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Sharm el Sheikh e Giza il turismo in Egitto in crisi per le scelte dei Salafiti ?
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AVVISATE DELLA VALLE, PARIETTI E COMPAGNIA BELLA: TIRA UNA BRUTTA SHARIA SOTTO GLI OMBRELLONI DI SHARM EL SHEIKH – I SALAFITI MINACCIANO DI PROIBIRE IL CONSUMO DI ALCOL E IL BIKINI, CON SPIAGGE SEPARATE PER UOMINI E DONNE! – DALLA PADELLA DI MUBARAK ALLA BRACE CHE RISCHIA DI BRUCIARE L’ECONOMIA EGIZIANA: IL TURISMO OCCUPA 1 EGIZIANO SU 7, E HA GIA’ PERSO 4 MLD $ PER LA RIVOLTA – I FONDAMENTALISTI VORREBBERO PURE RICOPRIRE DI CERA LE ROVINE FARAONICHE E LE STATUE DEGLI DEI EGIZI…
Francesca Cicardi per “il Fatto quotidiano”
Mohammed Fathy è un egiziano di 37 anni, fa la guida turistica e da quasi un anno è disoccupato. Ieri, votava per la prima volta nella sua vita, per le prime elezioni democratiche dalla caduta dell’ex presidente Mubarak lo scorso febbraio, dopo una rivoluzione che ha portato forse la libertà ma ha distrutto la già disastrosa economia del Paese, che crescerà nel 2011 poco più dell’1% rispetto al 5% dell’anno precedente. Per l’azienda del turismo – che si calcola occupi un egiziano su 7 – la situazione è drammatica: il settore perderà all’incirca 4 miliardi di dollari, un terzo in meno di fatturato rispetto al 2010, a causa della rivolta.
Mohammed ha deciso di votare il Blocco Egiziano (principale coalizione di partiti laici), soprattutto dopo la vittoria schiacciante degli islamisti nella prima fase delle elezioni parlamentari tenuta il 28 e 29 novembre in 9 delle 27 province del Paese. Ieri e oggi, altre 9 vanno ai seggi, tra cui Giza, dove si trovano le leggendarie piramidi e dove Mohammed vive e lavorava prima della crisi. La violenza e l’incertezza politica ha colpito specialmente il turismo della capitale. Sul Museo Egizio, all’entrata nord di piazza Tahrir, sono piovuti cocktail molotov e gas lacrimogeni in diverse occasioni negli ultimi 10 mesi.
Le famose e amate spiagge del Mar Rosso si sono salvate relativamente e i viaggi organizzati hanno continuato a garantire le presenze a Sharm el Sheikh e Hurgada, anche quando nella capitale i mani-festanti morivano per strada. Ma adesso anche questi paradisi sono a rischio: i salafiti sono risultati il secondo partito più votato, e potrebbero occupare più del 20% dei seggi nel futuro parlamento. Bisognerà aspettare la terza e ultima fase delle votazioni (prevista il 3 e 4 gennaio) per invertire la tendenza, ma non c’è dubbio che questa corrente estremista costituirá una nuova e potente forza politica nell’Egitto post rivoluzionario.
Gli stessi salafiti sono usciti rafforzati e spavaldi dalla prima prova delle urne, e si immaginano già al governo o, almeno, in una posizione abbastanza forte da decidere i destini del Paese. Negli ultimi giorni hanno intensificato la loro offensiva morale, con dichiarazioni che ancora una volta scandalizzano i laici e spaventano le minoranze come i cristiani (10% della popolazione egiziana) e le donne.
Dopo il corpo femminile e la letteratura, l’obbiettivo della loro crociata è proprio il turismo, vitale per l’Egitto. Dirigenti e portavoci salafiti, principalmente del partito Al Nuur (la luce), hanno annunciato che proibiranno la vendita e il consumo di alcol, così come il bikini, sulle spiagge egiziane. Spiagge che potrebbero essere addirittura divise tra femminili e maschili. C’è chi ha persino minacciato le rovine faraoniche, chiedendo che le statue degli dei siano ricoperte di cera perché la rappresentazione di figure divine è considerata idolatria dall’Islam più ortodosso.
Il ricordo di come i Budda di Bamiyan sono stati distrutti dai Taliban quando sono arrivati al potere in Afghanistan ha fatto scattare tutti gli allarmi nel settore turistico, che rappresenta più di un 10% del Pil, e perfino il ministro Munir Fahry Abdel Nur si è detto preoccupato e disposto a difendere questo patrimonio nazionale, di incalcolabile valore artistico e storico. Qualsiasi forza politica che governerà l’Egitto non potrà fare a meno di questo pilastro dell’economia e i più moderati ed esperti Fratelli Musulmani – vincitori assoluti con circa il 40% dei voti – hanno rassicurato i lavoratori e i turisti.
La Fratellanza dominerà probabilmente il prossimo parlamento, le cui competenze non sono ancora del tutto chiare e stabilite. Per i salafiti, anche come secondo gruppo della Camera, non sarà facile imporre la loro visione conservatrice di fronte alle forze laiche che tutte unite potrebbero superare i radicali. Ahmad Said, che si è aggiudicato un posto in parlamento nella prima fase con la coalizione liberale, spiega che questa “non è solo una questione economica, ma una lotta per uno stile di vita”.
da dagospia.com
Turismo in Egitto a rischio ? Guide turistiche contro gli islamisti salafiti
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Un migliaio di guide turistiche al Cairo hanno protestato contro l’avanzata degli islamisti – salafiti – alle elezioni. La paura è che un Parlamento a maggioranza religiosa possa rovinare l’industria turistica egiziana
di Rolla Scolari
Questa volta non è piazza Tahrir a essere teatro di una manifestazione, ma le piramidi, davanti alle quali venerdì si sono radunate circa mille persone, la maggior parte guide turistiche.
Hanno protestato contro la minaccia islamista radicale nei confronti di una delle maggiori entrate dell’Egitto: il turismo. I risultati parziali delle lunghe elezioni che si chiuderanno a febbraio raccontano già un Parlamento in cui i movimenti islamisti avranno quasi sicuramente la maggioranza.
Nel primo turno del voto, Giustizia e Libertà, espressione politica dei Fratelli musulmani, gruppo bandito in Egitto fino alla caduta del regime a febbraio, ha ottenuto il 37%. Ma la vera sorpresa alle urne è arrivata dal 24% conquistato dai salafiti, una corrente islamica ultra conservatrice e purista, il cui successo preoccupa molti in Egitto e all’estero. A spaventare gli egiziani liberali, i religiosi moderati e anche tutte le persone che lavorano nell’ambito del tursimo sono le dichiarazioni di alcuni membri del partito Nour, gruppo salafita, in seguito al primo successo elettorale.
Abdel Moneim Al Shahat, uno dei candidati di Al Nour, che ha perso al ballottaggio di lunedì il seggio in Parlamento, è uno dei salafiti più noti sulla nuova scena politica del Cairo, spesso presente a talk show e trasmissioni televisive. Era già stato ripreso dai giornali egiziani e del resto del mondo per aver detto in pubblico che le opere del premio Nobel egiziano per la Letteratura, Naguib Mahfouz, promuovono la prostituzione, l’uso di droghe e il vizio. Davanti alle telecamere di Dream Tv, emittente egiziana, ha causato l’ira e sollevato le paure di molti suggerendo che le antiche statue faraoniche andrebbero ricoperte di cera, perché simboli di un passato idolatra.
Le sue parole hanno riportato alla mente di molti le immagini dei giganteschi Buddha in pietra di Bamiyan, in Afghanistan, fatti saltare in aria dai talebani nel 2001, perché appartenenti a un mondo non islamico. Le dichiarazioni di Shahat hanno sollevato talmente tante polemiche e paure che gli altri leader del partito Nour hanno imposto al loro collega di non fare più dichiarazioni alla stampa. Le guide turistiche che venerdì si sono ritrovate davanti alle piramidi temono ora che una vittoria degli islamisti possa portare al bando degli alcolici nel Paese, all’imposizione di un codice di abbigliamento conservatore sulle spiagge del mar Rosso, frequentate dai turisti di tutto il mondo e in generale all’imposizione di leggi estreme e a una chiusura non positiva per il turismo.
Shahat non è l’unico volto noto del partito Nour ad aver fatto sorgere preoccupazioni che vanno ben oltre il settore del turismo.
Un membro del comitato direttivo del movimento politico, Shaaban Darwish, ha definito pubblicamente la democrazia “un’eresia” e ha attaccato i rivali politici liberali con queste parole: “Dobbiamo obliterare il liberalismo introdotto da Sadat e Mubarak e reinstaurare la legge dell’islam”. Yasser Borhami, altro politico del movimento salafita, ha definito i cristiani “infedeli” e dichiarato che ammettere le donne in Parlamento è una “corruzione” e che il partito Nour è stato obbligato dalle leggi elettorali a permettere alle donne di candidarsi. Sui manifesti elettorali in giro per il Paese, le candidate del partito non appaiono in fotografia accanto a loro colleghi. Al loro posto, c’è un fiore con il un nome femminile scritto sotto.
Turismo internazionale in aumento, +5%
Organizzazione mondiale del Turismo, in ripresa Tunisia ed Egitto
Nonostante la crisi globale, il turismo internazionale continua il suo trend di crescita, con un nuovo record di 440 milioni di turisti nel primo semestre dell’anno, pari a un incremento del 5% rispetto allo stesso periodo del 2010. Secondo i dati diffusi a Madrid dall’Organizzazione Mondiale del Turismo, si conferma l’aumento del 4,3% dei flussi nei paesi ad economia avanzata e si avvicina a quello del 4,8% delle economie emergenti, che guidano la crescita del turismo mondiale.
Solo i Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa riflettono nella contrazione della crescita, rispettivamente con un -11% e -13%, i contraccolpi delle tensioni che scuotono la regione. Gli arrivi di turisti internazionali sono aumentati di un 4,5% nella prima metà dell’anno, consolidando la ripresa del settore, cresciuto del 6,6% nel 2010 dopo l’annus horribilis rappresentato dal 2009. I risultati sono stati migliori del previsto in Europa (+6%), grazie al recupero dei flussi verso le destinazioni della regione settentrionale (+7%); di quelli diretti verso l’Europa centrale e dell’Est (+7%) e di quelli della regione meridionale e mediterranea (+7%), che si è beneficiata in parte dei turisti negli anni scorsi diretti in Nord Africa e Medio Oriente.
“La crescita continuata che ha registrato la domanda turistica in tempi di tante difficoltà conferma chiaramente che si tratta di un settore che deve essere considerato come prioritario nelle politiche nazionali”, ha osservato il segretario generale della Omt, Taleb Rifai, nel presentare i risultati. “Il turismo può svlgere un ruolo chiave in termini di crescita economica e sviluppo, specialmente in un momento in cui la maggioranza dei paesi d’Europa e dell’America del Nord lottano per la ripresa economica e la creazione di lavoro”, ha aggiunto. I risultati degli ultimi mesi, secondo le stime dell’Omt, mostrano inoltre che per destinazioni come Egitto, Tunisi o Giappone, la tendenza alla diminuzione dei flussi si sta invertendo con una significativa ripresa della domanda.
da ansa.it
Moubarak villa a Sharm el Sheikh
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La villa in cui Moubarak trascorre i suoi arresti domiciliari a Sharm el Sheikh
Hosni Mubarak ricoverato d’urgenza in un ospedale a Sharm el Sheikh, e’ in terapia intensiva e le sue condizioni sono stabili. A quanto pare ieri il dittatore non ha retto l’interrogatorio dei magistrati che indagano sui conti esteri della famiglia. Mi immagino la scena: “ci dica, quanto soldi ha rubato dalla casse egiziane?” E come risposta un coccolone. Da escludere che a deteriorare le condizioni di salute del faraone sia stato il regime di carcerazione: “Come un può un uomo senza cuore subire un infarto?”, il commento più sagace scovato in rete. Stay Human Vik da Gaza city.
da rainews24.it
I turisti tornano in Nordafrica soprattutto a Sharm
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Vacanze d’Egitto, addio a metà
Dove vanno gli italiani che avevano scelto il Nordafrica prima delle rivolte. Tra gennaio e febbraio turisti dirottati a Zanzibar e nei Caraibi. Ora il (cauto) ritorno alla normalità. Solo Sharm non conosce crisi Malta sostituirà Tunisi, mentre Rodi cercherà di non far rimpiangere Alessandria e Il Cairo. Almeno per il 2011. La situazione in Egitto e Tunisia sta tornando alla normalità, ma permangono delle zone di incertezza soprattutto nei grandi centri. Per questo motivo una compagnia come Costa Crociere ha deciso di cancellare, per quest’anno, gli scali previsti nei due paesi, preferendo i più sicuri porti turchi, greci e ciprioti e molti altri tour operator rimangono alla finestra ad osservare l’evolversi della situazione.
I giorni più violenti della rivolta sembrano finiti, la Farnesina ha tolto gli indugi, i charter sono tornati a volare, ma la maggior parte dei turisti italiani tentenna e nell’incertezza si astiene “Dopo una crisi siamo gli ultimi a ripartire” spiega Francesco Granese direttore di Assotravel. Ma non è possibile fare un discorso univoco per due paesi diversi come Tunisia ed Egitto e addirittura nella stessa terra dei faraoni la situazione cambia a seconda della zona: bene Sharm, ancora ferma Il Cairo.
Tunisia. Sono circa 400mila gli italiani che annualmente scelgono la Tunisia come meta per le vacanze. A causa dell’incertezza politica anche questa destinazione ha subito numerose perdite in termini di mancati introiti e il paese si sta riorganizzando per accogliere al meglio i turisti. Mustapha Nasri, direttore dell’Ente nazionale per il turismo tunisino in Italia, snocciola qualche cifra: “In poco più di un mese abbiamo perso il 40% dei turisti italiani che ogni anno visitano il nostro paese”. Ma la situazione ha suscitato minor enfasi nei tour operator perché i mesi di gennaio-febbraio-marzo non sono considerati di alta stagione “la regione attrae turisti soprattutto a partire da aprile-maggio – spiega Granese di Assotravel – quindi i danni sono stati limitati” trend confermato da Sergio Testi, direttore tour operating gruppo Alpitour “fino a maggio la Tunisia ha un peso marginale, quindi ha tempo di recuperare”.
Egitto. Tutt’altra situazione quella in Egitto, scelto nel 2010 da oltre un milione di italiani e da 14 milioni di turisti nel mondo. Qui i mesi caldi per il turismo sono stati proprio quelli bollenti dal punto di vista delle rivolte, creando ingenti perdite al settore che pesa per l’11% del Pil del paese. Una stima? Secondo l’Ente del turismo egizio, la cifra si aggira sui 18 milioni di euro giornalieri per tutto il mese di febbraio. Mentre è ancora troppo presto per quantificare i danni riportati dai tour operator italiani “oltre al costo del rimpatrio dei nostri connazionali e alla mancata occupazione – spiega Roberto Corbella presidente di Astoi - ci saranno da valutare i costi per la ripresa, quantificabili solo alla fine della stagione”.
Destinazioni alternative. Impossibilitati a recarsi in Egitto o in Tunisia, dove si sono diretti gli italiani? Chi aveva già prenotato è stato “dirottato” sua mete simili per tipologia di vacanza, clima, costo e tempi di percorrenza. Gli operatori si sono complessivamente fatti trovare pronti e preparati di fronte a questa crisi – racconta Danilo Mimmi, coordinatore consulenza giuridica diVacanze d’Egitto, addio a metàdi Lara GusattoDove vanno gli italiani che avevano scelto il Nordafrica prima delle rivolte. Tra gennaio e febbraio turisti dirottati a Zanzibar e nei Caraibi. Ora il (cauto) ritorno alla normalità. Solo Sharm non conosce crisi
“Pur di non rinunciare alle proprie ferie – dicono dalla TUI – diversi viaggiatori hanno pagato un adeguamento per l’acquisto del nuovo pacchetto”. “Ma dovremo allargare il bacino anche a Grecia, Turchia e Spagna – spiega Testi del gruppo Alpitour – se la situazione non migliorerà in fretta”. Questo cambio di destinazione vale soprattutto per il tema “balneare” mentre per le crociere sul Nilo la storia è differente: “Il 90% di chi aveva già prenotato preferisce aspettare e posticipare la vacanza – continua Sergio Testi – vogliono il viaggio unico e difficilmente trovano un’alternativa, alcuni si sono diretti verso gli States, ma la maggior parte attende”.
Il Cairo e le crociere sul Nilo. Attendere anche adesso che l’emergenza è rientrata? Sì perché, anche se la Farnesina non sconsiglia più i viaggi al Cairo, continua a raccomandare prudenza a chi si reca nella capitale egiziana. La domanda è molto cauta, e i recenti eventi, con tensioni in piazza Tahir e 13 morti, seppure nella perirferia, non aiutano a istillare un’immagine di luogo completamente sereno, riappacificato. Quindi i grandi tour operator preferiscono osservare l’evolversi della situazione e non accettare neppure nuove prenotazioni per Pasqua. Ma per chi non vuole rinunciare ci sono delle compagnie che hanno ripreso a navigare lungo il Nilo come Turisanda, Inviaggi, I viaggi del Turchese e Phone&Go, quest’ultima però riprogrammando l’itinerario senza la sosta al Cairo. “Visitare adesso Il Cairo – racconta Corbella di Astoi di ritorno dalla visita della capitale egizia – è come andare a Berlino dopo la caduta del muro. Si respira un’altra aria, il Museo è aperto, le piramidi sono visitabili, la gente felice di vedere i visitatori e i tradizionali percorsi turistici sono sicuri, ma bisogna agire con la dovuta accortezza”.
Sharm el Sheikh. “Mentre per le crociere sul Nilo siamo ancora fermi – dichiarano dalla TUI – già da febbraio abbiamo notato un ritorno alla normalità per quello che riguarda le vendite del Mar Rosso”. Dopo uno stop di oltre un mese, nel quale i tour operator italiani avrebbero perso 100 milioni di euro (secondo i dati di Blue Panorama Airlines) i turisti del Belpaese possono tornare a prendere il sole sulle spiagge coralline di Sharm, anche se con meno enfasi dei loro colleghi inglesi e tedeschi “Non è un caso che sia stato un tedesco (Jurgen Buchy, il presidente della federazione tedesca delle agenzie di viaggio, ndr) che parlava al pubblico del Salone del turismo internazionale di Berlino – spiega Francesco Granese, direttore di Assotravel – a dichiarare che le prenotazioni verso Egitto e Tunisia tornano a crescere: i tedeschi se il ministero toglie il veto ripartono, gli italiano ci impiegano più tempo ad assimilare le cattive notizie”.
Di fatto, Sharm non è stata toccata dalla rivolta, tanto che anche Costa Crociere dopo una prima settimana di sospensione ha ripreso lo scalo sul Mar Rosso, e ha quindi pagato un prezzo più alto del previsto a causa del blocco dei voli sull’intero paese. Su Facebook i gruppi di fan della località balneare sul Mar Rosso chiedevano di poterci andare anche durante lo stop imposto dal ministero e adesso che è finito, è la località che si sta riprendendo più velocemente. Da CTS ancora prima della riapertura delle prenotazioni avevano già moltissime richieste e secondo i dati di Alpitour nella sola settimana di Carnevale sono partiti sei voli per Sharm, certo un numero notevolmente inferiore ai 15-20 previsti di solito in questo periodo, ma sicuramente un’ottima prospettiva per il futuro.
La macchia si allarga. Costa Crociere ha annunciato la sostituzione dei suoi scali in Tunisia, Egitto e Israele per tutto il 2011. Tunisi sarà sostituita da Malta, Palma de Maiorca e Cagliari, mentre i porti egiziani e israeliani saranno rimpiazzati da Limassol (Cipro), Rodi e Antalya (Turchia sudoccidentale). Nei primi due casi la questione gira intorno alla sicurezza e alla necessità di garantire ai propri clienti l’itinerario, nel caso di Israele la questione cambia. ”La situazione di crisi che sta interessando il Nord Africa – fanno sapere da Costa Crociere – ha avuto riflessi negativi sulle prenotazioni che includono Israele nel loro itinerario, dimostrando una forte preoccupazione ed incertezza da parte di numerosi clienti”. Ragion per cui anche Haifa è stata cancellata. Stessa sorte ha coinvolto altre zone “abbiamo avuto un calo di prenotazioni sulla Giordania – dicono dalla TUI – perché associata all’instabilità nell’area del Nord Africa, è un condizionamento psicologico”.
di Lara Gusatto da repubblica.it





