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MhDays.com la prima fiera virtuale del turismo in 3d

Turismo, ecco la prima fiera virtuale
A Palazzo Isimbardi, in collaborazione con l’amministrazione provinciale di Milano, ha avuto luogo la presentazione di MHDAYS.COM, la prima fiera virtuale dedicata allo sviluppo dell’attività turistica in Lombardia che si svolgerà sul web dal 23 al 25 novembre. Nata dalla partnership con HYPERFAIR Æ – azienda di Lecco con quartieri generali in Silicon Valley – MHDAYS.COM utilizza una piattaforma tecnologica unica al mondo finalizzata alla realizzazione di fiere in 3D sul web. La fiera Ë realizzata grazie alla condivisione del progetto con Ministero del Turismo, ENIT, Italia, Regione Lombardia e le province di Milano, Lecco, Como, Monza e Brianza, Sondrio, Varese, Bergamo, Lodi, Pavia e con il patrocinio del Comune di Milano. “Diversi studi documentano quanto diventi sempre più stretto il rapporto tra turismo e Internet, strumento straordinario che accorcia le distanze e i tempi, taglia le spese. Il settore del turismo – commenta l’Assessore al Turismo della Provincia di Milano, Stefano Bolognini – si avvale di tecnologie ogni giorno più avanzate, mentre cresce il numero degli utenti che utilizzano Internet per prenotazioni di alberghi e viaggi. Spesso Ë anche il mezzo più usato, non più e non soltanto dai giovanissimi, per reperire informazioni su iniziative legate alla tradizione, per esempio i percorsi enogastronomici. Milano e la Lombardia saranno più facilmente visitabili grazie a una fiera virtuale. Che punta in alto e mira a ottenere risultati che non saranno inferiori a quelli di grandi fiere come la Bit. Con una differenza notevole di risparmio sui costi”. “La Lombardia guarda sempre verso il futuro. Una piattaforma virtuale – ha dichiarato l’Assessore al Commercio, Turismo e Servizi Stefano Maullu – quindi Ë indispensabile per promuovere il nostro territorio in tutto il mondo. Primo vero strumento di informazione dopo il passaparola e l’esperienza personale Ë il web. Oggi, infatti, impugnare un mouse per scegliere una destinazione per la propria vacanza risulta molto più semplice e veloce. Mhdays.com sar‡ un ottimo strumento per promuovere i 13 sistemi turistici lombardi e la competitività delle nostre imprese turistiche”.

da radiolombardia.it

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I migliori siti gratuiti per le case vacanze

Siti gratuiti case vacanze: ecco dove cercare

Trovare la casa ideale dove trascorrere le vacanze all’insegna del relax e della tranquillità a volte può risultare arduo. Rivolgersi ad un’agenzia immobiliare può essere costoso, ma su internet è possibile trovare siti gratuiti di case vacanze, dove prenotare un’abitazione in tutta libertà e restando comodamente seduti in poltrona.

Case vacanze in Italia e all’estero

www.homeholidays.it è sicuramente il sito web più completo e quotato tra i siti gratuiti di case vacanze. Completo, semplice e immediato rappresenta la soluzione ideale per chi è alla ricerca di una soluzione abitativa per le proprie vacanze. L’accesso e la navigazione sono completamente gratuite, come gratuita è la prenotazione delle offerte. Su homeholidays è possibile trovare qualsiasi tipologia abitativa, dal monolocale al villino con piscina fino alla baita in montagna. Per ciascuna offerta vengono indicate con precisione sia le date disponibili sia il costo per ciascun soggiorno. Con oltre 74 mila case vacanze in affitto, in più di 100 paesi in tutto il mondo, Homeholidays consente di organizzare e prenotare la propria vacanza in pochi click. Basta registrarsi gratuitamente come affittuario e consultare tutti gli annunci presenti nel portale. Una volta trovata la soluzione giusta, si contatta direttamente il proprietario e il gioco è fatto.

Villette, baite e appartamenti: tutti gli annunci

Un altro sito dove poter cercare una casa per trascorrere un periodo di vacanze è www.vacanzeinaffitto.com. Anche in questo caso i servizi sono completamente gratuiti. Il sito propone numerosi annunci di case e appartamenti in località turistiche italiane ed estere. Case al mare, al lago o in montagna possono essere prenotate direttamente dal proprietario e tramite le agenzie. Anche su vacanzeinaffito.com per ciascuna soluzione offerta vengono indicati, con precisione, i periodi disponibiliper l’affitto e il costo di ciascun soggiorno. Navigando sul sito, inoltre, è anche possibile reperire materiale informativo sulle località da visitare con l’indicazione relative alle attrattive turistiche, ai ristoranti e ai musei. Insomma un sito per organizzare la propria vacanza nei minimi dettagli.

Nelle località più esclusive d’Italia e d’Europa con Casa.it

Il terzo sito consigliato è Casa.it. Slogan del portale è “trova la casa su misura per te”. Anche qui naturalmente iscrizione e navigazione sono gratuite. E’ specializzato in soluzioni abitative in Italia, Costa Azzurra e Corsica. Non appena collegati occorre scegliere la regione italiana dove si desidera trascorrere la vacanza. Cliccando sull’immagine si viene catapultati in una nuova pagina dove elencate, troverete, tutte le offerte disponibili sul sito. Una volta inseriti i criteri, la ricerca si restringe esclusivamente alle offerte effettivamente rispondenti alle vostre esigenze. Trovata la casa giusta non vi resta altro da fare che cliccare sull’annuncio e prenotare. E la vostra vacanze è bella e organizzata.

da Excite.it

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CouchSurfing non è più no profit venduta una quota proteste in Italia

CouchSurfing vende l’anima
esplode la rivolta degli utenti
Il fondatore Casey Fenton annuncia la cessione di una quota consistente della società che dallo status ‘no profit’, diventa una B(enefit) corporation. Dall’Italia parte la rivolta. I delusi chiedono che il codice sorgente sia aperto. Ma non c’è più molto da fare: il sito ha ceduto alle logiche dei potenti. E ora cambierà

LA DELUSIONE si sta espandendo velocemente. A due giorni dall’apertura, nel forum di protesta di Davide Del Vecchio contro il sito CouchSurfing, i delusi sono oltre mille. E il numero continua a salire. Contestano uniti, e seduti sui rispettivi divani, la scelta del fondatore del sito – nato con un’idea di libertà e aiuto reciproco, fondato sulla condivisione e sull’entusiasmo di tutti i viaggiatori – di vendere una quota della società, che perde lo status di ‘no profit’.

A protestare sono quelli turisti disposti ad adattarsi nelle case messe a disposizione dagli oltre tre milioni di iscritti. Tutti quelli pronti a sistemare la valigia in angoli di appartamenti, la tenda nei giardini, a dormire nei soggiorni, a sdraiarsi su divani altrui. Negli anni si sono accumulate su CouchSurfing 80mila città sparse in oltre 245 Paesi. Il 20 per cento si trovano negli Usa, le altre sopratutto in Germania, Francia, Canada e Gran Bretagna. Tra i couchsurfer c’è anche Julian Assange.

A deludere tanta gente è stato il fondatore Casey Fenton. Macchiato della colpa di aver venduto una parte (“minoritaria”, spiega lui) della società registrata come ‘no profit’ e diventata proprio all’inizio di agosto una B corporation. Le ‘benefit corporation’ hanno uno statuto diverso, devono per legge creare un beneficio sia per la società che per i soci. CouchSurfing era un programma totalmente gratuito, che si sosteneva tramite le libere donazioni di membri e no, e per una scelta di tipo etico-morale aveva scelto di non far ricorso ad introiti da parte di aziende per sponsorizzazioni pubblicitarie. Ora che Fenton ha venduto nessuno sa cosa succederà. Purtroppo neanche Fenton stesso.

“E’ stato lo spirito di CouchSurfing la vera innovazione, quello che ci piaceva e che ci ha fatto sentire parte del progetto e non solo utenti passivi”, spiega Davide Del Vecchio che da giorni segue il forum di protesta 1 (ma bisogna prima iscriversi a CouchSurfing). “Fenton aveva avuto un’idea che, partita dalla sua esperienza e passione per i viaggi, si basava su una condivisione reale. Non solo di un divano, proprio del progetto”.

Quando nel 2006 – per un problema col database e la perdita di quasi tutte le informazioni – CouchSurfing fu sul punto di chiudere, furono proprio i volontari, gli utenti a salvarlo. “Allora un collettivo di Montreal si offrì di ricostruire il sito gratuitamente contattando gli iscritti uno per uno”, racconta Del Vecchio. Il collettivo aveva come slogan ‘Partecipare per creare un mondo migliore, un divano alla volta’. A questo primo gruppo si aggiunsero altri nati a Vienna, Nuova Zelanda, Rotterdam, Thailandia, Alaska, Costa Rica e Istanbul. Una comunità virtuale per aiutare Fenton e un’idea comune di mondo globale, di libertà. Ma soprattutto di fiducia.

L’aver venduto una quota della società a 7,6 milioni di dollari a Benchmark Capital e Omidyar Network senza avvertire la comunità stessa, l’aver trasformato la denominazione sociale del sito è considerato il tradimento di quella fiducia. Dal forum di protesta si intuisce amarezza, molto più che rabbia.

Casey Fenton, ora 33enne, progettò CouchSurfing nel 2003. Il suo è un volto gentile, lui stesso era considerato dagli utenti una persona affidabile, semplice, da ospitare sul proprio divano in caso di contatto.

La prima versione del programma, CS beta, non suscitò immediatamente un gran successo, soprattutto a causa di inconvenienti tecnici. Nel 2004, con il lancio della nuova versione CS 1.0 e l’introduzione di ulteriori funzioni gratuite – messaggeria, ricerca divano, profilo utenti – il sito cominciò a funzionare. Dal 2006 iniziò a prendere il volo 2. Di CouchSurfing parlarono i media di tutto il mondo.

Negli ultimi tempi sono state mosse pesanti (e ancora da verificarsi) accuse a Fenton, per aver sottratto parte dei fondi societari per scopi personali. Adesso la scelta di diventare una B corporation e la vendita della quota della società, ha fatto arrabbiare chi in Fenton ci aveva creduto, abbastanza da collaborare con il proprio lavoro gratuitamente.

Davide Del Vecchio però ha voluto sentire la versione di Casey Fenton, così l’ha contattato e gli ha dato appuntamento su Skype. “Niente videocamera, solo audio. Abbiamo parlato molto. E’ già stato importante che abbia accettato. Questo ci ha dato speranza in un certo senso. Fenton ha risposto a tutte le domande. Sembrava dispiaciuto. Ma non ha dato molte spiegazioni”, dice Del Vecchio. “CouchSurfing International Inc. ha smesso di essere no profit perché non aveva i requisiti richiesti dalla legge federale 501(c)(3) sullo status delle società non a fine di lucro. E’ dal 2007, ci ha detto Fenton, che si scontra con avvocati e burocrazia. Ma sul perché non abbia tenuto informata la comunità che lo sostiene da sempre, non l’ha detto. Non c’è un motivo. Ha detto che c’è stato un problema di comunicazione. E che gli dispiace. Tutto qui”.

Del Vecchio è stato implacabile. Nel suo piccolo rappresenta la grande etica di una rete che deve combattere per creare regole basate sulla fiducia. Sulle idee in comune. Ora il gruppo di protesta chiede che Fenton tenga il codice sorgente aperto affinché gli utenti possano continuare a migliorarlo. Chiede la condivisione pubblica del database. Chiede trasparenza, la possibilità di sapere chi sono gli investitori e chiede sopratutto che la comunità che ha contribuito alla manutenzione e crescita del sito sia riconosciuta.

“Ma Fenton ha le mani legate dopo la vendita. Non è più l’unico capo. Ora che ha venduto non ha più un potere decisionale assoluto. Ha detto di avere la carica di ‘Chief Inspiration Officer’, in poche parole resta fondatore e partecipa al consiglio di amministrazione ma non ha più potere decisionale. Può dare solo consigli. Mentre lo spiegava aveva una voce sommessa. Come se alla fine sapesse di essersi venduto. Il suo problema sembra essere solo quello di salvare la squadra che lavora in California, a San Francisco. Una trentina di persone al massimo. Perché il lavoro vero poi lo facevano gratis gli altri, gli utenti, noi”.

Adesso a decidere è Daniel Hoffer, presidente e amministratore delegato. “Lo status di B Corporation ci permetterà di investire denaro e portare avanti la nostra missione”, ha detto Hoffer in un’intervista sulla rivista Forbes, spalleggiato da Matt Cohler, uno dei primi impiegati di Facebook e ora responsabile di aver guidato l’investimento da parte della Benchmark.

Se Fenton ha le mani legate, le ha strette con un cappio d’oro. E agli utenti ora non resta che aspettare e vedere cosa sarà di un sito che credevano anche loro. Un divano per tutti, non una poltrona per due. Il rischio di lasciare aperto il codice sorgente è che qualcuno lo rubi e faccia un altro sito simile. Difficilmente i nuovi investitori lo permetteranno. E l’idea di base di fiducia fa un gran inchino e esce di scena. “Noi volevamo almeno sapere se sul sito sarebbe arrivata la pubblicità. Ora non c’è. Ecco, è stato questo il solo punto in cui Fenton è sembrato più risoluto. Ha detto che contro la pubblicità è deciso a battersi”, aggiunge Davide Del Vecchio. Che ora non crede più a molto, ma resta in attesa che il fondatore, ora miliardario, gli mandi le sue risposte scritte.

“Se aveva bisogno di fondi avrebbe dovuto chiederli alla comunità. Continuava a ripetere che le funzioni gratuite del sito non cambieranno anche se ne verranno aggiunte altre a pagamento. Ma il sito cambierà. Schiacciato dagli stessi interessi contro cui era nato”, conclude. È un peccato. È così che vanno le cose. È la logica del denaro. Ma è bello che qualcuno lotti ancora per non arrendersi a questa visione. Che lotti per la fiducia e l’etica. Sapendo che una battaglia persa è sempre meglio che un’arresa silenziosa.

Dopo l’annuncio della trasformazione Fenton ha pubblicato un messaggio, in cui promette tre cose: che CouchSurfing resterà gratis nelle sue funzioni base. Che non sarà mai del tutto in vendita. Che la visione non cambierà. Poi ha lasciato la sua mail: [email protected] Quello che spera il gruppo di protesta è che qualcosa, adesso che le voci possono aumentare, riesca ad ascoltarla.

di KATIA RICCARDI da repubblica.it