Suez via alla costruzione di un secondo canale video

L’Egitto: “Costruiremo un altro canale di Suez” Otto miliardi di dollari per 72 km di scavi
Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi vuole realizzare un “Canale parallelo” per moltiplicare le entrate dal commercio marittimo internazionale, nella speranza di ridare fiato ad un’economia in seria difficoltà

Settantadue km di scavi, per un costo di 8 miliardi di dollari da completare entro un anno: è il faraonico progetto del secondo Canale di Suez che il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi vuole realizzare per moltiplicare le entrate dal commercio marittimo internazionale, nella speranza di ridare fiato ad un’economia in seria difficoltà. E’ proprio Al-Sisi ad aver immaginato, progettato ed annunciato il “Canale parallelo” con una serie di interventi, nelle ultime tre settimane, che lo hanno visto renderne pubblici i dettagli. A realizzarlo saranno le forze armate egiziane, che scaveranno lungo un percorso di 72 km – 35 km a secco e 37 km di espansione in profondità – estraendo 1 milione di metri cubi al giorno per finire in 11 mesi, dedicando il 12° mese ai test della navigazione.

La responsabilità del “Suez Canal Corridor Development Project” cade sulle spalle di Kamel al-Waziri, capo dell’Autorità Ingegneristica delle forze armate, sicuro di poter rispettare i tempi stabiliti dal presidente per “raddoppiare la navigazione lungo il Canale” e di conseguenza portare ossigeno ad un’economia in affanno, carente di valuta straniera e investimenti. Se l’opera originale di Ferdinand de Lesseps nel 1869 viene già attraversata dal 7,5 per cento del commercio marittimo internazionale, portando nelle casse egiziane oltre 6 miliardi di dollari annui, la scommessa di Al-Sisi è di sfondare il tetto dei 10 miliardi, riuscendo anche a garantirsi un “piano B” in caso di sabotaggio del Canale da parte di organizzazioni terroristiche.

MAURIZIO MOLINARI
CORRISPONDENTE DA GERUSALEMME da lastampa.it

Egitto al via il raddoppio del canale di Suez

Canale di Suez 04Egitto, il canale di Suez verso il raddoppio
cancellati 72 km di senso unico alternato
Il governo de Il Cairo ha annunciato l’avvio della gigantesca opera per allargare il tratto più stretto del tracciato. Intanto l’italiana Impregilo prenda la guida del raddoppio del canale di Panama e i cinesi si preparano a fare concorrenza in Nicaragua

MILANO – Non solo Panama. Anche l’Egitto ha annunciato un “parziale” raddoppio del canale di Suez. mentre in centro-america le autorità del canale hanno dovuto allargare tutto il percorso, in Egitto si lavorerà “soltanto” per evitare che in un tratto di 72 chilometri (sui 193 in totale) la navigazione resti a senso unico alternato. L’annuncio è stato dato in diretta tv a Ismailia dal presidente dell’Authority che gestisce il canale, Ihab Mamish, il quale ha ripreso un vecchio progetto del governo Mubarak, dopo le polemiche sollevate per l’appalto che senbrava già assegnato al Qatar.

Grazie all’esplosione dei commerci a livello mondiale e alla costruzione di navi porta-container sempre più grandi, anche i passaggi cruciali delle vie del mare si devono adeguare ai nuovi tempi. Per questo, il canale di Suez non può più permettersi di avere quasi la metà del suo tracciato dove si viaggia in una sola direzione. Ed è lo stesso motivo per cui il governo di Panama ha deciso di raddoppiare la larghezza del suo canale, con il nuovo percorso che verrà inaugurato l’anno prossimo. E i cui lavori sono guidati dall’italiana Salini-Impregilo. L’opera è costata oltre 7 miliardi, con 1,2 miliardi di extracosti.

Ma non si lavora solo sui canali storici. Il governo cinese ha chiuso un accordo con il Nicaragua per aprire un nuovo passaggio tra Atlantico e Pacifico destinato a fare concorrenza direttamente a Panama. Obiettivo: concludere le opere entro il 2019 e aprire ai cargo per
l 2020. Il canale sarà tre volte più lungo di quello di Panama, larghezza tra gli 83 e i 520 metri e una profondità di 27 metri. E potrebbe permettere il passaggio di super portacontainer da 400 mila tonnellate.

Il progetto in Egitto, in realtà, secondo quanto si apprende dalle fonti ufficiali egiziane, è più complesso. Il parziale raddoppio del canale di Suez rappresenta un terzo del valore di un progetto da 12 miliardi di dollari che comprende fra l’altro tunnel, cantieri navali, “stazioni di servizio” per i cargo ma anche resort per passeggeri. Lo ha precisato il presidente dell’organismo che gestisce il canale, il generale Mohab Mamish. Il canale parallelo, ha precisato ancora il dirigente, ridurrà il periodo di attesa delle navi da 11 a 3 ore riducendo gli enormi costi causati agli armatori dai ritardi e aumentando gli introiti per l’Egitto (+2,59% la stima minima). Il generale ha annunciato che l’esercito sarà incaricato di eseguire, in un anno, lo scavo del nuovo canale.

L’idea del parziale raddoppio del canale risale ai tempi del presidente-rais Hosni Mubarak ed era stato rilanciato sotto il presidente Mohamed Morsi che però era stato bersagliato da critiche perchè sembrava che l’appalto sarebbe stato dato al Qatar, il maggiore alleato del leader politico dell’ormai bandita Fratellanza musulmana. In un discorso alla cerimonia di presentazione, il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha sottolineato che il nuovo progetto è diverso da quello dell’ “vecchio regime”. Sisi ha annunciato che l’esercito “supervisionerà” l’intero progetto. Il finanziamento sarà realizzato con l’emissione di azioni acquistabili solo dagli egiziani, ha annunciato il presidente.

di LUCA PAGNI da repubblica.it

Gli Egiziani costruirono le Piramidi bagnando la sabbia per trascinare i materiali

egitto7Ecco come gli egiziani
costruirono le Piramidi
Bagnando la sabbia del deserto riducevano l’attrito anche del 50%. Una ricerca olandese lo dimostra scientificamente: applicazioni per i moderni trasporti

Opere di ingegneria di livello elevatissimo costruite quasi cinquemila anni fa, le Piramidi d’Egitto hanno sempre affascinato gli studiosi. Al netto di mummie e maledizioni, soprattutto per la loro misteriosa tecnica di costruzione. Impossibile, almeno all’apparenza, con le tecniche costruttive dell’epoca. Tanto che non sono mancati, in passato, teorici dell’origine aliena delle strutture.
Il giusto mix
Adesso, però, il mistero è, o sarebbe, stato svelato: per trasportare i pesantissimi blocchi di pietra, gli egizi non usavano nient’altro che la sabbia bagnata. Uno studio sull’attrito effettuato dalla Fom – Fondazione per la ricerca fondamentale sulla materia – dell’Università di Amsterdam sulla frizione ha infatti dimostrato in modo sperimentale questo viene sostanzialmente ridotto dall’aggiunta di un po’ – non troppa – acqua. In pratica, l’interazione tra l’acqua e la sabbia (capillarità) aumenta il modulo di scorrimento della sabbia e facilita lo scorrimento. La sabbia asciutta, a fronte del traino dei pesi, non solo provoca attrito, ma si accumula davanti al mezzo. Una sabbia troppo bagnata risulterebbe, invece, con un modulo di scorrimento troppo diminuito facendo così aumentare il coefficiente di frizione. Questo per la formazione di “ponti capillari”, cioè gocce microscopiche che favoriscono i legami tra i granelli di sabbia.

Quindi, né troppa acqua, né troppo poca, sottolineano i fisici del Fom. La ricerca è stata pubblicata a fine aprile sul Physical Review Letters. Quindi gli egiziani, secondo l’analisi, ponevano i blocchi di pietra, e le statue, su delle slitte che venivano trainate dagli schiavi. E, come dimostrerebbe anche un’opera a geroglifici rinvenuta sul muro della tomba di Djehutihotep, vissuto intorno al 1850 avanti Cristo, dal davanti di queste slitte inumidivano la sabbia appena prima del passaggio del peso versando dell’acqua. L’esperimento del Fom prova che in questo modo gli egiziani avrebbero in pratica dimezzato la forza richiesta per lo spostamento di un peso così greve.

Trasporti antichi e trasporti attuali
La ricerca, comunque, non ha applicazioni solo per la comprensione del lontano passato, ma anche per gli sviluppi della scienza moderna, che ancora non è in grado di cogliere pienamente il comportamento dei materiali granulari come la sabbia (e tra questi il carbone, il cemento e l’asfalto): i risultati dello studio potrebbero, infatti, rivelarsi utili per ottimizzare i trasporti e per la lavorazione di quei materiali. Attualmente un processo – scrive il Fom – che consuma circa il 10% dell’energia a livello mondiale.
Nwo…
I sostenitori delle teorie ufologiche sarebbero quindi sistemati? All’atto della scienza, sì. Ma potrebbero sempre sostenere che il Fom fa parte del Nederlandse Organisatie voor Wetenschappelijk Onderzoek (Organizzazione olandese per la ricerca scientifica), che ha come acronimo Nwo, la sigla inglese del “Nuovo ordine mondiale”…

di Maria Strada da corriere.it