dunque? Che differenza potrà mai esserci tra un mutilato turco e uno francese, tra una bugia propagandistica di un Paese e quella di un altro?
In questo modo siamo indotti a vedere nella guerra che oggi ricordiamo null’altro che un puro e semplice insieme di negatività che cancellano tutto il resto. Cancellano, tanto per dirne qualcuna, l’acquisita indipendenza di tre o quattro nazioni europee, il definitivo tramonto di ceti sociali, come l’aristocrazia, abituati a un secolare dominio, un senso nuovo di cittadinanza e di mobilitazione politica diffusa tra milioni di soldati provenienti dalle classi popolari, la nascita di nuovi formidabili fermenti di autonomia tra i popoli e le élite dall’Anatolia al Golfo Persico, al Nilo. Perché è vero, tutte le guerre sono un’«inutile strage»: ma si dà il caso che esse abbiano quasi sempre il notevole effetto di cambiare il mondo. Ed è per questo che meritano di essere ricordate e studiate da quella cosa che si chiama storia.

Ma studiate storicamente, appunto. Non già nel modo in cui noi stiamo ricordando la Grande Guerra, nel quale si riflette quasi esclusivamente la nostra temperie culturale di oggi. E oggi la dimensione della potenza come cuore e strumento della politica ci appare una bestemmia. Oggi non ci curiamo più di Stati, di popoli e di nazioni e dei loro eventuali diritti, dal momento che i soli diritti che c’interessano sono quelli dell’individuo: cosicché, imbevuti di essi, ogni costrizione e ogni disciplina ci appaiono insensate e disumane, comunque sempre inutili. Così come sempre inutile e disumana ci appare oggi in particolare la morte, a cominciare da quella «naturale», e dunque figuriamoci ogni altra. Sempre per effetto di tutto questo, la guerra è anche completamente uscita dal nostro orizzonte pratico ed emotivo se non come male assoluto. Siamo pronti a credere che perciò essa debba essere semplicemente messa al bando e giudicata un crimine; del pari accarezziamo l’idea – provi ognuno a decidere dentro di sé quanto realistica – che possa esistere un mondo senza conflitti, ovvero che tutti i conflitti potrebbero essere risolti pacificamente se solo ci fossero un po’ di buona volontà ed un adeguato arbitrato internazionale.
Questa è l’ideologia che attualmente ci domina: intrisa di individualismo e di umanitarismo, molto cosmopolita e razionalista, molto politicamente corretta. Ma se è vero che ad ogni fatto del passato non possiamo che guardare con i nostri valori, è pur vero che tale prospettiva dovrebbe però trovare il suo limite nella capacità di calarci nel passato stesso, di storicizzare, come si dice. Cioè di non giudicare meccanicamente le cose di ieri con il metro di oggi. Ai milioni di morti della Grande Guerra e al loro sacrificio almeno questo lo dovremmo .

di ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA da corriere.it

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Riccione le foto in bianco e nero dal 1920 e fino al 1950, mostra al palazzo del turismo

Riccione foto bianco e nero 1920 1950 10 Riccione in bianco e nero, cartoline dal passato
Riccione com’era. Da domani Riccione si racconta in stile vintage con la mostra “Riccione, ti Voglio Bene”. In esposizione la collezione di cartoline turistiche della famiglia Zangheri, scattini storici e riccionesi doc, chedocumentano la nascita e lo sviluppo del turismo nella nota località balneare della Romagna. Una carrellata d’immagini in bianco e nero per viaggiare a ritroso nel tempo, dal 1920 e fino al 1950, tra imbarcazioni storiche e pescatori, spiagge e bagnanti in look d’epoca. La mostra rimarrà aperta fino al 17 agosto, al Palazzo del Turismo, tutti i giorni dalle 17 alle 22

(Sabrina Campanella)  da kataweb.it

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Il 2015 sarà il centenario della prima guerra mondiale

valli-del-pasubioSui luoghi della Grande Guerra

Per il centenario dell’inizio del conflitto, molti eventi ed escursioni sui siti storici. Dal Tonale al Carso, dal Trentino alla stessa Cortina, idee e proposte

Cento anni fa iniziava la Prima Guerra Mondiale. Anche in Italia – entrata però in conflitto solo l’anno dopo – sono previste celebrazioni che spesso includono la visita ai luoghi teatro di combattimenti durante quella che usiamo chiamare la Grande Guerra. In anteprima per voi quelli più interessanti.

Sul lombardo Monte Legnone, quasi affacciato sul lago di Lecco si trova il Rifugio Roccoli Lorla, comodamente raggiungibile anche in auto. Da qui passava la seconda linea difensiva italiana – chiamata Cadorna -, fatta di trincee, casematte, nidi di mitragliatrici e fortificazioni che mai hanno visto un combattimento. A pochi minuti di cammino dal rifugio, rinomato per la buona cucina, si visitano alcune postazioni militari risalenti alla prima guerra mondiale, tra le quali una trincea, la piazzola di un cannone,  un nido per mitragliatrice e un camminamento sotterraneo lungo una ventina di metri, percorribile se dotati di torcia.

La zona dove passava l’antico confine tra Italia e Austria, lungo le cime del massiccio dell’Adamello-Brenta, fu teatro della cosiddetta Guerra Bianca. Lungo i sentieri della zona si incontrano trincee, casematte, forti ed interi villaggi militari che sono spesso meta di gite ed escursioni, anche impegnative. Una delle più interessanti parte dall’arrivo della cabinovia che dal Passo Tonale sale al Passo Paradiso e conduce a una galleria ampia ed illuminata utilizzata per controllare il Tonale. Nella zona si incontrano anche il villaggio militare dei Monticelli e, sulla cresta,  tratti di trincea e piazzole per l’artiglieria. Sulla strada tra Vermiglio e il Tonale si trova anche Forte Strino, costruito dagli austriaci conserva reperti e cimeli della Grande Guerra ed è aperto al pubblico dal 14 giugno. Nella vicina Temù si visita il Museo della Guerra Bianca particolarmente ricco di materiali e armi utilizzate dai due eserciti impegnati nei combattimenti in zona.

Ad Asiago, sull’altipiano omonimo, si trova il sacello ossario che contiene i resti di oltre 55.000 soldati caduti, a testimonianza dell’importanza di questo fronte durante la prima guerra mondiale. Qui il nuovo progetto dell’Ecomuseo della Grande Guerra delle Prealpi Vicentine ha recuperato ben 19 siti sparsi sul territorio (campi di battaglia, trincee, sistemi di gallerie, linee difensive, fortificazioni)  che si propongono come un grande libro di storia all’aperto, dove i visitatori possono leggere e comprendere i drammatici eventi di cui questi luoghi furono teatro, in un contesto di naturale bellezza che offre molte altre possibilità sotto il profilo dell’ospitalità, dell’enogastronomia, dello sport e della cultura.

Cortina d’Ampezzo propone invece, fino a che la neve lo permetterà, la ciaspolata della Grande Guerra con partenza dal  Rifugio Col Gallina, a quota 2.055 metri, guidati da un accompagnatore storico in divisa d’epoca e da una guida alpina. Seguendo la pista da sci che sale fino all’arrivo della seggiovia si prosegue lungo un canalone per giungere alle spettacolari fortificazioni della Grande Guerra. Altri itinerari nei luoghi veneti della Grande Guerra, e  in particolare nelle Dolomiti Bellunesi e nella zona del Monte Grappa e del Piave, sono proposti dal sito dell’Ecomuseo della Grande Guerra in Veneto.

Tanti i luoghi del Trentino interessati al sanguinoso conflitto iniziato un secolo fa. Tra la Val Rendena e la Valle del Chiese si visitano Forte Larino, vicino all’abitato di Lardaro, e Forte Corno, in posizione di poco più elevata, oltre al caposaldo trincerato di Forte Clemp in Val Rendena, a monte di Sant’Antonio di Mavignola, tra Pinzolo e Madonna di Campiglio. Nei pressi di Lavarone si trova il Forte Belvedere-Gschwent, una tra le più grandi fortezze austro-ungariche di montagna, realizzata tra il 1908 e il 1912,  e oggi uno tra i musei ed i siti della prima guerra mondiale più visitati in Trentino e in Italia. In Valsugana dovrebbero presto aprire al pubblico, dopo importanti lavori di restauro, il Forte di Tenna e la sua opera gemella sul Colle delle Benne, edificati dai genieri austro-ungarici per proteggere il fianco meridionale dell’Impero, come ultima difesa della Valsugana e di Trento. Estrema linea di difesa contro un’eventuale offensiva austro-ungarica fu il “trincerone” italiano di Grigno, interessato da un ampio progetto di recupero volto alla salvaguardia di postazioni e capisaldi presenti in quest’area.

Spostandoci verso est arriviamo sul Carso, l’altipiano roccioso, dai colori unici, che da Gorizia digrada verso il mare di Trieste e che promuove il circuito turistico Carso 2014+. Un vero e proprio museo a cielo aperto che parte da Borgo Castello di Gorizia, sede del Museo Provinciale della Grande Guerra,e raggiunge la Zona Sacra Monte San  Michele, la cima più alta del Carso, teatro di aspri combattimenti nel 1916. Qui si visitano il museo storico, alcuni camminamenti e le cannoniere ospitate nelle caverne. Spettacolare l’imponente ingresso dello Schönburgtunnel, costruito dagli austriaci. A cavallo tra i comuni di Savogna d’Isonzo e Doberdò del Lago si incontrano invece le Cannoniere del Monte Brestovec, raggiungibili con una breve passeggiata.  Qui, all’interno di un ampio balcone roccioso, si trovano otto postazioni per cannoni recentemente restaurate e collegate da un’ampia galleria illuminata, con alcune opere ambientali.

Nei dintorni si riconoscono trincee, bunker del periodo della Guerra Fredda e un antico castelliere celtico. Sulle alture attorno a Monfalcone si visita il Parco Tematico della Grande Guerra mentre, nei pressi di Fogliano Redipuglia la locale Pro Loco organizza i Percorsi di Pace: visite guidate nei luoghi dei combattimenti, tra fortificazioni, trincee, gallerie, cimiteri di guerra e cappelle. Le tracce della Grande Guerra in Friuli Venezia Giulia non si trovano solo sulla terraferma, ma anche in mare e in particolare nelle lagune di Marano e Grado, che all’epoca si trovavano proprio al confine tra fra il Regno d’Italia e l’Impero austro-ungarico. Qui gli itinerari proposti ripercorrono, navigando in battello, i luoghi storici che sono stati importanti durante la Prima Guerra Mondiale, e offrono l’opportunità di  comprendere vari aspetti delle strategie militari, dall’organizzazione degli approvvigionamenti alle modalità di collegamento via acqua di due importanti fronti, quello dell’Isonzo e quello del Piave.

Visite guidate in altri luoghi interessati dal conflitto sono organizzati dall’associazione èStoria  che, con lo Storiabus, propone percorsi storico-culturali attraverso i luoghi della Prima Guerra Mondiale, per ricordarne, cent’anni dopo, battaglie e accadimenti che segnarono indelebilmente la memoria collettiva.

di Giuseppe Ortolano da repubblica.it