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Samoa Air : prezzo biglietto aereo in base al peso

IL BIGLIETTO AEREO? LO PAGHI IN BASE A QUANTO PESI: L’IDEA DELLA SAMOA AIR

Samoa_Air_biglietto_pesoIl costo del biglietto? Varia in base al proprio peso insieme a quello del bagaglio, e alla lunghezza della tratta da percorrere. L’iniziativa è della Samoa Air, piccola compagnia attiva dal 2012 per i collegamenti nell’arcipelago del Pacifico nella regione della Polinesia.

La compagnia chiede ai passeggeri di dichiarare il proprio peso quando si fa la prenotazione online e calcola la tariffa in base alla propria mole, a quella stimata del bagaglio e alla lunghezza del viaggio. Al momento del check-in, per evitare frodi, il passeggero viene pesato proprio come accade per la valigia.

Samoa Air ha introdotto la novità a novembre scorso ma di recente ha attirato l’attenzione dei media perch‚ dalla scorsa settimana ha iniziato a operare anche voli internazionali, in realtà solo verso le Samoa Americane, arcipelago vicino che però appartiene agli Stati Uniti.

La compagnia fa pagare fino a circa 0,57 dollari Usa per chilo (0,44 euro circa) per voli domestici e poco più di un dollaro a chilo per la sua tratta internazionale alle Samoa Americane. I bambini sotto i 12 anni pagano in media meno degli adulti, ma sempre in base al peso.

da leggo.it

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Polinesia low cost : Tahiti, Moorea, Bora Bora e Maupiti da visitare

Polinesia. Sogno possibile
Dormire in piccoli hotel, camping o pensioni. Spostarsi tra le isole in traghetto. Guida alla vacanza “per tutti” negli atolli più cari del mondo

di Eva Grippa

Se è vero che gli eschimesi hanno decine di parole per descrivere la neve, viene da chiedersi se i polinesiani ne abbiano altrettante per definire le sfumature del loro mare. Celeste, turchese, azzurro, indaco, oltremare, cobalto, lapislazzulo… non c´è da meravigliarsi se la Polinesia francese abbia conquistato perfino rudi marinai e documentaristi come Folco Quilici. Sarà per il mito o per i racconti di chi c´è stato, fatto sta che questi atolli sono tra le destinazioni più sognate al mondo. Ma anche tra le più care. Eppure, con un po´ di intraprendenza, anche un´altra Polinesia è possibile.

Se cercate pacchetti low cost spostate lo sguardo dall´altro lato del mappamondo: questi atolli sono dispersi nel Pacifico, quindi già il viaggio costa come una settimana a Sharm el Sheik. Il punto è ottimizzare i costi e ridimensionare la spesa per il soggiorno. La Polinesia dista ventiquattr´ore di volo dall´Italia, quindi quindici giorni è il tempo di permanenza minimo per affrontare il viaggio (e le dodici ore di fuso). Ed è anche il tempo giusto per visitare tre isole, meglio se collegate via mare per evitare il costo, salato quanto il Pacifico, del biglietto AirTahiti. Si può cominciare da Tahiti, continuare nella verdissima Moorea, toccare la cerulea laguna di Bora Bora e terminare nella sperduta Maupiti. E soggiornare in piccoli hotel, camping o pensioni per spendere non più di 10mila franchi polinesiani al giorno.

TAHITI
È qui che ogni itinerario inizia, unico aeroporto internazionale e unica isola in cui respirare l´atmosfera della “vera” Polinesia – un mix di aria salmastra e fiori di tiare – che con le immagini dei dépliant non ha niente a che spartire: le spiagge non sono belle, la capitale, Papeete, nemmeno, eppure vale la pena fermarsi una giornata per andare a vedere la baia di Cook (set del film Gli ammutinati del Bounty) e il museo Gauguin, comprare perle nere al Marché de Pape´ete e ristorare il palato in una delle “roulotte con griglia” a place Vainete. Davanti al molo dove partono traghetti che in pochi minuti e franchi portano a Moorea.

MOOREA
È qui, finalmente, che si materializzano sotto gli occhi tutte le cose incredibili che sulla Polinesia raccontano: Moorea è un´isola che incanta, con le sue acque tanto trasparenti da poter contare le sfumature di colore d´ogni pesce fin dalla riva, le foreste di castagni arrampicate sul monte Mouaputa e le sabbie borotalcose. Tra le baie di Cook e Opunohu si trovano piccoli hotel, camping (da Nelson, posto tenda 8 euro) e pensioni. E poi, a Moorea, c´è sempre qualcosa da fare: con un motorino si può percorrerne il perimetro in poche ore, passando per il villaggio di surfisti Atiha per poi virare verso la route des ananas e da lì su fino al Belvedere. Se è un cuore da Robinson Crusoe quello che vi batte in petto, gettatevi in acqua per arrivare a nuoto (non c´è altro modo) al piccolo motu di fronte a Haapiti e gioire per il pesce alla brace dello snack Moea. E poi, Moorea offre una delle esperienze più emozionanti che la Polinesia possa offrire: Michael Pool, esperto di mammiferi marini, guida uscite in barca per scorgere il soffio di una delle balene che, da luglio a ottobre, si fermano al largo dell´isola per svezzare i piccoli al sicuro dai predatori. L´emozione di galleggiare accanto a un enorme cetaceo col suo cucciolo vale da sola un viaggio fin qui.

BORA BORA
La nostalgia che assale lasciando Moorea durerà poco se siete diretti a Bora Bora, considerato l´atollo più bello al mondo. L´acqua della sua laguna ha colori e sfumature impossibili da raccontare, i tramonti dietro il monte Otemanu lasciano tracce indelebili nel cuore. Sebbene sia difficile scindere l´immagine di Bora Bora con l´idea di lusso, e sebbene le insenature più belle appartengano ai resort sui motu Tofari e Piti Aau, è possibile avere una piccola fetta di paradiso per cifre modeste alloggiando in una pensione e mangiando cocco e pollo nelle roulotte a Vaitape. Potete dedicarvi all´esplorazione della paradisiaca laguna fin dalle prime ore del mattino, dando da mangiare alle razze o tentando la vera avventura: l´escursione fuori dal reef, dove si viene calati in acqua tra decine di squali, innocui anche se più grandi di quelli che popolano la laguna.

MAUPITI
Autentica, incontaminata, sabbia bianchissima e pochi turisti: la piccola Maupiti non offre nessuna avventura particolare se non l´insostenibile leggerezza del sentirsi lontani nello spazio e nel tempo. Ci si arriva via mare da Bora Bora, due ore di traversata tre volte a settimana. Niente bancomat, nessun resort di lusso, solo una striscia di sabbia circondata da giardini di corallo, una spiaggia – Tereia – che s´incendia al tramonto e una laguna che sembra una miniatura di quella della vicina Bora Bora, popolata da gigantesche mante. La natura detta il programma della giornata: se la marea lo consente ci si può spingere a piedi fino al motu Auira; se il Pacifico riposa si può fare snorkeling tra tartarughe e pesci farfalla. Ma l´avventura più bella è dormire in una pensioncina : raggiungibili solo in kayak, per sentirsi veramente liberi e soli al mondo.

da VIAGGI.REPUBBLICA.IT

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Visitare Tahiti

Tahiti, una perla tra le perle (nere)

L’arcipelago polinesiano è famoso per le sue elegantissime perle nere.

Simbolo di stile e di eleganza in tutto il mondo, la perla nera è anche uno dei simboli indiscussi di Tahiti. Tanto che in Polinesia Francese il Governo ha creato un gruppo di interesse economico a sua tutela: si tratta del GIE Perles de Tahiti che si occupa anche della sua promozione in tutto il mondo. Intorno alla perla nera, splendida, elegante, ricercatissima, sono nate anche tantissime leggende, alcune delle quali molto romantiche. Ecco, ad esempio, quella che racconta di come la Luna – Te’ava’e – brilli sopra l’Oceano Pacifico per attirare le ostriche verso la superficie dell’acqua, dove poi le impregna di rugiada celeste.

Levigate dal tempo, le ostriche ritornano fra gli abissi e serbano questo splendore celeste al loro interno: la piccola perla che ospitano diventa così diversa da tutte le altre perle del mondo, rivestita da un abito che brilla di blu, verde, rosa, oro tipico della perla nera della Polinesia Francese. O quella secondo cui le perle di Tahiti sono un dono del dio Oro, re del Firmamento. Quando Oro, dio di pace e di fecondità, scese sulla terra per trovare una moglie mortale, viaggiò lungo l’arcobaleno, le cui estremità erano il cielo e la terra. Man mano che Oro camminava lungo l’arcobaleno, quasi scivolasse su una tavola, alcune gocce di colore caddero dall’arco e così facendo mescolarono i loro colori e la loro luce al chiaro di luna. Rotolarono dolcemente verso il mare della Polinesia Francese, custodendo il loro prezioso contenuto, le perle nere. Ancora oggi le ostriche che riposano nei fondali dell’Oceano Pacifico sono guardiane delle perle, tesoro segreto e simbolo regale di Tahiti e le sue isole. Leggende a parte, fatto sta che i fondali marini della Polinesia Francese sono da millenni la culla naturale della perla nera, frutto della combinazione di animale e minerale: una varietà di madreperla unica al mondo, tanto delicata da aver bisogno di un ambiente lagunare incontaminato per svilupparsi.

Una perla che è da sempre simbolo di eleganza, di esotismo e sensualità e che, con questo potere unico, ha sedotto celebrità e icone della moda. Stilisti come Jean Paul Gaultier, Karl Lagerfeld, Alexander McQueen e molti altri l’hanno usata per le loro collezioni. Bellezze come Kate Moss, Sharon Stone, o Liz Taylor recentemente scomparsa, la indossano. Ma come sono queste famose perle? La forma delle perle nere di Tahiti varia parecchio: possono essere rotonde, semirotonde, semibarocche, a goccia, cerchiate, barocche. Anche le dimensioni contano: vanno da 7/8 mm a 21 mm di diametro. E la loro superficie può essere perfettamente liscia o presentare piccole imperfezioni più o meno evidenti. La brillantezza può essere eccellente, media o leggera. Perfino lo spessore delle valve può incidere sulla qualità della perla, sia esso molto spesso, spesso o fine. Da ultimo, è importante osservare il colore di fondo, i riflessi, i tratti e le sfumature.

DANIELA LAMI da lastampa.it