Zilla Van Den Born e la finta vacanza in Thailandia

Zilla Van der Born foto false prima e dopo 10Posta le foto di una lunga vacanza, ma non è mai uscita da casa

La 25enne olandese Zilla Van Den Born ha sorpreso tutti. Amici e parenti sono rimasti stupiti nell’apprendere che la ragazza, dopo aver postato foto e video delle sue vacanze in Asia, in realtà non aveva mai lasciato i Paesi Bassi. Prima del viaggio, si è fatta accompagnare dai genitori in aeroporto ma, subito dopo, a loro insaputa ha preso un treno ed è tornata nella sua casa di Amsterdam. E lì è rimasta mentre tutti i suoi “amici” sui social network pensavano fosse in vacanza. Da casa ha aggiornato il suo profilo online con status e fotografie. Scatti falsi e ritoccati con Photoshop. Dall’Asia la giovane ha sentito anche i suoi parenti e amici chiamandoli su Skype. Lo scopo? Dimostrare che i social sono perfetti per manipolare la realtà. «In questo modo – ha spiegato la designer – creiamo un mondo ideale online che la realtà non può soddisfare. Il mio obiettivo era dimostrare quanto sia facile e comune distorcere la realtà». Nella foto la ragazza in piscina (foto Zilla van der Born)

da corriere.it

 

I Siti di Meteo fanno un sacco di soldi

il Meteo e 3bmeteoIl tempo (bello o brutto) è denaro.
Piove oro sui guru del meteo
Gli oracoli delle previsioni archiviano un altro anno da sogno con un pieno di utili. Bombe d’acqua, anticicloni da apocalisse e bollettini-show gonfiano l’audience e i clic. Ilmeteo.it, primo sito italiano di settore, raddoppia i profitti a quota 3 milioni di euro.

MILANO – L’estate più capricciosa e piovosa degli ultimi anni si chiude con una sola certezza: il tempo (bello o brutto) è denaro. Specie per chi qualche anno fa ha avuto la lungimirante idea di buttarsi nel business delle previsioni. L’era del meteo a reti unificate, starring l’indimenticabile (e sobrissimo) Colonnello Bernacca è andata in archivio da anni. Anticicloni e perturbazioni sono diventati una branca del business-show e sugli oracoli – o presunti tali – dell’isobara piove oro.

Carta, in questo caso, canta. Ilmeteo.it, il primo sito italiano di settore, è diventato in pochi anni una macchina da soldi: nel 2011 fatturava a stento 2 milioni di euro e regalava al suo socio unico (Antonio Spanò) 190mila euro di utili. Nel 2013 il giro d’affari è più che triplicato a 6,9 milioni mentre i profitti sono decollati oltre quota tre milioni. Cifra destinata con ogni probabilità a migliorare quest’anno, viste le incertezze del tempo di questi mesi. Le tradizionali polemiche estive sulla spettacolarizzazione e l’allarmismo delle previsioni – condite con le solite minaccie di cause milionarie da parte di molte località turisitiche – hanno contribuito solo a far lievitare gli affari: a forza di bombe d’acqua e di anticicloni dai nomi vagamente apocalittici, Ilmeteo.it ha scalato la classifica dei siti più visti in Italia, lasciandosi alle spalle diversi mostri sacri del web. Oggi è al ventesimo posto della graduatoria tricolore con 35 milioni  di visite al mese. Davanti, per capirci, a Gazzetta dello Sport, Youporn, Apple e le Poste.

Benissimo vanno anche i suoi principali concorrenti. Meteosolutions (la società che con 3Bmeteo garantisce le previsioni a La Repubblica) ha raddoppiato i ricavi e triplicato i profitti negli ultimi tre anni. Epson Meteo, il centro fondato da Mario Giuliacci, è stato rilevato direttamente da Mediaset che ha fiutato per tempo il business delle previsioni, portandoselo in casa pagando un assegno d’oro ai suoi soci. Il Biscione – come sua tradizione – ha dato un contributo decisivo al traghettamento delle previsioni nella galassia dello “show” grazie al lancio dell’imperdibile meteo-zanzare, il bollettino che segnala in tempo reale il livello di concetrazione di anofeli in ogni angolo del Belpaese, e dell’utilissimo servizio “Meteo tropicale”. Un paio di minuti di tv in cui il povero abitante di Calolziocorte, in stato meteopaticamente depressivo causa i tanti giorni di pioggia battente che gli ha regalato questa estate nera, viene informato nei dettagli sull’evoluzione del tempo nell’isola di Sumatra e in altri paesi lontani migliaia di miglia dove, in una drammatica metafora esistenziale, tende sempre a splendere il sole. L’unica è consolarsi con la saggezza della tradizione popolare: “Se oggi seren non è – dice uno dei proverbi più ottimisti della storia italiana – domani seren sarà”. il discorso è inutile con i guru del meteo. Per loro, da qualche anno, il barometro è sul bello fisso.

di ETTORE LIVINI da repubblica.it

Il fatto quotidiano e le recensioni a pagamento su TripAdvisor alcune agenzie pagano ( non il portale )

tripadvisor appTripadvisor, dagli annunci al pagamento. Ecco come è facile barare sulle recensioni
Ilfattoquotidiano.it l’ha fatto e ha ricevuto l’accredito promesso da parte di un’agenzia che si pubblicizza sul web. Va specificato: nessuna responsabilità da parte del colosso delle recensioni. Ma certamente la prova de ilfattoquotidiano.it è la dimostrazione che il business della reputazione online avviene alla luce del sole. Il problema non sono però solo gli utenti, ma anche società esterne che lucrano (apparentemente indisturbate) sulla voglia di “aumentare il rating” di alcuni operatori del turismo e della ristorazione

Scrivere e far scrivere recensioni a pagamento su TripAdvisor è possibile. Ilfattoquotidiano.it l’ha fatto e ha ricevuto l’accredito promesso. Prima di spiegare come è stato possibile, con quali contatti, quali consegne e quali esiti, bisogna premettere che TripAdvisor è una potenza: di anno in anno aumentano le persone che, prima di recarsi nel tal ristorante o nel tal albergo, si fanno un giro in Rete per capire quali sono le opinioni degli altri utenti. Così per un’attività comparire in cima alla lista con una buona reputazione diventa fondamentale per acchiappare qualche cliente in più. In questo contesto, quindi, non manca chi decide di barare, gonfiando il proprio rating o cercando di demolire quello della concorrenza. Sono molti i ristoratori danneggiati che nel tempo hanno avviato procedimenti, inviato segnalazioni, interpellando anche l’autorità garante per la concorrenza (che ha aperto un procedimento contro Tripadvisor) nel tentativo di avere ragione dei propri sospetti e delle proprie lamentele. Il colosso delle recensioni si difende spiegando di non essere responsabile della condotta disonesta dei suoi utenti e di avere messo a punto meccanismi sofisticati per individuare e scongiurare le frodi (leggi). Il problema non sono però solo gli utenti, ma anche siti e organizzazioni facilmente individuabili con una semplice ricerca su Google, che pubblicano il costo di un pacchetto di recensioni positive pubblicate su TripAdvisor. Occorre ripeterlo: nessuna responsabilità del colosso delle recensioni. Ma certamente la dimostrazione che il business della reputazione online avviene alla luce del sole e – finora – non ci sono stati interventi efficaci per debellarlo. Ecco la nostra esperienza “sul campo”.

LA PRIMA PROVA: RECENSIONI FOTOCOPIA – Scrivere una recensione su Tripadvisor è facile. Facilissimo. Non importa che sia vera, basta che sia verosimile. Così aggirare le “trappole” diventa un gioco da ragazzi. Abbiamo provato anche noi, non ce ne vogliano i ristoratori che sono stati inconsapevolmente utilizzati come ‘cavie’. Abbiamo creato un account e in modo assolutamente casuale abbiamo scelto quattro ristoranti, uno a Milano, uno a Roma, uno a Bari e l’ultimo a Palermo. Per ciascuno abbiamo inserito la stessa recensione, dichiarando di esserci stati la sera precedente: “Sono andato a cena in questo ristorante ieri sera. Ho trovato un ambiente davvero suggestivo e confortevole. Location curata, personale disponibile, atmosfera rilassata. I piatti, presentati in maniera impeccabile, sono buonissimi”. Un testo copiato e incollato, riproposto identico e regolarmente pubblicato sul portale. Inutile dire che nei ristoranti recensiti non ci abbiamo mai messo piede. Ed è proprio questo il punto contestato. Sono in molti a chiedersi perché il sistema informatico di Tripadvisor non preveda la possibilità di limitare frodi così evidenti.

IL BUSINESS DELLE RECENSIONI A PAGAMENTO – E’ chiaro che in una falla così larga si infila di tutto. E anche nel caso di Tripadvisor non manca chi ha fiutato l’occasione. Il business è quello della reputazione digitale. La merce di scambio le recensioni. La contropartita, come sempre, i soldi. Sui portali di annunci (Bakeka e simili) non è raro imbattersi in selezioni di “collaboratori” a cui assegnare “microlavori di inserimento testi su alcuni portali internet”. Annunci allettanti, che promettono qualche spicciolo in cambio di poco lavoro. Sembra una cosa semplice. Rispondiamo. Nel giro di qualche giorno arriva la risposta, a scrivere è una donna: “Grazie per avermi contattata” e poi spiega di collaborare con “una web agency” che le ha chiesto di creare una rete di collaboratori. Per fare che? “In questo momento sto cercando persone che possano inserire una recensione o su Tripadvisor o su Holidaycheck”. Gradita anche la conoscenza del tedesco e dell’inglese (naturalmente le possibilità di guadagno aumentano. “Se interessato entro qualche giorno ti invio tutti i link e i riferimenti per reperire le informazioni necessarie per il testo, ovviamente recensione a 5 stelle”. Sembra tutto molto lineare, decidiamo di proseguire. Segue uno scambio di corrispondenza fino a quando arrivano le istruzioni per il primo lavoro. Si tratta di una recensione Tripadvisor in italiano per un ristorante che si trova in una località della Toscana (ovviamente conserviamo tutte le indicazioni e le specifiche del lavoro): “Mi raccomando: la votazione deve essere a 4 stelle! (il punteggio massimo è 5, ma questa volta l’agenzia vuole una recensione da quattro)”.

Poi l’insolita datrice di lavoro allega i link per trovare la struttura e qualche informazione per rendere più reale il testo, dal menù proposto alla location. Completiamo una iscrizione fittizia, con un nome di fantasia, inseriamo la recensione come da istruzioni e attendiamo la conferma di avvenuta pubblicazione (essenziale per ottenere il pagamento). Passa qualche giorno, la recensione viene pubblicata e poco dopo il compenso pattuito (3 euro) arriva sul conto Paypal. A inviare il pagamento è un’altra donna, probabilmente la titolare della “web agency” che ha commissionato il lavoro. È così che abbiamo pubblicato la nostra prima recensione a pagamento.

LE WEB AGENCY E I COSTI PER GLI “INSERZIONISTI” – Ma se chi redige le false recensioni percepisce qualche spicciolo, quanto costa questo scherzetto al committente? Il nostro gentile contatto, ignaro di avere a che fare con un giornalista, non è sceso nei dettagli in merito al nome dell’agenzia che le ha commissionato il lavoro (noi abbiamo capito solo che il pagamento è stato inviato dalla provincia di Messina, ma non ci siamo mai imbattuti in una vera società). Facendo una ricerca in Rete si trovano abbastanza facilmente realtà che offrono questo servizio. Su tutte spicca il sito www.recensionitripadvisor.it che in rete pubblica tanto di tariffario: “50 euro per due recensioni positive in una settimana, 550 euro per 30 recensioni in 90 giorni”. Un bel business rivolto a ristoratori e albergatori che vogliono migliorare la loro reputazione, magari per scalzare il diretto concorrente in classifica e arrivare davanti a lui nelle ricerche degli utenti. I gestori di questo servizio, che si dichiarano estranei a Tripadvisor (pur richiamando la società nel nome e nella grafica), spiegano così la propria attività: “Il nostro strumento di marketing per Tripadvisor è efficace ed stato progettato per migliorare rapidamente il modo con cui operate in Tripadvisor con la vostra azienda. Come risultato riceverete un significativo aumento di recensioni Tripadvisor positive”. Garanzia di successo al 100%.

LA REPLICA DI TRIPADVISOR – Tripadvisor assicura di non avere nulla a che fare con questa faccenda né con le altre che lavorano allo stesso modo. “Qualunque tentativo di manipolare le classifiche su TripAdvisor attraverso l’uso di recensioni false è totalmente contro le nostre linee guida – ha spiegato la portavoce dell’azienda Valentina Quattro -. Non collaboriamo con compagnie o individui che offrono questi servizi e non li supportiamo in alcun modo. Riteniamo che compagnie di questo genere possano nuocere all’intera industria del turismo rispetto all’opinione dei consumatori e che potrebbero scorrettamente impattare su milioni di business onesti e legittimi nel mondo”. La portavoce poi continua: “Queste aziende devono necessariamente commercializzare il loro prodotto proponendolo ai proprietari e gestori per guadagnare e, nel fare questo, lasciano inevitabilmente delle tracce che noi possiamo intercettare”. Tripadvisor avrebbe anche messo in campo un team di investigazione che utilizza tecniche simili a quelle adottate dalle banche e dalle carte di credito per bloccare le frodi in tutto il mondo: “Agiamo anche proattivamente per identificare chi cerca di utilizzare questi servizi” poi continua: “Adottiamo misure severe per penalizzare i pochi business sopresi a utilizzare tali servizi per ingannare i viaggiatori e facciamo sì che tutti siano a conoscenza della nostra posizione intransigente rispetto a questo malcostume”. A un mese e mezzo di distanza da queste parole, però, il business delle recensioni a pagamento prosegue e i siti che lo promuovono continuano a operare indisturbati.

di Alessandro Madron  da ilfattoquotidiano.it