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La decadenza di Cortina d’Ampezzo oggi Cortina è vuota. E insieme ai vip sono scomparse anche le famiglie che l’avevano popolata

cortina-dampezzo1CORTINA DECADENCE – CELEBRO-LESI LATITANTI. GLI ALBERGHI SONO SVENDUTI, 50 EURO A NOTTE. IL SINDACO AL CONFINO – TURISTI IN FUGA VERSO COURMAYEUR E SAINKT MORITZ

Se fino a qualche anno fa uno straccio di Belen con Fabrizio Corona, qualche passeggiata se la facevano, oggi Cortina è vuota. E insieme ai vip sono scomparse anche le famiglie che l’avevano popolata. Courmayeur e Sainkt Moritz (casa di Carlo De Benedetti ed eredi Agnelli, per intendersi) funzionano meglio…

Emiliano Liuzzi per Fattoquotidiano.it

E pensare che in principio fu Ernest Hemingway, anno 1950. In un inverno di soggiorno all’hotel de la Poste chiuse il suo romanzo di ritorno, Di là dal fiume e dagli alberi. Con lui c’erano la moglie Mery e Fernanda Pivano, giovane dell’alta borghesia genovese che avrebbe tradotto tutti gli scrittori dannati della Beat Generation.

Oltre a Hemingway, naturalmente, che era già uno degli autori più celebrati del mondo. E che passava le serate al bar dell’albergo a mandare giù caraffe di Bloody Mary, vodka, tanta, e succo di pomodoro. Ma su corso Italia – questo Ferragosto praticamente “chiuso” per assenza di turisti, più o meno conosciuti – potevi incontrare in quello stesso periodo Rita Hayworth, la più bella di Hollywood, il cineasta Orson Welles, Alberto Sordi e Vittorio De Sica che sotto le montagne della regina delle Dolomiti (o perla, dipende) girarono Il Conte Max.

Da quegli anni in poi Cortina è il regno della mondanità. Attori, ma anche intellettuali del calibro di Indro Montanelli, casa sotto le Tofane, industriali come Luca di Montezemolo, Andrea e Ljuba Rizzoli, le famiglie Ferragamo, Benetton e Merloni. I conti Marzotto. Playboy alla Gigi Rizzi fino alle seconde e terze generazioni delle celebrità, tipo Jerry Calà e Christian De Sica che girano Vacanze di Natale, film cult degli anni Ottanta.

La decadenza poi è iniziata e il marchio Cortina non ha più funzionato. Se fino a qualche anno fa uno straccio di Belen con Fabrizio Corona, qualche passeggiata se la facevano, oggi Cortina è vuota. E insieme ai vip sono scomparse anche le famiglie che l’avevano popolata. Courmayeur e Sainkt Moritz (casa di Carlo De Benedetti ed eredi Agnelli, per intendersi) funzionano meglio. Oggi gli alberghi sono svenduti, 50 euro a notte l’ultimo prezzo per Ferragosto. Ne trovi quanti ne vuoi di letti.

E a governare la decadenza un’istituzione, il Comune, celebre per la vicenda chiamata Franceschi, nome di battesimo Andrea, sindaco in esilio. Il ragazzo (35 anni), quota centrodestra, si insedia nel 2007 tra gli entusiasmi. È vivace, ma soprattutto figlio di albergatori , chi meglio di lui potrebbe puntare al rilancio. Nessuno.

Infatti, lo arrestano con le accuse di tentata estorsione, minacce, turbativa d’asta e un’altra serie di reati. Quasi normale nell’italietta, anche quella del Nordest (leggi Mose). Un particolare c’è ed è quello che Franceschi, nonostante l’arresto, nonostante le accuse che pesano come un macigno, soprattutto per l’immagine della “regina” non si dimette. E non ne vuole sapere. I giudici non possono tenerlo agli arresti fino al processo, ma una cosa la fanno: firmano un provvedimento di esilio forzato. Il sindaco resta libero, ma a San Vito di Cadore, qualche chilometro più in là.

Non si ricorda niente del genere. Misteri da profondo nord. Eppure le accuse sono pesanti: avrebbe fatto pressione, tra l’altro, per l’assegnazione degli appalti oltre a ordinare al comandante dei vigili urbani di limitare i controlli col tele-laser e sulla guida in stato di ebbrezza . Tutti ingredienti che la ragione porterebbe alle dimissioni.

Ma Franceschi non ne ha voluto sapere. Dicono che in questo anno e mezzo abbia governato dalla linea di confine dei due Comuni, da dove ha impartito ordini ai suoi. Risultato è che Cortina è allo stremo. I giudici, qualche giorno fa, gli hanno concesso di tornare a casa solo per poche ore al giorno e per lavorare nell’albergo di famiglia. Ma alle 14 deve lasciare la città. Almeno fino a ottobre quando scadrebbe il provvedimento di confino.

“Spero di tornare nel mio ufficio”, dice al Fatto Quotidiano, ma non dipende da me”. Il giovane è tranquillo: “Sulla crisi”, dice, non saprei rispondere. Non andavo a Cortina da 16 mesi. Non ho una visione d’insieme. Neanche adesso posso girare, non posso fare tutto quello che farebbe un sindaco, insomma. Quindi non so se quello che dicono è vero, perché non posso vedere con i miei occhi”.

Non è che c’è un stato vuoto amministrativo, visto che lei resta in carica, ma non c’è. “Non lo so. Non credo comunque. Posso dire che come qualunque altro posto turistico il primo fattore di insuccesso, e di successo, è il meteo. Quest’estate, Cortina ha visto il sole 3 giorni. E comunque ci mancano i dati. Io ho letto quelli dell’inverno ed erano positivi, soprattutto per quanto riguarda gli arrivi dei turisti stranieri”.

Proviamo a chiedergli se i blitz della guardia di finanza, difesi dal governo dall’allora (c’era Mario Monti), possano aver allontanato i riccastri da evasione fiscale: “Non saprei, non so di cosa parlate. Risponderò quando potrò tornare a fare il sindaco”.

Non sappiamo quale Cortina troverà. Ma che cambi idea e accetti di dimettersi non esiste la possibilità. Forse arriverà a fine mandato, fra un paio d’anni, con un foglio di via. Ma il blocco resiste. E nessun ministro, nessun prefetto si è neppure posto il problema se commissariare o meno il Comune. Sicuramente le estati e gli inverni dei giorni che furono non torneranno. La regina oggi di nobile ha mantenuto solo i prezzi, saldi di ferragosto a parte. Se avete voglia di mondanità meglio rivolgersi altrove. Cortina è in attesa dio giudizio. Come il sindaco.

da dagospia.com

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Cortina D’Ampezzo allagata per l’esondazione del Rio foto

Cortina d'ampezzo allagata rio 02Cortina allagata dal rio esondato
Danni a negozi, alberghi e latteria

CORTINA D’AMPEZZO – Una ventina di interventi, per allagamenti, la notte scorsa, per i vigili del fuoco dei distaccamenti di Cortina d’Ampezzo e Pieve di Cadore. Un piccolo rio è uscito dalla sua tombinatura, in via IV Novembre, nei pressi della caserma della compagnia della Guardia di finanza, ha superato la statale 51 di Alemagna, nell’abitato di Maion, ha raggiunto case, negozi e alberghi, fra via del Castello e via Marangoi, ha sfiorato lo stadio Olimpico del ghiaccio, fino a sfogarsi nel torrente Boite.

Allagati alloggi e rimesse per le auto, interamente divelta la pavimentazione di una strada privata, danni alla latteria sociale e a un albergo. Ed ora si temono le pessime previsioni meteorologiche.

da gazzettino.it

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I Mondiali di Sci del 2019 ad Are Cortina beffata

Alpine Skiing World Cup in Cortina d'AmpezzoCortina perde i Mondiali di sci 2019
«Colpa degli arresti per il Mose»
La rabbia del Comitato: «Ci hanno considerato un Paese inaffidabile». Il presidente di Confindustria Belluno Cappellaro: «Il Veneto macchiato dalla corruzione non ha offerto un bello spettacolo»

VENEZIA – Sogno svanito: il Mondiale di sci del 2019 va agli svedesi di Are, beffata Cortina D’Ampezzo alla sua quarta candidatura. Al meeting della Federazione internazionale di sci, a Barcellona, la doccia gelata che sa di beffa, dopo il riscontro positivo della relazione cortinese tra i delegati internazionali. Non ha quindi sortito l’effetto sperato la presenza in Spagna del sottosegretario Graziano Delrio, del governatore del Veneto Luca Zaia e del presidente del Coni Giovanni Malagò, oltre a quella dell’ex campione azzurro Alberto Tomba. Se ne va quindi un Mondiale che avrebbe portato 100 milioni di euro in opere urbanistiche nella Conca.

Cortina d’Ampezzo ha perso la sfida. «Premiate pressioni diplomatiche, meritavamo di vincere noi». È il commento a caldo del Comitato per i mondiali di sci Cortina 2019 dopo la notizia della scelta della svedese Are. «Hanno prevalso il business e le pressioni diplomatiche indebite», ribadiscono. «Avevamo un progetto che dava spazio alla crescita di un squadra di giovani motivati – ci tiene a sottolineare il Comitato – tutte le autorizzazioni necessarie, il sostegno incondizionato dell’Italia intera, un dossier improntato allo sviluppo ecosostenibile, al rispetto dell’ambiente e al progresso dello Sport. Tutti e soprattutto gli addetti ai lavori, sapevano che meritavamo di vincere».

Due sono le principali ragioni della sconfitta, secondo il Comitato: «La prima è una forte pressione diplomatica e di interessi consolidati che ha introdotto un indebito elemento di squilibrio facendo pendere la bilancia a favore della località svedese». La seconda: «L’ondata di spettacolari azioni giudiziarie che si sono arrivate dall’Italia proprio in concomitanza con la presentazione della candidatura, che ci hanno dipinto agli occhi dei delegati, come un Paese inaffidabile nel quale non è possibile organizzare grandi eventi». Il dossier della candidatura ampezzana esplicitamente abbracciava la filosofia che vede, in un grande evento sportivo, un’occasione di rilancio e sviluppo economico, sociale, e turistico. «La vittoria di Are, che già aveva ottenuto i Mondiali nel 2007 e che non farà altro che riutilizzare strutture e know how preesistenti, sconfessa platealmente questo principio – accusano i cortinesi -. Non hanno voluto dare a Cortina una prospettiva di crescita ma hanno voluto regalare ad Are la possibilità di fare business». E rincarano: «Dalla Fis ci aspettavamo di più e si aspettavano di più le decine di giovani che hanno lavorato con noi per amore dello sci e di uno sport pulito e trasparente. Cortina – concludono – ha saputo raccogliere attorno a sè l’appoggio entusiasta ed incondizionato di ogni livello istituzionale: una dimostrazione di sistema-Paese che raramente l’Italia ha visto e del quale è giusto andare, comunque, orgogliosi».

«Belluno, il Veneto e l’Italia perdono una grande opportunità. In particolare, il nostro territorio vede sfumare una chance di sviluppo economico e di adeguamento infrastrutturale». E’ l’amaro commento di Gian Domenico Cappellero, presidente di Confindustria Belluno Dolomiti. «Non so quando abbiano influito le questioni di geopolitica dello sport – evidenzia Gian Domenico Cappellaro – e quando invece abbiano inciso gli scandali giudiziari emersi proprio a ridosso della votazione. Di certo, non abbiamo offerto al mondo una bella immagine del Paese, macchiato ancora una volta da pesantissime accuse di corruzione, tra l’altro proprio in Veneto. E’ una pagina vergognosa, che penalizza, anche in questa situazione specifica, i cittadini e le imprese che operano onestamente. Peccato, perché invece l’assegnazione dei mondiali a Cortina d’Ampezzo avrebbe potuto essere l’inizio di un nuovo percorso virtuoso, nonché l’occasione per dimostrare le nostre capacità nella gestione di manifestazioni così importanti. Per la nostra provincia – aggiunge il presidente dell’associazione industriali – questo evento avrebbe potuto garantire non solo una visibilità enorme, ma anche quegli investimenti in infrastrutture materiali e immateriali che le imprese attendono da anni per essere più competitive sui mercati internazionali». «E’ una sconfitta che fa male – aggiunge Sandro Da Rold, componente della giunta esecutiva di Confindustria Belluno Dolomiti con delega al turismo – perché perdiamo davvero un’occasione, forse unica, per dare un impulso forte a tutto il settore turistico. Spiace perché la nostra associazione, soprattutto negli ultimi mesi, si è impegnata per sostenere la candidatura di Cortina d’Ampezzo, proprio nella convinzione che i mondiali di sci avrebbero avuto una ricaduta positiva su tutto il sistema economico bellunese. Agli organizzatori va comunque un plauso per l’impegno profuso e per la bontà del progetto presentato: se è stata scelta Are non dipende tanto da questioni tecniche, quanto da logiche che fatichiamo a comprendere».

Sconcerto e delusione anche da parte del governatore del Veneto Luca Zaia. «Cortina, con la località migliore, il progetto migliore, i cantieri già aperti, una squadra compatta e coesa, dal Governo, al Coni alla Regione, ha perso per un voto a favore di Are, che ha già avuto i mondiali di sci nel 2007, organizza nel 2015 quelli di sci nordico, e farà nuovamente quelli di sci alpino del 2019». Non si capacita il presidente del Veneto Zaia. «È scandaloso – ha ribadito Zaia – questo non è sport. La Federazione italiana sport invernali prenda atto di questo, perche è chiaro che si tratta di un affronto alla Federazione e agli sportivi italiani. Una decisione incomprensibile – conclude – che ha fatto scendere il gelo nella sala della proclamazione».

Andrea Zucco da corriere.it