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Jan
29

Turismo : la legge sui Buoni Vacanza ?

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Turismo, in arrivo le vacanze per tutti con i buoni vacanza.

Calendarizzata in commissione Attività produttive la proposta di legge sui Buoni Vacanza, presentata dalla deputata riminese Elisa Marchioni. Parte così da mercoledì prossimo l’iter parlamentare per approvare la proposta che punta a modificare radicalmente l’attuale sistema dei buoni – vacanza “per rilanciarne l’efficacia: non più un sussidio per famiglie in difficoltà ma un vero e proprio “volano” per incrementare il settore turistico e agevolare chi lavora a trascorrere il proprio tempo libero nelle nostre bellissime località turistiche”, spiega Elisa Marchioni, referente alla Camera per il settore Turismo del gruppo Pd.

“Oggi abbiamo cominciato l’iter della legge che modifica l’Enit, trasformandolo in Spa a prevalenza di capitale pubblico. Sono già state richieste le audizioni preparatorie, con Enit e ministro dello Sviluppo economico. L’obiettivo è di consolidare l’Enit, che è una risorsa strategica per il turismo nazionale, per farne un ente di riferimento più efficiente, agile e capace di portare il marchio Italia fino alle nuove destinazioni, da cui ci aspettiamo molto”.

La proposta di legge sui buoni vacanza è stata sottoposta recentemente ad un confronto con le realtà che si occupano di turismo sociale: Fitus (federazione del turismo sociale), la società che eroga attualmente i buoni vacanza, e con le categorie economiche. “Come Partito democratico crediamo importante sostenere la domanda delle famiglie, e questo provvedimento va in questa direzione. – continua Elisa Marchioni – E spero che possa essere approvato: hanno infatti aderito tutti i gruppi tranne la Lega“.

“La proposta di legge trae ispirazione dal modello francese – spiega la deputata riminese – dove i buoni vacanza sono in funzione dal 1985: il meccanismo è molto simile ai buoni pasto, i buoni vacanza sono benefit, incentivi per i lavoratori previsti per contratto, convenienti perché detassati. Mentre in Italia finora hanno usufruito dei buoni circa 7mila famiglie per circa 5 milioni di euro al massimo all’anno, in Francia ogni anno vengono erogati buoni per un miliardo e 400 milioni di euro, a tutto vantaggio dei lavoratori e del mercato del turismo. Con vantaggio per le famiglie, e la loro qualità di vita; e anche per il turismo, che beneficerà di maggiori flussi di visitatori. Senza contare che si potrebbe allargare il mercato consentendo di spendere in Italia anche i buoni vacanza francesi e svizzeri”.

“Siamo ormai lontani dagli anni ’60, quando il boom economico generò il turismo di massa: un nuovo benessere diffuso tra milioni di lavoratori, unito alle loro esigenze di migliorare la qualità della vita, si incontrarono con l’inventiva di un tessuto di imprenditori sulle coste, quella riminese in primis. Ora ci troviamo di fronte ad una crisi che colpisce il settore e sta alla politica implementare nuove forme di rilancio, anche ispirandosi ad esperienze estere consolidate. – dice la deputata riminese – In Francia si calcola che per ogni euro di buono vacanza, vengano spesi due euro e mezzo, e quanto non viene incassato dallo stato in tasse sui buoni vacanze viene facilmente recuperato tramite l’Iva“.

da ROMAGNAGAZZETTE.COM

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Turismo: Federalberghi, nel 2011 presenze aumentate del 2,3%
Un incremento del 2,3 per cento di presenze turistiche determinate da un modesto +0,3 per cento degli italiani e un significativo +5,3 per cento degli stranieri. Questo il bilancio dell’analisi campionaria svolta periodicamente dalla Federalberghi su un gruppo di oltre mille imprese ricettive distribuite sull’intero territorio nazionale.

”Il comparto alberghiero italiano – commenta il presidente della Federazione, Bernabo’ Bocca – chiude il 2011 con risultati completamente in controtendenza rispetto all’andamento mondiale dell’economia. Competitivita’ confermata peraltro dall’Istat che indica come ad una inflazione 2011 al 2,8 per cento gli alberghi abbiano contribuito aumentando le tariffe solo dell’1,8%”.

Bocca ricorda poi che ”sul fronte dei collaboratori, nel 2011 siamo poi riusciti a frenare l’emorragia di occupati registrati negli anni precedenti e chiudiamo con un saldo tra lavoratori a tempo indeterminato ed a tempo determinato leggermente negativo per uno 0,3 per cento”.

Per quanto concerne, invece, la manovra ‘Salva-Italia’, secondo le ”elaborazioni del nostro Centro Studi, produrra’ tra Imu e aumento dell’Iva un aggravio fiscale quantificabile per il solo 2012 in quasi 600 milioni di Euro, ai quali andranno aggiunte le concessioni demaniali e la mina dell’imposta di soggiorno”.

Resta ”indiscusso”, spiega Bocca, l’appoggio al governo Monti e al ministro del Turismo, Piero Gnudi ”pur nella chiara evidenza che il settore avra’ sempre piu’ esigenza di regole elastiche nel mercato del lavoro, soprattutto per le localita’ stagionali e di strumenti di promozione e commercializzazione adeguati all’evoluzione dei tempi nei quali viviamo”.

da Asca.it

Categories : alberghi, economia
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Obama semplifica i visti turistici per gli Usa a Cina e Brasile

Barack Obama vuole semplificare i visti turistici internazionali con l’obiettivo di incrementare il numero dei visitatori negli Stati Uniti provenienti dai mercati emergenti, Cina e Brasile in primis.

Il presidente americano avrebbe annunciato, durante una visita al Walt Disney World – secondo quanto riferito dal quotidiano Orlando Sentinel -, un ordine esecutivo per facilitare il processo e accorciare i tempi per il rilascio dei visti turistici internazionali, considerati, allo stato attuale, onerosi per gli Usa.

L’amministrazione Obama sarebbe pertanto intenzionata a nominare altri 100 consoli per il Brasile e la Cina, al fine di ridurre i tempi di elaborazione dei visti e per attuare anche un programma ‘low-risk’ per velocizzare i transiti dei visitatori negli aeroporti americani.

“Questi sforzi fanno capire che il turismo rientra nella nostra strategia di creazione di posti di lavoro”, ha affermato un portavoce della Casa Bianca allo stesso giornale. La decisione è stata accolta con favore dalla U.S. Travel Association, che stava cercando di instaurare un nuovo dialogo con il Governo statunitense per migliorare le politiche in maniera da portare più viaggiatori internazionali.

“Ogni 35 visitatori internazionali ai quali diamo il benvenuto negli Stati Uniti – ha dichiarato Roger Dow, presidente e ceo della U.S. Travel Association – si genera un posto di lavoro in America”.

da TTGITALIA.COM

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Vacanze da sogno. In saldo
Da Londra al Machu Picchu, da Pechino a New York, 10 occasioni da prendere al volo. Risparmi dal 15 al 60 per cento

di Ambra Somaschini

Viaggi in saldo come i vestiti. Viaggi a prezzi stracciati. Ma affrettatevi, l´incantesimo del ribasso a corto e lungo raggio dura quattro, massimo cinque settimane, primavera esclusa. Per due ragioni: primo, perché siamo in bassa stagione e ancora lontani dalla Pasqua (quando i prezzi risaliranno come per il periodo di Natale), secondo, perché per vendere tutto, complice la recessione, i travel agent curano l´offerta adesso. Personalizzano il pacchetto, abbassano i prezzi e al tutto compreso aggiungono un corso di cucina, un volo, un regalo, frutta esotica, profumi per interni sul comodino.

I saldi partono dal 15 per cento, arrivano al quaranta e sfiorano anche il 60 per cento del conto iniziale. La tendenza si chiama lowbudget e a detta del magazine Travel & Leisure è, e sarà, il nuovo modo di viaggiare. Basta saper aspettare. Prenotare a gennaio e a settembre significa abbattere i costi. Se avete voglia di silenzio optate per un weekend nel deserto, in Tunisia, le temperature sono perfette, itinerario con oasi e città fortificate al 15 per cento in meno. Troppo poco? Allora virate su Cuba, sull´Avana, scegliete l´atmosfera coloniale negli storici hotel Habaguanex freschi di restyling (O´Farril con fine settimana di musica jazz compresa) casa di Simon Bolivar e musei gratuiti.

Ma se volete abbinare i ribassi allo shopping puntate sulle città. A New York nel 2011 sono approdati 50 milioni di turisti (stima TripAdvisor) e i saldi di viaggio+abbigliamento sono appena scattati. Un esempio? La promozione Get More Nyc (valida fino al 29 febbraio): tariffe ribassate, notti omaggio. E ancora, Off Broadway Week (per i teatri di Broadway due biglietti al prezzo di uno) e Nyc Restaurant week (fino al 10 febbraio, da lunedì al venerdì, menù a prezzi fissi, 24 dollari a pranzo, 35 a cena in una rosa di trecento locali compreso l´iconico 21Club, West 52nd Street).

Non vi resta che organizzare il viaggio su misura. E potete costruirlo online: selezionate volo, hotel, bed & breakfast o resort. Per controllare i prezzi usate europelowcost e inserite la quota del risparmio. Oppure bookingam.com che mette sistematicamente a confronto le tariffe di volo, hotel, pacchetti vacanze delle principali agenzie di viaggi online, da Expedia a Opodo, da lastminute a edreams. Il saldo fai-da-te è assicurato.

da VIAGGI.REPUBBLICA.IT

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La crociera, un modello di turismo da ripensare
Dopo il disastro della Costa Concordia, diventano evidenti gli interrogativi su quella particolare forma di turismo di massa rappresentata dalle crociere. Un’industria cresciuta senza limiti e senza regole, con navi sempre più mastodontiche, porti smisurati per accoglierle, lavoratori reclutati nei paesi più poveri per salari minimi. Se l’impatto ambientale è molto rilevante, il contributo economico alle destinazioni è invece molto contenuto. Un modello che non corrisponde alle esigenze di sviluppo turistico del nostro paese.

Stefano Landi

Già l’Osservatorio Ebnt 2011 aveva iniziato a porre i primi punti interrogativi sull’effettivo sviluppo e le ricadute economiche e occupazionali di un comparto che, se ci si fermava alle dichiarazioni dei grandi cruise operators, le grandi compagnie crocieristiche come Costa, non avrebbe dovuto conoscere limiti alla propria espansione.

In poco meno di trent’anni la vacanza crocieristica ha subito una profonda trasformazione, passando da genere di lusso a prodotto di massa, fino a raggiungere solo in Europa la ragguardevole cifra di 5,5 milioni di clienti imbarcati nel 2010.

La dinamica è stata trainata per intero dai cruise operators, che hanno saputo attuare una costante profilazione sui vari segmenti del mercato, consentendo anche alle famiglie e ai giovani di accedere a questo mercato. E che poi hanno ricercato nuove destinazioni e nuove nicchie, in modo da stimolare una sempre maggiore domanda per un prodotto che ha ormai ammortizzato i propri costi di lancio e che è quindi in grado di produrre profitti consistenti, seppur con i margini declinanti tipici della fase di maturità.

Un’offerta straordinariamente dinamica e competitiva, che ha saputo coniugare i più importanti riferimenti della marca delle destinazioni (vedi tra tutti l’Italia e Roma, ma anche Pisa e Firenze) con un mezzo di fruizione securizzante quanto solo una nave può esserlo, almeno fino alla tragedia del Giglio. Navi sempre più grandi e “rivolte su se stesse”, perché il vero business in questa fase consiste nel massimizzare il tempo di permanenza e la spesa a bordo dei crocieristi.

Porti sempre più somiglianti a terminali container, realizzati a colpi di investimenti pubblici ingentissimi da parte delle Autorità portuali in competizione tra di loro e senza un quadro nazionale di riferimento: banchine lunghe chilometri per consentire l’accosto di molti giganti del mare contemporaneamente, con enormi piazzali per contenere le centinaia di pullman necessari alle escursioni, svincoli autostradali agevoli per portare nel minor tempo possibile gli escursionisti nelle città d’arte, dove magari non scenderanno neppure a terra. Ma anche Autorità portuali molto restie a dichiarare i ricavi che traggono da questi traffici, adducendo motivi di “competitività” (appunto).

L’analisi degli impatti economici svolta a livello europeo segnala inoltre un dato non del tutto evidente all’opinione pubblica, e cioè che il vero e proprio effetto turistico delle crociere è piuttosto limitato: fatto 100 il totale dell’impatto della spesa del comparto crocieristico (diretto, indiretto, indotto), solo il 3,8 per cento beneficia l’ospitalità in senso stretto, il 6,2 per cento il commercio, il 13,4 per cento il sistema dei trasporti compresi icruise operators, mentre il 37 per cento va al settore manifatturiero, con la cantieristica in prima fila. E i dati occupazionali sono dello stesso segno, enfatizzati anche dalle retribuzioni unitarie, che sono le più basse di tutta la filiera.

Sulle condizioni, non solo economiche, di lavoro a bordo delle navi da crociera si parla poco: ci sono studi lontani nello spazio e nel tempo, condotti soprattutto in Nord America. (4) Ma è sotto gli occhi di tutti, a partire dalle immagini che scorrono in questi giorni, che i lavoratori a bordo sono in larghissima maggioranza stranieri (filippini, indonesiani, indiani, peruviani, e così via), reclutati in madre patria con contratti di lavoro che sfuggono alle normative europee. E questo rientra perfettamente nelle logiche di massimizzazione del business dei cruise operators, anche se poi magari, come puntualmente accaduto, persino la difficoltà comunicativa enfatizza ogni problema in caso di emergenze.

Nel Mediterraneo, l’Italia si colloca senza dubbio in una posizione di preminenza. In vetta ai porti italiani sta Civitavecchia con oltre 2 milioni di passeggeri, seguono Venezia, Napoli e Savona. Ma la graduatoria subisce delle variazioni a seconda della connotazione che assume ciascuno scalo: Home Port, ovvero punto di partenza o arrivo della crociera (quelli il cui territorio guadagna di più), oppure Port of Call, tappa intermedia del viaggio.

Ma anche prima della tragedia del Giglio erano ormai diverse le voci che richiamavano a un maggiore realismo, a partire proprio dai numeri rilevati dall’Osservatorio Ebnt e del rapporto pubblicato a luglio 2011 dall’European Cruise Council: la crescita sembrava aver smorzato il proprio impeto, soprattutto in termini di valore economico: le spese dirette dell’industria crocieristica in Europa, peraltro ingentissime (14 miliardi di dollari) erano sostanzialmente ferme dal 2008, pur a fronte di un aumento di passeggeri ancora consistente.

Era quindi in calo la redditività, come dichiarato ormai apertamente anche da alcuni operatori, come Rccl Italia. C’era già il rischio di una fase di maturità, mentre addirittura la cantieristica navale (i cui andamenti precedono di alcuni anni quelli delle crociere) registrava cali assoluti, sia di fatturato che di occupazione. Che si sono poi concretizzati anche nella vicenda Fincantieri.

Adesso tutto questo sembra chiaro e risaputo, quasi scontato. Ma l’industria delle crociere ha sempre investito moltissimo in comunicazione, e parlarne, prima di oggi, sembrava stonato.

da ALTRACITTA.ORG

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