New York Times i 5 piatti tipici che il mondo non può non assaggiare Porchetta in Umbria , Mohinga della Birmania,Kibbeh Nayeh di Antelias Libano, Piti a Kars in Turchia, Tlacoyos a Città del Messico

StockFood i cinque piatti tipici al mondo da assaggiare 2NYT: la porchetta tra i 5 piatti tipici che il mondo non può non assaggiare
Mohinga, Birmania – Da un’altra parte del mondo, nel Myanmar (Birmania), spunta invece la Mohinga, teneri spaghetti di riso in un delicato brodo di pesce leggermente piccante, con pezzi di gambo di banana verde. «Un ottimo modo per cominciare la giornata», commenta il New York Times, di cui esistono varie versioni. A Yangon, la città più grande della Birmania, il brodo è aromatizzato con citronella, zenzero e aglio. Sulla costa occidentale, invece, è condito con pesce cotto e un ciuffo di chile incolla. Un piatto da assaggiare dai venditori di strada, a un costo tra 1 e 2,5 dollari
Kibbeh Nayeh a Antelias (Libano) – È chiamato spesso «piatto nazionale del Libano». Si tratta di carne cruda speziata e bulgur (frumento integrale lavorato in modo particolare), servita come antipasto con un filo di olio d’oliva. Idealmente, la carne andrebbe pestata nel mortaio di marmo con pestello di legno. Quando il piatto viene servito crudo, si chiama Kibbeh Nayeh; ma si può anche cuocere in forno, alla griglia o friggere (in questo caso si chiama semplicemente Kibbeh). Il New York Times segnala Al-Halabi, un ristorante senza tempo di Antelias (sobborgo a nord di Beirut) per i Kibbeh Nayeh tra i più buoni del mondo: morbidi, setosi, con una quantità minima di frumento bulgur, un condimento «sottile», abbastanza spezie da esaltare il sapore dell’agnello, senza sopraffarlo
Piti a Kars (Turchia) – Una specialità locale che ha come ingrediente principale l’agnello. Si tratta di uno stufato di ceci, carne di montone e pomodoro in un brodo insaporito con grasso di pecora e curcuma (sostituita, a volte, con lo zafferano). Il piatto è nato in Azerbaigian, ma il pomodoro è stato inserito in Turchia. Viene cotto in piccoli vasi monodose – tazze di metallo a Kars e piatti di argilla in Azerbaigian – e viene servito con brodo. Alcuni lo mangiano come piatto unico: alla base delle tazze carne e ceci, in cima i legumi schiacciati con il pane. Sebbene il piatto sia servito tutto l’anno, è particolarmente adatto per i lunghi e rigidi inverni di Kars. Il NYT segnala Kristal Lokantasi come uno dei migliori ristoranti dove proporlo. Lì il proprietario Tahsin Kaya ripropone la stessa ricetta che già suo padre faceva 50 anni fa

Tlacoyos a Città del Messico (Messico) – Sono tortilla ovali e spesse di pasta di mais, riempite con vari ingredienti. Soprattutto fagioli, ma anche formaggio spalmabile, strisce di cactus cotti, salsa di peperoncino, cipolla e coriandolo. Antipasto tipico messicano, sono ancora venduti sul marciapiede in tutta Città del Messico. Foto StockFood

Porchetta in Umbria (Italia) – L’estate è il tempo ideale per il panino con la porchetta. Un «must» nelle sagre paesane. Cos’è? Un maiale intero, svuotato, disossato, condito con sale, pepe, erbe aromatiche, e arrostito in forno. Si mangia a fette, meglio come imbottitura di ghiotti panini. Il New York Times ha scelto la Macelleria Tagliavento, nell’antica città di Bevagna: un locale piccolo e poco illuminato, con un soffitto di salumi, dove la porchetta è «una magia». «Di solito è esaurito entro mezzogiorno. Marco Biagetti e Rosita Cariani, i proprietari, tagliano la porchetta a mano e imbottiscono una grande pagnotta artigianale con fette spesse». Panino inevitabilmente avvolta nella carta giallognola. Come tradizione vuole. Foto StockFood

da corriere.it

E’ morto a 67 anni Stefano Bonilli fondatore della guida del Gambero Rosso e di Slow Food con Petrini

stefano bonilliAddio Bonilli, fondò la guida del Gambero Rosso e lanciò Slow Food con Petrini
Aveva 67 anni. Ex giornalista del Manifesto, nel 1986 ideò l’inserto gastronomico diventato un punto di riferimento. Fu tra i primi a puntare su Ferran Adria. Stava scrivendo una storia della cucina italiana del dopoguerra

ROMA – Con Luigi Veronelli, Gianni Brera, Mario Soldati e pochissimi altri grandi del passato, ha creato in Italia un modo nuovo di parlare del cibo e del vino, trasformandoli, da semplici piaceri alimentari, in cultura materiale e racconto di emozioni. Stefano Bonilli, 67 anni, è morto ieri sera, probabilmente per un infarto, dopo essere stato ricoverato sabato scorso per un malore.

Giornalista politico e cronista del Manifesto dal 1971, Bonilli era noto soprattutto per aver creato, nel 1986, il Gambero Rosso. All’inizio un semplice inserto di otto pagine all’interno del quotidiano, poi cresciuto fino a diventare un impero editoriale con la pubblicazione, a partire dal 1990, della Guida dei Ristoranti, di quella dei Vini d’Italia; e poi l’apertura di una Città del Gusto a Roma e la gestione di un canale televisivo dedicato a cibo, vino e ristoranti.

Decisivo il ruolo del Gambero Rosso degli esordi nel far diffondere l’Arci gola, l’associazione che sarebbe poi diventata Slow Food, del quale Bonilli fu uno dei firmatari del documento di fondazione, con Carlo Petrini, Valentino Parlato, Dario Fo, Francesco Guccini, Sergio Staino e molti altri.

Una passione, quella di Bonilli per il buon mangiare, che nasce da lontano, dalle gite fuori porta della sua Bologna alla ricerca della trattoria dove trovare le migliori tagliatelle, o del produttore al quale “strappare” il miglior prosciutto. In un’Italia del boom, che dopo la fame della guerra scopriva l’abbondanza, Stefano Bonilli intuì che la tavola non era solo alimentazione o “vizio”, ma anche cultura, racconto, passione. E che dietro ogni prodotto, ogni piatto, ogni ricetta, ci sono persone, territori, storie. E a questo si è sempre dedicato con la curiosità e l’entusiasmo del giovane cronista di un tempo.

Un entusiasmo che ebbe una battuta d’arresto solo in occasione del suo traumatico allontanamento, nel 2008, dal gruppo che aveva fondato, per dissidi editoriali con la nuova proprietà. Un periodo di amarezza superato soprattutto grazie alle sue nuove avventure sulla Rete. Prima con lo sviluppo del suo blog personale, il Papero Giallo che aveva aperto già nel 2004. E poi con la nascita della Gazzetta gastronomica, un magazine online che in poco tempo è diventato una delle voci più autorevoli dell’informazione gastronomica su Internet.

Talent scout, fu tra i primi in Europa a puntare sul genio di un giovane Ferran Adria. Ma coltivava anche il gusto della memoria: purtroppo il suo ultimo progetto, al quale lavorava da anni, un libro che raccontasse la storia della cucina italiana del dopoguerra, ora non vedrà più la luce.

di ANTONIO SCUTERI da repubblica.it

Tarantole e scarafaggi nell’Hotel di lusso l’Explorers club di New York

All'Explorers club di New York si mangiano ragni tarantole scorpioi scarafaggi alligatori coyote e altre prelibatezze 01Orrori nel piatto: l’hotel di lusso serve tarantole e scarafaggi

”Sarà una serata indimenticabile”, recitava l’invito dell’Explorers club di New York. E in effetti, la cena a base di tarantole, vermi, alligatori e altre strane specie animali – servita nei lussuosi saloni del Waldorf Astoria – resterà a lungo impressa nella mente dei commensali. Un appuntamento che si ripete ogni anno promosso dall’associazione che promuove le esplorazioni scientifiche su terra, aria, mare e spazio. Tra gli ospiti anche l’astronauta Buzz Aldrin, il secondo uomo ad aver calpestato il suolo lunare nella missione Apollo 11

da repubblica.it