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Haiti e la guerra sull’Isola del Pirata Morgan la splendida Île-à-vache

haiti l'isola di Morgan la splendida Ile-a-vacheHaiti. L’isola di Morgan che resiste al turismo

Il governo vara un progetto di sviluppo alberghiero per la splendida Île-à-vache, un ex covo di pirati sinora raggiungibile solo dai diportisti. Ma la popolazione locale non ci sta

Un ex covo di pirati nel mar dei Caraibi con spiagge incontaminate definito “l’ultima isola vergine delle Antille” e per molto tempo ignorato dal resto del mondo. Ile-à-Vache, un’isoletta a cinque miglia al largo della costa sud di Haiti, è (o meglio era) un luogo tranquillo e semisconosciuto, che improvvisamente, con la crisi del turismo, viene scovato sulla mappa e su di essa si accende il faro del governo centrale per il rilancio del settore. Un piano di sviluppo da 250 milioni di dollari per trasformarla nella nuova mecca del turismo haitiano e caraibico, peccato però che il governo si sia dimenticato di informare i 14mila abitanti.

Ile-à-Vache dopo essere stata il rifugio del pirata inglese Henry Morgan nel XXVII secolo e aver ospitato una colonia di schiavi liberati da Abramo Lincoln nel 1863 se ne stava tranquilla e dimenticata dagli uomini, spesso pure dagli stessi haitiani, e visitata raramente dai diportisti che ammiravano le sue verdi colline abitate da mucche e capre (come suggerisce il nome stesso del luogo) e il suo mare cristallino punteggiato di barche.

Così, mentre Haiti annaspava tra i tumulti politici, anni di dittatura militare, la violenza delle gang e riceveva il colpo di grazia con il terremoto del 2010 diventando una meta non gradita per il turismo caraibico (assorbito dalla Repubblica Domenicana, la Giamaica e Porto Rico) Ile-à-Vache rimaneva  intatta e tranquilla nel suo isolamento. Poi nel 2012 è sbarcato sull’isola Michel Martelly,  il presidente di Haiti, al seguito di modelli, fotografi e i dirigenti di compagnie turistiche.

E nel 2013 arriva la sorpresa: il governo rivendica i quasi 50 chilometri quadrati dell’ex covo dei pirati come “di pubblica utilità”, privando potenzialmente i 14mila abitanti della loro terra. Il motivo? Sviluppare una località turistica di lusso.  Il problema? “La popolazione locale non è stata mai consultata. E’ stato uno shock terribile”, ha dichiarato all’agenzia Reuters Jerome Genest, un leader della comunità locale e membro dell’Organizzazione di Ile-à-Vache agricoltori (KOPI), che sta combattendo il progetto insieme a diversi altri gruppi. Progetto (per visionarlo cliccare qui)  di cui gli isolani spiegano di essere venuti a conoscenza solo quando è apparso sul sito web del Ministero del Turismo l’anno scorso.

Il piano di sviluppo turistico per Île-à-Vache  da 250 milioni di dollari, che riguarda anche la Côtes-de-Fer sull’isola principale, comprende un aeroporto internazionale, un campo da golf, hotel e resort di lusso e ha svegliato l’interesse di diversi potenziali investitori.

Alcune spiagge verranno sequestrate, dei terreni da pascolo acquistati e solo un centinaio di case saranno espropriate ha riferito sempre alla Reuters il ministro del Turismo di Haiti, Stéphanie Villedrouin, per tranquillizzare i residenti. Residenti che si rendono conto dell’importanza di creare posti di lavoro e rilanciare il turismo, ma che temono un’invasione e soprattutto di non essere tutelati.

La situazione è diventata calda a gennaio quando in seguito a pacifiche proteste il governo ha inviato un’unità speciale di polizia che ora pattuglia in moto con fucili automatici e giubbotti antiproiettile un’isola in cui prima a mantenere l’ordine bastavano tre poliziotti. D’altronde lo sviluppo indiscriminato senza attenzione alla popolazione è un rischio serio. Persino Didier Boulard, il manager francese e co-proprietario di Port Morgan, un elegante boutique hotel di 27 camere che sorge sull’isoletta, si rende conto dell’importanza di avere un aeroporto o una strada che attraversi l’isola, ma senza snaturare questo paradiso e soprattutto mettendo in agenda alcune opere pubbliche di cui finora il governo centrale si era completamente disinteressato come l’acqua corrente, una linea elettrica efficiente e la costruzione di scuole per la popolazione locale.

di Lara Gusatto da repubblica.it

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Esiste un legame tra uragani e terremoti ?

Possibile legame tra terremoti e uragani

I grandi terremoti, compresi quelli a Taiwan e Haiti dello scorso anno, potrebbero essere innescati con il contributo degli uragani.

Lo suggerisce uno studio dell’universita’ di Miami presentato al meeting della American Geophysical Union a San Francisco.

Secondo la ricerca gli uragani precederebbero di al massimo quattro anni i grandi sismi.

E’ il caso di Morakot, Herb e Flossie, i tre principali tifoni che si sono abbattuti di recente su Taiwan, ma anche del sisma di Haiti dello scorso anno.

da ANSA.IT