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Il tempio di Luxor di notte nuova illuminazione e mongolfiere

Un pallone aerostatico sorvola il tempio di Ramses II
Luxor tra luci e mongolfiere. Egizi in salsa tecno
Un effetto ancor più drammaticamente bello, grazie un nuovo sistema di illuminazione con ben 922 “unità luminose” a mettere in mostra il tempio di Luxor, forse la massima espressione di sé che i faraoni, e nello specifico il Faraone, Ramses II, del Regno di Mezzo, ha lasciato ai posteri. Le luci sono progettate per sopportare temperature elevate, siccità e per non nuocere ai gioielli che ora potranno essere visitati per 13 ore al giorno, dalle 7 alle 20 (magari dopo un sorvolo in mongolfiera. L’impianto è una delle tappe che porteranno a trasformare l’intera Luxor in un parco all’aperto. Tra l’altro, arriveranno un nuovo sistema di illuminazione nella Valle dei Re, un nuovo visitor center a Deir Al-Bahari, il restauro della moschea Youssef Abul-Haggag e della casa di Howard Carter, l’archeologo che tanto ha dato alla valle.

da repubblica.it

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Sharm le disdette dopo lo Squalo

Sharm: immersioni e disdette
Difficile non seminare il panico dopo gli attacchi subiti nei giorni scorsi da alcuni turisti nelle acque di Sharm El Sheikh. Sulla destinazione, che è una delle principali mete per gli amanti di immersione e svetta in testa alle preferenze dei turisti italiani, il divieto di balneazione è stato prima imposto poi ritirato, senza che chiarezza sia stata fatta sui rischi effettivi che quest’area del Mar Rosso impone in questi giorni ai sub.
Autrici della frettolosa quanto imprudente riapertura delle spiagge sono state le autorità egiziane, secondo le quali il pericolo sarebbe stato eliminato con la cattura, nei giorni scorsi, di un esemplare di “pinna bianca”. L’animale si è rivelato non essere il vero colpevole degli attacchi subiti dai quattro cittadini russi: in seguito alla cattura una nuova vittima è stata segnalata, questa volta una signora di settant’anni, che faceva il bagno nel golfo di Neema.

Come annuncia la CDWS (Chamber of Diving and Water Sports – http://www.cdws.travel/) egiziana, le attività di immersione restano proibite in tutta l’area compresa fra Ras Nasrani e il nord di Naama Bay (dove gli esperti del Ras Mohammed National Park stanno effettuando le loro ricerche).
Esiste tuttavia la possibilità, a partire da domani (martedi’ 7 dicembre, ndr.) e dietro particolari restrizioni, di praticare attività subacquee in aree circoscritte di Sharm (fra Tiran e tutte le zone a sud di Naama Bay). Lo sport sarà infatti permesso unicamente a professionisti con un attivo di almeno 50 immersioni, accompagnati da membri del CDWS.

da Easyviaggi.com Continua

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La magia de Il Cairo

Il Cairo, storie, leggende e contraddizioni
Moschee proibite ai turisti, suk pieni di paccottiglia e gioielli, strade lastricate di taxi e spazzatura, Garden City stile colonialismo inglese. E poi i bar dei vecchi quartieri, come quello copto con la Chiesa Sospesa e l´antica sinagoga senza più comunità ebraica

Donatella Chiappini

il_cairoCi sono giorni in cui la cappa d´afa e di smog diventa manto grigio, un sipario di ferro sotto lo squarcio azzurro da cielo africano. E ancora più sotto la ferita del grande Nilo che attraversando il Kubry Al Tahir, meglio conosciuto come il Ponte degli Innamorati, diventa scenario fantastico con un via vai di feluche e battelli. Migliaia di auto in coda, a ogni ora del giorno e della notte e il passo lento delle donne in abaya (la veste nera araba) e niqab, grattacieli, palazzi ottocenteschi e baracche, mille moschee e una Ring Road infinita, strade invase da cumuli di spazzatura e alberghi da Mille e Una Notte.

Sulle sponde del Nilo
. Il Cairo e le sue contraddizioni possono atterrire. Diciotto milioni di abitanti (ma nessuno sa quanti siano davvero) e un bagaglio immenso di influenze arabe, africane, occidentali, ottomane. C´è da perdere la testa a voler capire al Qahira, “la soggiogatrice”, come la chiamarono i fatimidi (la dinastia sciita ismailita più importante nella storia dell’Islam) qualche decennio prima del mille dopo Cristo. Una megalopoli adagiata sulla sponda ovest del Nilo, che il fiume attraversa formando i due isolotti di Roda e Gezira. Un puzzle di casermoni, edifici art decò – sparpagliati tra piazza Talaat Harb e il grande Museo Egizio – e quartieri villaggio con i carretti trainati da asini dove oggi il dieci per cento di cristiani copti convive, non sempre in perfetto accordo, con il novanta per cento di musulmani, più o meno integralisti, che hanno dato una nuova impronta al più grande agglomerato urbano d´Africa.

Il suk e la moschea.
C´è da perdere la testa a voler capire cosa è oggi e cosa era un tempo Khan al Khalili, il più grande suk del Cairo, dove tra i vicoli si rincorrono botteghe di paccottiglia e piccoli antri che disvelano gioielli berberi da mozzare il fiato, artigiani del kilim a metro, librerie con pregiate edizioni coraniche e negozi di biancheria intima sexy che mal si addicono alla maestosità dei minareti della moschea di Sayydna alcairo_giza Hussein a poche centinaia di metri. È la moschea più sacra della città, la più grande d´Egitto, e il venerdì è la casa di tutti. Si prega, si mangia, si chiacchiera. Si spalanca fino a notte, ma non ai turisti che popolano la zona islamica così colma di minareti da confondere. A loro la moschea grande è proibita, ma non quella di Ibn Tulun costruita in mattoni d´argilla nell´876 dopo Cristo, la più antica del Paese con un cortile talmente vasto da sembrare una piazza e il canto del muezzin che risuona più fragoroso che altrove.

I taxi. Fragore, maestosità e povertà ti accompagnano come un vestito in questa città che più la osservi più ti sembra un enigma: c´è l´imponenza della moschea di Al Azhar, circondata da due madrase e infiniti giochi di archi. Un´università che è la più grande del mondo arabo e un parco (Al Azhar Park) che sembra uscito da una cartolina illustrata. Esattamente come i taxi che, ricomposti dalle mani di mille carrozzieri, sembrano sopravvissuti a una raffica di incidenti capaci di minarne per sempre la stabilità. Non c´è tassametro, non sai se ti porteranno mai a destinazione, eppure si muovono a migliaia nel caos che stringe il quartiere copto con la sua chiesa Chiesa Sospesa, costruita su torri romane, il museo zeppo di sorprese e l´antica sinagoga (ristrutturata con il denaro della comunità ebraica americana) aperta ai turisti ma non, ovviamente, al culto visto che al Cairo non c´è una comunità ebraica.

Garden City. Fermarsi al Cairo sembra impossibile, eppure qui dove il passato si è mescolato in un cocktail incomprensibile riuscendo a dare origine perfino Garden City – il quartiere inglese delle ambasciate in cui palme e magnolie si alternano lungo le strade – si aprono angoli dove la vita scorre così lenta da mostrarsi ferma. Sono gli angoli delle centinaia di shisha bar della Cairo quasi diroccata, dove i vecchi in galabaya fumano davanti a un bicchiere di tè per ore. O i profumatissimi store dei grandi alberghi internazionali su Corniche Al Nil dove le madame sorseggiano caffè e pasticcini. O magari qualche tavolo sotto i pergolati del Gezira Sporting Club di Zamalek, il polmone verde di una città che il verde non sa cosa sia, una striscia dell´isolotto monopolizzata dalla comunità internazionale.

Le piramidi
. E intanto c´è ancora così tanto da fare che, se un giorno è già passato, sarà il caso di fare un altro viaggio verso Umm al Dunya (la madre del mondo) come avevano battezzato gli arabi Il Cairo. Perché a meno di venti chilometri dal centro c´è la piana di Giza con le sue tre il_cairo_nottepiramidi (Cheope, Chefren e Micerino) che i giapponesi non smettono di fotografare pezzetto dopo pezzetto. E poi c´è la Sfinge, e poi c´è una natura prepotente proprio sugli argini del fiume – che strappa al deserto una distesa di manghi – e poi c´è la grande voglia di questa città di sfidarsi, di diventare più moderna anche grazie ai tanti negozi di designer mediorientali, agli artisti libanesi che popolano le gallerie d´arte, alla musica di sconosciuti strumenti che ipnotizza anche il più esausto dei turisti.

I quartieri, i ristoranti.
L’atavica benedizione del Nilo la si scorge negli occhi di cristiani e musulmani al monastero di Abouna Samaan, oppure nel pane preparato nello stesso modo da migliaia di anni. Lo si mangia insieme al fuul – zuppa di germogli di fagioli, piatto tipico della cucina egiziana – nel ristorante Al-Jahch in Al-Sayeda Zaynab, con i kebab nel ristorante Al-Rifa´i. Se invece si ha voglia di piccione ripieno, ecco il ristorante Farhat, nel quartiere di Al-Hussain. Poi, verso la porta Al-Futuh, c’è aria di minareti dei mammalucchi, i mercenari turchi che nel 1187, prima aiutarono la dinastia degli Ayyubiti a cacciare i crociati, ma poi presero il potere per due secoli e mezzo, imponendo così la supremazia turca.

da LA REPUBBLICA