Archive for lazio

Crollo alla villa di Nerone

Sopralluoghi svolti dal Comune e dalla Soprintendenza confermano danni esterni ma anche a una parte delle fondamenta della “Villa Imperiale” di Anzio, che sorge sul mare. Il presidente del “Museo dello sbarco di Anzio”, Patrizio Colantuono, aveva da tempo segnalato i pericoli dell’erosione costiera nella zona della Villa

Crollo alla Villa Imperiale di Anzio, meglio conosciuta come Villa di Nerone. Una parte della falesia che dà sul mare, dietro la zona delle cosiddette ”pendiche” è crollata sulla spiaggia sottostante. L’allarme è stato dato da alcuni canoisti e sul posto è intervenuto il responsabile di zona della Soprintendenza archeologica del Lazio, Francesco Di Mario, che ha svolto dei controlli con una squadra, dato che insieme al costone sono franate alcune parti delle fondamenta dell’edificio.

Sopralluoghi svolti anche con tecnici e assessori del Comune. ”Purtroppo la Villa di Nerone, che sorge sulla costa, è in balia degli agenti atmosferici – commenta Patrizio Colantuono, presidente del Museo dello sbarco di Anzio, che di recente ha lanciato una petizione per la tutela dell’area – in particolare dell’erosione costiera. In molti temiamo che presto crollerà anche l’arcata residua di quello che veniva chiamato Arco Muto che si erge, sempre più in bilico, sulla spiaggia”.

Nella Villa Imperiale Nerone nacque e soggiornò per lunghi periodi. Secondo Tacito vi si trovava anche il 18 luglio del 64 d.C., quando si sviluppò il ”famoso” incendio di Roma.

da rai.it

Categories : archeologia, lazio
Comments (0)

In diverse località sono state avvistate nuovamente chiazze di colore scuro galleggiare sulla riva. Ma la provincia di Latina, la più coinvolta dal fenomeno, non fa drammi

Tempi duri per laziali e campani che prediligono – ma il più delle volte sono costretti dalle ristrettezze economiche – fare i pendolari sul litorale del basso Lazio. I primi dovranno optare per la costa laziale settentrionale confinante con la Toscana, i secondi dovranno spostarsi verso la costa salernitana o verso qualche oasi felice rimasta nel napoletano (dato che anche la costa casertana è compromessa). Da alcuni giorni infatti, nel mare laziale, da Ladispoli in giù, sono apparse preoccupanti chiazze di colore scuro, sgradevoli per la vista ma anche per l’olfatto.

DA LADISPOLI A SPERLONGA – Dagli escrementi e dai rifiuti in mare a Sperlonga, alle chiazze giallastre che compaiono a Ladispoli. Dai liquami arrivati a Nettuno, ai depuratori che hanno funzionato a singhiozzo a Santa Marinella. La provincia di Latina ha messo a disposizione da qualche giorno una nave spazzamare (come negli anni scorsi). Al Lido di Fondi, intanto, alla foce del canale Canneto, è stata revocata la balneazione per uno scarico illegale. “Il fenomeno delle alghe è naturale – ammonisce il tenente di vascello – ma troviamo in mare di tutto, l’uomo purtroppo fa la sua parte nell’inquinamento”. A Nettuno, invece, l’allarme è scattato mercoledì alla foce del canale Loricina, dove è apparsa un’ondata di acqua nera e maleodorante per 40 interminabili minuti. Le indagini dei vigili urbani e dei tecnici dell’Arpa Lazio sono state finora senza esito. Tra le ipotesi uno scarico notturno da parte di una società di auto spurgo. La balneazione lì era già vietata, la situazione in spiaggia è tornata alla normalità ma la preoccupazione resta. Soprattutto per chi accompagna i bambini.

SI INCOLPA IL GARIGLIANO, MA SAREBBE DA ESCLUDERE – Il sindaco Rocco Scalingi, ex pescatore, se la prende con “i capocorrente che portano qui i rifiuti”. Un fenomeno legato alle correnti marine spinte dal vento di levante. Soprattutto ce l’ha con il Garigliano, il fiume che segna il confine tra il Lazio e la Campania, la provincia di Latina e quella di Caserta. Lo esclude invece Paolo De Girolamo, docente universitario a Napoli esperto proprio di correnti marine, per il quale “è possibile che siano trasportati rifiuti, ma il Garigliano è lontano e non vedo come si possa dire con certezza che il fenomeno dipenda dal fiume”.

NON SOLO LATINA – Oltre a Nettuno, ultimo Comune a sud di Roma, non se la passano bene neanche Ladispoli e Cerveteri, dove le chiazze giallastre e la schiuma si vedono da giorni. Anche lì tutto è ricondotto a un fenomeno naturale. Gli esami sono negativi ma c’è chi ricorda i guasti di luglio al vicino depuratore di Santa Marinella. Che sono stati riparati, tanto che le accuse sono rispedite al mittente o vanno nella direzione delle navi da crociera che passano da quelle parti. Principali indiziate ancora le alghe.

LE CONDIZIONI AMBIENTALI PEGGIORANO LA SITUAZIONE – “Ne esistono molteplici tipologie – spiega Claudio Brinati, biologo marino a Il Mattino – la schiuma amplifica un fenomeno naturale e si forma, probabilmente, per le particolari condizioni di questi giorni: la temperatura elevata, maggiori nutrienti che non sono necessariamente inquinanti ma aumentano la concentrazione di fosforo e azoto favorendo la crescita delle alghe. E’ confortante che non siano tossiche”. Queste notizie sconfortanti sul mare laziale fanno il paio con i dati emersi dal tradizionale tour che Legambiente svolge ogni anno sui mari italiani, tramite il simpatico vascello di Goletta verde, per rilevarne lo stato. Secondo l’Onlus che si occupa di ambiente, i mari più inquinati sarebbero quelli di Calabria, Sicilia e Campania. Insomma, potremmo vivere di mare, ma non facciamo altro che distruggerlo.

Luca Scialò da giornalettismo.com

Categories : lazio
Comments (0)

CAPITALE DELLE VACANZE: LE OCCASIONI MANCATE
Boom del turismo fluviale sul Tevere
«Ma parte delle rive è lasciata al degrado»
Oltre 40 mila passeggeri entro fine 2011, eppure il
tour è molto breve: «Dopo Scalo de Pinedo il fiume è inguardabile, nessuno si occupa di pulirlo»

Quarantamila passeggeri nel 2010. E quest’anno si supererà anche questo record: fra aprile e luglio del 2010, infatti, coloro che avevano scelto di fare un giro sul Tevere erano stati 19.500, mentre nello steso periodo del 2011 hanno già raggiunto la cifra di 28.143. Quattro barche, tre normalmente in servizio e una di scorta (Cornelia, Rea Silvia, Agrippina e Livia Drusilla, più un motoscafo per vip che fa un giro esclusivo, il «Cecilia Metella», otto anni di esperienza, audio guida in otto lingue con la storia di Roma sotto i ponti) la navigazione del Tevere gestita da Battelli di Roma è partita nel 2003. Oggi la compagnia è autosufficiente e va avanti senza finanziamenti del Campidoglio. U successo che conferma il gradimento dei turisti per i bateaux mouche alla romana.
«La navigazione sul fiume – spiega Mauro Pica Villa, titolare dei Battelli di Roma – si mantiene con l’opportunità della linea bus e con il biglietto integrato “bus and boat”: il 30 per cento dei fruitori della navigazione arriva dagli autobus. E di questo siamo anche orgogliosi perché l’abbinamento è stato copiato anche da Parigi e Londra, capitali dove la navigazione sul fiume ha ben altra tradizione e da molti più anni».
Il prodotto viene proposto dalle agenzie di viaggio (circa il 70 per cento dei passeggeri arriva avendo già prenotato anche questo tour) ma con grandi difficoltà. Tra i problemi, la brevità del giro in battello: il percorso ha subito ritocchi, ed è stato accorciato. «Ora è circolare – spiega Villa -: parte da Ponte Sant’Angelo, arriva allo Scalo de Pinedo (subito dopo ponte Margherita) e torna indietro fino all’Isola Tiberina, altra stazione dove si può scendere o salire». Ma i gestori non si demoralizzano: «Siamo soddisfatti perché siamo riusciti a imporre un nuovo prodotto turistico per la Capitale».
ANCHINE SENZA MANUTENZIONE, SPORCIZIA – Fatto sta che i problemi non mancano. E derivano dalle condizioni del fiume, sporco in più tratti e dalle banchine senza alcuna manutenzione. Il percorso, infatti, è circolare perché dopo ponte Matteotti il fiume è praticamente impraticabile, «inguardabile», per usare l’aggettivo di Mauro Pica Villa. «Arriviamo fino allo Scalo de Pinedo perché la parte superiore è talmente degradata che non la si può fare vedere ai turisti. Non esiste – aggiunge – una manutenzione ordinaria del fiume. Andrebbe costantemente pulito, soprattutto in quei tratti degli argini dove si ammucchiano i rifiuti, a volte anche attaccati agli alberi, e sotto i ponti».
DIECI MILIONI DI EURO MAI SPESI – Dove c’è un minimo di ristagno – spiega il titolare dei “Battelli di Roma” – «si accumula nell’ acqua ogni genere di immondizia che porta il Tevere e soprattutto l’Aniene». Nel corso degli ultimi anni la Regione Lazio, alla quale compete il bacino del Tevere, ha stanziato circa 10 milioni di euro per interventi strutturali a favore della navigazione, ripristino degli approdi (come agli scavi di Ostia antica o a ponte Marconi), ma non è stato speso neppure un euro: con la carenza di fondi che c’è questi soldi sono andati in economia.

I FONDI PER GLI ASCENSORI: SCOMPARSI – Giunte di destra o di sinistra non se ne sono occupate. C’erano anche i fondi della Provincia per gli ascensori per arrivare alle banchine: scomparsi. «E noi non abbiamo neppure un’area di cantiere – rivela Pica Villa -: per cambiare un’elica dobbiamo far venire una gru che sollevi l’imbarcazione».
Gli approdi sono mantenuti dalla società di navigazione. Ma le banchine «non le possiamo toccare – conclude Pica Villa – Sono sotto la giurisdizione della Regione: spesso sono dissestate con i sampietrini divelti, andrebbero pulite più costantemente… Con l’Ama una nostra squadra tutte le sere pulisce gli accessi e le scale». La navigazione va bene, ma la conclusione è amara: «Tutti parlano del recupero del Tevere ma atti concreti finora non ce ne sono stati».
Lilli Garrone da corriere.it

Categories : lazio, roma
Comments (0)

EROSIONE A CAPOCOTTA
Oasi naturista, rischio scomparsa
Il mare divora la spiaggia nudista
Mancano all’appello 50 metri di sabbia. Il ritrovo frequentato tra gli altri da Ozpetek, Favino, Tognazzi
Un punto di litorale a Capocotta dove il mare ha letteralmente mangiato la spiaggia (Faragalia)ROMA – Più che divieti e denunce firmate – come accadde anni fa – da pretori che non gradivano topless e abbronzatura integrale, potè l’erosione. Capocotta, chilometro 9 della litoranea. Qui c’è l’Oasi naturista, unica spiaggia in Italia regolarmente autorizzata – lo fece tra le polemiche il Campidoglio, all’epoca della giunta Rutelli – alla pratica del nudismo. Ma forse è meglio dire che c’era: perché da un mese mareggiate e correnti hanno cancellato l’arenile. La linea di battigia è arretrata di una cinquantina di metri, sino a raggiungere le dune tutelate della Riserva del litorale e il chiosco-ristorante dove Veronica Ciotoli – la titolare della spiaggia assieme al marito Sandro Lauri – sforna piatti prelibati, recensiti su guide culinarie di mezza Italia. Per gustare i suoi manicaretti, la sera a cena capita gente che non t’aspetti. Dall’ex presidente della Rai Lucia Annunziata all’ex direttore generale di Bankitalia Vincenzo Desario. E poi parlamentari bipartisan, Luca Barbareschi, Giovanna Melandri, attori e registi come Fernan Ozpetek, Pierfrancesco Favino, Licia Colò, Gianmarco Tognazzi, il cantante Sergio Cammariere.

Effetti dell’erosione sulla piaggia (Faraglia)Di giorno non ci sono divieti. La tintarella si può prendere integralmente o anche in costume. E nessuno fa storie. Un’oasi di libertà sin dai tempi – erano gli anni Settanta – in cui a Capocotta venivano ad abbronzarsi Raffaella Carrà e Renato Zero agli albori della sua carriera.
Veronica Ciotoli era una bimbetta quando da queste parti il papà aprì il chioschetto che poi sarebbe diventato l’Oasi naturista. Adesso scuote la testa, preoccupatissima: «Una cosa così non l’ho mai vista. L’erosione si fa sentire ogni anno, ma in genere quel che il mare prende poi restituisce. E la sabbia ritorna. Stavolta è tutto diverso. E’ sparito tutto. La nostra attività è praticamente cancellata. Non sappiamo neanche dove sistemare sdraio e lettini».
Perché la forza del mare si sia accanita proprio in questo punto resta un mistero. A destra e a sinistra, al Porto di Enea e al Settimo Cielo, l’arenile resiste. All’Oasi invece il mare ha divorato tutto. Che però l’intera Capocotta da anni sia sotto tiro dell’erosione marina è comunque un dato di fatto. La spiaggia è arretrata di qualche metro un po’ ovunque, Zagaja, Mec’s, Mediterranea. E il presidente del consorzio dei chioschi, Claudio Presutti, sollecita un intervento di ricostruzione della costa, come è previsto a Ostia, Fiumicino, Ladispoli e in altre località del Lazio: «Noi non abbiamo mai chiesto nulla al Comune e alla Regione, anche se offriamo un servizio importante che nessuno stabilimento è in grado di garantire: ingresso libero e prezzi bassi. Anche per questo, Capocotta deve essere salvata».

Alessandro Fulloni da repubblica.it

Categories : lazio, mare, nudismo
Comments (0)

Ariccia, vandali danneggiano
la fontana del Bernini
Si tratta di quattro giovani, individuati grazie alle riprese della telecamera nella piazza. Uno è ferito

ROMA – La scorsa notte, verso le 3, dei ragazzi hanno danneggiato per gioco una delle due fontane del Bernini in piazza di Corte ad Ariccia, ai Castelli Romani. Le telecamere a circuito chiuso poste nella piazza hanno permesso ai carabinieri di individuare subito gli autori del gesto. Si tratta di quattro giovani della zona, poco più che maggiorenni, uno dei quali è anche rimasto ferito ed è stato trattenuto in osservazione per il resto della notte al pronto soccorso dell’ospedale di Albano. Secondo quanto documentato dalle telecamere, due dei ragazzi, un po’ alticci, hanno tentato di salire sul pilastro centrale della fontana, finendo con il loro peso per sradicarlo dal basamento. Nella caduta uno dei due è rimasto ferito ed è stato accompagnato dai compagni al pronto soccorso. La fontana danneggiata è quella di sinistra guardando il complesso dell’Assunta, detta «Fontana del Popolo». Nella caduta si è rotta una parte della tazza superiore in marmo, spezzando in tre parti la struttura, formata da tazza, stelo e basamento. Anche per questa opera, Ariccia è stata candidata a far parte del patrimonio mondiale dell’Unesco.
«Un gesto grave – ha commentato il sindaco, Emilio Cianfanelli – che oltre al danneggiamento poteva anche portare ad esiti tragici. Il Comune si attiverà immediatamente per restaurare quest’opera così importante per il patrimonio artistico italiano nel più breve tempo possibile. Lancio un appello a tutti i ragazzi a prendere coscienza dell’importanza del rispetto della propria vita e della vita delle comunità nelle quali vivono o nelle quali sono ospiti anche per una sola sera. Il nostro patrimonio artistico e la bellezza del nostro Paese hanno bisogno di persone appassionate che ne riconoscano il valore e sappiano custodirlo e valorizzarlo». La fontana danneggiata presenta la tazza e lo stelo in marmo decorato con fiori, simbolo della comunità ariccina. L’altra, con la stella Chigi, è interamente in travertino ed è detta «Fontana del Principe». La fontana fu restaurata ne 1771 su incarico del principe Sigismondo Chigi e nel 1999 dalla Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici del Lazio.

da corriere.it

Categories : lazio, roma
Comments (0)