Categorie
curiosità società turismo ultime notizie

Liverpool a rischio demolizione la casa di Ringo Starr

La casa natale di Ringo Starr rischia la demolizione
Mobilitati i fan dei Beatles contro il comune di Liverpool

La casa natale di Ringo Starr, il batterista dei Beatles, rischia di essere demolita nel quadro di un progetto di rinnovamento di un intero quartiero dal comune di Liverpool. Ma il segretario di Stato britannico per l’edilizia, preoccupato per la possibile scomparsa “del luogo di nascita del batterista del gruppo più famoso del mondo”, ha chiesto alle autorità comuniari di riconsiderare la loro decisione.

Il comune di Liverpool intende demolire 445 case costruite prima del 1919, tra cui quella del numero 9 di Madryn Street, dove è nato Ringo Starr, nel quadro di un progetto per la costruzione di nuove abitazioni. Secondo un portavoce comunale, le case in questo sono in uno stato di totale sfacelo ed è impossibile ristrutturarle. Ma i fan dei Beatles e l’associazione “Save Britain’s Heritage” non sono dello stesso avviso.

L’associazione ha chiesto al ministro per l’edilizia di intervenire e il segretario di Stato Grant Shapps ha scritto al comune. Richard Sarkey, questo il vero nome di Ringo Starr, è venuto alla luce il 7 luglio 1940 al numero 9 di Madryn Street, ma poi ha vissuto per molti anni in un’altra casa situata nelle vicinanze, al numero di 10 di Admiral Grove.

da APCOM.NET


Categorie
Italia società turismo ultime notizie

Salsomaggiore dice basta a Miss Italia?

L’Ascom: “Miss Italia? No grazie”. Gli associati bocciano il rinnovo

«Miss Italia: la tua avventura a Salso finisce». Di recente l’Ascom ha effettuato un sondaggio fra i propri operatori economici del centro storico con l’obiettivo di raccogliere, nello specifico, pareri e opinioni in merito a Miss Italia: oltre il 60% si è detto favorevole a dire addio al concorso.

I dati sono stati presentati ieri dal presidente dell’Ascom di Salso Luciano Marzolini e da Claudio Franchini, responsabile Area servizi associativi Ascom Parma. Presenti anche il sindaco Tedeschi, l’assessore alle Attività produttive Urbini e Mariella Cantarelli dirigente del Settore turismo del Comune.

Dalle interviste effettuate su 74 esercenti, è emerso che il 61% si dichiara «favorevole all’abolizione del concorso a condizione che i relativi stanziamenti siano destinati ad altre iniziative promozionali»; il 28,4% si è dichiarato «contrario all’abolizione di Miss Italia», mentre l’8% ritiene che la manifestazione non debba in ogni caso svolgersi a Salso.

I risultati emersi confermano dunque quanto più volte sostenuto dal presidente Marzolini: «Il concorso è un evento che a nostro parere ha esaurito la propria esperienza a Salso, poiché la ristrettezza di mezzi economici richiede di investire in eventi che abbiano una più diretta connessione con la natura e l’attrattività turistica della città – spiega Marzolini -. Siamo quindi a chiedere all’amministrazione un tavolo tecnico urgente per portare avanti altre iniziative promozionali del territorio». «E’ ovvio, risulta evidente dall’indagine, che debba esservi però certezza sulla destinazione dei mezzi economici e finanziari, oggi impegnati per Miss Italia, in altre attività promozionali».

Per Franchini «Salso è una località con molte potenzialità da esprimere: serve quindi un preciso progetto di rilancio che gestisca in modo coordinato l’organizzazione e la promozione di eventi alternativi e di grande attrattiva sul territorio».

da GAZZETTADIPARMA.IT

Categorie
società turismo ultime notizie

Turismo e chirurgia estetica

Turismo estetico, ne vale la pena?
Parla il prof. Pietro Lorenzetti

Se seguite e vi aggiornate sulle ultime tendenze in fatto di medicina e chirurgia estetica, avrete sicuramente sentito parlare di “turismo estetico”, che unisce un intervento di chirurgia plastica ad una vacanza, scelta principalmente per motivi economici e promossa in Rete da vere e proprie agenzie di turismo che propongono località esotiche per una convalescenza al riparo da occhi indiscreti. Un trend nato negli anni Ottanta, che vedeva un flusso di “migrazione chirurgica” verso il Sudamerica, Brasile in particolare. Una tendenza arrestatasi negli anni Novanta con la ripresa economica e la democratizzazione della chirurgia e ripresa ora in tempi di crisi complice una agguerrita concorrenza internazionale.

“I colleghi stranieri, specialmente dei paesi in via di sviluppo, India e Russia comprese, hanno intuito come il cliente straniero potesse rappresentare un business interessante” spiega il Professor Pietro Lorenzetti, Direttore Scientifico dell’Istituto Villa Borghese di Roma.

In Sudafrica è possibile acquistare un lifting, una liposuzione e un safari con un fuoristrada 4X4 a circa 12mila dollari. Honduras e Giamaica offrono chirurgia e riposo sulle loro spiagge cristalline a seguito magari di interventi multipli nella stessa seduta operatoria in modo da risparmiare sui costi dell’anestesia e della sala operatoria. Un tour operator specializzato offre la scelta di oltre 80 cliniche private in Tunisia. L’Asia non è da meno e propone chirurgia plastica ma anche trattamenti per la fertilità e chirurgia dell’obesità. In Libano la zona dove sono concentrate le cliniche private è stata ribattezzata “Silicon Valley”, in Kenya l’intervento si prenota alla reception dell’hotel. L’Est europeo invece è leader di mercato per i trattamenti odontoiatrici.

Ma su cosa si risparmia? E a cosa non si presta la dovuta attenzione?
“Io credo sia piuttosto intuitivo capire come proporre una vacanza in fuoristrada in luoghi pieni di sabbia e polvere, tra gli scossoni di un’auto sia quanto di meno consigliabile dopo un intervento, per non parlare di mare e sole se si hanno suture fresche e fasciature. Il clima caldo umido di alcune località è poi assolutamente sconsigliato in molti interventi che non a so vengono eseguiti nella stagione più fredda” – sottolinea il Prof. Lorenzetti – “La dimissione spesso avviene la sera stessa dell’intervento, i controlli post operatori sono al minimo. Queste organizzazioni e i loro medici hanno poco da perdere, sanno che vedranno quel paziente una volta sola e cercano di massimizzare il risultato. Un importante elemento per cui si spende meno sono i materiali impiegati: dalla marca delle protesi, al bisturi, al filo di sutura. Se calcoliamo che il prezzo medio di una coppia di protesi della migliore qualità è di circa 1500 – 2000 euro, come è possibile far pagare 2.500-3.000 euro l’intero intervento?”.

Ecco quindi che per essere competitivi si risparmia sui materiali e si rinuncia a garanzie, sicurezza, formazione.

da LUXGALLERY.IT