Archive for Scozia
Google Earth fotografa il mostro di Loch Ness
Posted by: | CommentsGoogleMaps scova mostro Loch Ness
Compare in una foto scoperta da 25enne
GoogleMaps potrebbe aver scovato per caso il mostro di Loch Ness: alle coordinate 57.214517N,4.57065W il software di mappatura di Google mostra infatti un oggeto non identificato che a una prima occhiata potrebbe sembrare un grosso calamaro, ma quei “tentacoli” potrebbero essere semplicemente la scia lasciata sull’acqua dal movimento della testa del mostro. “Un’immagine intrigante”, ha commentato Adrian Shine, ricercatore del Progetto Loch Ness.
La fotografia di Nessie è stata scoperta da un 25enne di Nottingham che stava navigando su Internet e scorrendo le immagini di GoogleMaps: “Quando ho visto la creatura nel lago – ha raccontato Jason Cooke al Sun – non potevo credere ai miei occhi: quella cosa in mezzo all’acqua è uguale alla descrizione di Nessie”.
Un avvistamento che ha ridato fiducia ai sostenitori dell’esistenza del mostro di Loch Ness: all’inizio dell’anno, infatti, era stato detto che i cambiamenti climatici potrebbero aver ucciso Nessie, poiché non vi erano stati più avvistamenti credibili negli ultimi 12 mesi; e il famoso “cacciatore di mostri” americano Bob Rines aveva sostenuto che le condizioni ambientali non consentivano più la sopravvivenza del rettile.
da TGCOM
Turismo e guide del Vino
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Basta un buon bicchiere di vino a tirare su il mattone. Nei territori italiani a più alta vocazione vitivinicola il mercato immobiliare non sembra conoscere crisi. Relais a cinque stelle, casali di lusso, spa di vinoterapia e cantine d’autore. Tutto grazie all’attività di alcune aziende vinicole che, come moderni mecenati, scelgono di investire sullo sviluppo di un territorio. Non mancano i progetti, realizzati e su carta, che puntano a rilanciare intere aree sotto l’insegna del “buon bere”, dove il vino rappresenta un fattore determinate nelle trasformazioni urbanistiche.
Sono più di 200 su 1.071 le cantine iscritte al Movimento per il turismo del vino che hanno sviluppato una agriturismo o una foresteria nelle vicinanze oppure all’interno delle loro tenute. Come riportato nel servizio pubblicato su Casa&Case del 13 giugno, alcune hanno aperto un vero e proprio albergo e promuovono lo sviluppo del territorio circostante: Villa Contessa Rosa di Fontanafredda in Piemonte; Castello Banfi e il relais Borgo Scopeto in Toscana; il relais Le Tre Vaselle in Umbria; Villa Donna Lisa in Puglia; Villa Matilde in Campania, ed altri ancora. L’azienda Masciarelli sta terminando una struttura ricettiva in Abruzzo, Mastroberardino ha appena aperto un relais con campo da golf ad Atripalda.
Un esempio calzante è il Borro dei Ferragamo, la tenuta di oltre settecento ettari di proprietà di Ferruccio Ferragamo che prende il nome dall’antico borgo medievale in cui si trova nel Valdarno, a pochi chilometri da Firenze: abbandonato per più di mezzo secolo oggi è completamente rinato grazie agli investimenti della famiglia e diventato un polo di attrazione turistica, con appartamenti in affitto, botteghe artigiane, cantine, case coloniche e una villa da sogno. Le vecchie case coloniche sono state ristrutturate e arredate con camini e mobili antichi, e si possono affittare a settimana (da 1.400 a 1.800 euro per 4 persone). E l’anno scorso è stata la volta di altre tre residenze di lusso: il Podere Chiocci Alto (due edifici con piscina privata, da affittare interamente) e i due appartamenti Borro Cipriani e Borro Principessa.
A Torgiano (Pg) la famiglia Lungarotti, che nel 1978 ha aperto un hotel 5 stelle e il museo del vino, sta per inaugurare la vinoterapia:
«Oggi l’albergo conta 70 stanze e a settembre apriremo la spa – afferma Chiara Lungarotti -. Spinti dai nostri stessi clienti abbiamo deciso di fare un investimento sul benessere, sempre legato al tema del vino». Bagni tonificanti nel vino, prodotti a base di uve ed estratti naturali, tisane rilassanti a base di foglie di vite rossa, un business che arriva dalla Francia, dove Caudalìe ha inventato per primo la vinoterapia nella regione di Bordeaux nel 1999, oggi presente in franchising in varie parti del mondo.
Sempre a Perugia, il piano di sviluppo aziendale dei Todini prevede la riorganizzazione degli spazi all’interno della grande tenuta di Collevalenza, nel comune di Todi: dopo il relais e la nuova cantina – completata a maggio dello scorso anno – è ora prevista la costruzione di tre borghi caratteristici con 12 unità abitative ciascuno attraverso il recupero di strutture rurali pre-esistenti e di 13 ville unifamiliari. Il tutto per un investimento stimato intorno a 17 milioni di euro. «Abbiamo dei casolari in disuso, dopo il recupero, si può anche pensare di dismetterne una quota – afferma Stefano Todini -. Ad oggi sono già state ottenute le prime autorizzazioni e l’obiettivo è quello di iniziare i lavori dopo l’estate e, comunque, prima della fine dell’anno».
Una moda, quella del turismo enologico, che ha preso piede anche oltreoceano. È di ieri la pubblicazione di uno speciale sul Wall Street Journal sulle “regioni del vino” , che passa in rassegna alcuni dei più noti siti tematici: il Washingtonwine con mappe e fotografie dettagliate sull’area della capitale statunitense; la Rhone Valley francese; l’ Illinoiswine che raccoglie informazioni su oltre 70 cantine; il Pasowine per la California; il Virginiawines dove si può scaricare una guida informativa illustrata; l’Oregonwine per pianificare un viaggio d’esplorazione in Oregon; il wineriesofniagaraonthelake offre una sezione “Tour and Taste” dove è possibile pianificare l’itinerario del proprio viaggio.
da IL SOLE 24 ORE
Matteo Marzotto infligge un duro colpo al Turismo Veneto
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Il vicegovernatore del Veneto Franco Manzato e gli operatori del settore turistico criticano aspramente il presidente dell’Enit, Matteo Marzotto per le dichiarazioni di ieri al Gazzettino («Il turismo è una miniera che il Veneto sfrutta poco e per le vacanze meglio andare al Sud»).
«Non doveva dire quelle cose. Se si parla di “sistema Italia” lo si deve fare in modo unito aggredendo i mercati internazionali – attacca Manzato che è anche assessore regionale al Turismo – i nostri problemi interni devono essere risolti in casa, senza prese di posizione distanti soprattutto da una Regione, come il Veneto, che rappresenta il 20% del turismo in Italia. Non voglio fare il discorso “Sud contro Nord”, ma preferirei che chi rappresenta l’Italia invece di criticare parlasse di grande “made in Italy”. Noi come Veneto puntiamo specialmente su quello. E basta guerra tra poveri, discorsi come quelli di Marzottto del tipo “io vado in vacanza al Sud” fanno perdere il nocciolo della questione ovvero la promozione del ‘made in Italy’».
E se il vicegovernatore non è contento delle parole del presidente dell’Enit, dal capoluogo sono bordate. In un momento in cui il turismo latita per la crisi mondiale, gli operatori economici veneziani giudicano quelle di Marzotto «dichiarazioni per una nuova e gratuita bordata contro una città che fa fatica ad uscire da stereotipi ormai consolidati e non sempre giustificati». «Fare polemica mi disturba sempre – esordisce il presidente dell’Apt di Venezia, Renato Morandina – però quello che ha detto il presidente dell’Enit è grave. Marzotto, che dovrebbe conoscer bene la città anche per le frequentazioni di sua madre, non deve rilasciare dichiarazioni
che gettano una cattiva luce su uno dei poli attrattivi del turismo italiano. L’Enit manda 200 giornalisti l’anno a Venezia per promuovere il nostro turismo e poi il presidente fa queste uscite? È pur vero che Venezia ha dei problemi, ma non è in questo modo che si aiuta la città».
Marzotto precisa che Venezia è “massificata”: «Brutto termine, sembra che qui si massifichino i cervelli. L’Enit piuttosto faccia squadra con noi per migliorare l’immagine di Venezia, non per darle questi colpi».
Critico e perplesso anche il presidente dei commercianti veneziani Roberto Magliocco: «Un presidente dell’Enit che si sbilancia in tal modo credo debba almeno rivedere il suo ruolo. Fortunatamente non la pensano così i milioni di visitatori che vengono tutti gli anni. Non sono contrario alle critiche e quando sono costruttive sono benvenute, ma queste sono solo distruttive e devono finire nel cestino». Insomma, per il presidente dell’Ascom, il problema starebbe nella solita critica generica a Venezia per via dei “troppi turisti”. «Se avesse fatto qualche proposta, ne saremmo lieti. Poteva anche dire, che so, “vengo d’inverno perché non c’è confusione”. Chi
fa il presidente del turismo deve sapere che si deve convivere col turismo e la ricchezza che esso porta comporta anche qualche disagio».
Un altro attacco arriva da Ernesto Pancin (Associazione esercenti) che associa un migliaio tra bar e ristoranti. «”Non verrò certo in vacanza a Venezia” dice Marzotto. L’avesse detto il ministro del turismo francese, capirei. A me sembra che il presidente dell’Enit abbia idee confuse. Dice che il territorio si deve emancipare da Venezia e poi che bisogna fare squadra. Si decida. Venezia mai come in questo momento è legata al resto del Veneto, agendo da capofila per il territorio. Lo riconosce anche il vicegovernatore Manzato della Lega che c’è collaborazione col vicesindaco della città Michele Vianello (Pd) sulle prenotazioni online. È insomma l’esatto contrario di ciò che dice Marzotto. Ma forse il non venire a Venezia lo rende disinformato di quello che avviene in questa realtà. E poi, parla di marketing che non funziona. E l’Enit che ci sta a fare?» conclude Pancin. CONTINUA
da IL GAZZETTINO
Turismo insolito in Turchia
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E se la Turchia in Europa entrasse in autobus? C’è anche un filo di gratitudine in questo pensiero, mentre fuori dai finestrini corre l’autostrada Istanbul-Ankara illuminata dalla luna. I posti in fondo alla corriera per Goreme sono tutti occupati dai pochi turisti diretti in Cappadocia, visto che siamo ancora fuori stagione. Tre coreani chiacchierano tra loro, più avanti tre americane che ronfano da quando il bus era ancora in stazione, in fondo una coppia – lei australiana, lui britannico – legge guide e gioca con un navigatore satellitare. Nel brusio silenzioso del bus notturno, la cosa che colpisce di più è proprio il mezzo di trasporto.
Sembra appena uscito di fabbrica, la pulizia è maniacale, la comodità invidiabile, il servizio attento e continuo. Un ragazzo fa avanti e dietro tra le
due file di doppi sedili offrendo acqua e bevande calde a tutti, l’insonorizzazione è perfetta, a parte un bambino che strilla nelle prime file e un turista che russa nelle ultime. Anche le strade sono in ottime condizioni, e il viaggio è piacevole per quanto lungo: quasi dodici ore per arrivare in Cappadocia. Novanta minuti vanno via nelle due soste, in autogrill-fantasma dove i soli clienti sembrano essere i servizi di trasporto di linea. Decine di pulmann allineati, centinaia di passeggeri assonnati che si aggirano tra bar, minimarket, sala da te e “tuvalet”, i bagni, rigorosamente a pagamento e probabilmente il business più fiorente delle aree di servizio turche. Il turismo che impazza, però, non è sempre un bene. Almeno secondo Isa, che pure di mestiere fa il gestore dello “Shoestring cave hotel” di Goreme. Sorride dietro gli occhiali scuri sorseggiando un caffé al latte nella corte del suo albergo, le cui 17 camere sono quasi tutte scavate nel tufo dei “camini delle fate”, le curiose formazioni rocciose che circondano la città, il cui parco nazionale è patrimonio mondiale dell’Unesco.
Isa è nato qui, 35 anni fa. Ma prima di tornarci ha girato il mondo,
lavorando anche per qualche anno a Tokio. “Rispetto a quando ero bambino – racconta – qui tutto è cambiato, a parte la bellezza dei luoghi. I turisti si sono decuplicati, ma è la gente del posto che è cambiata, che ha messo da parte le tradizioni e il proprio stile di vita per venire incontro al business. Un tempo chi visitava questo paesino poteva avere un’idea reale della vita in Cappadocia, ma ora è impossibile farlo, a meno di non andare nelle campagne. Qui ormai tutti o quasi parlano inglese, e vogliono venderti qualcosa”. Ed è sempre in autobus che la Turchia si allontana dall’Europa. Dai finestrini della corriera che da Kayseri, in Cappadocia, porta a Van, in Anatolia Sudorientale, non c’è più il paese moderno e occidentale incontrato tra Istanbul e Goreme, ma paesaggi lunari, bellissimi e selvaggi, città e villaggi meno abituati non solo al turismo di massa, ma anche al turismo tout-court. Van, per esempio. Una grande città che era sul percorso dell’hippie trail, e che per un decennio ha visto passare backpackers e viaggiatori dal suo porto e nella sua stazione, diretti al confine per l’Iran. Mentre fuori nevica, nonostante sia aprile inoltrato, l’ufficio turistico della città è chiuso. C’è solo un custode gentile che non parla che turco, si stringe nelle spalle e sorride. Questa città antica è famosa nel mondo per i suoi gatti, bianchi e con gli occhi di colore diverso, ma ora anche i felini locali in strada non si vedono.
Un “turista” ormai qui è merce piuttosto rara, persino i poliziotti sono increduli: “Italians?”, domandano, e invece di indicarti la fermata del
minibus ti ci accompagnano, entusiasti. La vera sorpresa, Van la riserva con il suo castello, una fortezza di quasi 3000 anni che domina la città su una collina tra il lago e il centro. È da mozzare il fiato la vista a strapiombo sull’area archeologica dell’antica Van, la cui pianta emerge come un reticolato verde che disegna strade e edifici, fantasmi di un tempo, ora coperti dall’erba su cui pascolano mucche e pecore, tra moschee in rovina. Peccato che la manutenzione del sito non sia impeccabile, e che decine di ragazzini scorrazzino tra le rovine smontando pietre e tirandosele contro. Ma sul punto più alto della cittadella, svetta un monumentale quadruplo profilo di Ataturk, rivolto ad ogni punto cardinale. Anche qui, nel cuore dell’Anatolia selvaggia e rurale, in questa città dal cuore curdo, così lontana da Bruxelles, tra minareti e donne avvolte negli chador, il cuore laico e liberale della Turchia fa sentire il suo battito.
da IL GIORNALE
Top 10 Turismo Enogastronomico
Posted by: | CommentsIl turismo enogastronomico sta crescendo, mentre le aziende vinicole di tutto il mondo incrementano i propri servizi offrendo ai visitatori cibo di qualità, accompagnato alle degustazioni di vino.
Forbes.com ha stilato la classifica delle 10 migliori destinazioni internazionali per il vino con la collaborazione di George Taber, autore di “Alla ricerca di Bacco: vagando nel meraviglioso mondo del turismo enogastronomico”
La lista comprende:
1. Castello Banfi, Toscana, Italia
L’azienda vinicola di Banfi è stata fondata da John Mariani, un importatore americano di vino. E’ uno dei vigneti più belli della Toscana, vanta un meraviglioso castello con due grandi ristoranti e una sala di degustazione di vino, e offre ai turisti una visita delle cantine.
2. Montes, Valle di Colchagua, Cile
Montes è tra i produttori di vino cileni più noti, ma non ha perso il suo carattere eccentrico. “E’ l’unica azienda vinicola che conosco in tutto il mondo dove i vini vengono invecchiati con dei canti gregoriani in sottofondo”, dice Taber.
3. Ken Forrester, Stellenbosch, Sudafrica
Stellenbosch è considerata una delle più belle aree vinicole del mondo, con un clima mediterraneo e un panorama che ricorda la valle di Napa, ma senza la folla. Il produttore Ken Forrester si è recato diverse volte nella valle della Loira in Francia prima di applicare la propria esperienza in Sudafrica.
4. Fournier, Mendoza, Argentina
Questi vigneti si trovano a sole 10 miglia dalle Ande, e “sullo sfondo si vedono le montagne innevate tutto l’anno”, spiega Taber. L’azienda vinicola ha un design moderno, che fa pensare a una navicella spaziale atterrata in mezzo al deserto.
5. Leeuwin Estate, Fiume Margaret, Australia
Il Fiume Margaret è più vicino a Singapore che a Melbourne, quindi arrivarci richiede un lungo viaggio. “E’ un piccolo territorio che produce dei vini fantastici”, dice Taber. Il bellissimo panorama con foreste antiche è “talmente isolato che non è affollato, e si ricevono ottimi servizi”.
6. Felton Road, Otago centrale, Nuova Zelanda
Entrata relativamente da poco nel mondo del vino, la regione dell’Otago centrale è anche la zona vinicola più meridionale del mondo. Alcune aree, come la Valle di Gibbston, sono esteticamente più piacevoli di altre, come Bannockburn, il sito di Felton Road. Ma i grandi vigneti di Pinot Nero di Otago, come Carrick, Mt. Difficulty, Akarua e Felton Road, si trovano tutti nella zona di Bannockburn.
7. Bodegas Ysios, Rioja, Spagna
Questa zona è diventata famosa negli ultimi pochi anni per le architetture di Frank Gehry. Bodegas Ysios, progettata da Santiago Calatrava, richiama le montagne a cui dà le spalle. “Anche loro producono grandi vini”, dice Taber.
8. Quinta do Portal, valle di Douro, Portogallo
Per raggiungere questa azienda vinicola bisogna guidare su strade strette e ventose. Chi intende assaggiare più di un bicchiere di vino, farà bene a restare per la notte. “Hanno un hotel con panorami stupendi”, sottolinea Taber.
9. Castello di Lynch-Bages, Bordeaux, Francia
Bordeaux è noto per la produzione di alcuni dei migliori vini del mondo. Ma, fino a poco tempo fa, la regione non era particolarmente apprezzata dai turisti per le belle viste o per i servizi eccezionali. Lynch-Bages mette a disposizione oggi un hotel, ristoranti e negozi.
10. Peter Jakob Kuhn Oestrich, Rhein/Mosel, Germania
Questo è uno dei posti più romantici del mondo, con castelli sulla cima dei monti e aziende vinicole accoglienti e disponibili. I vini di questa azienda, dice Taber sono oggi migliori e più consistenti che mai.
da REUTERS ITALIA








