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Grazzano Visconti, borgo medievale da favola per un romantico San Valentino
Posted by: | CommentsSan Valentino, fuga romantica nel medioevo
di Maria La Calce
A proteggere gli innamorati non è solo san Valentino, ma desideri e speranze possono essere affidati anche alla meno nota Aloisa. La nobil donna emiliana, vissuta secondo la leggenda nel medioevo, continua ancora oggi ad ammiccare a quanti visitano il piccolo borgo di Grazzano Visconti, in provincia di Piacenza. Il suo fantasma infatti continua ad aleggiare per le vie del paesino e non in pochi raccontano di averlo veduto. I meno fortunati dovranno accontentarsi di ammirare solo la statua che raffigura Aloisa, fedele al ritratto che la nobil donna fece di sé, guidando la mano di un medium durante una seduta spiritica.
Piccoletta e grassottella, Aloisa domina dal suo basamento la piazza del paesino e accoglie bigliettini, peluche e fiori che gli innamorati riconoscenti le lasciano per aver esaudito le loro richieste.
La magia di Grazzano Visconti però non si esaurisce solo nella leggenda di Aloisa, ma conquista i turisti che, varcate le porte del borgo si ritrovano immersi in una favola. Il piccolo borgo, non lontano da Piacenza, sorge intorno ad un antico castello edificato nel 1395. Le abitazioni invece sono state realizzate nel XX secolo in perfetto stile medievale, per volere dei discendenti di quei Visconti che nel XVI secolo furono duchi e signori e di Milano. Fanno eccezione solo alcune case risalenti ai secoli precedenti, e un oratorio ed una chiesa del ’600.
La Grazzano che oggi è possibile visitare è dunque una ricostruzione relativamente recente, ma portata a termine nel pieno rispetto delle regole stilistiche ed architettoniche del medioevo, tanto che passeggiando per le sue vie non si può che rimanere incantati sia dall’atmosfera surreale che si respira che dalle pregevoli opere d’arte disseminate qua e là per il borgo, come i tanti affreschi, i simboli araldici o la fontana, sita in piazza del Biscione e interamente realizzata in marmo bianco. Non lontano si trova, poi, il pozzo della fortuna in cotto e marmo rosa, sormontato da una incastellatura ad arco, in ferro battuto con quattro briglie porta-secchi a testa di drago. Tra i visitatori è divenuta ormai consuetudine gettare una monetina nel fondo del pozzo ed affidare ad essa un sogno che si vorrebbe vedere trasformato in realtà.
L’idea di ritrovarsi all’improvviso nel medioevo è poi suggerita dalle attività che a Grazzano si continuano a svolgere come il ricamo, la lavorazione del legno, del ferro e della ceramica secondo le modalità che da secoli, da queste parti, si tramandano di padre in figlio.
Entro le mura del borgo lo scorrere del tempo appare come rallentato, sulle strade non c’è traccia di asfalto, non ci sono auto e gli unici rumori che si sentono, a parte il vociare della gente sono quelli prodotti dalle botteghe artigiane o dall’acqua delle fontane.
Tutto è talmente suggestivo che si ha quasi l’impressione, da un momento all’altro di imbattersi in un’elegante dama o in un valoroso cavaliere, cosa che del resto è possibile a giugno, quando il secondo sabato del mese il paese intero scende in piazza, in costume, per far rivivere i fasti del XIV secolo.
Durante tutto l’anno è comunque possibile, nei numerosi ristoranti presenti, gustare ricette d’epoca medievale.
La Via Francigena da Canterbury a Roma
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TURISMO: IL RILANCIO DELLA VIA FRANCIGENA, DA CANTERBURY A ROMA
Un lungo itinerario attraverso l’Europa, da Canterbury a Roma, seguendo le tappe fissate sul diario dell’arcivescovo di Canterbury Sigerico che, nell’Alto Medioevo, si reco’ a Roma in visita a Papa Giovanni XV. La Via Francigena da secoli mantiene intatto, tra credenti e non solo, il fascino di un percorso ricco di suggestioni e quest’oggi se ne parla a Roma nel corso di un convegno presso la sede della rappresentanza in Italia del Parlamento europeo. Per i 29 itinerari culturali europei il rilancio della Via Francigena, un percorso culturale religioso e paesaggistico riconosciuto grande itinerario culturale dal Consiglio d’Europa nel 2004.
Nel corso del convegno al quale questa mattina hanno partecipato tra gli altri il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, l’europarlamentare Silvia Costa, e i consiglieri regionali Claudio Mancini e Giulia Rodano, si e’ fatto il punto sulle iniziative future da prendere per valorizzare questo percorso.
Del resto – come spiegato dall’europarlamentare Silvia Costa ”solo valorizzando e coinvolgendo tutti i soggetti in una visione europea condivisa nella pluralita’ della cultura, infatti, si superano i confini nazionali e culturali e si ricompongono quei legami che sono alla base di una strategia di valorizzazione dell’interno percorso. Vogliamo condividere inoltre un’agenza comune attraverso la realizzazione di una governance piu’ efficace”. Per Zingaretti ”la via Francigena e’ una meravigliosa opportunita’ innanzitutto spirituale ma anche culturale, di recupero della tradizione e di sviluppo economico. Per troppo tempo e’ stata lasciata nell’ombra e in un momento come questo in cui c’e’ bisogno di ripensare a un nuovo modello sviluppo, noi dobbiamo puntare sulla sostenibilita’ ambientale, sul turismo fondato sul recupero della storia, la valorizzazione dei borghi e la valorizzazione di quello che siamo stati. E’ possibile farlo e questa iniziativa di oggi e’ importante solo se si coopera da qui addirittura a Canterbury questo progetto diventa realta’ e noi stiamo facendo anche in questo la nostra parte”.
da Asca.it
Viaggi e turismo last minute per Capodanno
Posted by: | CommentsCapodanno last minute
Dalle feste in maschera di Pamplona e Venezia ai cenoni nei rifugi di montagna. Occasioni per chi è in cerca di un veglione diverso, da prenotare all’ultimissimo minuto
Pronti a lasciare il vecchio alle spalle e a festeggiare Capodanno, ora che il 2010 ha i minuti contati. Che sia frizzante, pacato, vicino o lontano, non mancano – nel periodo più caro dell’anno – le occasioni per brindare a cuore leggero, soprattutto per chi è in cerca di un veglione diverso.
SPAGNOLO – A Pamplona, i rituali di fine anno sono piuttosto originali. La Nochevieja de Carneval inizia a mezzanotte, con i 12 rintocchi della campana della Cattedrale San Cernin e 12 chicchi d’uva da mangiare (seguendo i rintocchi) al sorso di champagne bevuto da un bicchiere in cui è immerso un anello d’oro. Poi inizia la festa, che è un autentico anticipo di Carnevale. Gli abitanti della città spagnola sfilano indossando maschere variopinte ispirate ai personaggi delle leggende locali: animali dei boschi, elfi e vampiri. Per gustarselo senza spendere un occhio della testa, c’è il pacchetto di Squirrel Viaggi: 688 euro a persona, voli compresi, dormendo nel 4 stelle NH Hotel Iruña, dal 28 dicembre al 2 gennaio (tel. 02.58430011).
NORDICO – Giganteschi falò che illuminano a giorno la notte di , canti folkloristici e balli in attesa del brindisi di mezzanotte animano invece il Capodanno della capitale islandese. È una città piccola, ma incredibilmente vivace e ormai famosa per la sua vita notturna: ristoranti, bar, discoteche e pub danno vita a un’insolita, e inaspettata, movida nordica, da scoprire a prezzi accattivanti. Dal 29 dicembre al 2 gennaio quattro giorni e tre notti in camera doppia al Radisson hotel Saga costano 330 euro a persona (Agamatur, tel. 02.78624761).
CON DELITTO – Nelle Terre dell’Antico Marchesato di Saluzzo, in Piemonte, il Capodanno si festeggia col delitto a Villa Poggio Radicati, tra atmosfere medievali e i sapori di una zona che è sinonimo di gastronomia d’eccellenza. I baloss (i bambini birichini, in dialetto piemontese) accolgono gli ospiti e li invitano alla cena di gala, per coinvolgerli in un misterioso caso da risolvere trasformandoli per una notte in detective (pacchetto due giorni 215 euro, 135 euro solo serata. Info: In Terre Di, tel. 0172.72.72.61.84). Per l’Associazione Borghi Autentici d’Italia il Capodanno più suggestivo si festeggia invece col Murder Party, gioco a squadre che inizia subito dopo il cenone e dura due giorni, tra cacce al tesoro e spettacoli lungo i vicoli di Ortignano Raggiolo, in Toscana (280 euro, con cenone e due notti in albergo diffuso, tel. 0524.587941).
SPETTACOLARE – Davvero speciale la festa di fine anno di Palazzo Flangini, a Venezia, sul Canal Grande. Per la prima volta il seicentesco palazzo propone un veglione particolarissimo: si cena al lume di candela nei saloni impreziositi da stucchi e candele sfoggiando maschere e abiti della tradizione veneziana, mentre si assiste allo spettacolo di acrobati e ballerini (gli stessi dello show di chiusura delle Olimpiadi di Torino 2006) che volteggiano a 8 metri di altezza simulando la morte e la rinascita della Fenice. Da mezzanotte, le danze si aprono fino all’alba. L’occasione è ghiotta e non proprio economica (265 euro in prevendita, tel. 348.6017282), ma si può “compensare” dormendo in Riviera nell’elegantissima dimora che fu della nobile famiglia Contarini, il Romantik Hotel Villa Margherita di Mira, non lontano da Venezia, spendendo solo 68 euro a notte (pacchetto valido per un minimo due notti, tel. 041.4265800).
IN RIFUGIO – Chalet fuori pista da raggiungere con il gatto delle nevi per salutare il vecchio anno ai piedi di maestose montagne e brindare gustando i piatti della tradizione locale. Si dorme e si cena ammirando il tramonto a 2400 metri, o la luce surreale dell’alba che colora il massiccio del Monte Rosa, al Rifugio Belvedere, sopra Champoluc, in Valle d’Aosta. Vi si arriva dal paese, a quota 1570 metri, e dalla telecabina che porta fino al Crest, dove una jeep o una motoslitta portano al rifugio. L’ambiente è spartano, ma il 31 dicembre il look è da gran gala e il menu speciale: scaloppa di foies gras al mosto di vino con gelatina di rose, raviolo casalingo di bietole rosse e patate con burro di montagna, gallo ripieno di salsiccia nostrana, lardo di Arnad e prosciutto di Bosses (cell. 349.49.15.130. Prezzi: 164 € compreso trasporto con gatto delle nevi riscaldato e telecabina).
STELLARE – Sul Ciampedie, nel cuore della trentina Val di Fassa, la Baita Checco è un piccolo bijoux di legno, con stube ladina e terrazza panoramica sul Catinaccio, che punta tutto sulla cucina. Il menu di Capodanno prevede krapfen salato con mousse al Trentingrana, tagliolini integrali con porcini e guancia di vitello cotta nel Teroldego con flan di patate e spinaci. Ma la specialità della casa sono i dolci: oltre all’immancabile panettone, ecco una zuppa di pere con sformatino di semolino su salsa di lamponi. Dopo il brindisi, la tradizione prevede un giro in motoslitta per un incredibile starwatching a 2000 metri di altezza (cell. 335.7021414, 125 € a persona, bevande e giro in motoslitta compreso).
Carlotta Lombardo
Citta d’arte in Veneto, turismo in crescita del 10%
Posted by: | CommentsIn crescita il turismo nelle città d’arte del Veneto +10%
Un balzo del 10 per cento negli arrivi dei turisti con destinazione nelle città d’arte del Veneto. Sono una conferma del buon andamento del turismo veneto i dati sui flussi del mese di ottobre elaborati dalla direzione del sistema statistico regionale. “Venezia – spiega l’assessore veneto al Turismo Marino Finozzi – mantiene un ruolo trainante con quasi mezzo milione di arrivi (+12% rispetto a ottobre 2009), ma dimostrano una significativa dinamicità anche Padova (+18,9%), Treviso e Verona (+6,1% ciascuna) che pur non avendo in programma attività culturali o promozionali di grande richiamo hanno segnato un importante incremento.
Il nostro patrimonio storico, artistico e culturale va tutelato, valorizzato e promosso in stretto connubio con il territorio circostante, per dare al turista un’offerta composita in grado di fare la differenza nelle strategie di promozione turista. Inoltre, credo sia necessario rivalutare l’apporto che il turismo congressuale può dare al Veneto mettendo in campo per il 2011 nuove strategie in grado di attrarre presenze”. In crescita il turismo nelle città d’arte del Veneto +10%
“In linea generale – prosegue l’assessore parlando dell’anno che sta per iniziare – i tagli al turismo nel bilancio regionale non ci permetteranno di disporre di grosse cifre. Ma questo non significa che non saremo in grado di portare avanti azioni incisive: ci rimboccheremo le maniche cercando di razionalizzare sforzi e investimenti. Molto spesso le idee vincenti sono quelle che nascono da persone motivate che dispongono di piccoli budget da far fruttare al meglio. Penso ad esempio a quanto previsto nel testo della nuova legge sul turismo che stiamo discutendo con le categorie economiche e gli interlocutori istituzionali, dove ci saranno i meccanismi necessari a trattenere una parte della ricchezza spesa dal turista per reinvestirla in servizi al sistema. Sono convinto che questa sia la strada per mantenere la nostra offerta sempre al passo coi tempi”.
I dati relativi alle aree di provenienza dei turisti confermano la tradizionale propensione per il mare veneto dei lombardi e dei piemontesi, e per la montagna veneta dei laziali e dei marchigiani. “In generale – afferma Finozzi – è sempre il Nord Italia l’area da cui provengono la maggior parte dei nostri turisti. Si tratta di clienti che non solo non dobbiamo perdere, ma possiamo rafforzare. Per questo credo sia opportuno lavorare in questo senso nei prossimi mesi”.
I dati che riguardano gli arrivi dall’estero sono molto positivi. Il tradizionale bacino di utenza di lingua tedesca si conferma fidelizzato e in continuo aumento, mentre i +9.5% degli Usa e il +4.6% della Francia testimoniano il buon lavoro fatto per valorizzare il nostro patrimonio artistico, al quale questi bacini di utenza generalmente si rivolgono. Grosse sorprese le danno la Cina, il Giappone e la Russia che vedono un incremento rispettivamente del 39.4%, 10.8% e del 38.5% rispetto allo scorso anno. “Il bilancio del 2010 e le previsioni per gli anni a venire – conclude l’assessore al Turismo – sono tendenzialmente positivi. I numeri ci confermano che è giusto continuare ad investire sulla qualità, sull’innovazione e soprattutto sulla crescita professionale del settore. Sono sicuro che i tagli non impediranno al Veneto rafforzare il proprio primato nell’industria turistica italiana”.
La via dei Castelli lungo il Tagliamento
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Tagliamento, la via dei castelli
A nord di Udine, lungo il corso del Tagliamento esistono luoghi di una tale bellezza, da invitare il viaggiatore a lasciare le strade più trafficate e a girovagare senza una precisa meta.
Scoprendo, travalicando ad esempio una cresta, l’apparire improvviso di un castello o lo svelarsi di una piccola chiesetta di campagna, forse in apparenza modesta, ma spesso ricca di testimonianze di fede e di arte.
E’ questa un’area di antichi insediamenti che sorsero nella maggior parte tra il XII e il XIV secolo.
Una serena visita di questa’area, non particolarmente estesa, richiede all’incirca un paio di giorni. E questa potrebbe essere anche un’occasione per gustare una cucina che è espressione delle tradizioni del territorio, dei suoi prodotti genuini e della sua gente, nonché per degustare l’ampia varietà di vini prodotti in queste zone.
Infatti molti castelli sono anche aziende vinicole e promuovono manifestazioni del tipo “cantine aperte”.
Usciti dall’autostrada di Udine nord, proseguendo in direzione di Pagnacco si incontra il celebre castello di Colloredo di Montalbano, celebre perché legato alle esperienze raccontate da Ippolito Nievo in “Le confessioni di un italiano”.
Lo sguardo è attratto immediatamente dalla torre dell’orologio, e dalle forme imponenti del complesso, nonostante esso sia stato in parte distrutto dal terremoto del 1976, che ha fatto perdere anche gli splendidi affreschi di Giovanni da Udine, allievo di Raffaello, i quadri e gli arredi di cui oggi rimangono solo malinconiche fotografie.
A pochi chilometri da Colloredo incontriamo il castello di Tricesimo, che nel nome conserva ancora il ricordo dell’antica statio romana posta al trentesimo miglio da Aquileia.
Per conoscere come si viveva nel due-trecento all’interno di questi manieri, sarebbe opportuna una visita al Museo Archeologico Medievale di Attimis; uscendo da questo paesino in direzione di Racchiuso, si lascia la strada principale a Borgo Faris, da dove si sale al castello.
Si tratta di un complesso composto da diversi edifici: la cappella dedicata a Sant’Osvaldo, addossato ad essa il Mastio e infine il palatium, un compatto parallelepipedo, traforato da bifore gotiche.
Tornando sui propri passi, e proseguendo in direzione di Nimis, si continua lungo la suggestiva strada pedemontana, che ripercorre un antico tracciato di collegamento tra Cividale e Gemona.
Torri isolate e tratti di muraglie sono presenti in queste località a ricordare la fitta trama della presenza castellana.
A pochi minuti di macchina da Gemona, si profila la terra di Venzone, racchiusa entro una cerchia di mura elevate verso la metà del duecento.
Un giro intorno al nucleo urbano consente di farsi un’idea delle caratteristiche della cinta muraria che, nel corso dei secoli, ha costituito la sua difesa e il guscio che l’ha delimitata.
Ritornando per un tratto sui propri passi, si giunge velocemente in vista della rupe di Osoppo, che si staglia solitaria presso il greto del fiume.
La conformazione di questo colle, dai versanti scoscesi, e la sua collocazione, a guardia dello sbocco in pianura della vallata, ne hanno fatto una sorta di fortilizio naturale che, di epoca in epoca, gli uomini hanno usato.
Molte genti hanno lasciato qui le loro tracce.
E’ quasi come sfogliare un libro di storia fatto non di carta ma di pietra.
E’ ovvio che i manufatti degli anni più recenti hanno in gran parte sconvolto e cancellato i resti più antichi. Così, quasi nulla rimane del castrum citato da Paolo Diacono, in cui si rinserrarono i Longobardi minacciati dagli Avari.
Potremmo ancora visitare Fagagna, Moruzzo e molti altri luoghi che sorgono tra questi rilievi montani e che accolgono i visitatori con numerosi manieri testimonianza di un passato di frontiera.
Tiziana Bianca da ilreporter.com















































