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Il Faber Beach stabilimento balneare di Ostia gestito dallo Stato

Faber beach ostia 02Come fare profitti senza evadere
Il buon esempio di uno stabilimento del litorale romano, che da quando è in amministrazione giudiziaria, ha messo in regola i dipendenti e fa gli scontrini per ogni centesimo che entra in cassa. Nonostante la brutta stagione ha ottenuto ottimi risultati

Il Faber Beach è uno storico stabilimento balneare di Ostia, il punto di ritrovo di generazioni di giovani romani. Da fine ottobre 2013 è stato posto sotto sequestro dall’autorità giudiziaria che ha ritenuto i gestori autori di bancarotta fraudolenta e nell’estate appena passata è stato gestito con successo da un’amministrazione giudiziaria.
La legalità è ovviamente diventata una priorità. Di conseguenza per ogni centesimo che entra in cassa viene emesso uno scontrino. Nemmeno una caramella sfugge al bilancio, figuriamoci lettini ed ombrelloni. Risultato: scopriamo che si incassano di media 3.000 euro al giorno. 3.500 nei week end. Stiamo parlando di una spiaggia di piccole dimensioni, di quelle cosiddette “attrezzate” ossia dove chiunque può arrivare con la propria sdraio e ombrellone e solo su richiesta c’è la possibilità di affittare quelli dello stabilimento. L’unica attività ulteriore è quella di “chiosco”, con vendita di panini, bibite e gelati. Il tutto in una stagione tra le peggiori che si ricordino. Eppure l’amministratore giudiziario, fatti i conti tra spese e incassi, la definisce una “miniera d’oro”. Sarà un utile parametro di raffronto con i colleghi del litorale e con le loro entrate.
L’attuale gestione ha inoltre permesso di scoprire che molte delle autorizzazioni necessarie semplicemente non esistevano fino all’anno scorso. Non c’era la concessione per l’attività di ristorazione, non c’era la dichiarazione di inizio attività e, quanto alla regolarità del personale che ci lavorava, risultavano solo 3 assunti part time, mentre il numero di addetti che normalmente serve per mandare avanti una struttura del genere varia tra i 10 e i 15, a seconda del periodo.
E i controlli? Non sembra che la Capitaneria di Porto sia capitata frequentemente da queste parti e comunque, a chi doveva controllare, sono sfuggite un bel po’ di cose. I mancati controlli danneggiano tutti quei gestori in regola che devono combattere, oltre alle avverse condizioni metereologiche, anche la concorrenza sleale di chi risparmia grazie a gestioni irregolari.
Infine c’è l’ultimo aspetto da sottolineare: Faber Beach è una dimostrazione che anche i beni che vengono gestiti dallo Stato possono trasformarsi in eccellenti attività produttive. Con la collaborazione di Libera, che non è entrata nella gestione ma che ha organizzato spettacoli ed eventi teatrali per attirare la gente, si è verificato un caso forse raro: lo Stato prende in mano un’attività, la tiene aperta assicurando l’occupazione relativa, questa volta tutta in regola, mantiene operativo un servizio sul territorio e riesce pure a guadagnarci dei soldi. Le cose possono funzionare, forse basta volerlo.

di Emilio Casalini da corriere.it

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Gian Antonio Stella La Sicilia simbolo della disfatta turistica

sicilia_pizzoLa Sicilia simbolo della disfatta turistica
Nessuna protesta significativa per i voli tagliati nell’isola

E la Sicilia? «’tu culu la Sicilia!», risponderebbe Antonio Albanese nei panni del leggendario Cetto Laqualunque, la cui volgarità, come dire, è ancella della sintesi. Spiega infatti Tony Zermo su La Sicilia di Catania che, grazie alla nuova strategia Alitalia-Etihad, dal prossimo 1° ottobre AirOne ha deciso non solo di chiudere la propria sede di Catania ma anche di cancellare i «voli diretti per Monaco, Mosca, Berlino, Amsterdam, Parigi, San Pietroburgo, Dusseldorf, Praga. È rimasta Londra, assorbita da Alitalia, ma con una sola cadenza, quella del sabato. Per i nazionali sono stati cancellati Bologna, Torino, Venezia, Verona. C’è ancora il Pisa assorbito da Alitalia. Restano Roma e Milano operati da Alitalia. Lo stesso discorso in parallelo vale per l’aeroporto palermitano di Punta Raisi». Il tutto, accusa il quotidiano, senza particolare proteste tranne quella dell’assessore regionale al Turismo Michela Stancheris, «che quantomeno ha scritto a Matteo Renzi». Per il resto, al contrario di quanto avvenuto a Torino (dove contro i tagli ai voli si sono levate le voci di Sergio Chiamparino e Pietro Fassino), il silenzio: «Il governatore Crocetta è alle prese con gli avversari interni del Pd, il sindaco di Catania Enzo Bianco è a Istanbul assieme al cantautore Franco Battiato, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando agisce per i fatti suoi». Insomma: nonostante l’isola non abbia treni veloci né autostrade all’altezza del terzo millennio, insiste il giornale, «sembra che il problema non li tocchi».

Spiegano gli esperti che come ogni vuoto anche questo da qualcuno sarà riempito. E che ad esempio sono già aumentati i voli su Istanbul e sono in arrivo quelli della Finnair su Helsinki. Speriamo. La scelta della nuova compagnia italo-araba che ha assorbito la nostra storica compagnia di bandiera, però, conferma una volta di più una cosa. E cioè che il degrado progressivo dei trasporti e dei collegamenti nord-sud sono la dimostrazione plastica di come la questione meridionale esista ancora e non interessi granché a chi governa, decide, fa accordi. Sono anni, infatti, che tutti si riempiono la bocca sulla necessità che il Sud investa massicciamente sul turismo. Il quale sta vivendo il più spettacolare boom mondiale di tutti i tempi senza che il Meridione riesca a intercettare qualche viaggiatore in più. Anni di proclami, promesse, bla bla… Basti ricordare che con 17 siti Unesco e tre quarti delle coste italiane, il Mezzogiorno fatica ad arrivare a un ottavo dei ricavi dal turismo straniero e tutto insieme raccoglie, secondo il Touring Club, molto meno degli arrivi e delle presenze del solo Veneto.

La Sicilia è il simbolo di questa disfatta turistica: con sei siti Unesco che rappresentano quasi un ottavo del patrimonio nazionale, raccoglie un trentunesimo dei soldi del turismo straniero. Domanda: che sia anche perché appare lontanissima a chi cerca di arrivarci in macchina (sulla Salerno-Reggio!), in treno (ve le raccomando, certe littorine…) o in aereo? In un mese tipo (luglio) di due anni fa, dice Boston Consulting, i voli charter sulle Baleari furono 14 volte superiori a quelli su Palermo, Catania, Trapani o Comiso. C’è da stupirsi se poi l’arcipelago spagnolo ha 11 volte più turisti e un reddito pro capite molto più alto?

di Gian Antonio Stella da corriere.it

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Estate Nera per il turismo per la prima volta pernottamenti in calo

Federalberghi_previsioniTurismo, estate nera: per la prima volta pernottamenti in calo
Dall’indagine congiunturale di Federalberghi emerge un calo di presenze a luglio e agosto. Numeri negativi anche sul fronte occupazionale. Bernabò Bocca: “Servono misure, il fenomeno va curato immediatamente”

ROMA – Meno pernottamenti, numeri per la prima volta in calo nella storia delle statistiche moderne: sono gli allarmanti risultati dell’indagine congiunturale di Federalberghi per l’estate 2014. Dall’indagine emergono un saldo dei pernottamenti da giugno ad agosto pari allo 0% (rispetto al 2013) e, fatto assolutamente inedito, un calo a luglio (-0,6%) e agosto (-0,2%), per il crollo della domanda interna.

Nello specificio, i numeri parlano di un saldo dei pernottamenti alberghieri pari allo 0% da giugno ad agosto (sul medesimo periodo del 2013) determinato dall’ennesimo calo della domanda italiana (-0,6%) ed un lievissimo incremento di quella straniera (+0,6%). In più, per la prima volta, i due mesi clou dell’anno, luglio ed agosto, hanno rispettivamente chiuso in negativo con un -0,6% ed un -0,2% di presenze alberghiere.
Sul fronte occupazionale, nel medesimo periodo, si registra addirittura un -1,3% frutto di un -2,9% di lavoratori a tempo indeterminato ed un -0,3% di lavoratori a tempo determinato. Sul versante dei volumi, alla contrazione dei prezzi certificata da Istat nei giorni scorsi, si aggiungono le cancellazioni e le partenze anticipate per il maltempo registrate sia nelle località marine sia in quelle montane, con un impatto sui fatturati delle imprese ricettive nel trimestre stimabile in un -5%.

L’indagine congiunturale è stata realizzata dal Centro Studi della Federazione su un numero rappresentativo di strutture alberghiere (l’indagine è stata svolta dall’1 al 5 di ogni mese intervistando
con metodologia casuale internet mediamente 1.607 imprese, distribuite a campione sull’intero territorio nazionale).

“Un risultato tristemente negativo che arriva da anni di risultati negativi assommatisi gli uni agli altri nel tempo e che fa suonare il campanello d’allarme per uno dei principali settori economici del Paese”, ha dichiarato il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca. “Certo – aggiunge Bocca – nel trimestre estivo si sono succeduti fenomeni meteorologici avversi che hanno sicuramente remato contro le scelte turistiche degli italiani e degli stranieri, ma ormai la stagnazione dei mercati turistici nel Bel Paese è diventata quasi un fenomeno cronico che va curato con immediatezza e misure non convenzionali”.

“L’effetto lenitivo della crescita dei turisti dal resto del mondo, registrata negli ultimi tre anni (giugno/agosto 2011 +11%, giugno/agosto 2012 +1% e giugno/agosto 2013 +4,1%) – evidenzia il Presidente degli albergatori italiani – non è più sufficiente a compensare il crollo della domanda interna e ciò mette con maggior evidenza a nudo il grave momento che le strutture ricettive del Paese stanno attraversando, ancor più grave nelle località che si rivolgono quasi esclusivamente alla cliente domestica”.

“Quali misure non convenzionali ed indifferibili occorre dunque che Governo e Parlamento varino? – si chiede Bocca – Riduzione della pressione fiscale e del costo del lavoro, aumento del massimale per i pagamenti in contante, semplificazione delle procedure per il rilascio dei visti turistici e promozione promozione promozione del Bel Paese nel mondo ed in Italia stessa”. “L’auspicio, a questo punto, – conclude Bocca – è che almeno una parte degli italiani che non hanno voluto o potuto fare vacanze durante i tipici mesi estivi, colgano le opportunità tariffarie che il mese di settembre abitualmente offre”.

“La stagnazione dei mercati turistici nel Bel Paese è diventata quasi un fenomeno cronico che va curato con immediatezza e misure non convenzionali”. E’ l’allarme del presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, che invoca la riduzione di pressione fiscale e del costo del lavoro e l’aumento del massimale per i pagamenti in contante.

da repubblica.it