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Vacanze ad Aruba

Aruba: fuga d’inverno
La chiamano isola felice, forse perché ha il sole tutto l’anno, i ritmi sono slow e la gente sa come divertirsi. Nella perla delle Antille olandesi, vacanza al caldo a prezzi convenienti
Il primo (vero) assaggio del Caribe è all’imbarcadero di Palm Beach, in attesa di salpare a bordo del catamarano Palm Pleasure che promette agli avventori di mostrare Aruba dalla sua prospettiva migliore. Quella acquatica (www.depalmtours.com). Si parte alle dieci del mattino ma il sole già arde, anche se altrove è inverno, e la samba batte i suoi ritmici colpi senza sosta, colonna sonora di questa attesa. Ci sono solo turisti in fila, che si scrutano a vicenda. Quelli ancora bianchi – probabilmente arrivati il giorno prima -, quelli con la maglietta Aruba. One Happy Island. Alcuni sono perplessi, forse perché il tour in barca è una delle attrazioni più classiche (e scontate) e, come tale, potrebbe anche rivelarsi una delusione. A bordo ognuno riceve il suo kit: pinne, maschera, giubbotto. Tre le soste in programma per lo snorkeling, il pranzo a buffet è all’una e free drink per tutti. L’atmosfera è così festaiola che ci si dimentica dell’iniziale scetticismo. Ci si comincia a sentire in vacanza. E al relax totale contribuiscono anche bicchieri di fresca Balashi, la birra locale (la fabbrica che la produce è aperta al pubblico, www.balashi.com).

La gita vale la pena per farsi un’idea di com’è la perla delle Antille olandesi. Ed è facile intuire che non è uno di quei posti la cui bellezza si rivela subito. Anzi, lo skyline delle due spiagge più celebri, Palm ed Eagle Beach, fa pensare a un grande scempio costiero per via dei colossi alberghieri, uno accanto all’altro, dal Radisson al Marriott, dal Divi Phoenix al mastodontico Riu Palace. Contraddizioni di un turismo che pretende servizi all inclusive, piscina compresa a due passi dal mare con poltrone e porta-cocktail galleggianti. Ma non bisogna lasciarsi scoraggiare. Questo piccolo ritaglio di paradiso al largo delle coste venezuelane si mostra poco a poco. E lo fa non solo nelle spiagge – da non perdere la Baby Beach e la Rogers Beach – ma anche nell’entroterra, occupato in gran parte dall’Arikok National Park. È uno scrigno di biodiversità tropicale, che si visita accompagnati dal ranger. Sotto un cielo terso, cactus giganti e iguane dai colori fluo sembrano allucinazioni nel deserto (www.arubanationalpark.org).

È spettacolare anche la costa nord battuta da un vento troppo forte perché l’uomo possa domarlo, abitata da alte pale eoliche, che ricordano l’efficienza della madre Olanda. Da questa parte dell’isola l’accesso è controllato e ci si viene con i tour organizzati. Da provare quello in jeep, o in quad: strade sterrate, grandi sobbalzi, paesaggi da film western e, dietro ogni curva, scorci mozzafiato. Ci si ferma nei punti strategici, come l’Andicurari Beach e il Natural Bridge. Il divertimento è assicurato. Ci sono parecchie escursioni da fare: sul sito dell’Ente del Turismo sono indicati tutti gli “hot spot” dell’isola. Dalla Butterfly Farm (www.butterflyfarm.com) al Museo dell’Alo

da corriere.it

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Formigoni sono pentito delle vacanze ai Caraibi

IL GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA: GUADAGNO MENO DI 100 MILA EURO ALL’ANNO, LÌ NE SPESI 5.000
Formigoni: pentito di quelle vacanze di Natale
«Su Comunione e liberazione maso chiuso faccio volentieri autocritica»

Presidente, una cosa che non rifarebbe?
«Non rifarei le vacanze che ho fatto a Natale del 2008 e del 2009».
Roberto Formigoni risponde quasi di getto, nel mezzo di una lunga analisi sull’editoriale di Ernesto Galli della Loggia dedicato al caso di Comunione e Liberazione. Una analisi in cui il governatore, mai indagato ma finito sotto i riflettori dopo gli scandali che hanno travolto il San Raffaele e la Fondazione Maugeri e per i quali sono in carcere il faccendiere Piero Daccò (con il quale Formigoni era in vacanza, giusto a Natale del 2008 e del 2009, ai Caraibi) e l’imprenditore ciellino Antonio Simone, dichiara più volte di essere «pronto all’autocritica» e di «condividere alcune riflessioni di Galli della Loggia».
Le riflessioni del professore sono molto dure. Che cosa condivide?
«Il fare politica è insito nel fatto cristiano, perché il cristianesimo che non è una teoria ma un avvenimento che coinvolge la totalità della persona: il cristiano, il cattolico, è chiamato ad assumersi questo rischio, pur sapendo che si può sbagliare. Noi ciellini preferiamo rischiare di sbagliare, piuttosto che stare fermi e immobili a bordo campo, perché la società ha bisogno di chi fa politica».
Roberto Formigoni ha sbagliato?
«Posso aver sbagliato e ho sbagliato tante volte. Ma non mi pento di essermi misurato con questa sfida».
Della Loggia denuncia la tentazione della separatezza e dell’egemonismo del mondo cattolico. Cl è un «maso chiuso»?
«Sono consapevole del fatto che tentazione ed egemonismo siano due errori da evitare. Quanto al maso, io sono ciellino di base da 50 anni e dico: se diamo questa impressione, se un esterno ha questa immagine, volentieri accettiamo di fare autocritica. Giussani ci ha bastonati infinite volte perché non fossimo autoreferenziali: ci ha ripetuto che compito del cristiano nel mondo è la presenza, non l’egemonia. Facciamo autocritica, lo ha fatto anche Carrón».
La lettera di don Carrón a «Repubblica» va in questo senso?
«Certo. Accetta le critiche, le assume su di sé».
Nella lettera di don Carrón, quando parla di uomini che sbagliano, si è sentito chiamato in causa?
«Sì, come ogni altro ciellino all’interno della propria condizione di vita e responsabilità. Per questo ho scritto che le sue parole mi costringevano a purificarmi e ripartire: ma Carrón non ha fatto prediche a nessuno, non ha detto Voi, ma Noi».
Si è sentito abbandonato dal movimento?
«Mai, neppure un istante. Semmai mi sento sempre in dovere di rendere conto dei miei atti: la politica è responsabilità».
Quindi, la cosa che non rifarebbe?
«Non rifarei le vacanze che ho fatto nel 2008 e 2009. Sono andato due volte ai Caraibi, a mie spese, non in alloggiamenti faraonici. Guadagno meno di 100 mila euro netti all’anno e mi sono permesso questa vacanza da 5 mila euro: non lo rifarei, soprattutto considerato il momento di crisi che impone a tutti sobrietà».
Lei è una persona sobria?
«I lombardi mi conoscono. Sanno qual è il mio tenore di vita, sanno che lavoro 10-12 ore al giorno, sanno che incontro e rispondo a tutti, che non me la tiro anche se qualche volta mi piace mettere una maglietta colorata, cantare e ballare in compagnia perché non sono un musone».
La sanità in Lombardia è a sua immagine?
«Governo la Regione da 17 anni, ma non sono mai stato da solo. Se in Lombardia la sanità funziona, come tutti riconoscono, è anche merito degli alleati con cui abbiamo lavorato: Forza Italia, An e l’Udc prima; la Lega e il Pdl dopo. Ricordo il lavoro enorme dell’assessore Borsani, del leghista Cè che aveva introdotto con le sue delibere le funzioni non tariffabili, dell’assessore Bresciani».
Perché nella sanità lombarda contano così tanto i ciellini?
«Non è vero. Su 53 posizioni apicali, soltanto sei sono affidate a persone della fraternità e Cl e la Compagnia delle Opere non possiedono ospedali».
E tutti questi medici obiettori in Lombardia?
«La Lombardia è il regno della libertà e i medici lombardi non sentono Formigoni come un dittatore, via…».
L’autocritica riguarda anche il suo ruolo di amministratore?
«Certamente. Sento l’esigenza di avviare una revisione radicale delle politiche regionali che abbiamo messo in piedi. Dobbiamo ripensare il modo di fare amministrazione pubblica ai tempi della crisi: abbiamo meno risorse e più domande di aiuto. Formigoni guarda avanti e, senza volontà di egemonismo ma aperto al contributo anche critico di tutti, cerca la strada migliore per essere utile ai cittadini lombardi».

Elisabetta Soglio da corriere.it

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Formigoni e le vacanze ai Caraibi ad Anguilla nel sette stelle video resort di lusso ville dell’Altamer Resort

FORMIGONI E LE VACANZE AI CARAIBI.
LE IMMAGINI DEL RESORT DI LUSSO -VIDEO

MILANO – Il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, ha festeggiato per tre anni consecutivi il capodanno ad Anguilla, uno dei resort più cari del mondo: l’Espresso, in edicola domani, lo scrive in un articolo in cui si parla di un costo settimanale di oltre 45 mila euro in alta stagione per una delle tre ville dell’Altamer Resort dove hanno soggiornato star come Denzel Washington e Brad Pitt.
Il volo per Parigi del 27 dicembre 2008 che Pietro Daccò, il consulente arrestato con l’accusa di aver dirottato fondi neri dal San Raffaele e dalla fondazione Maugeri, avrebbe pagato a Formigoni e al fratello sarebbe solo la prima tappa del volo per i Caraibi. D’altronde, Giancarlo Grenci, il custode dei conti svizzeri di Daccò, ai magistrati ha parlato di vacanze di Daccò (e dell’ex assessore Simone, anche lui arrestato) con Formigoni a Saint Martin, cioè «l’aeroporto caraibico – sottolinea il settimanale – da cui si raggiunge Anguilla».
«Cifre simili – prosegue l’articolo – non si saldano in contanti: se il governatore ha pagato la sua quota, non avrà problemi a scegliere la linea della trasparenza e dimostrarlo ai cittadini». Grenci ha detto che Daccò «risolveva problemi relativi a rimborsi e finanziamenti per enti che facevano fatica ad ottenerli dalla Regione» e ha aggiunto che questo «più che su competenze specifiche si fondava su relazioni personali e professionali che Daccò aveva in Regione».
Nell’ordine di custodia cautelare di Daccò viene contestata una consulenza da 2 milioni 950 mila euro alla Maugeri. E l’Espresso sottolinea che il giorno dopo quel volo del 2007 è entrata in vigore una legge regionale che stanziava «fiumi di denaro pubblico per migliorare le strutture private», una legge che, secondo l’ Espresso, i tecnici regionali chiamavano legge Daccò e che permise alla Maugeri di ottenere 30 milioni di euro.
«Il pool di pm coordinati da Francesco Greco adesso dovrà fare luce sulla destinazione finale dell’enorme provvista estera creata da Daccò e Simone. Nelle procure di Milano, Monza e Brescia – conclude l’Espresso – ci sono nuovi provvedimenti che a breve potrebbero dare altre scosse al Pirellone».

LA MOGLIE DI SIMONE: FORMIGONI SUCCUBE DEL FACCENDIERI «Da troppi anni Formigoni vive in una condizione di sudditanza nei confronti di quest’uomo (Daccò, ndr), che nulla ha a che fare con Cl». Intervistata da Repubblica e dal Corriere della Sera, Carla Vites, moglie dell’ex assessore alla Sanità Antonio Simone arrestato per l’inchiesta sulla sanità lombarda, approfondisce i rapporti personali fra il governatore della Lombardia, suo marito e il faccendiere Piero Daccò, pure in carcere.
«Conosco Roberto da trent’anni – spiega al quotidiano diretto da Ezio Mauro -. È buono, è un fedele convinto. Ma ha abbassato la guardia. Mosso da un senso di inferiorità nei confronti di questi ometti che ci insegnano come ‘godersi la vità si è fatto trascinare in un turbine di cene di lusso e vacanze da sogno». L’argomento «vero era uno solo – aggiunge -, per tutti: soldi».
Alle cene, dice anche al quotidiano di via Solferino, c’erano «molti politici e anche cardinali». Di Formigoni è delusa, afferma, perchè suo marito il giorno in cui è stato portato a San Vittore era «sicuro del fatto che le persone con cui ha condiviso tanto, Formigoni per primo, lo avrebbero difeso». E invece questo non è accaduto: «e questo – sottolinea la donna – mi ha indotto a denunciare quello che sta succedendo».

da leggo.it