Archive for Italia

Mar
06

Legambiente e Fiera di Padova

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fiera di padovaL’Italia e’ scelta come meta turistica dagli stranieri “soprattutto per l’ambiente e il paesaggio”. E’ quanto evidenzia Legambiente in occasione della Fiera di Padova ‘Vacanze Weekend’, il salone dedicato al turismo e al tempo libero che ha come partner Legambiente Turismo. Si e’ rinnovata così’ una collaborazione nata con l’obiettivo di promuovere il turismo di qualità’.

Si tratta di una scelta che accomuna Legambiente Turismo e la rassegna Vacanze Weekend, consapevoli che favorire la sostenibilità del turismo e’ un bene per l’ambiente, una opportunità’ importante per i turisti ed e’ conveniente per il futuro del turismo e delle aziende di un settore di grande importanza per l’economia nazionale ed europea. Pur perdendo punti di fatturato rispetto al 2008, il turismo ha tenuto più’ degli altri settori.

I dati disponibili dimostrano che l’export totale italiano ha perso circa il 25% ma le entrate da viaggiatori internazionali verso l’Italia sono calate molto meno (il 7,9%). Il divario e’ ben maggiore in Veneto dove il calo dell’export e’ del 20% contro il 5% del turismo estero e in Emilia Romagna con l’export a meno 27% contro il 3% del turismo estero. Emerge da questi dati quanto sia necessario e moderno un legame più’ stretto delle attività’ produttive con le risorse del proprio territorio e non e’ un caso che il turismo, anche nella crisi, tenga più’ di altri settori.
I dati disponibili, spiega Luigi Rambelli, Presidente Nazionale di Legambiente Turismo, ”ci confermano che anche nel 2009 l’Italia e’ stata scelta dal turismo estero soprattutto per l’accoglienza, l’ambiente e paesaggio naturale, le sue città’ e opere d’arte, la cucina e i pasti, il livello di sicurezza. La logistica, l’informazione e i servizi sono invece i punti neri dell’offerta e l’azione della nostra associazione e’ diretta ad rendere più’ accoglienti e gradevoli destinazioni turistiche e strutture ricettive”.

Legambiente, aggiunge Rambelli, ”con la sua azione affronta tutti questi temi e con Legambiente Turismo e la sua etichetta ecologica, punta a migliorare le località’ di soggiorno e il livello di accoglienza con la tutela e la conservazione delle risorse naturali e culturali valorizzandole anche in quanto fattori di attrazione turistica”. Quest’anno hanno gia’ aderito 363 alberghi, campeggi, agriturismi, ristoranti & c. (con circa 60.000 posti letto) in 16 regioni italiane. Si sono costituiti e sono presenti in fiera i nuovi gruppi locali costituiti nelle settimane scorse in Sardegna, Costiera Amalfitana e penisola salentina.
Legambiente Turismo ha deciso di premiare 8 strutture ricettive e due gruppi locali, scelti per aver onorato al meglio gli impegni obbligatori concordati nel 2009 e aver introdotto anche lodevoli innovazioni nell’uso razionale delle risorse naturali, nell’offerta di comfort, cibo e menu’ locali, per le azioni di valorizzazione del patrimonio culturale locale e nella tutela dell’ambiente. La scelta delle aziende meritevoli e’ avvenuta sulla base dei giudizi espressi dagli incaricati dell’associazione e da ulteriori informazioni attenute grazie a controlli suppletivi.

I 10 premi del 2009 sono andati all’Hotel Viticcio dell’Isola d’Elba; all’Hotel Dory di Riccione; l’Hotel Universal di Senigallia; all’Agriturismo Iscairia di Ascea Marina nel Cilento; al ”Piazza Nuova Guest” di Ferrara; all’agriturismo Corte Papadopoli di Ca’ Mello nel Delta del Po Veneto; al Bed & Breakfast Il Dosso di Nigoline del Gruppo Sebino/ Franciacorta (BS); al Ristorante Don Claudio di Jesolo Lido (VE). Premi anche al gruppo strutture ricettive di Finale Ligure (SV) e al nuovo gruppo delle strutture ricettive e turistiche di Lovere nell’Alto Sebino in Provincia di Bergamo. E’ stata premiata inoltre la provincia di Rimini per il progetto che facilita gli acquisti verdi nel turismo.

da libero-News.it

Categories : Italia, economia
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Feb
11

Turismo e Fede per la Liguria

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Il turismo spera nel miracolo e punta sui viaggi religiosi

di Stefania Antonetti

turismo_religione_liguria1Viaggiatori della fede alla scoperta della bellezza paesaggistica della Liguria attraverso undici itinerari del sacro. Un’offerta turistica inedita quella della Regione Liguria che punta allo sviluppo del turismo religioso con la nuova guida: «Le vie del Sacro. Undici itinerari della Liguria mistica», presentata ieri mattina al Museo Diocesano di Genova dall’assessore al Turismo Margherita Bozzano e dal presidente della Regione Claudio Burlando.

Un viaggio attraverso i secoli da Sarzana a Ventimiglia tra 170 abbazie, conventi, monasteri, santuari e chiese storiche, e una novantina di oratori. Un tragitto dunque, che ripercorre il lungo cammino dei pellegrini e dei portatori dei Cristi in 33 processioni storiche e grandi infiorate, dodici pellegrinaggi, ma anche feste religiose, tradizioni, mercatini e presepi natalizi. La Regione completa così una mappatura a 360 gradi del turismo dello spirito e i collegamenti con le grandi vie religiose europee: la via Francigena e il cammino di Santiago de Compostela.

L’iniziativa, ideata e realizzata dall’assessorato regionale al Turismo con l’agenzia «In Liguria», integra così la collana dedicata al sacro della Liguria, che comprende nove pubblicazioni con 39 itinerari lungo un percorso di tremila chilometri. «Un turismo, quello religioso, che comprende tutte le fasce d’età, anche i giovani – spiega l’assessore Bozzano -, e che sembra, non conoscere crisi. Tanto che gli analisti del settore, anche nel 2010, prevedono che la controtendenza continui, con il segno più per il comparto.

Si tratta dunque di una nuova visone del viaggio religioso, che aggiunge al pellegrinaggio anche il desiderio di conoscere il territorio, la cultura e la sua arte». La guida, curata da Abalibri, stampata in italiano e in inglese con i suoi undici itinerari da percorrere in auto, in bicicletta o a piedi ha raccolto anche la soddisfazione di monsignor Liberio Andreatta dell’Opera Romana Pellegrini; don Angelo Dani (delegato per il Turismo e Tempo Libero per la Conferenza Episcopale Ligure) e don Mario German, delegato arcivescovile Pastorale Turismo, che hanno salutano la pubblicazione del volume con entusiasmo.

«La Liguria è un territorio misterioso, ricco di tanti tesori spesso nascosti e poco conosciuti – ha commentato monsignore Andreatta – Questi percorsi sono delle ottime opportunità per visitarli. Si tratta di un bel lavoro, frutto di tanti anni di collaborazione, ai quali noi a livello europeo, riconosciamo un grande valore».

turismo_religione_liguriaLa Regione Liguria, oltre ad essere socio dell’associazione europea vie Francigene ha aderito anche ai «Cammini d’Europa», un progetto di cooperazione tra vari paesi per lo sviluppo territoriale, e ha siglato ieri altri due importanti itinerari culturali europei: il cammino di Santiago di Compostela e la via Francigena. Percorsi che ripercorrono dunque il cammino di Santiago da Luni al confine francese; la via Francigena: da Aulla a Luni; ma anche la via per il santuario della Madonna della Guardia; il santuario-eremo di Sant’Alberto; il santuario di Acquasanta; la via dei monaci di Pietra Martina: da Rezzoaglio a Chiavari; la via per l’abbazia di San Fruttuoso: da Marsiglia di Davagna a San Fruttuoso; la via per il santuario di Vicoforte: da Arenzano a Mondovì; la via dei santuari delle Cinque Terre: da Levanto a Riomaggiore; la via per Nostra Signora della Misericordia di Savona. Da Savona a Lavagnola al Colle di Cadibona; quella per la Val Bormida- la strada Beretta da Finale ligure a Carcare; la via Alpina o Marenca: da Imperia a Limone e la via della Val Nervia, da Dolceacqua a Molini di Triora.

da IL GIORNALE

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Feb
06

Valtellina tra sci e terme a Bormio

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Valtellina: terme storiche e sci da Coppa del Mondo
Si scia 365 giorni l’anno al cospetto dello Stelvio. Ma a Bormio si va anche per un bagno caldo all’aperto e per gustare vini e bresaole
Inverno in ValtellinaParticolare di un palazzo medievale nel centro storico di Bormio, rinomata località sciistica in valtellina, provincia di Sondrio

valtellina_bormioÈ la montagna dove i milanesi si sentono a casa. In cima alla Valtellina – in provincia di Sondrio – Bormio è il centro sciistico lombardo più comodo e apprezzato: 200 chilometri dalla Madoninna, tre ore d’auto. “Qui si scia 365 giorni all’anno, non in orizzontale, ma in verticale, grazie a un dislivello di 1800 metri su cui si snoda una delle piste più lunghe delle Alpi, di ben 9 chilometri. E non è tutto: abbiamo un borgo storico, un’ottima enogastronomia, l’acqua calda delle terme e pure un parco nazionale”. A parlare così di Bormio è Mario Cotelli, memoria storica dello sci italiano, commissario tecnico della nazionale nei decenni delle grandi vittorie della valanga azzurra. Il suo entusiasmo non è casuale.

È un’emozione arrivare alla conca ampia e luminosa, racchiusa dallo sfondo dei monti scintillanti. Il piccolo centro conserva gelosamente edifici medievali, con torri arcigne e affreschi sorprendenti, testimonianza dei secoli in cui Bormio fu un importante perno di comunicazione attraverso le Alpi. Perfino le cantine dell’amaro Braulio, che (con l’acqua Levissima) è la produzione simbolo della valle, sono derivate da un sistema di cunicoli scavati nel periodo medievale per permettere la fuga agli abitanti. Si visitano nella centralissima via Roma due volte alla settimana, il martedì e il venerdì alle 17, e il loro wine-beer bar è una sosta obbligata per portarsi a casa il classico amaro, la cui ricetta del 1875 prevede un misto di 13 erbe e due anni di invecchiamento.

Sono soprattutto le piste da campioni a richiamare gli amanti dello sci: 50 chilometri di tracciati che salgono fino a 3000 metri, tra cui la prestigiosa pista Stelvio, una delle più spettacolari e impegnative delle Alpi, dove i fuoriclasse scendono a più di 100 all’ora.

Ma la fama indiscussa di questa località alpina nasce con le acque termali. E poiché il 64 per cento degli italiani, secondo un recentissimo sondaggio di Expedia, ama la vacanza all’insegna del benessere, non stupisce che la cittadina valtellinese sia ben attrezzata. Le fonti sono valtellina_bormio1addirittura nove. L’acqua, che esce a una temperatura tra i 36 e i 43 °C, riempie le piscine e le vasche di tre spettacolari strutture. Una è Bormio Terme. Rinnovate di recente, con un’architettura moderna che usa legno e acciaio, hanno una vocazione medica e ludica allo stesso tempo: ci si cura con inalazioni (benefiche per le vie respiratorie) e fisioterapie, ma ci si vizia anche con vasche, lettini idromassaggio e cascate, bagno turco, sauna finlandese e biosauna.

Discosto dal paese, in località Valdidentro, c’è l’elegante Centro Termale dei Bagni Nuovi, con un percorso di vasche di pietra e marmo che si sviluppa all’interno, tra scale e stanze, e all’esterno, in un parco monumentale di 40 ettari. L’emozione più forte si prova al Centro Termale dei Bagni Vecchi. La grotta sudatoria naturale si spinge con uno stretto cunicolo per 50 metri dentro la montagna e permette di nuotare direttamente in una delle fonti. Insieme i due centri offrono ben 70 diversi servizi termali e molti trattamenti, come l’Excellence revitalisant corps, per un’esperienza avvolgente e multisensoriale (75 minuti, 125 €). I bagni sono collegati a due alberghi storici. Più intimo e raccolto, l’hotel Bagni Vecchi. Di origine quattrocentesca, è arroccato sulla rupe su cui sorgeva l’antico castello. Il Grand Hotel Bagni Nuovi è una struttura liberty del 1836, restaurata con i comfort e l’eleganza di un 5 stelle.

Vicino al centro storico, agli impianti di risalita e alla struttura di Bormio Terme (con cui è convenzionato, insieme ai Bagni) c’è l’Hotel Baita dei Pini. Le eleganti aree comuni sono riscaldate da scoppiettanti caminetti, le camere sono arredate in stile montano, mentre le suite sono impreziosite da tappeti persiani. Infine, l’Hotel Genzianella, 3 stelle superior dove il legno, le stoffe preziose, stufe antiche e alcuni mobili di antiquariato locale creano un ambiente accogliente.

Per gratificare il palato, Al Filò, in un locale con volte in pietra ricavato da una stalla e da un fienile del Seicento, propone piatti della tradizione rivisitati con creatività. Come la zuppa di verze e lenticchie con porcini e Pecorino, i ravioli farciti di polenta e Casera al ragù di cervo, il carré di cervo cotto nel fieno di montagna. Più nuovo è il Sunrise Pub, che a Bormio ha inaugurato la moda della formula tutto in uno, perché qui si può passare dall’aperitivo alla cena, fermandosi ai tavoli del ristorante La Caneva, e tirar tardi scatenandosi sulla pista del discopub.

valtellina_bormio2Altro indirizzo da ricordare è l’Agriturismo Rini, in un ambiente rustico impreziosito alla sera dalla luce delle candele. Ottimi la Bresaola, il Bitto e lo Scimudin, acquistabili nell’attigua La Butiga, dove si vendono i prodotti dell’agriturismo.

Vale la pena di allontanarsi di una decina di chilometri da Bormio per raggiungere Santa Caterina Valfurva e il ristorante dell’hotel Baita Fiorita. Ai fornelli c’è la signora Adele, madre dell’olimpionica Deborah Compagnoni, che propone piatti dalle ricette antiche e raffinate, come i filetti di trota all’aceto balsamico e polentina o la braciola di cervo al ginepro.

da IL CORRIERE DELLA SERA

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Feb
01

Carnevale di Viareggio 2010

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«La Sinistra? Sparita pure dal Carnevale»
Ha preso il via, con i tradizionali tre colpi di cannone, la 137/ma edizione del Carnevale di Viareggio. Famoso in tempi lontani per la forza di sbeffeggiare poteri palesi e occulti

viareggio_carnevale3VIAREGGIO – Quel che resta della satira politica, al Carnevale di Viareggio, ha il volto di Silvio Berlusconi e di molti dei suoi ministri. La sinistra? Non c’è. Tanto che il decano dei carristi, Arnaldo Galli, sottolinea che la sinistra «è sparita dal Carnevale di Viareggio perchè è sparita in sè, punto e basta. Magari tornasse la Dc. Per favore, ridateci Andreotti!»

Primo corso della 137/ma edizione del Carnevale di Viareggio, una città che si rialza e chiede giustizia dopo la terribile strage del 2009, 32 vittime nel rogo provocato dall’esplosione di una ferrocisterna: in 65 mila, per un incasso di 135 mila euro, sfidano il freddo polare per guardar sfilare 17 carri di prima e seconda categoria, gruppi e maschere isolate. Zucchero Fornaciari, che ha appena ricevuto la cittadinanza onoraria per il concertone in favore delle vittime della strage di Viareggio nel giugno 2009, guarda la sua testa sfilare sul corso.

PREMIER PROTAGONISTA – Ma chi si aspetta di veder irridere il potere in tutte le sue forme e tutti i personaggi politici si deve rassegnare: il premier e il suo governo hanno monopolizzato le idee dei carristi, dell’opposizione non c’è l’ombra. Berlusconi ’uber alles’: viene raffigurato come ’Edward Mani di Forbicè, film gothic-noir di Tim Burton; ma anche come Alice nel Paese delle meraviglie, come sultano circondato dalle baiadere e dai ciambellani oppure in versione ’Papì, come Gobbo di Notre Dame e come Casanova. Persino come albero di fico.

Dovunque giri gli occhi, lui c’è. Doppia citazione per il guardasigilli Alfano e per il ministro Brunetta, gettonatissimo Bossi, primo mascherone per il capo del Viminale Roberto Maroni, perfetta Maria Stella Gelmini che sbuca dalla corona dentata della Repubblica con un paio di splendide forbici in mano. Ma a seguire ci sono quasi tutti: anche Tremonti e Calderoli, poi Fini. Una citazione per il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che come il Coniglio Bianco di Alice nel paese delle meraviglie cerca eroicamente di gestire il tempo della crisi. Satira politica dunque quasi marginale e totalmente monopolizzata: solo 5 carri e qualche maschera isolata l’hanno come riferimento e sono tutti monotematici.

GLI ALTRI CARRI – Gli altri si dedicano all’ambiente, al sociale, all’economia e anche alla crisi internazionale con la maschera del presidente Obama raffigurato nelle vesti di Superman che tenta di salvare la statua della Libertà in gramaglie. Da un punto di vista estetico, il carro ’Machinarium’ di Franco Malfatti ha centrato, richiamando ’Metropolis’ di Fritz Lang, la spettacolarità richiesta dal Carnevale, così come ’Una sola madre: la terrà di Roberto Vannucci, due cigni, uno bianco e uno nero, alti 27 metri che intrecciano i colli e le ali: un richiamo alla diversità e all’attenzione che tutti dobbiamo all’ambiente. Altro carro spettacolare quanto inquietante ’L’amore rubatò di Massimo Breschi, una evidente condanna alla violenza sulle donne. Per il resto, tutta fantasia e tante citazioni: dal Ronconi per Sanguineti di ’Alfabeto Apocalitticò, al De Chirico cui si riferisce Alfredo Ricci per ’Paesaggiò fino alla ’Danza del Dragonè con la quale la Cina si augura forza e potenza, reinterpretata da Verlanti e Bonetti.

da IL CORRIERE DELLA SERA


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Dec
31

Musica classica e Capodanno

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A Capodanno dopo Vienna
e Venezia sbuca Pavarotti
Tutti i concerti in televisione

ALBERTO MATTIOLI

vienna_capodannoE’ il primo dilemma dell’anno: Vienna o Venezia? I soliti valzer o i consueti sempreVerdi? La Rai, che com’è noto è così sensibile alla musica «colta», ha deciso anni fa in pieno trip autarchico di non trasmettere più in diretta il Concerto di Capodanno da Vienna ma l’imitazione «made in Italy» della Fenice. Così domani il telespettatore avrà alle 12.20, su Raiuno e in diretta, la seconda parte del concerto veneziano, alle 14 su Raidue in differita tutto quello viennese (mentre, quando ancora quest’ultimo era in diretta, ne veniva trasmessa solo la seconda parte). Chi è più tecnologicamente attrezzato con canali satellitari e simili o semplicemente vede qualsiasi altra televisione statale del mondo civilizzato (con Vienna ne sono collegate 72!) ascolta quel che gli pare.

Fin qui il «quando». Quanto al «cosa», i Wiener Philharmoniker hanno invitato per la seconda volta Georges Prêtre, 85 anni, già sul podio più mediatico del mondo nel 2008. Programma tradizionale con i bis d’obbligo, dall’immancabile Sul bel Danubo blu all’immarcescibile Marcia di Radetzky con i clap-clap dello scelto pubblico. Più un’attenzione particolare per Otto Nicolai, che compie duecento anni nel 2010 e viene festeggiato con la celebre ouverture delle sue Allegre comari di Windsor. I privilegiati in sala sono 1.750, le richieste per un biglietto circa 70 mila, i telespettatori nel mondo oltre un miliardo. Nei filmati danzati, solitamente atroci, balla anche Eleonora Abbagnato. A Venezia il concertone è meno banale del solito, non per il programma, la solita macedonia di hit operistiche (nella prima parte c’è la Settima di Dvorak, ma non vorremo davvero trasmettere in tivù una sinfonia, addirittura intera!), ma perché sul podio sale un direttore di prestigio e non aduso a questo repertorio come sir John Eliot Gardiner. Interessanti anche le voci. Francesco Meli è il giovin tenore italiano più apprezzabile e infatti apprezzato, Anna Caterina Antonacci la nostra primadonna più geniale e infatti pochissimo scritturata in Italia. Sarà curioso ascoltarla, oltre che in Carmen che, anche per i francesi, è cosa sua, nel «Velo» del Don Carlo.

Ma domani chi ama l’opera superi il disgusto per il televisore e faccia lo sforzo di riaccenderlo in prima serata su Raidue. Il titolo è retorico (Pavarotti, la voce degli angeli) e la presentazione del direttore di rete Massimo Liofredi inquietante («il pianoforte al quale Pavarotti si allenava»: sì, faceva le flessioni!), ma lo speciale su Big Luciano promette di essere interessante sul serio. Per due ragioni: lo firma Giancarlo Governi e la ricostruzione di vita e opere del tenorissimo (speriamo appunto più di opere che di concertoni) è proposta in una formula insolita che mischia filmati di repertorio e inediti, interviste e anche fiction. Un omaggio giusto, speriamo al Pavarotti vero e non a quello pop, quindi taroccato, che ci viene riproposto ogni volta che lo si ricorda.

da LA STAMPA

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