Crolla il turismo in Slovenia ?

Crisi in Slovenia, ora crolla il turismo
Cali in doppia cifra nel primo quadrimestre dell’anno. E gli italiani snobbano le rinomate terme. Lavoratori in allarme

di Mauro Manzin

eclissi 4 gennaio 2010 studencice sloveniaUn nuovo settore in crisi in Slovenia. È quello del turismo, soprattutto quello termale e del wellness finora vero e proprio fiore all’occhiello dell’offerta slovena agli ospiti stranieri, italiani in prima fila che, lo ricordiamo, capeggiano la classifica dei visitatori della vicina repubblica. Il grido d’allarme è stato lanciato dagli operatori del settore dopo la formalizzazione dei dati relativi ai primi quattro mesi dell’anno. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno il calo delle presenze è pari al 3% mentre i pernottamenti calano del 5%. E tutto questo all’inizio della vera e propria alta stagione turistica. E i lavoratori sono preoccupati e chiedono un urgente incontro con il governo.

Dicevamo delle terme, che sono il vero e proprio cavallo da parata del turismo sloveno, ebbene il calo riscontrato nel primo quadrimestre del 2013 è pari al 6,6% mentre i pernottamenti fanno segnare un preoccupante -9,2%. E gli italiani? Segnali preoccupanti anche dal Belpaese: nei primi 4 mesi del 2013 sono arrivati in Slovenia il 16% in meno rispetto allo stesso periodo del 2012 e alle terme il calo è stato addirittura del 18%.Il direttore dell’Associazione degli operatori termali della Slovenia, Iztok Altbauer spara diritto al bersaglio: «I problemi vanno ascritti – dichiara al quotidiano lubianese Dnevnik – ai tagli riservati alla promozione turistica ma anche nella nascita dell’Agenzia Spirit, sotto la cui egida è confluita dal 1 gennaio scorso anche l’Ente turistico della Slovenia (Sto)». «L’Agenzia – prosegue – è ora emarginata è fondamentale renderla nuovamente indipendente e poi i lavoratori del turismo chiedono immediatamente un incontro politico al massimo livello per discutere dei problemi di cui il settore soffre».

«Premier ci restituisca la Sto», ha scritto al primo ministro Alenka Bratušek già nel mese di aprile Tone Matjaši›, direttore dell’agenzia Panoramic Travel Group precisando altresì che «la Sto è stata distrutta, ora abbiamo una certa agenzia Spirit che da sola non sa che cosa deve fare. La Spirit è per il turismo sloveno evanescente come uno spirito. Ora la Sto è una sua costola che non ha alcuna energia nè tantomeno denaro e che si può affidare solo ai fondi europei». Matjaši› non demorde. «Ora si sta avverando quello che io avevo pronosticato mesi fa – afferma – da quando la Sto è stata affiliata all’Agenzia pubblica per l’imprenditoria e gli investimenti esteri (Japti) nonché all’Agenzia pubblica per lo sviluppo tecnologico (Tia) abbiamo perso il collegamento con l’economia turistica». «Ma il governo – conclude – non sta facendo niente anzi, sta svolgendo una politica che determinerà un rincaro delle tariffe come l’aumento dell’aliquota dell’Iva , delle tasse turistiche e sta addirittura pensando a un balzello per i vettori di autobus stranieri che transitano sul nostro territorio nazionale. Così facendo il turismo sloveno precipiterà nella stessa voragine in cui sta morendo l’intera economia del Paese».

Con Matjaši› concorda anche Marjan Batagelj, presidente del consiglio di amministrazione delle Postojnske jame (Grotte di Postumia). «Il turismo occupa un capitolo a sè nel quadro economico del Paese – spiega – e non dimentichiamo che costituisce il 12% del Pil del Paese, per funzionare va trattato autonomamente e deve essere in grado di gestire la sua politica promozionale. La Sto deve quanto prima ridiventare indipendente». Ma il governo sembra proprio non avere fretta. Il ministro dell’Economia, Stanko Stepišnik che ha la delega sul turismo parla chiaro: «L’Agenzia Spirit ha iniziato il suo lavoro solo lo scorso 1 gennaio e quindi ritengo che bisogna attendere fino alla fine dell’anno per stilare un bilancio del suo operato e decidere se mantenere la sua struttura oppure scioglierla». Ma non esclude che in futuro la Sto ritorni indipendente.

da ilpiccolo.gelocal.it

Bohinjska Bistrica Slovenia i mondiali di pesca

La solitudine del pescatore ai mondiali in Slovenia
Nel silenzio delle colline slovene di Bohinjska Bistrica si sono tenuti lungo il fiume Sava i campionati mondiali di pesca alla mosca. Circa duecento partecipanti provenienti da oltre trenta paesi si sono affrontati circondati da paesaggi mozzafiato

da kataweb.it

Visitare Lubiana

Lubiana. Bianco che ammalia
A zonzo nella piacevole e sottovalutata città slovena. Tra edifici candidi, statue che rievocano amori passati, acqua e stile liberty. Rigorosamente a piedi

Si potranno guardare per sempre, con la città che ruota intorno al loro amore promesso ma mai realizzato. Lui è France Prešeren, il più grande poeta sloveno, padre della lingua e autore della poesia da cui è tratto l’inno nazionale. Lei è Julia Primic, figlia di un ricco uomo lubianese e per questo inarrivabile per uno scrittore con problemi di alcol, diventato celebre solo dopo la sua morte.

Il loro sguardo d’amore, nelle due statue che oggi si guardano nella piazza principale di Lubiana (piazza Prešeren appunto) tengono a battesimo una città il cui nome, in sloveno, suona molto simile ad “amata”. Ci piace iniziare a raccontarla così, la capitale di questo Stato indipendente da poco più di 20 anni ma lanciato verso l’Occidente con successo senza uguale tra i paesi dell’ex blocco socialista. Membro dell’Ue dal 2004, la Slovenia ha adottato l’euro nel 2007. E Lubiana è una gioiellino con quasi 300mila abitanti, a soli 100 chilometri dal confine italiano (Trieste o Gorizia), alla stessa distanza tra il mare e le alpi.

Qui, in tre giorni, il tempo è cambiato almeno sei volte: “E’ sempre così ad aprile”, spiega la proprietaria di un bar del centro. “Bisogna venire a giugno, luglio e agosto per godersi le belle giornate”. Una commistione di generi architettonici si snoda per il centro, dal diffusissimo liberty ai più austeri edifici del periodo jugoslavo. Ma le opere migliori della città hanno tutte la stessa firma: Joze Plečnik, l’eclettico architetto che tra le due guerre ne ha rivoluzionato lo stile e l’anima. Dopo lo sguardo eterno tra France e Julia, quello di Plečnik è il secondo sguardo che segna Lubiana, la ‘bela Lubiana’ (che significa bianca) per il colore chiaro dei suoi palazzi.

In città ha fatto praticamente tutto lui, a partire dal caratteristico Triplice Ponte di piazza Prešeren fino al porticato stile agorà del mercato centrale. E poi chiese, palazzi, conventi, fino all’imponente Biblioteca universitaria. Girare per il centro – completamente pedonale – è un piacere per lo spirito. La tranquillità che si respira, tra le bancarelle del mercato, prendendo un caffè nei frequenti bar con tavolini al centro della strada, lungo le rive alberate della Ljubljanica, è rigenerante. D’obbligo una tappa al castello. E anche se vi piacesse molto camminare in salita, il consiglio è salire con la funicolare: si arriverà così non all’entrata del castello, bensì sotto, tra le fondamenta.

Un altro sguardo insolito garantito ai visitatori, per poi salire sulla torre più alta. Piacere questo riservato a chi non soffre di vertigini: la ripida salita a chiocciola darà fastidio anche a chi ha lo stomaco più resistente, ma dall’alto il panorama vi ripagherà dello sforzo. In breve, Lubiana è una città che merita abbondantemente due giorni del vostro tempo. E può essere usata come base per girare la Slovenia, paese dai panorami mozzafiato. Se invece avete poco tempo, e siete solo di passaggio, affidatevi ai tour gratuiti organizzati da Ljubljiana Free Tour (per gli orari, il link). Non chiedono nulla se non una mancia: ma sono soldi ben spesi. “Da dove viene?” ci chiede Eva. “Da Roma? Strano, di italiani qui a Lubiana arrivano solo dalle città vicino al confine”. Ed è un vero peccato.

di Alessio Sgherza da corriere.it