Michele Serra se l’argine è ben mantenuto regge alla piena, se no si squarcia e arriva l’alluvione. l’abbandono a se stesso del territorio italiano, se non per depredarlo o spiaccicarci sopra altro cemento, è gravemente patologico

michele serraL’AMACA del 07/11/2014
COSÌ come l’asfalto va riparato o rifatto, l’intonaco di quando in quando ripreso, il legno nutrito e trattato, l’argine ha bisogno di essere controllato e risistemato. La parola “manutenzione” dice tutto, è antica e modernissima al tempo stesso, nelle sue vaste competenze rientrano la vanga come il computer, il piccone come la telecamera. Riguarda ogni manufatto umano, dalla casa più umile al ponte più ardito niente può reggere a lungo senza la manutenzione, ovvero la cura dell’uomo sull’ambiente nel quale vive, sia esso naturale o artificiale. Bisognerebbe domandarsi, ma davvero, sulla base di quale patologia culturale, politica, economica si è via via perduta una così elementare cognizione, che appartiene agli individui così come alla collettività: se l’argine è ben mantenuto regge alla piena, se no si squarcia e arriva l’alluvione.

Se il terrazzamento viene rappezzato, i campi sono ben drenati, i passaggi delle acque sono mantenuti pervi, la montagna non frana, o frana assai meno. Non servono direttive europee, algoritmi economici, raffinatezze tattiche o strategiche, per capirlo: lo capisce anche un bambino. Ripeto, dunque, che l’abbandono a se stesso del territorio italiano, se non per depredarlo o spiaccicarci sopra altro cemento, è gravemente patologico. Siamo malati, ci serve una diagnosi, la cura sarà di conseguenza.

Da La Repubblica del 07/11/2014 michele serra via triskel182.wordpress.com

Ruben il ristorante con menu ad un euro a Milano Di Ernesto Pellegrini dedicato al contadino conosciuto quand’ero giovane, morto da barbone senza esserlo

Ruben milano ristorante un euro ernesto pellegrini 03A dare l’indirizzo di via Gonin 52 ai particolari clienti saranno parrocchie, associazioni di volontariato e centri di ascolto: selezioneranno, così, le 500 persone che, ogni giorno, potranno pranzare a 1 euro. Genitori separati, disoccupati in difficoltà, parenti di malati che devono restare a Milano per parecchi giorni, sopportando alte spese: il ristorante Ruben è nato per tutti loro grazie a Ernesto Pellegrini, l’ex presidente dell’Inter che ha voluto così ricordare Ruben, contadino conosciuto cinquant’anni fa, morto da clochard dopo una vita di lavoro. Il sindaco Giuliano Pisapia ha inaugurato il ristorante con Pellegrini, commentando: “È un bell’esempio della generosità milanese, che nasce da quel senso pratico e da quella capacità unica di mettere la propria storia, il proprio lavoro, le proprie competenze al servizio della propria comunità”

Milano, inaugurato “Ruben”, il ristorante solidale
Sarà aperto all’ora di cena da lunedì a sabato con due turni che permetteranno a circa 500 persone di consumare un pasto al costo di 1 euro. I “clienti” di “Ruben”, il ristorante solidale creato dalla Fondazione di Ernesto Pellegrini, l’ex presidente dell’Inter, sono persone in difficoltà: genitori separati che non riescono a pagare gli alimenti, nuovi poveri che non arrivano a fine mese, ex carcerati che cercano di reintegrarsi nella società al termine del periodo di detenzione, individuati dalle associazioni del territorio.”Il ristorante si chiama Ruben perché ho voluto dedicarlo al contadino conosciuto quand’ero giovane, morto da barbone senza esserlo”, ha spiegato Ernesto Pellegrini”, ai tempi non sono riuscito a fare nulla, oggi lo voglio ricordare così”
(di Elena Peracchi)(Oriana Liso) da repubblica.it

Beppe Severgnini i treni troppo lenti metafora dell’Italia

Beppe SevergniniLENTEZZA FALSO MITO
Tutto va veloce (come i treni)

Nel 2015, con il Frecciarossa 1000, si andrà da Milano a Roma in 2 ore e 20. Bene. Perché la velocità non è solo fretta e non è sempre frenesia. E la lentezza, in Italia, è spesso un alibi per la pigrizia. a pagina39 Nel 2015 arriverà il Frecciarossa 1000, e andremo da Milano a Roma in 2 ore e 20 minuti. Qualcuno dirà che non è necessario, e si lancerà nel consueto «elogio della lentezza». Vada a ripeterlo ai passeggeri del Regionale 29075 Udine-Trieste (via Cormons): 1 ora e 22 minuti per percorrere 82 km, ma ieri avevamo venti minuti di ritardo.
La velocità non è solo fretta e non è sempre frenesia. È una condizione per vivere, lavorare e produrre nel XXI secolo. Non una condizione esclusiva: si può leggere un lungo romanzo su un treno che corre. La lentezza, in Italia, è spesso un alibi per la pigrizia. Non possiamo permettercela. Internet sta imprimendo l’accelerazione provocata, cent’anni fa, dal telegrafo senza fili, dalla radio e dagli aerei. Nessuno scriverà un nuovo Manifesto del Futurismo , nessuno vuole «uccidere il chiaro di luna». Ma qualche vecchia abitudine forse sì.
La banda larga mobile, l’alta velocità ferroviaria e alcuni strumenti diagnostici sono esempi quotidiani di rapidità: domandate a chi li utilizza se intende rinunciarvi. Se è contento d’aspettare cinque minuti per caricare un sito internet. Se vuol tornare a impiegare dieci ore per andare da Milano a Roma.
Se l’Italia si trova dov’è, e non dove dovrebbe essere, è anche per la mancanza di velocità. I bradipi nazionali sono ubiqui e astuti. Nel lavoro, nei trasporti, nelle procedure e nelle autorizzazioni: troppe cose sono rallentate. È inutile riempirsi la bocca con le opportunità per i giovani, se un ragazzo che lavora viene pagato dopo mesi (senza spiegazioni: dipende dell’umore della contabilità aziendale). Ci sono attività che richiedono lentezza: sesso e cibo, per dirne due. Slow Food , perciò, va bene. Slow Trains , Slow Reforms , Slow Jobs ? Possiamo farne a meno.

Beppe Severgnini da corriere.it