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Maldive vacanze di lusso per tutta la famiglia : il nuovo resort Vittaveli di Jumeirah
Posted by: | CommentsNuovo resort di lusso Jumeirah alle Maldive, per vacanze di stile con tutta la famiglia
Cercate un luogo dove fuggire dal freddo e trascorrere le vacanze con tutta la famiglia, bimbi compresi? Potete optare per il nuovo resort di lusso Vittaveli, inaugurato da Jumeirah alle Maldive, a soli venti minuti dall’aeroporto internazionale di Malé. La struttura è la seconda aperta dal gruppo nella zona ed è stata pensata per coccolare tutti i membri della famiglia come i bambini. Il resort è composto da 91 ville-suite, tutte dotate di piscina privata e una serie di servizi adatti a tutte le età con una particolare attenzione per i più piccoli.
Anche se la tradizione vuole che le feste di Natale vengano passate in famiglia, questo è anche il periodo perfetto per organizzare una fuga esotica. Spesso le famiglie decidono di partire per mete esotiche in cerca di relax e divertimento ed è per questo che il gruppo ha deciso di strutturare il suo secondo resort in base alle esigenze di tutti.
Il gruppo, specializzato in strutture di lusso e già presente alle Maldive, con base a Dubai ha studiato ogni dettaglio per garantire un soggiorno perfetto per tutta la famiglia.
Uno staff preparato ed efficiente aiuterà i più piccoli a trascorrere momenti di divertimento, lasciando così i genitori a godersi la spa o la tranquillità della natura, mentre i ristoranti offrono menu per i bambini, a fianco di una scelta adatta ai palati più esigenti.
Varie dimensioni per le ville-suite, che offrono alloggi sull’isola o direttamente sull’acqua, una natura rigogliosa e incontaminata e una serie di servizi che vanno da tre ristoranti, un bar, una spa da mille mq e strutture per i bambini e ragazzi situate in luoghi dove il chiasso e le risate dei piccoli non disturbino gli altri ospiti. Un resort di lusso firmato Jumeirah a misura di famiglia.
da MYLUXURY.IT
Turismo nautico a rischio per colpa della tassa sul lusso ?
Posted by: | CommentsTassa sul lusso, navigatori e associazioni:
«Così si uccide il turismo nautico»
I timori di diportisti e appartenenti al settore del Lazio: a rischio tutta l’economia dell’indotto. E nascono gli «indignados della nautica»
L’intera economia del mare potrebbe subire una pesante battuta d’arresto con i provvedimenti d’emergenza proposti dal governo Monti. La manovra di lacrime e sangue colpisce, oltre alla casa e le vetture di grossa cilindrata, anche i proprietari di barche ed aerei. Ma è il popolo dei navigatori laziali a sollevare le prime pesanti perplessità. Protestano le associazioni di categoria ed i semplici diportisti, questi ultimi già attivi con un gruppo su Facebook, mentre dalla camera di commercio pontina arriva l’altolà: così si tassa tutto il comparto.
Come si legge a pagina 33 del Decreto Salva Italia, articolo 16 su Disposizioni per la tassazione di auto di lusso, imbarcazioni e aerei, «Dal primo maggio 2012 le navi e le imbarcazioni da diporto nazionali ed estere, che stazionino in porti marittimi nazionali, navighino o siano ancorate in acque pubbliche anche se in concessione a privati sono soggette al pagamento della tassa per ogni giorno o frazione di esso». Il pagamento sarà così suddiviso:
a) euro 5 per le unità con scafo lungo da 10,01 metri a 12 metri;
b) euro 8 per le unità con scafo lungo da 12,01 metri a 14 metri;
c) euro 10 per le unità con scafo lungo da 14,01 a 17 metri;
d) euro 30 per le unità con scafo lungo da 17,01 a 24 metri;
e) euro 90 per le unità con scafo lungo da 24,01 a 34 metri;
f) euro 207 per le unità con scafo lungo da 34,01 a 44 metri;
g) euro 372 per le unità con scafo lungo da 44,01 a 54 metri;
h) euro 521 per le unità con scafo lungo da 54,01 a 64 metri;
i) euro 703 per le unità con scafo lungo più di 64 metri.
La tassa, si legge ancora, «è ridotta al 50% per le unità da diporto sopra indicate che si trovino in un’area di rimessaggio in secco, per i giorni di effettiva permanenza in rimessaggio. In questi casi, l’importo della riduzione è deducibile da quanto dovuto per gli anni successivi secondo le risultanze dei relativi contratti di rimessaggio, da conservare secondo i termini di legge. Gli importi non deducibili possono essere rimborsati con le modalità definite dall’Agenzia delle Entrate».
La tassa di cui al comma 3 è ridotta alla metà per le unità con scafo di lunghezza fino ad 12 metri utilizzate esclusivamente dai proprietari residenti, come propri ordinari mezzi di locomozione, nei comuni ubicati nelle isole minori e della Laguna di Venezia, nonché per le unità a vela con motore ausiliario. La misura «non si applica alle navi ed imbarcazioni da diporto di proprietà o in uso allo Stato e ad altri enti pubblici, a quelle obbligatorie di salvataggio, nonché ai battelli di servizio, purché questi rechino l’indicazione dell’imbarcazione o della nave al cui servizio sono posti».
Una notizia davvero poco piacevole per quanti hanno già prenotato, o pensano di farlo, posti barca negli approdi laziali in via di ampliamento o nuova costruzione: pensiamo ai 200 ormeggi di Sperlonga, agli altrettanti per il Circeo, passando per il nuovo approdo finanziato da Provincia e Regione a Latina. Ad Anzio, invece, il nuovo porto conta quasi 800 posti barca. Nel Lazio, secondo le ultime stime di Legambiente, si sta facendo spazio per almeno 10mila nuove barche. Numeri impressionanti, dove a farla da padrone sono i maxi progetti previsti in provincia di Roma: due nella sola Fiumicino, uno ad Ostia per ben 1400 posti. E la cura del Monti scontenta proprio tutti.
Scuote la testa Emilio Loz, broker al porto di Ostia sin dal 2001, anno in cui l’approdo venne inaugurato. In 10 anni il fatturato dell’attività è crollato del 50 per cento. Una picchiata verso il basso iniziata soprattutto a partire dal 2008. «E adesso la mazzata di questa nuova tassazione. Mi stanno chiamando i clienti, tutti allarmati. Purtroppo non posso far altro che allargare le braccia e rispondere di confidare nel buonsenso. L’applicazione del balzello – prosegue il titolare della Nautica Service – ha un solo significato, quello di dire alla clientela straniera di scappare via dal nostro Paese e di indurre i proprietari italiani a tirare le imbarcazioni a secco».
La preoccupazione di Loz riguarda anche l’indotto, condannato a sparire: «Una barca in meno in questo porto vuol dire non far lavorare l’assistenza, il catering, persino i distributori di carburante. Il provvedimento avrebbe forse avuto un senso se fosse stato proposto come una tantum. Invece qui siamo davanti a una tassazione fissa che porterà al fuggi fuggi, allo smantellamento di un settore, quello della che per l’Italia è sempre stato sinonimo di eccellenza e lavoro. Siamo tutti con il fiato sospeso».
La stangata sulle barche da diporto che si profila nel pacchetto economico del governo Monti ha prodotto l’immediata reazione di protesta di semplici diportisti e associazioni di settore come Ucina, Assomarinas e Assonat. Il timore, oltre al fatto che diventa costosissimo possedere una barca di oltre 10 metri di lunghezza, è per la temuta ricaduta negativa sul turismo nautico: perché qualcuno dovrebbe navigare in acque italiane e approdare nei porti nostrani se può farlo in maggiore economia altrove? Grecia, Croazia o Spagna, per esempio. E’ nato a tempo di record un gruppo Facebook, «Gli indignados della nautica» con lo scopo di sensibilizzare il governo a una modulazione più realistica e razionale delle imposizioni. A questo proposito, un partecipante ha scritto: «Voglio ricordare che un 7,5 metri con due motori da 250 hp l’uno non paga niente. Che una vela di 12 metri recente da 250.000 euro paga come una vela di 10,10 di 30 anni dal valore di circa 20-30.000 (come una punto), totale 2.500 euro. L’equità dove sta?».
Preoccupazione anche dalla provincia di Latina, dove le associazioni di categoria hanno molto investito, negli ultimi anni, per il settore nautico. A parlare è il presidente della camera di Commercio Enzo Zottola: “Stiamo seguendo con grande interesse il dibattito in Parlamento sulle misure previste dal Governo Monti che interessano le unità da diporto. Ci auspichiamo che possano derivarne misure migliorative, volte a salvaguardare un’industria nazionale che più di tutte manifesta potenzialità di sviluppo. I settori legati all’Economia del Mare, come nello specifico, la cantieristica navale e la nautica, la portualità e il turismo, rappresentano senza dubbio i valori su cui l’Italia può poggiare le basi del suo rilancio. Tassare i proprietari di imbarcazioni da diporto significa colpire indirettamente anche tutto ciò che ruota intorno a questo comparto produttivo.”
Alessandro Fulloni e Michele Marangon
Da gennaio 2012 si paga la tassa di soggiorno a Capri
Posted by: | CommentsCapri, da gennaio arriva tassa di soggiorno per turisti
Si pagherà dai 2 ai 5 euro a seconda della struttura ricettiva
Dai due ai cinque euro: è quanto dovranno pagare i turisti e i visitatori che pernotteranno a Capri dal prossimo primo gennaio. Chi, infatti, deciderà di trascorrere qualche giorno nella terra dei Faraglioni sarà costretto a corrispondere un’imposta che varia dai due ai cinque euro a seconda della tipologia della struttura ricettiva presso la quale si è deciso di soggiornare.
Scatta anche sull’isola azzurra, dunque, la tassa di soggiorno, già in vigore da tempo in numerose città d’arte e località turistiche italiane. L’approvazione del regolamento sull’imposta di soggiorno è avvenuta da parte del consiglio comunale nell’ultima seduta: favorevole la maggioranza, contraria l’opposizione. Esclusi dal contributo saranno soltanto i bambini.
Nello specifico, la tassa di soggiorno che ogni turista dovrà versare è di cinque euro per le strutture alberghiere a cinque stelle, quattro euro per quelle a quattro stelle, tre euro per gli hotel a tre, due e una stella e infine due euro per le categorie extra-alberghiere (bed&breakfast e affittacamere).
Secondo le stime dell’amministrazione comunale, che ha fortemente voluto questo provvedimento, grazie a questa legge sul turismo, dovrebbero entrare nelle casse del Comune di Capri, un milione e 200mila euro. Denaro che verrebbe riutilizzato per finanziare gli interventi nel settore della cultura e del turismo, oltre a sostenere fattivamente i servizi pubblici locali.
da TMNEWS.IT
La spiaggia del Mort a Eraclea : scontro tra naturalisti e nudisti
Posted by: | CommentsContinua la guerra per la spiaggia del Mort
I naturalisti si schierano contro i nudisti
L’associazione Arria ha presentato un nuovo per la gestione dell’area: «Quel tratto di laguna deve essere accessibile a tutti»
di Giuseppe Babbo
«Crediamo che la spiaggia del Mort a Eraclea e la pineta retrostante siano da sempre meta di frequentazioni al limite, a volte anche oltre, della decenza e del rispetto della persona. Nell’ultima stagione, solo per logiche economiche, un’associazione che pratica il naturismo ha avuto in gestione un tratto di spiaggia: il tam tam mediatico non ha fatto altro che aumentare la presenza di curiosi e individui sessualmente deviati».
Nei giorni scorsi l’associazione «A.r.ri.a» (ricerca e ripristino ambientale), che raggruppa biologi e veterinari, ha presentato alle amministrazioni di Jesolo ed Eraclea un progetto di gestione per la laguna del Mort. Un nuovo modello di sviluppo per questo tratto di litorale, incompatibile però con la presenza degli amanti della tintarella integrale.
«Ciò che più preoccupa è l’ultima notizia appresa – dicono dal direttivo dell’associazione – ovvero la proposta di affidare l’intera spiaggia a uso e consumo degli amanti del nudo integrale e non solo. La nostra associazione, che ha come fine la tutela ambientale del territorio, crede sia scorretto e inopportuno concedere a un ristretto numero di persone la possibilità di usufruire di una porzione, così importante del nostro territorio, escludendo tutte le persone che non condividono il nudismo. La laguna, la spiaggia e la pineta del Mort – concludono – rappresentano una ricchezza ambientale, ecologica e di biodiversità tale che l’accesso e la fruizione dovrebbero essere concessi e condivisi con tutti i cittadini e turisti».
Da qui la nuova proposta che prevede la catalogazione di flora e fauna, la progettazione di un percorso naturalistico con punti di osservazione, lo studio delle specie autoctone. Un nuovo modello di gestione, dunque, che non prevede persone nude e accolto con un certo interesse dai sindaci delle due località. A partite dal sindaco di Eraclea Giorgio Talon che già aveva dichiarato le proprie perplessità nei confronti dei naturisti.
Direttiva Bolkestein : gestori spiagge con pattino, ombrelloni e sdraio contro l’Ue
Posted by: | CommentsTurismo: in pattino a Bruxelles, gestori spiaggie contro Ue
Manifestazione per deroga a direttiva Bolkenstein, ricevuti a Pe
Per salvare cabine, bar e ristoranti sulle spiagge d’Italia ”dall’assalto dei grandi gruppi immobiliari” sono partiti all’alba di ieri da Toscana, Liguria, Lazio, Veneto, Marche e Abruzzo per arrivare con un corteo di camper fino a Bruxelles.
Un centinaio di gestori di stabilimenti balneari ha portato sdraio, ombrelloni e persino un ‘pattino di salvataggio’ nella place Schuman, tra le sedi della Commissione e del Consiglio Ue, per dire ”no alle aste, si’ alla deroga” alla direttiva Bolkenstein che liberalizza i servizi in Europa e vieta il rinnovo automatico delle concessione demaniali, imponendo che queste vengano messe all’asta ogni 7 anni.
Guidati dalla senatrice Manuela Granaiola, svegliati dal tam-tam in rete del sito ‘movimentobalneare.it’ e sostenuti dal sindacato Sib (che raggruppa la maggioranza degli operatori del settore), una delegazione dei gestori degli stabilimenti – senza quelli della Romagna – e’ stata ricevuta nel pomeriggio al Parlamento europeo dagli eurodeputati Debora Serracchiani e Leonardo Domenici (Pd) e Carlo Fidanza e Lara Comi (Pdl), che hanno organizzato un incontro con i tecnici della Commissione Europea.
”La direttiva – ha detto la senatrice – non tiene conto della specificita’ della situazione italiana, dove le imprese sono tutte molto piccole. Attualmente non hanno piu’ certezza di impresa. Con la conseguenza che gli investiumenti sono bloccati, 30mila aziende, 300mila lavoratori e l’intero turismo balneare sono a rischio”.
Per il parziale recepimento della direttiva sui servizi, che risale al 2004, l’Italia e’ sotto procedura di infrazione. In un tenativo di soluzione il governo aveva proposto che le concessioni avessero durata di 90 anni, ipotesi seccamente respinta da Bruxelles. Ma, secondo quanto hariferito la Serracchiani, nell’incontro di oggi ”e’ emerso che nella direttiva ci sono margini di manovra”.
”Ma ora – ha detto l’eurodeputata Pd – l’importante e’ che prima di tutto si chiuda la procedura di infrazione. In questo senso la palla e- nel campo del governo italiano”. Dal canto suo Domenici ha osservato che ”se si apre un tavolo, e’ ragionevole pensare che si possa trovare una soluzione” alla specificita’ del settore balneare in Italia.
da ANSA.IT












