Ora Chernobyl diventa meta turistica

Ultima destinazione Chernobyl
A 10 anni dallo spegnimento dell’ultimo reattore, la dichiarazione del ministro delle emergenze ucraino. “Pronti ad accogliere i turisti da gennaio, sarà una lezione sul nucleare”

Un sito turistico di nome Chernobyl. Non è una battuta, ma una novità che proviene, attraverso fonti russe e ucraine, dalla bocca di un altissimo funzionario del secondo paese, quello che ospita la centrale nucleare il cui collasso, nel 1986, è il più grande disastro nucleare, almeno civile, della storia, con decine di morti diretti, 4 mila decessi accertati nella zona, per patologie correlate, e centinaia di migliaia che si pensa siano da attribuire alla fuoriuscita di materiale radioattivo, che provocò danni ambientali ingenti in Ucraina, Bielorussia e Russia. E’ stato infatti il ministro delle Emergenze ucraino, Viktor Baloga, a presentare l’iniziativa, oggi, annunciando le celebrazioni del decennale dello spegnimento dell’ultimo reattore, il numero tre, completato il 15 dicembre del 2000.

Baloga ha riferito di aver visitato il sito con dei funzionari Onu, e di essere in grado di completare entro fine anno tutte le procedure affinché un programma di viaggi a destinazione e di visite guidate alla centrale possa partire sin dal gennaio prossimo. Finora, Chernobyl non era accessibile se non da gruppi selezionati e autorizzati dal governo di Kiev, con tariffe che andavano dai 200 ai 400 dollari. Il ministro ha presentato il turismo verso la centrale come una forma di viaggio della memora, finalizzato allo stesso tempo a istillare consapevolezza sulla tematica del nucleare.

A 24 anni dal disastro, e a 10 dallo spegnimento dell’ultimo reattore, i lavori di messa in sicurezza dell’ambiente non sono ancora terminati. Un nuovo “sarcofago” per incapsulare il reattore 4, il responsabile del disastro, sarà pronto entro il 2015, come lo stesso Baloga ha divulgato oggi. Insomma, almeno “tecnicamente”, la parola fine al disastro Chernobyl è vicina, anche se c’è chi sostiene che il disastro, in termini di conseguenze dirette o indirette, potrà essere cancellato soltanto fra 50-55 anni.

La “promozione” della centrale di Chernobyl ad attrazione per vacanzieri è soltanto l’ultimo caso di riciclaggio degli scheletri di vario genere di cui l’Ex blocco orientale è costellato. Il turismo estremo nell’ex Cortina di Ferro è spesso indirizzato a ex colonie penali, come i gulag di Stalin, trasformati in hotel dove si prova l’esperienza di una o più giornate da prigioniero politico.

da REPUBBLICA.IT

Turismo in Lituania in treno a vapore

Lituania in treno a vapore

Un itinerario attraverso le pianure dell’est Europa. Un percorso ricco di suggestioni letterarie e scoperte paesaggistiche. Che non deluderà gli appassionati di storia e i cultori di treni e binari

di Francesco Zardo

lituania_trenoI suoi fuochi sembravano spenti per sempre e invece è tornato a far bruciare il carbone e a far sentire forte il suo fischio: il treno a vapore Siaurukas, in Lituania, offre ai turisti la possibilità di visitare i luoghi di un’Europa minimale e allo stesso tempo piena di attrattive e di fascino, la cui identità storica, politica, culturale e linguistica è in grado di conquistarci per la sua particolarità e originalità, sia rispetto all’area occidentale sia nei confronti dell’Est del nostro continente.

La linea ferroviaria della regione Aukštaitija corre nel nord del Paese, a metà strada fra la capitale lituana Vilnius e Riga, quella della Lettonia: risalente al 1890 e lunga 179 km è una sorta di museo a cielo aperto per gli appassionati di storia e natura, e anche per i cultori di treni e binari. Oltre alla possibiltà di un viaggio individuale, l’organizzazione che gestisce oggi questo suggestivo pezzo di strada ferrata offre l’opportunità a gruppi organizzati di riservare interi vagoni o anche l’intero convoglio, per immergersi nell’atmosfera fuori dal tempo di questi luoghi e scegliere percorsi di visita nell’entroterra lituano.

Un viaggio fra le pianure dei freddi luoghi dell’Est europeo richiama al passeggero le emozioni di Anna Karenina (ma non pensate al tragico epilogo, per carità), i paesaggi e le suggestioni dei romanzi di Tolstoj, legate all’immagine di un treno in movimento che attraversa lo spazio e il tempo, lascia dietro di sé le esperienze appena passate e volge la mente e lo sguardo alla curiosità di quelle che stanno per arrivare.

Nel calore dei vagoni, nel vociare degli sconosciuti con cui si condivide il percorso, scorrono sui finestrini le estese pianure, la neve, di un paesaggio in molti tratti identico a com’era oltre un secolo fa, quando la ferrovia fu inaugurata. Sono immagini che fuggono in un istante eppure rimangono impresse nell’animo, unite ai pensieri che si susseguono veloci come il treno.

Partendo da Anykšèiai, sulle rive del fiume Šventoji, ci dirigiamo a Panevéþys, una cittadina ricca di attrattive naturali e artistiche: si può scegliere di visitare la vasta collezione di farfalle o quelle di ceramiche nel Museo delle tradizioni locali, di assistere a uno spettacolo di musiche e balli del posto al teatro del musical o a uno spettacolo di marionette, altra attrattiva tipica della zona, e ammirare le varie declinazioni del barocco nei numerosi luoghi di culto.Troškûnai_chiesa

Ciò che caratterizza il paesaggio sono i mulini a vento, sparsi per tutta città, in alcuni dei quali sono stati ricavati hotel e punti di ristoro. Si può anche pernottare con poco, in questi luoghi, come anche gustare la gastronomia locale, tipicamente nordica, a base di maiale, patate, barbabietole e tuberi e con un’originale declinazione ottenuta grazie all’impiego dei semi di papavero.

E poi si risale in treno, via alla volta di Troškûnai, un villaggio che conserva la forma e la struttura del possedimento feudale e insieme una lunga tradizione di storie e leggende. Sulla via del ritorno ad Anykšèiai, se la giornata è limpida, si può immaginare una passeggiata attraverso la campagna boschiva: tra le riserve naturali si può ammirare il leggendario masso di Puntukas, una pietra di oltre 200 tonnellate poggiata su terra friabile, mai sprofondata.
Secondo la leggenda il sasso è stato lasciato lì dal diavolo che poi ha dimenticato di portarlo via. Anche qui richiami letterari: questa valle è stato il luogo di ispirazione del più famoso poema lituano, “Il boschetto di Anykšèiai” di Antanas Baranauskas.

E ancora c’è da visitare la chiesa neogotica di San Matteo e l’antica stazione ferroviaria, monumento eccezionale conservato esattamente come quando fu costruito, alla fine dell’Ottocento.

Questo treno e questo viaggio può essere anche l’occasione di incontri professionali e conferenze: a bordo dell’antico Siaurukas è possibile organizzare congressi originali e personalizzati. Altro luogo suggestivo per questo scopo è il monastero di Troškûnai e, ancora più spaziosa, la stazione ferroviaria di Panevëþys.

da LA REPUBBLICA