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Varese Tradate l’osservatorio spaziale Foam13 che cerca raggi laser inviati dagli alieni

tradate foam 13A TRADATE, IN PROVINCIA DI VARESE
L’osservatorio spaziale che cerca raggi laser inviati dagli alieni
Ha preso il via un rivoluzionario sistema per cercare messaggi di eventuali civiltà intelligenti extraterrestri

Il messaggio di E.T. potrebbe arrivare all’Osservatorio Foam13 di Tradate, vicino a Varese. Qui infatti, ha preso il via un rivoluzionario sistema per cercare messaggi di eventuali civiltà intelligenti extraterrestri: scandagliare il cielo alla ricerca di potentissimi impulsi di raggi laser lanciati da alieni. Fino a oggi infatti, gli scienziati che cercano segnali di E.T. tra le radiazioni che arrivano dall’Universo, scandagliano il cielo alla ricerca di messaggi radio, utilizzando i radiotelescopi. Il progetto va avanti da oltre 50 anni e si chiama Seti, da Search for Extraterrestrial Intelligence. Ma nonostante siano stati utilizzati i più grandi radiotelescopi al mondo non è stato scoperto alcun messaggio (anche se esiste un evento, noto come «segnale WOW», raccolto nel 1977, che lascia qualche dubbio a favore).
Il «segnale WOW»
«Anche se ciò ci fa sentire molto soli è quasi certo che la situazione cambierà. Poiché, statisticamente, è certo che esistono altre civiltà nell’Universo ed è molto probabile che abbiano inviato messaggi, è necessario avvalersi di tutte le tecnologie esistenti per riceverli. Fino a oggi non abbiamo pensato al laser perché non avevamo la tecnologia adatta per ricevere gli impulsi. Ora esiste e quindi va utilizzata», spiega Claudio Maccone, responsabile del Progetto Seti per l’Italia.
Laser
Gli impulsi laser possono essere raccolti sulla Terra anche con un piccolo telescopio e un’adeguata attrezzatura. Così da alcuni anni a questa parte alcune università americane hanno dato vita in modo sperimentale a questa ricerca che ora prende il via anche in Italia, all’Osservatorio di Tradate. «Abbiamo messo a punto un sistema molto più semplice rispetto a quello americano, con risultati del tutto paragonabili ai loro. E grazie ai costi contenuti vorremmo che si venga a creare una rete italiana di osservatori che faccia capo a noi», spiega Roberto Crippa, direttore di Foam13.
Come si può capire che un impulso luminoso proveniente dal profondo della galassia è un messaggio alieno e non qualcosa di naturale?
Vita intelligente
«In realtà vi sono stelle fisse che lanciano impulsi luminosi molto intensi: sono le pulsar, ma un segnale che arriva da un pianeta abitato lo si vedrebbe muovere nel cielo in quanto il pianeta stesso ruota attorno alla sua stella, così che il segnale arriverebbe con frequenze leggermente diverse in momenti differenti», spiega Maccone. In altre parole, il segnale luminoso verrebbe distorto come il segnale acustico di un’ambulanza al suo avvicinarsi e allontanarsi e questo permetterebbe di capire che è un segnale lanciato da un pianeta e non da una stella. Dove punterà la ricerca dei segnali ottici? «Dapprima punteremo i telescopi verso le stelle attorno alle quali abbiamo la certezza che vi sono dei pianeti», spiega Crippa. Ad oggi infatti, sono circa 1.800 i pianeti extrasolari noti che ruotano attorno a stelle relativamente vicine a noi. Tra quei pianeti almeno una decina possiedono caratteristiche che si avvicinano a quelle terrestri e quindi non è da escludere che vi sia vita anche intelligente.

di Luigi Bignami da corriere.it

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Il mistero del furto nella pinacoteca dimenticata da tutti al museo del Castello Sforzesco di Milano

pinacoteca museo castello sforzesco milanoIl mistero del furto nella pinacoteca dimenticata da tutti
Al museo del Castello Sforzesco di Milano pochissimi visitatori, pochi controlli e orari impossibili. E nessuno sa quando i quadri sono stati rubati

Non tutti i mali vengono per nuocere. Nel senso che le tre tavolette rubate – «di scarso valore mercantile» – hanno se non altro il merito di accendere i riflettori su uno dei musei civici meno conosciuti dai cittadini e non solo per colpa loro.

Chi ha avuto la fortuna in questi anni di accedervi, di scoprire una pinacoteca attraverso saliscendi tra corridoi e cunicoli e trovando tutte e sette sale agibili, ha certamente avuto una bella sorpresa. A parte le tre tavolette, nella collezione sono infatti presenti opere pittoriche di grande pregio dal Quattrocento al Settecento, come la «Madonna del libro» di Vincenzo Foppa, la «Madonna Bolognini» del Correggio, ritratti di Tiziano e Tintoretto, un magnifico «Santo Eremita» del De Ribera, due vedute del Canaletto. Chi ha avuto la fortuna della visita avrà anche avuto la percezione di quanto questa pinacoteca sia la cenerentola dei musei milanesi.

Scarsissimi i visitatori, malgrado il dato complessivo sui musei sforzeschi arrivi alle 500mila unità annue, ma con un forte squilibrio a favore del museo di scultura dove ha sede la Pietà Rondanini e del museo Egizio a pianoterra. Scarsissimi anche i controlli malgrado – chissà perchè poi – vi si possa accedere dotati di borse e zaini. Allestimento e illuminazione lasciano a dir poco a desiderare e sovente – si diceva – alcune sale sono chiuse al pubblico. Un anno e mezzo fa era toccato alla sala XXVI per problemi strutturali del soffitto, recentemente gli spazi sono stati vietati per emergenza pulci.

Un museo dimenticato anche giocoforza. Solo nell’ultimo anno è stato introdotto l’orario continuato fino alle 17.30 con ultimo ingresso alle 17. Prima, i visitatori venivano gentilmente messi alla porta durante la pausa pranzo dalla una alle due e mezza. Carenza di personale, è il leit motiv dei funzionari comunali, ma è evidente che un siffatto orario avrebbe scoraggiato chiunque si trovasse a passare dal Castello anche per caso. E non certo migliore fortuna di pubblico hanno gli altri musei sforzeschi «minori», che pure vantano collezioni uniche al mondo, come il Museo degli strumenti musicali, quello dei Mobili e delle Sculture Lignee, le Raccolte d’Arte Applicata. Diciamo pure che un po’ di marketing non guasterebbe per una pinacoteca che, vivaddio, non ha qualità da invidiare alle Gallerie d’Italia di Banca Intesa che sono ormai diventate una meta privilegiata da milanesi e turismo straniero. Intanto gli inquirenti indagano: le opere sono scomparse sabato, venerdì o un mese fa? Che nessuno sappia rispondere non è poi così sorprendente. Speriamo solo che non vengano ritrovate troppo in fretta facendo ricadere la pinacoteca-cenerentola nel suo polveroso oblìo.
Mimmo Di Marzio  da ilgiornale.it

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Lo strano caso della casa clonata da Milano a Montreal opia della Casa 770 ebrea a Brooklyn

casa 770 a BrooklynDa Milano a Montreal, la casa clonata in tutto il mondo
A Milano in via Poerio, al numero 35, c’è una casa particolare. Non è unica: di simili, nel mondo, ce ne sono almeno altre dodici (lo riporta anche il sito Chronicles from Italy, da cui sono tratte le immagini scattate all’estero). La particolarità è proprio questa: si tratta di una riproduzione dell’edificio che nell’Eastern Parkway di Brooklyn, in America, è conosciuto come ‘casa 770’: negli anni Quaranta del secolo scorso una dinastia di ebrei ortodossi, i Lubavitcher, lo acquistarono come dimora per il rabbino Yoseph Yitzchok Schneerson, in fuga dalle persecuzioni naziste. Dopo di lui la casa fu abitata da suo genero, il rabbino Menachem Mendel Schneerson, guida del movimento Chabad-Lubavitch e fondatore dei centri di incontro delle comunità Chabad nel mondo. Quella casa al 770 di Eastern Parkway diventò, per questo motivo, un luogo molto caro alla comunità ebraica, tanto che diversi componenti decisero di replicarla in altre città. Per questo motivo case uguali o simili a quella si trovano nel New Jersey, a Cleveland, Los Angeles, in Canada, in Israele a Ramat Shlomo, vicino a Tel Aviv e Haifa, in Brasile, Argentina, Australia, Cile, Ucraina e, appunto, in Italia, a Milano in via Poerio 35, dove la comunità Chabad è molto diffusa (Oriana Liso). Nella foto, la casa di Milano in via Poerio 35

da kataweb.it