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Iraq si teme per la diga di Mosul Se i jihadisti riuscissero a far saltare la diga, ci sarebbero conseguenze ambientali devastanti

Diga di Mosul iraq sul fiume tigri 05Iraq, si continua a combattere. Nuovi attacchi aerei Usa a Erbil, pericolo per la diga di Mosul
ll Pentagono ha ribadito che i raid mirano a sostenere gli sforzi per gli aiuti umanitari e a proteggere il personale statunitense. Se i jihadisti riuscissero a far saltare la diga, ci sarebbero conseguenze ambientali devastanti

WASHINGTON – L’aviazione americana continua a colpire le postazioni jihadiste con incursioni che, secondo fonti della televisione panaraba Al Jazeera, sono “le più pesanti” dall’inizio dell’intervento, l’8 agosto. Fonti curde riferiscono di ben nove attacchi compiuti da aerei e droni contro le postazioni dell’Is che controllano la strategica diga di Mosul sul fiume Tigri, la più grande dell’Iraq, che consente di irrigare tutta la piana di Ninive. Successivamente i Peshmerga curdi avrebbero lanciato un’offensiva di terra prendendo “il controllo del lato est della diga”, ha detto all’Afp il generale curdo Abdel Rahman Korini.  Secondo una fonte della polizia della provincia di Ninive, i peshmerga curdi hanno ripreso anche il controllo della zona di Batnaah, a nord di Mosul, respingendo le milizie dell’Esercito islamico. Mentre il ministero della Difesa di Baghdad sostiene che una colonna di 30 blindati dell’Is è stata distrutta. L’obiettivo dei curdi è riprendere il controllo della diga: se i jihadisti riuscissero a farla saltare, ci sarebbero conseguenze ambientali devastanti.

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Il Pentagono ha ribadito che i raid mirano a sostenere gli sforzi per gli aiuti umanitari e a proteggere il personale Usa. La risposta dell’Is non si è fatta attendere: i jihadisti hanno fatto saltare il ponte di Fadiliyah, situato 45 chilometri a nord est della città di Hilla, capoluogo del governatorato di Babil, a 100 chilometri da Baghdad. Lo ha riferito all’agenzia Nova una fonte della sicurezza irachena. La fonte ha aggiunto che vi sono incursioni dei terroristi nelle zone dei villaggi attorno al ponte, che erano sorvegliate da pattuglie dell’esercito regolare.

E si combatte anche in Siria, dove nelle due ultime settimane, sono stati uccisi 700 membri della tribù sunnita Chaitat, che si ribella all’autorità dell’Is. Gli aerei da guerra del governo siriano hanno compiuto oggi almeno 19 attacchi contro obiettivi dello Stato islamico in Siria nella roccaforte settentrionale di Raqqa e nella regione circostante, uccidendo fra 11 e 16 militanti. Lo riferiscono i Comitati locali di coordinamento e l’Osservatorio siriano per i diritti umani.

Sul piano internazionale, ricordiamo che il 15 agosto il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato all’unanimità una risoluzione con misure che dovrebbero ostacolare i finanziamenti e le forniture di armi all’Is. E lo stesso giorno il Consiglio europeo straordinario ha detto sì alla fornitura di armi ai curdi.Continua a rimanere drammatica la situazione di decine di migliaia di profughi, tra cui molti cristiani oltre che Yazidi che si sono riversati nella regione autonoma del Kurdistan. “Non dimentichiamo il grido dei cristiani e di ogni popolazione perseguitata in Iraq”, ha detto Papa Francesco da Seul, ribadendolo anche in un tweet:

Con un intervento sul Sunday Telegraph, il primo ministro britannico David Cameron rafforza il suo messaggio e sottolinea che contro la minaccia dell’Is l’azione umanitaria da sola non è sufficiente. Cameron spiega quindi che “la creazione di un califfato islamico estremista nel cuore dell’Iraq e che si estende verso la Siria non è un problema lontano da casa”, ma una minaccia che potrebbe giungere fin nelle strade della Gran Bretagna.

Per questo, dopo il primo passo, quello dell’emergenza umanitaria, il premier britannico ritiene che sia adesso la volta di una risposta più vasta dal punto di vista politico, diplomatico, della sicurezza. Un intervento, che per la prima volta fa leggere fra le righe la propensione di Londra verso un coinvolgimento maggiore in Iraq rispetto a quanto messo in campo fino ad ora.

Mentre il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, si è pronunciato contro l’eventuale nascita di uno Stato indipendente curdo in Iraq, che “destabilizzerebbe ulteriormente la regione, creando nuove tensioni, anche con gli stati vicini all’Iraq”. In una intervista alla Bild, il capo della diplomazia tedesca ha espresso l’auspicio che sia “preservata l’unità dello Stato iracheno”.

Intanto il presidente Usa Barack Obama ha interrotto per 48 ore le sue vacanze a Marthàs Vineyard, l’isola dei vip al largo del Massachusetts, per rientrare alla Casa Bianca in vista di una serie di appuntamenti che includono briefing con i responsabili della Sicurezza Nazionale.

da repubblica.it

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Baghdad ed il turismo occidentale

Sorpresa. C’è turismo occidentale a Bagdad

baghdad_turismo_occidentale4Immagini da Bagdad per il primo tour organizzato “per occidentali” nei luoghi sacri della capitale irachena. Europei e americani scoprono templi musulmani quasi millenari e qualche memoria “tardo-imperiale” britannica.

Il turismo non locale ha cominciato a manifestarsi nel paese medio-orientale da qualche, tempo, dapprima tenendo un “basso profilo” (tour organizzati da agenzie occidentali, in particolare inglesi, ma nelle località del Nord, come Bassora, su anonimi van, cercando di dare il meno possibile nell’occhio).

Soltanto da pochissimo, si è affacciato sulle strade della capitale, dove i problemi non mancano, tra tumulti e polizia che controlla tutto e tutti. Ma chi ha osato, in particolare con il tour operator specializzato britannico, Hinterland Travel, si dice soddisfatto, sia della qualità dei servizi alberghieri ricevuti, che della globale “tranquillità” del viaggio

da repubblica.it

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Iraq : l’arco millenario del palazzo Taq-i-Kisra

Iraq, l’arco di 2mila anni fa da salvare

iraq_arco_palazzo_taq_i_kisra1Ecco quel che resta di uno dei più famosi e celebrati palazzi dell’antichità. Siamo nei pressi di Madean, Iraq, a una trentina di chilometri da Baghdad.

La città era la sfarzosa capitale dell’impero Persiano (che al tempo includeva sia Iran che Iraq, ovvero Persia e Mesopotamia), nel periodo dei Parti e dei Sasanidi, dinastie che regnarono rispettivamente tra il III secolo a. C. e il III d. C., e da allora al VII d. C. coevi dI Roma, Bisanzio e dell’Ellenismo.

La capitale si chiamava Ctesiphon, il palazzo è noto come Taq-i-Kisra. Costruito da Shapur I intorno al 250, ha un favoloso arco, alto 36 metri e profondo 48, che tuttora resiste, anche se non si sa per quanto. Ancora relativamente integro nell’Ottocento, caduto in rovina soprattutto negli ultimi 3 decenni, tra conflitto con l’Iran, invasione Usa e guerra tra Sunniti e Sciti.

Da qualche anno, nonostante la situazione sia tutt’altro che risolta, la prospettiva di un restauro sembra prendere consistenza. E ora si comincia a parlare di compagnie straniere interessate a prendersi in carico il progetto e la sua realizzazione.

da repubblica.it