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Cina sta per nascere una città Megalopoli da 110 milioni di abitanti Jing-Jin-Ji Si tratta di fondere Pechino con Tianjin e lo Hebei,

Jing-Jin-Ji  megalopoli cinaL’IMMENSA CITTÀ NASCERÀ DALL’UNIONE DI PECHINO, TIANJIN E LA PROVINCIA DELLO HEBEI
la megalopoli da 110 milioni di abitanti che impressiona il mondo
L’idea di Xi Jinping per rinnovare i fasti della Grande Muraglia

PECHINO – Si chiamerà Jing-Jin-Ji. Sembra uno scioglilingua, ma è il nome della megalopoli da oltre 110 milioni di abitanti che nei disegni dei pianificatori cinesi servirà da modello per una nuova forma di urbanizzazione e di sviluppo dell’economia. Si tratta di fondere Pechino con Tianjin e lo Hebei, la provincia che circonda la capitale. «Jing» riassume Beijing; «Jin» sta per Tianjin e «Ji» è un’abbreviazione di Hebei. Il progetto Jing-Jin-Ji ha avuto la benedizione del presidente Xi Jinping, che lo dirige. Il nuovo agglomerato sta prendendo forma: intorno alla capitale è in fase avanzata di costruzione un anello autostradale che collegherà la super area urbana; Pechino è già contornata da sei tangenziali, che qui si chiamano anelli, a partire dal quadrilatero della Città proibita, ma questo settimo sarà lungo 940 chilometri per collegare e integrare la nuova regione cittadina. L’apertura al traffico è prevista nel 2015.
Oltre all’impatto sociale e allo stupore per un progetto così enorme, la megalopoli ha un significato politico: i politologi cinesi dicono che Xi l’ha immaginata come impronta ed eredità della sua presidenza. Una tradizione che risale all’era imperiale: l’ordine di innalzare la Grande Muraglia venne dal primo imperatore, Qin, due secoli prima di Cristo; il Grande Canale d’acqua che collega Hangzhou nel Sud a Pechino fu fatto scavare dall’imperatore Sui Yang nel settimo secolo. Nel nuovo impero globalizzato in cui si è trasformata la Repubblica popolare, Deng Xiaoping ha costituito la zona economica speciale di Shenzhen nel 1978, lanciando il «mercato con caratteristiche cinesi»; Jiang Zemin ha spinto l’industrializzazione del delta dello Yangtze designando Shanghai come il centro finanziario della Cina.
E l’era Xi sarà segnata da Jing-Jin-Ji, che oltre a proporre una forma di urbanizzazione centrata sui trasporti ferroviari ultraveloci e le superstrade a otto corsie, dovrà servire da vetrina per la nuova riforma dell’economia. L’area intorno a Pechino interessata dal progetto si estende per 216 mila chilometri quadrati, circa due terzi della superficie italiana; con i suoi 110 milioni di abitanti (21 a Pechino, 14 a Tianjin, 73 nello Hebei) si avvicina alla popolazione del Giappone; ha un Prodotto interno lordo combinato di oltre sei trilioni di yuan, quasi mille miliardi di dollari, ossia il 10 per cento del totale cinese. Di Jing-Jin-Ji si è cominciato a parlare da anni, perché le gigantesche pianificazioni sono la specialità di questa Cina. Ma ora la realizzazione rapida sembra vitale. Anzitutto bisogna trovare una cura per le malattie urbane che rischiano di rendere invivibile la capitale: il traffico pazzo di quasi sei milioni di automobili, gli ingorghi chilometrici, l’inquinamento cronico e il costante aumento della popolazione (Pechino sta crescendo di 600 mila abitanti l’anno). Anche Tianjin, con i suoi 14 milioni di anime, soffre su scala lievemente ridotta degli stessi mali. Per questo viene coinvolta la provincia dello Hebei. Il governo ha deciso che alcuni dipartimenti ministeriali, università e ospedali verranno spostati dalla capitale a Baoding, 150 chilometri a sudovest. E per convincere cinque milioni di abitanti a spostarsi subito almeno di qualche decina di chilometri, le autorità pechinesi hanno già cominciato ad abbattere dei grandi mercati di periferia che richiamavano decine e decine di migliaia di lavoratori migranti.
Pechino e Tianjin distano 130 chilometri, ma in realtà si fa prima a muoversi tra le due città che da un capo all’altro della capitale. Con il treno superveloce, dalla modernissima stazione Sud di Pechino che somiglia a un aeroporto, si impiegano 33 minuti esatti per sbarcare nel centro di Tianjin, dove all’inizio del secolo scorso sorgeva la concessione italiana in Cina. Ora, intorno alle nostre vecchie palazzine coloniali (che vengono restaurate per ospitare sedi di società del terziario e locali pubblici) stanno sorgendo grattacieli di vetro e acciaio ispirati al modello Manhattan. Poi c’è la questione economica. Xi ha detto che integrare e coordinare lo sviluppo della regione intorno a Pechino in termini di funzioni amministrative, di distribuzione delle industrie, trasporti, servizi urbani, eviterà doppioni, sprechi, inefficienze dovuti all’inutile concorrenza tra città vicine per gli stessi settori di business.
Presentato così, il futuro di Jing-Jin-Ji sembra roseo. Ma naturalmente ci sono urbanisti che contestano l’idea, sostenendo che è una finzione. Le città dell’area intorno a Pechino sono già quasi contigue, i benefici reali della fusione saranno minimi, dice Ray Kwong del China Institute presso la University of Southern California: «Usando il criterio che i cinesi sostengono di voler inventare con “Jing-Jin-Ji” si potrebbe già chiamare l’area tra Boston e Washington “Bosington”».

di Guido Santevecchi da corriere.it

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Cina Pechino la Qinglong Resort Area Natura e Muraglia e parco giochi

La spettacolare gola del Qinglong da un impianto di risalita
Cina. Natura e Muraglia: ecco il Qinglong
Una spettacolare gola (seppure dovuta a un lago artificiale), montagne e persino pezzi di Muraglia. Siamo ad appena 75 chilometri da Pechino, e la Cina sembra volerci ricordare che in un Paese di quasi 10 milioni di chilometri quadri di estensione anche un miliardo e mezzo di persone possono ancora stare abbastanza… comodi. Quella in mosta è la Qinglong Resort Area, molto apprezzata dai locali ma anche dagli stranieri che visitano la capitale. Acqua, un parco divertimenti che può fare la gioia dei più piccini e soprattutto una teleferica con vista che permette di accedere a una sezione ancora originale della muraglia, connessa alla Simatai e alla Mutianyu, due delle più note anche al pubblico internazionale

da kataweb.it

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Pechino smog record si fermano anche gli aerei

Smog record a Pechino
ritardati o annullati 155 voli
Una fitta “nube” ha ricoperto la capitale cinese, riducendo la visibilità in alcuni casi a soli 200 metri. Le autorità continuano ad assicurare che la qualità dell’aria è “buona”. L’ambasciata Usa parla di livello “pericoloso”

PECHINO – Che l’inquinamento atmosferico sia un problema enorme per Pechino è risaputo. Che potesse arrivare a bloccare il traffico aereo stupisce. Oggi oltre 150 voli in partenza e in arrivo all’aeroporto internazionale della capitale cinese, il secondo più frequentato al mondo, hanno subìto ritardi o sono stati annullati a causa della foschia che in alcuni quartieri riduceva la visibilità a soli 200 metri.

Secondo i dati forniti dal sito dell’aeroporto, in tutto sono partiti o arrivati in ritardo o sono stati annullati 155 voli. La “nube” di smog si è dissolta con il passare delle ore, fino a sparire quasi del tutto nel primo pomeriggio.

Nonostante tutto le autorità, regolarmente accusate di sottovalutare la piaga dell’inquinamento, continuano ad assicurare che l’aria è “buona”. L’ambasciata degli Stati Uniti, che calcola in modo indipendente il grado di qualità dell’aria, ha indicato che questa mattina l’inquinamento oltrepassava il livello “pericoloso”, il peggiore dell’indice utilizzato dalla rappresentanza diplomatica americana. Le rilevazioni del ministero dell’Ambiente cinese si concentrano sulle polveri sottili PM10, mentre l’ambasciata Usa su quelle PM2,5 che possono penetrare a fondo nelle vie respiratorie. Venerdì scorso la municipalità di Pechino ha annunciato che da questo mese pubblicherà i dati sulle polveri sottili, una mossa che risponde alle crescenti preoccupazioni di molti cittadini.

Oltre che dalle numerose centrali a carbone, l’inquinamento a Pechino è alimentato dalle tante industrie presenti nell’area metropolitana e dal traffico automobilistico. Si calcola che nel 2011 siano arrivate sulle strade della capitale cinese altre 240.000 vetture, che sono andate ad aggiungersi ai circa cinque milioni già in circolazione.

da repubblica.it