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Nov
13

Avventura in Carinzia

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Flying Fox in Carinzia
Volpe volante e non solo…

veldenUn weekend con le tre A. Adrenalina. Appuntamento con la fortuna. Avventura gastronomica.
Dove? In Carinizia, una delle più belle regioni dell’Austria, a due passi dall’Italia.

Tutto accade presso il Wörthersee, perla della Carinzia dove affaccia Velden, la magica città degli angeli, incastonata nella cornice dei monti Karawanken, che disegnano il confine con la vicina Slovenia.
Chi viene qua lo fa per godere del benessere e della tranquillità che la zona offre, a partire dallo scenario incantevole che la caratterizza. E invece, non sa cosa lo aspetta! Come una forza occulta, la natura mutevole e multiforme della regione attrae il turista nelle sue viscere, fino a fargli fare cose mai viste, come salire sul ponte del diavolo, percorrere spettacolari itinerari aerei di montagna, fare escursionismo in luoghi che mai avrebbe immaginato, dove il corso dell’acqua intesse paesaggi da fiaba.

Siamo vicino a Ferlach. Il paesaggio è quello della Forra di Tscheppaschlucht dove l’acqua ha un’anima e la sua vitalità scava la roccia senza tregua, alimentando incredibili cascate. La cascata Tschauko (Tschaukofall), in particolare, oggi è raggiungibile con un percorso realizzato ad hoc, proprio per ammirarla da vicino. Il Teufelsbrücke (ponte del Diavolo) si raggiunge dopo una camminata di circa un’ora dall’ingresso del parco. Eretto nel XVI secolo, si narra che fosse sempre distrutto dal diavolo prima del suo completamento, fino a quando diavolo e costruttori non giunsero ad un accordo: il demone avrebbe lasciato ultimare la costruzione del ponte se in cambio avesse avuto l’anima del primo essere umano che avrebbe attraversato il ponte. E così fu, con la rabbia del diavolo che si vide recapitare l’anima di una Waldseilpark_Tscheppaschluchtcapretta, prontamente immolata dagli uomini per questo scopo.

E non finisce qui. Avventura è di più che incamminarsi a piedi per una ‘tranquilla passeggiata nei boschi’ (un grazie a Bill Bryson per voler fornire la citazione): il Waldseilpark Tscheppaschlucht, primo Parco Avventura della Carinzia, che ha inizio proprio presso la Forra Tscheppaschlucht, propone ai più intrepidi il favoloso Flying Fox, adrenalinico passaggio aereo sospeso su un cavo, in tutta sicurezza, che porta da una parte all’altra della valle sottostante, attraversata da un affluente della Drava.

Il passaggio, da fare tutto d’un fiato e in velocità, è lungo ben 300 metri, dura pochi secondi ed è adrenalinico quanto basta per rigenerare tutte le tossine del proprio corpo. Provare per credere. In tutto nel parco si trovano sei percorsi aerei di varie difficoltà, per accontentare esperti sportivi e principianti, con 47 passaggi tra gli alberi, utilizzando moschettoni, cavi e imbragatura: ponti tibetani, altalene sospese, corde, funi, un bell’allenamento prima di gettarsi nel vuoto come una volpe – volante – attaccata a una specie di palo della luce! Gli uomini del parco sono preparati a rispondere a ogni vostra domanda, vi aiutano a imbragarvi e vi insegnano la posizione corretta per il lancio.

Cosa volete di più? Forse planare direttamente con il Flying Fox su un tavolo di blackjack del Casino di Velden? Ubicato a bordo lago, immerso in un ambiente raffinato e chic, in realtà si raggiunge più comodamente in battello. Il casino dispone anche di un ristorante di eccellente qualità dove si può pasteggiare a caviale e champagne prima di cimentarci con la fortuna. Dopo, l’emozione continua sull’onda del brivido, sfidando la sorte in una roulette o le carte del croupier.

Waldseilpark_Tscheppaschlucht1Più tradizionale e casereccia è invece l’avventura enogastronomica proposta dal consorzio degli agricoltori di Veldner Bauern: non lontano da Ferlach, questa associazione di 14 famiglie produce in proprio prodotti locali carinziani, come la grappa aromatizzata alla pera, liquori, distillati, il sidro (most), formaggi e salumi, e i famosi tortelloni carinziani.

Su richiesta, con una telefonata un paio di settimane prima, è possibile effettuare una gita in fattoria, dove le signore carinziane accolgono gli ospiti nelle loro cucine, e, con mattarello alla mano, preparano sotto i loro occhi squisitezze di ogni genere. Infine si mangia tutti insieme. A casa della simpaticissima famiglia Spendier (vulgo Mathe, 9536 St. Egyden, Treffen 1, tel. +43(0) 04274/8259): nella cucina di Melitta si impara a fare i tortelloni e si possono gustare tantissime specialità locali. Guai se una donna non sa fare il ripieno dei tortelloni e se non li sa chiudere con il tipico bordo merlettato che li caratterizza… la tradizione vuole che resterà zitella per tutta la vita. La sfida per gli uomini? Rimanere sobri dopo tutte le grappe e i distillati che avranno assaggiato!

U. Lacatena

da TGCOM

Una riserva d’avventura
Dal delta dell’Okavango al deserto del Kalahari, una nuova serie tv rilancia il Botswana. Complice una detective molto particolare

botswana1È l’Africa dell’immaginario. Selvaggia e immensa nella sua natura: un deserto mitico come il Kalahari, grandi parchi, una fauna ricchissima e varia, con la massima concentrazione di elefanti del Continente Nero. E, soprattutto, il più grande delta interno del mondo, quello formato dall’Okavango, il fiume che non incontra il mare e si perde nelle sabbie.

Un’Africa emblematica e sorprendente quella del Botswana, scelta dal fotografo americano Peter Beard come set del calendario Pirelli 2009, con modelle riprese tra ninfee gigantesche, foreste di papiri, coccodrilli e ippopotami affioranti, aquile pescatrici.

Mentre la capitale, Gaborone, nota per i giacimenti di diamanti, è il terreno d’azione di Precious Ramotswe, prima detective donna del Botswana (e dell’Africa tutta) protagonista dei racconti di Alexander McCall Smith e della serie televisiva The No. 1 Ladies’ Detective Agency, che debutta il 5 novembre sugli schermi di Lei (Sky, canale 125).

Tra i Paesi dell’Africa australe, il Botswana è quello che meglio ha saputo gestire un turismo altamente qualificato, lontano da grandi numeri e safari affollati, grazie alla politica ambientale del governo, che ha destinato a riserve naturali oltre il 17 per cento del territorio. Con un controllo rigoroso del numero di insediamenti e regole severe per la tutela del fragile equilibrio ecologico. Lodge di lusso e tende (mai più di 13 per campo) che s’ispirano a quelle d’inizio Novecento dei grandi esploratori, ma attrezzatissime e dotate di ogni comfort.

La stagione del turismo evita i mesi da gennaio a fine marzo, quando le piogge ingrossano l’Okavango, che nasce in Angola e si allarga a ventaglio tra le sabbie del Kalahari, formando un delta che può variare dai 16 ai 22.000 kmq. Gigantesco puzzle d’acqua e terra, labirinto di isolotti, canali, meandri, che muta ogni anno a seconda dei capricci della pioggia e della piena, percorsi d’acqua vitali, ma volubili, che possono far rifiorire intere aree o condannarne altre alla siccità. Poco più di una ventina i campi che si affacciano nel delta, piccoli, in concessioni private, con safari esclusivi.

La ricchezza di animali e uccelli (oltre 450 specie) offre una grande varietà di escursioni: a piedi, in jeep, a bordo di mokoro (canoe un tempo scavate nel tronco, oggi più spesso di plastica) o di barche. La Riserva Naturale di Moremi, all’estremità nordorientale del delta, alterna zone di acquitrino a larghe aree di savana e foreste di mopani. Camp Moremi, 11 tende ombreggiate da giganteschi alberi di ebano, è botswanaideale per safari nel bush, a piedi o in jeep (questi ultimi anche notturni). È proibito scendere dall’auto per non disturbare gli animali, ma spesso ci si ferma così vicino che si potrebbe quasi toccarli.

Il trasferimento, in barca a motore, tra Moremi e il cuore del delta dura circa tre ore e mezzo. Fra le strutture più belle, Camp O, come viene familiarmente chiamato Camp Okavango, primo lodge del delta, costruito nel 1983 dalla fotografa californiana Jesse Niel, conquistata da quest’angolo d’Africa dove trascorse anni interi a riprenderlo in tutte le sue forme.

E Xugana Island, otto chalet su un’isola boscosa nel nordest del delta, piattaforme sopraelevate, ventilatore e veranda panoramica affacciata sulla laguna.

Giuliana Vogel

da IL CORRIERE DELLA SERA


Nov
09

La Baarìa di Tornatore da visitare

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A Bagheria sulle tracce di Tornatore
Baaria, il film del regista siciliano candidato agli Oscar, offre lo spunto per una visita alla splendida città punteggiata da mostre, appuntamenti culturali e itinerari naturalistici

di Emanuele Coen

baaria_bagheriaIl profumo inebriante degli agrumeti e delle zagare, la valle rigogliosa tra i golfi di Palermo e Termini Imerese, le ville patrizie del Settecento, i monti e il mare sullo sfondo, nella Conca d’Oro tra il Mongerbino e il monte di capo Zafferano. Bagheria, comune di quasi 60mila abitanti a quindici chilometri dal capoluogo siciliano, è un concentrato straordinario di natura e storia, crocevia di popoli e culture.

Il nome della città, secondo alcune fonti, è da attribuire ai Fenici – Bayharia significa “zona che discende verso il mare” – mentre secondo altre deriva dall’arabo Baab El Gerib, “la porta del vento”.

In Sicilia la chiamano Baarìa, come il titolo scelto da Giuseppe Tornatore per il film ambientato nella sua città natale, scelto per rappresentare l’Italia agli Oscar 2010. La pellicola (la sceneggiatura scritta dal regista è appena stata pubblicata da Sellerio, 288 pagine, 13 euro) racconta la vita a Bagheria dagli anni Venti agli Ottanta, attraverso la storia di una famiglia lungo tre generazioni. Sullo sfondo la mafia, il fascismo, la guerra, le lotte degli operai e dei braccianti contro la dittatura e i latifondisti.

Il film, che ha acceso i riflettori sulla città, offre lo spunto per una visita punteggiata da mostre, appuntamenti, itinerari storico-culturali e naturalistici.

  • IL MUSEO GUTTUSO E LE MOSTRE

A Villa Cattolica, sede del museo Guttuso, che ospita oltre duecento opere del grande pittore nato a Bagheria e di altri maestri del Novecento, sono esposte le immagini del backstage del film di Tornatore scattate da Marta Spedaletti e Stefano Schirato, nella mostra “Giuseppe Tornatore, aspettando Baarìa” a cura di Cinzia Chiari (fino al 15 novembre), e alcuni elementi della riproduzione in dimensioni reali della città di Bagheria che lo scenografo Maurizio Sabatini ha ricostruito a Tunisi su un’area di cinque chilometri quadrati.

Sempre a Villa Cattolica, inoltre, fino al 30 gennaio 2010 si può visitare la mostra fotografica “Renato Guttuso – Biografia per immagini”, a cura di Dora Favatella. Oltre 200 scatti dell’archivio Guttuso, molti dei quali inediti, per raccontare la vita e l’opera del Guttuso bagherese e di quello romano, del Guttuso artista e politico, del Guttuso giovanissimo e di quello maturo. Tra gli autori Anatole Sarderman, Eugene Haas, Lee Miller, Sandford Roth, Ugo Mulas e due amici e concittadini, il fotografo Ferdinando Scianna e Giuseppe Tornatore.

Gli appassionati di arte contemporanea, infine, fino al 28 novembre possono visitare la mostra “Work in progress” nella galleria Drago (via Consolare 177) . Una selezione di opere realizzate tra gli anni Ottanta e il 2009 da dieci artisti contemporanei: Lucio Del Pezzo, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Fausto Gilberti, Giovanni Leto, Marco Lodola, Mimmo Paladino, Concetto Pozzati, Tino Stefanoni, Emilio Tadini.

  • LE VILLE DEL SETTECENTO                                               villa_palagonia

Nel 1658 Giuseppe Branciforti, conte di Raccuja, in seguito ad una cocente delusione politica per la mancata nomina a vicerè di Palermo da parte del governo spagnolo, decide di ritirarsi a Bagheria, dove fa costruire Villa Butera, che diventerà la sua dimora definitiva. In sostanza è l’atto di fondazione della città, intorno alla quale nei decenni successivi furono edificate splendide ville patrizie.

Tra le poche aperte al pubblico, meritano una visita Villa Cattolica, costruita nel 1736 da Francesco Bonanno e oggi sede del Museo Guttuso e del sarcofago monumentale del pittore disegnato dall’amico Giacomo Manzù, e Villa Palagonia dei Principi Gravina di Palagonia, costruita nel 1715, l’emblema più importante di architettura barocca suburbana della Sicilia, detta “villa dei mostri” per i mostri in pietra che decorano il parco.

Le altre non sono aperte al pubblico: Villa Valguarnera, Villa Villarosa, Villa Trabia, Villa San Cataldo, Villa Sant’Isidoro, Villa Ramacca, Villa Serradifalco, Villa Larderia.

  • IL MUSEO DEL GIOCATTOLO A VILLA ARAGONA CUTO’

In un’altra splendida villa settecentesca, Aragona Cutò, ha sede il Museo del giocattolo e delle cere. In cinque saloni affrescati dal Borremans sono esposti 600 giocattoli fabbricati tra Settecento e Novecento e sessanta opere in cera, frutto della produzione artistica dei ceroplasti siciliani e napoletani di Settecento e Ottocento.

  • LA CERTOSA DI BUTERA

Dopo i lavori di restauro si può visitare il primo piano della Certosa di Palazzo Butera, il piccolo monastero di monaci trappisti voluto nel 1797 arco_azzurroda Ercole Michele Branciforti, principe di Butera. Nel resto dell’edificio proseguono i lavori.

  • L’ARCO AZZURRO E L’ECOMOSTRO DI CAPO MONGERBINO

L’Arco Azzurro, il monumento naturale di roccia reso celebre dalla pubblicità dei cioccolatini del bacio, presto sarà finalmente liberato dall’ecomostro che lo sovrasta, a Capo Mongerbino. Nei mesi scorsi la Regione ha stanziato i fondi per consolidare l’Arco Azzurro e demolire l’orrendo fabbricato costruito 24 anni fa. La gara è stata vinta da una ditta di Favara, in provincia di Palermo, i lavori dovrebbero cominciare nelle prossime settimane.

da LA REPUBBLICA


Vacanze in Aquitania
Cultura, natura, gastronomia

aquitania_dordogneNel sud-ovest della Francia si trova l’Aquitania, zona dei Pirenei, dal carattere forte e deciso, dedita alla pastorizia, dove i villaggi dei Paesi Baschi e del Béarn assumono una tipicità unica.

La regione, che vanta un ricchissimo patrimonio enogastronomico,  architettonico e naturale, è conosciuta specialmente per il suo capoluogo, Bordeaux, ma in realtà ha mille risorse e mille motivi per attrarre visitatori durante tutto l’anno. I paesaggi che la caratterizzano sono molto vari e tutti con peculiarità proprie che fanno di questa terra una delle più belle della Francia.

La Dordogne è costellata da castelli e villaggi arroccati, che seguono le morbide curve delle colline disegnando antichi paesaggi e lambendo i vigneti del Bordolese.

La Valle de la Vézère è la zona che custodisce ineguagliabili espressioni artistiche preistoriche, oggi patrimonio Unesco.

La Dune du Pilat è la duna più alta d’Europa, dalla quale si domina il bacino di Arcachon, regno dell’ostrica e di stazioni balneari di lusso, come Cap-Ferret e Arcachon.

La Côte d’Argent (Côte Landaise), che corre lungo la grande foresta delle Lande di Guascogna, va da Arcachon a Hossegor, è molto apprezzata dai surfisti, dai ciclisti e da chi ama andare a cavallo.

La Costa Basca, rocciosa e frastagliata, racchiude picchi, porti pescherecci e turistici e offre eleganti stazioni balneari, come Biarritz, Saint-Jean-de-Luz, Hendaye, dove si pratica il surf.                                          francia_aquitania_vigneti

Sempre lungo la costa, l’estuario della Gironde è il più grande d’Europa; qui si distende il vigneto di Médoc.

L’Aquitania infatti è conosciuta come una delle maggiori produttrici di vini al mondo. Chi non ha mai sognato sentendo i nomi di Yquem, Margaux, Pétrus o Mouton Rothschild?

Anche in cucina non ha rivali: foie gras, funghi, tartufo e altre prelibatezze da scoprire sul posto, nei deliziosi ristoranti o nelle fattorie della zona.

E ancora: sport d’acqua, alpinismo, mountain bike, sono tantissimi gli sport che rendono un soggiorno nella regione vivace ed emozionante.

da TGCOM

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Oct
26

Turismo in Lituania in treno a vapore

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Lituania in treno a vapore

Un itinerario attraverso le pianure dell’est Europa. Un percorso ricco di suggestioni letterarie e scoperte paesaggistiche. Che non deluderà gli appassionati di storia e i cultori di treni e binari

di Francesco Zardo

lituania_trenoI suoi fuochi sembravano spenti per sempre e invece è tornato a far bruciare il carbone e a far sentire forte il suo fischio: il treno a vapore Siaurukas, in Lituania, offre ai turisti la possibilità di visitare i luoghi di un’Europa minimale e allo stesso tempo piena di attrattive e di fascino, la cui identità storica, politica, culturale e linguistica è in grado di conquistarci per la sua particolarità e originalità, sia rispetto all’area occidentale sia nei confronti dell’Est del nostro continente.

La linea ferroviaria della regione Aukštaitija corre nel nord del Paese, a metà strada fra la capitale lituana Vilnius e Riga, quella della Lettonia: risalente al 1890 e lunga 179 km è una sorta di museo a cielo aperto per gli appassionati di storia e natura, e anche per i cultori di treni e binari. Oltre alla possibiltà di un viaggio individuale, l’organizzazione che gestisce oggi questo suggestivo pezzo di strada ferrata offre l’opportunità a gruppi organizzati di riservare interi vagoni o anche l’intero convoglio, per immergersi nell’atmosfera fuori dal tempo di questi luoghi e scegliere percorsi di visita nell’entroterra lituano.

Un viaggio fra le pianure dei freddi luoghi dell’Est europeo richiama al passeggero le emozioni di Anna Karenina (ma non pensate al tragico epilogo, per carità), i paesaggi e le suggestioni dei romanzi di Tolstoj, legate all’immagine di un treno in movimento che attraversa lo spazio e il tempo, lascia dietro di sé le esperienze appena passate e volge la mente e lo sguardo alla curiosità di quelle che stanno per arrivare.

Nel calore dei vagoni, nel vociare degli sconosciuti con cui si condivide il percorso, scorrono sui finestrini le estese pianure, la neve, di un paesaggio in molti tratti identico a com’era oltre un secolo fa, quando la ferrovia fu inaugurata. Sono immagini che fuggono in un istante eppure rimangono impresse nell’animo, unite ai pensieri che si susseguono veloci come il treno.

Partendo da Anykšèiai, sulle rive del fiume Šventoji, ci dirigiamo a Panevéþys, una cittadina ricca di attrattive naturali e artistiche: si può scegliere di visitare la vasta collezione di farfalle o quelle di ceramiche nel Museo delle tradizioni locali, di assistere a uno spettacolo di musiche e balli del posto al teatro del musical o a uno spettacolo di marionette, altra attrattiva tipica della zona, e ammirare le varie declinazioni del barocco nei numerosi luoghi di culto.Troškûnai_chiesa

Ciò che caratterizza il paesaggio sono i mulini a vento, sparsi per tutta città, in alcuni dei quali sono stati ricavati hotel e punti di ristoro. Si può anche pernottare con poco, in questi luoghi, come anche gustare la gastronomia locale, tipicamente nordica, a base di maiale, patate, barbabietole e tuberi e con un’originale declinazione ottenuta grazie all’impiego dei semi di papavero.

E poi si risale in treno, via alla volta di Troškûnai, un villaggio che conserva la forma e la struttura del possedimento feudale e insieme una lunga tradizione di storie e leggende. Sulla via del ritorno ad Anykšèiai, se la giornata è limpida, si può immaginare una passeggiata attraverso la campagna boschiva: tra le riserve naturali si può ammirare il leggendario masso di Puntukas, una pietra di oltre 200 tonnellate poggiata su terra friabile, mai sprofondata.
Secondo la leggenda il sasso è stato lasciato lì dal diavolo che poi ha dimenticato di portarlo via. Anche qui richiami letterari: questa valle è stato il luogo di ispirazione del più famoso poema lituano, “Il boschetto di Anykšèiai” di Antanas Baranauskas.

E ancora c’è da visitare la chiesa neogotica di San Matteo e l’antica stazione ferroviaria, monumento eccezionale conservato esattamente come quando fu costruito, alla fine dell’Ottocento.

Questo treno e questo viaggio può essere anche l’occasione di incontri professionali e conferenze: a bordo dell’antico Siaurukas è possibile organizzare congressi originali e personalizzati. Altro luogo suggestivo per questo scopo è il monastero di Troškûnai e, ancora più spaziosa, la stazione ferroviaria di Panevëþys.

da LA REPUBBLICA