Traforo Frejus chiuso un ora per principio d’incendio

tunnel del frejusIl tunnel è rimasto chiuso per circa un’ora perchè le gomme di un tir avevano preso fuoco. Nessun ferito

Paura al traforo del Frejus per un principio di incendioAttimi di paura questa mattina per un principio d’incendio dentro il tunnel autostradale del Frejus. Intorno alle 10 la galleria tra Italia e Francia è stata chiusa al
traffico al chilometro 6 perché le gomme di un tir diretto a Bardonecchia hanno preso fuoco. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco del servizio di sicurezza in galleria e gli operatori della Sitaf. Alcune vetture di viaggiatori e turisti sono rimaste ferme dentro la galleria, in attesa che si risolvesse l’emergenza. L’incendio è stato domato nel giro di 40 minuti. Non ci sono feriti. Il tunnel è stato riaperto al traffico poco prima delle 11.

di FABIO TANZILLI   da repubblica.it

Monviso Notte Fucsia le due cordate femminili in vetta per ricordare Alessandra Boarelli che fece l’impresa nel 1864

elisa monopoli monvisoDue cordate fucsia per un primato: mille donne sul Monviso
Oggi la sfida promossa dal Cai a 150 anni dalla prima ascensione femminile: Alessandra Boarelli fece l’impresa nel 1864. In vetta con un paio di scorpe rosse, simbolo della lotta contro le violenze

Elisa Monopoli, ultrasettantenne di Arenzano, ha anticipato le cordate fucsia salendo sul Monviso pochi giorni fa
Due cordate di alpiniste, una dal rifugio Quintino Sella e l’altra dal bivacco Boarelli, si sono incontrate sulla via che porta alla vetta del Monviso, a 3.840 metri. Con un’ascensione di dodici donne, tra cui una ragazza di dodici anni, accompagnate da quattro guide alpine, oggi è stato il clou “1000 donne sul Monviso”, celebrazione del centocinquantesimo anniversario della conquista del Re di Pietra da parte della prima alpinista, Alessandra Boarelli, nel 1864, che salì accompagnata da Cecilia Fillia, dama di compagnia di 14 anni.

Così l’estate del 2014 piogge permettendo, o forse anche grazie a un meteo infame potrebbe essere ricordata come la pù “femminista” nella gloriosa e virile storia dell’alpinismo piemontese. Si celebrano i 150 anni della prima ascensione sul Monviso (Alessandra Boarelli fece l’impresa nel 1864) e il Cai invita tutte le alpiniste, le montanare, le sportive e le semplici camminatrici a riprovarci, ciascuna secondo le proprie possibilità. L’iniziativa si chiama “1000 donne sul Monviso”, promette annulli filatelici, certificati per quelle che scatteranno un selfie una volta arrivate in vetta e allettanti bottiglie di vino spedite a casa di quelle che ce la faranno.

L’intervista/La guida alpina: Salite con me sul Viso, una rivincita

Le due cordate hanno portato con sé un paio di scarpe rosse (simbolo della lotta alla violenza sulle donne) da deporre ai piedi della grande croce che si trova sulla cima dell’indiscussa montagna simbolo delle Alpi Cozie.

Dopo il rientro a Pian del Re e la discesa a Paesana, stasera si celebrerà la “Notte fucsia”, mentre altre donne ancora si preparano a salire in cima al “re di pietra”.

da repubblica.it

 

Il Mistero del coccodrillo nel Lago d’Orta o Cusio

Lago d'Orta 15Nel lago d’Orta il coccodrillo che non c’è, ma in tanti hanno visto
Il tam tam è stato alimentato da internet: in realtà è un falso allarme

C’è un coccodrillo nel Lago d’Orta. Anzi due. O forse tre. Naturalmente nessuno li ha visti, ma c’è chi conosce qualcuno che a sua volta sa di qualcun altro che dice di sapere con certezza di averlo avvistato. Dove? Dalla finestra di casa, ovviamente. Persone con una vista d’aquila.
Quanti vivono il lago per lavoro o per hobby, sopra e sott’acqua, ovviamente del coccodrillo non hanno visto né la coda né la scia. Intanto il lucertolone «naviga», se non nelle acque del lago d’Orta, su Internet con tanto di foto che potrebbero essere di qualsiasi fiume africano. Le «testimonianze», come in ogni leggenda metropolitana che si rispetti, divergono nei dettagli e sono divertenti. Il coccodrillo ha dimensioni variabili a secondo del luogo dell’avvistamento. Sarebbe enorme a Omegna, un po’ più piccolo a Pella e addirittura poco più grande di una lucertola a Gozzano. Basta poco, un qualsiasi evento un po’ fuori norma, per accendere la fantasia popolare e fornire «prove» della sua presenza. Basta un elicottero, ed ecco che è lì «per la ricerca del coccodrillo». Salvo poi scoprire, con una semplice telefonata, che a sorvolare il lago era il noto fotografo Giorgio Gnemmi, specializzato in immagini aeree: non era a caccia del coccodrillo ma di scorci suggestivi del Cusio per il suo nuovo libro fotografico sul lago d’Orta.
Leggende metropolitane
Le leggende metropolitane sono dure a morire solo tra chi il lago lo vede senza mai bagnarsi i piedi. Chi lo vive dal di dentro, per lavoro, passione o ricerca, a parlare di coccodrilli si mette a ridere. «Ce lo hanno detto in tanti che quasi quasi ci credevo anch’io – dice Moreno Lubelli della navigazione Pubblica Lago d’Orta -: così ci siamo messi a osservare bene durante i servizi, ma l’unica cosa che abbiamo notato, sono le nutrie, anche di una certa dimensione».
Già, a preoccupare chi il lago lo studia non è affatto il coccodrillo che, anche fosse davvero mai esistito perché buttato da qualcuno nel lago, sarebbe morto quasi subito per la bassa temperatura dell’acqua.
«Non siamo nel Nilo e nemmeno nel rio delle Amazzoni – aggiunge Mario Savoini del Sub Novara Laghi -. Se parliamo seriamente, il vero problema del lago sono le specie non autoctone come le tartarughe di acqua dolce di cui c’è un’invasione; e poi bisce, molluschi e crostacei che potrebbero mettere in pericolo la fauna ittica naturale del lago».
Il sorriso del ricercatore
A parlar di coccodrillo si mette a ridere anche Pietro Volta, ricercatore del Cnr all’Istituto per lo studio degli ecosistemi di Pallanza. «Un coccodrillo nel lago d’Orta? Povero animale, ma perché fargli fare una così brutta fine? Una storia del genere era venuta fuori già una decine di anni fa sul Lago Maggiore. Anche allora tutto svanì col finire dell’estate – dice Volta -. Nel lago d’Orta, a causa della temperatura, un coccodrillo sopravviverebbe ben poco. Noi siamo invece impegnati a far vivere bene il lago che dopo il “liming” sotto l’aspetto chimico è perfettamente guarito, ma non lo è ancora del tutto per quanto riguarda la fauna. In questo momento è fortemente squilibrata perché manca tutta la componente ittica tipica del centro del lago come l’agone, il lavarello, il salmerino e la bottatrice, specie che erano presenti prima che l’inquinamento le distruggesse. Il resto sono davvero solo leggende che vanno bene al bar, come la storia che vuole i nostri due laghi collegati da grotte sotterranee: ancora oggi trovo persone che me lo chiedono».
I laghi alimentano da sempre misteri e leggende: dalla mitica Avalon di Re Artù a Loch Ness, il Cusio non fa eccezione. Allora, che il coccodrillo avvistato altro non sia che il «drago» scacciato dall’isola da San Giulio in persona?
VINCENZO AMATO
OMEGNA  da lastampa.it