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Marcello Veneziani Ma i Bronzi di Riace sono un bene da esportazione oppure vanno amati sul posto, a chilometro zero? I I due cagionevoli ragazzi che sono stati duemila anni nei fondali hanno presentato certificato medico per non partire per l’Expo.

bronzi di riaceCosì i Bronzi possono diventare oro
Ma i Bronzi di Riace sono un bene da esportazione oppure vanno amati sul posto, a chilometro zero? I

I due cagionevoli ragazzi che sono stati duemila anni nei fondali hanno presentato certificato medico per non partire per l’Expo.

Capisco chi vuol mandarli in giro per il mondo come ambasciatori d’arte e civiltà anziché tenerli reclusi in un museo con pochi visitatori. E capisco chi invece intuisce che se l’arte si fa mobile ed esportabile, l’Italia – e non solo la Calabria – rischia di ridursi a un deposito merci preziose in transito. Il passo successivo è riprodurre l’opera d’arte e allora se ne faranno di copie conformi e più sane in Giappone, negli Usa, in Russia o negli Emirati.

Bisogna invece rivendicare il genius loci e l’aura irriproducibile delle opere e dei luoghi. Anche se i Bronzi non erano calabresi ma naufragarono in crociera, chissà se per colpa di un capitan schettino di allora. Da tempo propongo la terza soluzione: anziché tenerli chiusi e sequestrati in museo e anziché mandarli in giro per il mondo, perché non li si pianta sul mare, – previo condizioni favorevoli (un guscio invisibile) – all’imbocco del porto di Reggio, in modo che siano l’emblema del Mediterraneo, dell’Italia, della Calabria e di Reggio, visibili per mare e per cielo, per treno e per strada? Il sole nostrum è la loro patria e il mare nostrum è la loro matria. E poi alla Sirenetta di Copenaghen o alla Statua della libertà mica chiedono di andare in giro per il mondo… Portateli alla luce e il bronzo diventerà oro.

Marcello Veneziani  da ilgiornale.it

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Londra la mostra al Victoria and Albert Museum di Londra Disobedient Objects

T2_Textiles_v6Oggetti disobbedienti: il design che fa la rivoluzione
Una mostra a Londra ripercorre l’arte e il design dei manufatti che sono diventati simbolo di movimenti e lotte sociali

Un particolare modo di leggere la storia del design quello che propone la mostra al Victoria and Albert Museum di Londra, in corso fino al 1 febbraio 2015. ‘Disobedient Objects’ rivisita la storia dell’arte, della manifattura, dell’artigianato e della progettazione di tutti quegli oggetti che sono diventati simboli, icone di lotte sociali e movimenti dal basso. Elementi che dall’essere semplicemente ‘cose’ sono diventati strumenti di cambiamento.

Il percorso espositivo parte dagli anni ’70 e arriva ad oggi, e include oggetti di uso comune di cui i movimenti si sono ‘appropriati’ dando loro un nuovo significato sovversivo e quelli progettati appositamente per simboleggiare un ideale: tra questi le biciclette che il Bike Bloc di Copenhagen ha reso simbolo delle loro proteste Reclaim Power nel 2009. Oppure l’uso di stoffe e tessuti cuciti a mano come da tradizione che diventano striscioni, come è accaduto durante diverse proteste in Cile. O ancora i giganteschi sanpietrini e selci gonfiabili che venivano lanciati durante gli scioperi a Barcellona, una protesta creativa per sovvertire l’immagine del manifestante che lancia le pietre. E ancora i famosi libri-scudo diffusisi durante le proteste contro i tagli all’istruzione negli anni 2010-2011, ripresi in tantissimi Paesi del mondo. O i dollari stampati di Occupy Waal Street ‘Occupy George’.

Disobedient Objects vuole dimostrare come l’attivismo politico abbia acceso la miccia della creatività e del design, a prescindere dal merito e dalle motivazioni delle manifestazioni. Celebra la ‘disobbedienza creativa’, i designers che vanno contro le regole, i progettisti che con pochi e semplici materiali creano qualcosa che per anni diventa simbolo. Il Victoria and Albert Museum ospiterà oggetti e manufatti che raramente sono entrati in una galleria d’arte, ma dei quali non si può sottovalutare il valore creativo.
Ogni oggetto in esposizione verrà contestualizzato attraverso ritagli di giornale, documentazione video, interviste agli attivisti e la spiegazione dell’autore e degli autori stessi. Martin Roth, Direttore del V&A, ha dichiarato: “Questa è una mostra coraggiosa e inusuale; loro (gli attivisti ndr) sono coraggiosi e inusuali designers. E noi siamo contenti di presentare il loro lavoro.”

Giulia Mattioli da lastampa.it

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Napoli The Sartorialist e la foto del custode che dorme un addetto alla sicurezza di Palazzo Reale

custode museo dorme a palazzo reale napoliNapoli, il custode dorme al museo e la foto fa il giro del web
Il titolare di The Sartorialist, uno dei blog di moda più seguiti in Rete, condivide una foto che ritrae un addetto alla sicurezza di Palazzo Reale vistosamente intento a schiacciare un pisolino. E in poche lo scatto scatena centinaia di commenti sarcastici e negativi sull’Italia

“Un addetto alla sicurezza del museo intento a dormire piuttosto rumorosamente. Ma non ho rubato nulla perché ho già un Giotto appeso sul caminetto”. Così Scott Schuman, notissimo in Rete per il blog The Sartorialist, commenta la foto postata qualche ora fa sul suo profilo Instagram .

Lo scatto, (Schuman è spesso in viaggio nel nostro Paese per realizzare servizi fotografici e seguire eventi di moda), ritrae un addetto alla sicurezza di un museo di Napoli. A chi gli chiede di quale museo si tratti, nei commenti Schuman spiega di non aver voluto indicare il museo (Palazzo reale, ndr) proprio per non mettere nei guai il soggetto immortalato, vistosamente addormentato sulla sedia.

Il profilo Instagram di Schuman conta oltre 370 mila seguaci. Il suo blog, attivo dal 2005, è considerato uno dei più influenti del mondo nell’ambito della moda. In poche ore, la foto ‘incriminata’ ha totalizzato quasi  6300 apprezzamenti e 150 commenti. Molti dei quali di questo tenore: “solo in Italia”, “per fortuna non tutti gli italiani sono come lui”, “vedo che le cose non sono cambiate rispetto all’ultima volta in cui sono stato in Italia, 24 anni fa”, “Italian style”, e così via.

Una figuraccia che sta facendo il giro del web.

da espresso.it