Il satellite indiano Mangalyaan è arrivato su Marte

Mangalyaan satellite indianoAnche l’India è sbarcata su Marte Festa per il satellite low cost

Momenti di gioia al centro spaziale (Epa)Momenti di gioia al centro spaziale (Epa)
Un lungo applauso ha scosso la sala di controllo del centro spaziale di Bangalore ieri poco prima delle 8 quando è giunta la notizia che la navicella indiana Mangalyaan era arrivata nell’orbita di Marte. Al primo tentativo, come nemmeno americani e russi sono riusciti a fare (finora è fallita oltre la metà delle missioni sul Pianeta rosso). Prima dei cinesi e dei giapponesi. E con un budget ridotto (55 milioni di euro), un decimo di quello impiegato dalla Nasa. Per questo la prima missione interplanetaria dell’India appare come un’impresa memorabile. «La storia è stata creata oggi – ha esultato il premier indiano Narendra Modi in gilet rosso mentre seguiva l’operazione con gli scienziati dell’Isro, l’agenzia nazionale per la ricerca spaziale – .Abbiamo osato raggiungere l’ignoto e abbiamo realizzato quasi l’impossibile».

Festa in India per il satellite low cost arrivato su Marte

Il successo ha messo a tacere le polemiche che avevano accompagnato il lancio della missione nel novembre scorso, quando era stata definita da più parti come «un’inutile e costosa ricerca di prestigio internazionale» in un Paese dove un terzo della popolazione è analfabeta e solo il 50% ha accesso ai servizi igienici.
A ricompattare il Subcontinente è l’orgoglio di una nazione entrata nel club esclusivo delle potenze andate sul Pianeta rosso (solo Usa, Russia ed Europa finora erano riuscite) ma con una spesa di gran lunga inferiore. C’è la soddisfazione di essere diventato il primo Paese asiatico a riuscire nell’impresa, battendo sul tempo le potenze rivali («l’India è riuscita dove Cina e Giappone hanno fallito» titolavano ieri alcuni media locali).

A galvanizzare gli indiani poi, più che gli obiettivi scientifici (la ricerca di metano o di altre indicazioni di una possibile vita biologica) sono i risvolti economici dell’operazione. L’India ha dimostrato che può svolgere missioni complesse a basso costo e diventare trampolino di lancio per satelliti: si candida così ad attirare investimenti stranieri, che danno speranza alla nuova generazione di tecnici e scienziati. «L’India va su Marte ed è al settimo cielo» titolava il Financial Times . L’entusiasmo si è riversato anche sui social network. E con un tweet è stata accolta Mangalayaan nell’orbita di Marte: «Namaste @Mars Orbiter» ha scritto la sonda americana Curiosity Rover che è da due anni sulla superficie del Pianeta rosso, facendo riferimento al popolare saluto indiano e congratulandosi con gli scienziati di Bangalore. E la navicella spaziale Mangalyaan, nel suo primo tweet, ha risposto: «Howdy @MarsCuriosity? Keep in touch. I’ll be around.» (Come va Mars Curiosity? Teniamoci in contatto. Sarò qui intorno»).

da corriere.it

India Goa 24 euro di tassa per indossare il bikini

Goa bikini 04Vuoi indossare un bikini? Paga
24 euro: fallito il divieto per le moto

Nello Stato meridionale indiano di Goa, meta ogni anno di almeno 3 milioni di turisti – per lo più giovani provenienti da Paesi europei e dalla Russia – potrebbe scoppiare da un momento all’altro una guerra ai bikini, normalmente indossati sulle spiagge dalle turiste straniere.

Il parlamentare locale Mavu Mamledar, membro del partito Maharashtrawadi Gomantak (Mgp), vicino al Bjp del premier indiano Narendra Modi, ha proposto di proibire alle turiste straniere di portare il due pezzi in pubblico perchè «contrario alla cultura indiana» e perchè tale comportamento «mette in pericolo la loro stessa incolumità».

Ma se proprio non si volesse vietare a queste donne di recarsi in spiaggia in bikini, allora ecco l’idea risolutrice del legislatore: il governo dovrebbe approntare per esse delle spiagge private a cui avrebbero accesso dietro pagamento di un biglietto del valore di 1.000-2.000 rupie (fra 12 e 24 euro). La proposta ha subito suscitato polemiche, con l’opposizione rappresentata dal Congresso di Sonia Gandhi che ha accusato il promotore di «voler limitare i diritti delle donne» e di «pensare solo ad un succulento business vendendo pezzi di spiaggia sul mar Arabico».

Va detto che in molte zone del litorale goano i turisti praticano da tempo il naturismo, mentre anche il topless è di uso comune. Tanto che già 5 anni fa il ministero del Turismo dello Stato pubblicò un manuale in cui vietava «la guida di scooter da parte di donne con il seno scoperto». Si deve inoltre ricordare che quando nell’aprile dello scorso anno il governo locale decise di impedire a Goa (India meridionale) la costruzione del primo «Playboy Club» sulla spiaggia di Candolim, non vi furono reazioni particolarmente accese ed il progetto fu rapidamente archiviato. Ma sul capitolo del comportamento delle turiste in visita sembra proprio in arrivo un giro di vite.

Lo ha sottolineato giorni fa il ministro del Turismo di Goa, Sudin Dhavalikar, il quale ha chiesto la proibizione totale di «bikini, minigonne e pub perchè non conciliabili con la cultura indiana». La maggior parte delle donne indiane che si spingono sulle spiagge fanno ancora oggi il bagno con il sari o la salwar kamiz, rischiando spesso la vita a causa delle pericolose onde dell’oceano. Così giovedì Mamledar, membro del partito Maharashtrawadi Gomantak (Mgp), vicino al Bjp del premier indiano Narendra Modi, ha proposto all’Assemblea legislativa locale la creazione di specifiche «bikini beaches» che eviteranno l’eccessiva ostentazione del corpo femminile e inoltre «permetteranno sia di accrescere le entrate del governo sia di aumentare il turismo». Dura la risposta oggi da parte di Durgadas Kamat, portavoce del Congresso, secondo cui il governo locale «sta cercando di imporre restrizioni alle donne con questo tipo di proposte, limitandone così la libertà».

E penso, ha concluso, che sul piano politico «il loro vero obiettivo è privatizzare le spiagge e fare soldi con le concessioni».

da gazzettino.it