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Canada, il parco per gli amanti del nudo

La federazione internazionale dei naturisti sostiene che “il naturismo è un modo di vivere in armonia con la natura, caratterizzato dalla pratica della nudità comune, con l’intenzione di incoraggiare il rispetto per sé stessi, per gli altri e per l’ambiente”. Il servizio fotografico è stato realizzato da Mark Blinch per la Reuters nel parco naturista “La Quercia Nuda” a Sharon, Ontario, Canada
In questa foto la direttrice del parco Karen Grant e suo marito Bruce portano a spasso il cane nel parco.

da kataweb.it

Categories : Canada, nudismo
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Luci su Melbourne
Tra le 10 città più vivibili, Vienna e Helsinki uniche europee.

Poche cose sono date per sicure nella vita. Oltre alle tasse e alla morte, per l’Economist c’era la certezza che Vancouver, in Canada, fosse la città più vivibile al mondo.
Fino allo scorso febbraio era così. Sei mesi dopo, per la prima volta negli ultimi 10 anni, la capitale della British Columbia ha perso l’invidiabile primato. Superata da Melbourne, con la quale aveva condiviso il primo posto già nel 2002.
I parametri della ricerca dell’Economist Intelligence Unit non sono cambiati. Sempre 140 le città analizzate, 30 parametri di vivibilità raccolti in cinque grandi aree di riferimento. Stabilità, salute, cultura e ambiente, istruzione, infrastrutture (guarda la photogallery delle città più vivibili).
EUROPA E USA LATITANTI. Ma la notizia vera è che mancano quasi del tutto l’Europa e gli Stati Uniti. Nella top ten ci sono solo Vienna e Helsinki. Il resto è tutto Canada e Oceania. La classifica ha premiato le città medie in Paesi poco abitati. Dunque nessuna sorpresa se Londra è al 53esimo posto e New York al 56esimo, poco sopra Santiago del Cile (63esimo).
L’onore dell’Europa è riscattato da Vienna. Mentre Parigi, la Ville Lumière è arrivata 16esima riuscendo finora a evitare la crisi dell’Eurozona che ha fatto precipitare Atene nei bassifondi della classifica. Più in giù di San Juan, Porto Rico, e di Montevideo in Uruguay. La magra consolazione per il vecchio continente è che, come sempre, qualcuno è sta peggio.
L’Africa e il Sud est asiatico si dividono i 10 peggiori posti dove abitare. Per la prima volta, e non può stupire, tocca a Tripoli il disonore della top ten al contrario. Chiude all’ultimo posto Harare, capitale dello Zimbabwe. In questo caso, nessuna sorpresa.
1. Melbourne, giovane e sportiva vince l’oro

I melburniani lo sapevano già, erano sicuri che nella loro città si vivesse meglio che altrove. Ora il sigillo dell’Economist è solo la conferma ufficiale. Basta chiedere agli abitanti, ha suggerito il sito internet della città, per sapere che i motivi per amarla sono tanti.
È piena di ristoranti, boutique, bar e caffè alla moda, gallerie d’arte. Per non parlare dei parchi e dei sobborghi che sembrano villaggi di campagna.
Melbourne è una città ancora giovane, ha meno di 200 anni di vita. È moderna e in continua evoluzione. Con la canadese Vancouver, capolista della classifica fino a sei mesi fa, Melbourne condivide la passione per lo sport:  città olimpica nel 1956, è sede di un importante circuito della Formula 1 e ospita l’Australian Open di tennis. Lo stadio di cricket, poi, è uno dei più grandi di tutto il Paese. E qui il cricket è il gioco più bello del mondo. Un po’ come il calcio in Italia.
2. Vienna, il riscatto dell’impero

Era la capitale di un grande Impero. Era il centro culturale e politico più importante di tutta l’Europa ottocentesca. Poi per tanti anni Vienna è andata incontro a un lento ma implacabile declino.
Eppure è rimasta una città vivibile, sicuramente meglio di tante altre capitali europee. Non è un caso se nell’ultima classifica dell’Economist è l’unica europea, insieme con Helsinki, a essersi classificata nella top ten. E il distacco da Melbourne è davvero risicato. In altre rilevazioni Vienna risulta invece la città più vivibile al mondo. Questione di metodi, ma è pur sempre la rivincita di una (ex) nobile decaduta.
3. Vancouver, l’ex regina spodestata

La notizia che fa più rumore è Vancouver ai piedi del podio. Se per 10 anni è stata prima, non possono esserci dubbi: lì si vive troppo bene. Stipendi alti, sanità pubblica e gratuita, tanto sport e concerti a volontà. Allora perché non è più la prima? Secondo il gruppo di studio dell’Economist, tutto è dipeso dalla chiusura, nello scorso aprile, della Malahat Highway, l’autostrada più importante dell’area. Chiusa per appena 22 ore a causa di un incidente.
Ma la motivazione la dice lunga: se dipende solo dalla chiusura di una strada per qualche ora, allora a Vancouver forse non hanno tutti i torti a definire «un errore» la decisione dell’Economist Intelligence Unit. La città dovrebbe piuttosto preoccuparsi per le future rilevazioni, nelle quali si terrà sicuramente conto delle rivolte di giugno scoppiate dopo una partita di hockey.
4. Toronto, la signora del Canada

Se Vancouver va giù, il Canada può consolarsi con Toronto. Che si autodefinisce la capitale culturale, finanziaria e dello spettacolo del Canada e da anni è stabilmente tra le prime cinque città al mondo per vivibilità.
Eppure non tutti sono d’accordo, neanche in patria. Non bastano le spiagge sul lago Ontario e le altre attrazioni turistiche in una città dagli alti costi immobiliari e con un tasso di disoccupazione superiore alla media. A tal punto che l’anno scorso una rivista finanziaria dell’Ontario ha relegato Toronto all’85esimo posto delle città più vivibili in Canada. Misteri delle classifiche.
5. Calgary sempre in pista

Anche gli abitanti di Calgary di dubbi ne avevano pochi. Nell’Alberta, sempre nel solito Canada, si vive bene. I trasporti e le infrastrutture funzionano alla perfezione. L’economia e la politica cittadine sono stabili. Sanità e scuola sono al top.
C’è solo un indicatore che non rende giustizia alla città che ospitò le Olimpiadi invernali del 1988: il punteggio è relativamente basso alla voce “cultura e ambiente”. A Calgary però non si spiegano perché due parametri così diversi siano stati conteggiati insieme. Di sicuro il clima rigido non ha aiutato la città nella valutazione dell’Economist.
6. Sydney, movida e salute

Scorrendo la classifica, c’è qualcosa che cattura l’attenzione. Delle 10 città della top ten di vivibilità, la metà ha ospitato almeno una volta un’edizione dei Giochi Olimpici.
Nella sterminata ma quasi disabitata Australia è successo due volte. Oltre alla neo-regina Melbourne, nel 2000 è toccato a Sydney, la città più ‘vecchia’ del Paese. Sulla scia di quel grande evento, la città dell’Opera House si è rinnovata e grazie allo sport, al turismo e a una vivace vita notturna e si è confermata tra le prime 10 al mondo.
7. Helsinki, sicura ed efficiente

Helsinki è da sempre nelle posizioni alte di tutte le classifiche sui luoghi migliori dove vivere. È sicuramente più piccola della metropoli standard e, freddo a parte, questo la rende vivibile. A misura d’uomo.
Un tasso di criminalità bassissimo, servizi sociali eccellenti, trasporti pubblici praticamente perfetti. E poi la capitale finlandese supera quasi tutti per attenzione all’ambiente e investimento in energia pulita.
8. Perth, clima dolce e aria pura

A pochissima distanza da Sydney e Helsinki, altre due città australiane si piazzano nella top ten. Sono Perth e Adelaide, che condividono lo stesso punteggio (95,9 su 100). Anche in questo caso sarebbe bastato chiedere agli abitanti cosa pensano delle loro città. A Perth, l’unico grande centro sulla costa occidentale, la gente è soddisfatta dell’ambiente, del clima e della pulizia della città.
9. Adelaide, dove conviene comprare casa

Chi abita ad Adelaide, invece, è contento dell’alta qualità della vita. E qui i prezzi delle case sono più bassi che nel resto dell’Australia. A tal punto che nelle classifiche stilate ogni anno dall’istituto di statistica australiano, Adelaide risulta sempre la più vivibile tra le città dello Stato-continente.
10. Auckland ha fatto meta

La città più grande della Nuova Zelanda è la dimostrazione che lo sport conta molto per risalire le classifiche di vivibilità. Auckland ha investito molto nei trasporti e nelle infrastrutture pubbliche, ma la vera svolta sono stati i lavori per l’organizzazione dei prossimi campionati mondiali di rugby che si terranno dal 9 al 13 settembre 2011.

di Giorgio Caccamo da lettera43.it

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Mar
02

Visitare Vancouver

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Vancouver, paradiso metropolitano

Per il secondo anno, la prima città del Canada Occidentale è la “più vivibile del pianeta” secondo l’Economist. Dal Capilano allo Stanley Park, dalla luce che abbaglia all’integrazione sociale, ecco i perché
E’ sempre lei, Vancouver, l’eden metropolitano del pianeta. La conferma arriva dall’edizione 2011 della classifica globale di vivibilità, stilata ogni anno dall’Economist Intelligence Unit, gruppo di ricerca che fa capo all’omonimo quotidiano finanziario. La terza città canadese, splendidamente posizionata sul Pacifico, ribadisce la leadership del 2010. E’ il coronamento dell’anno olimpico, nel quale, però, come si legge nella motivazione del primato, sul sito EIU, i Giochi invernali e il loro successo ne hanno solo “cementato la posizione”.

Vancouver precede una serie di città medie o medio-grandi – nessuna può essere definita metropoli – perlopiù posizionate nei Mondi nuovi della parte occidentale – culturalmente parlando – del pianeta. Una top ten in altre parole dominata da Canada, Australia e Nuova Zelanda. A scendere, infatti, troviamo, sui gradini inferiori del podio, Melbourne, e la prima “intrusa” europea, Vienna. Seguono località accomunate da un vissuto di pochissimi secoli: le canadesi Toronto e Calgary precedono, sesta, la seconda e ultima rappresentante del Vecchio Continente nelle dieci, Helsinki, una delle più “giovani” capitali europee. Infine, quattro regine del Down Under: le australiane Sydney (7ma), Perth e Adelaide (8e a pari merito) e la neozelandese Auckland.

La lista comprende 140 città. In fondo si leggono, partendo dalle meno piacevoli da vivere, Harare (Zimbabwe), Dhaka (Bangladesh) e Port Moresby (Papua Nuova Guinea). Osaka, 12ma assieme a Ginevra, supera Tokyo, 18ma. New York è appena 56ma, sovrastata di 3 piazze da Londra. Molto meglio Parigi, sedicesima, mentre Pechino è di un soffio nella parte bassa del ranking, 72ma, surclassata, almeno per ora, dall’ex colonia britannica Hong Kong, 31ma.

Ma perchè Vancouver? I parametri presi in esame dall’Economist Unit sono 30 e fanno capo a 5 grandi categorie – stabilità, tutela della salute, attività culturali e ambiente, istruzione media e infrastrutture. Al di là dellla metodologia adottata, dalla lettura dei nomi della top ten si delinea il profilo di una polis postmoderna, che ingloba i pregi della metropoli lasciandone i difetti fuori dalle mura. Aree urbane dove due milioni di persone – e qualche volta 5, come a Sydney o a Toronto – riescono ancora a convivere senza fare a spintoni, respirando aria (relativamente) sana, in un ragionevole equilibrio sociale, anche tra le diverse culture. Città cosmopolite, ricche di eventi di livello planetario, che offrono anche la possibilità di fruirli, senza doversi barricare in casa, vittime dei disservizi o, peggio, assediati dalla criminalità.

Vancouver è tutto questo, oltreché una bellissima città, emblema di uno stato che perfino nelle targhe delle auto si presenta come “Beautiful British Columbia”. E’ anche la canadese dal clima più mite: certo, piove copiosamente, ma i 30-40 sotto zero di Toronto e Montreal, per non parlare di Calgary e Winnipeg, non vengono neanche sfiorati. E d’estate, quando il cielo è sereno, l’atmosfera è incantevole, tra temperatura mite, se non calda, e luce accecante: a chi arriva in agosto, balena il confronto – impietoso – tra il blu indaco del cielo di queste parti e  il grigio-marrone dello skyline di Londra, che è (quasi) su un oceano alla stessa latitudine. Magnificamente incastonata tra mare e monti, può essere descritta a cominciare dalla Grouse Mountain. Un belvedere, a 1200 metri, raggiungibile quasi dal centro, in funivia: indimenticabile, con la città da un lato e la foresta allo stato puro dall’altro. D’inverno, si scia con vista sui grattacieli; d’estate si praticano il trekking e un’ampia rosa di attività estreme, a cominciare dal bungee jumping dal Capilano Suspension Bridge, il ponte che sovrasta una gola da brivido. Ma c’è anche uno spazio dedicato per ascoltare musica, all’aperto.

A livello mare, lo Stanley Park è un immenso spazio verde con piste di jogging e biking e vista sulla scenografica stazione marittima (Canada Place), dove approdano le navi da crociera che fanno servizio per l’Alaska. Gastown, la città “antica” (l’Ottocento da queste parti è preistoria, almeno per le civiltà di derivazione europea), è un piccolo gioiello di architettura d’epoca, a metà tra la Londra Vittoriana e l’urbanistica del primo Novecento nordamericano. E ancora, il mercato di Granville Island, l’acquario, ancora nello Stanley Park, dove si possono anche ammirare coloratissimi totem delle popolazioni native. E poi, la Chinatown più grande del Canada. Ma attenzione, Vancouver, una delle città occidentali a più alta densità di popolazione di origine cinese, è anche quella in cui l’integrazione è ai massimi livelli. Basta guardarsi intorno, e cominciare a contare le coppie miste, giovani ma non solo, per capire che qui chi vive nel quartiere “etnico” lo fa per spirito d’appartenenza più che per necessità. Una componente sicuramente non irrilevante, tra le tante che hanno determinato la qualifica di “most liveable city”.

Di contorno, ci sono servizi di altissimo livello, a partire da una metropolitana leggera, lo Skytrain, di 68 chilometri, e da una efficientissima rete di ferry che collega il downtown alla parte “North”. Ma anche per chi si trova a percorrere la città in auto, non vengono i capelli bianchi. Dalla enorme periferia ci si trova facilmente indirizzati a un downtown smisuratamente vasto rispetto ai flussi di traffico che deve sostenere – perlomeno per gli standard europei. Perdersi è praticamente impossibile, anche per chi arriva – straniero e profano – in un “sovraffollato” venerdì pomeriggio: segnaletica perfetta, traffico ordinato e fair play assoluto perfino nel cuore del downtown aiutano a centrare il proprio obiettivo al primo colpo.

E’ il frutto di un mix di talento naturale – l’educazione dei canadesi è proverbiale – e severità dei controlli. Per credere basta trasgredire minimamente – è capitato a chi scrive – una domenica mattina d’agosto. Poche frazioni di secondo a cavallo di due corsie dello stesso senso di marcia di un’avenue deserta (chissà cosa sarebbe successo a guidare contromano…)  per vedersi piombare addosso il poliziotto motociclista che ti affianca e urla: “Di quante corsie credi di avere bisogno?!”. Ma se sei in buona fede  e replichi sommessamente: “Mi spiace, sono un turista che cercava un indirizzo”, il cop cambia tono, e magari chiude la vicenda con un “Beh, allora vedi di farlo su una linea sola”, lasciandoti a godere la tua love story con la più orientale delle capitali dell’occidente.

Arturo Cocchi da repubblica.it



Categories : Canada
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Nov
05

Visitare le città-parco del mondo

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Quella metropoli sembra un parco
Da Stoccolma a Auckland, da Vancouver a Sydney, le dieci città dove il verde la fa da padrone. Aree nazionali protette nel territorio urbano, sentieri per trekking, persino foreste pluviali

di Lara Gusatto

Pace, tranquillità e verde imperante a due passi dal traffico, dai clacson e dalla frenesia tipiche della città. Ci sono luoghi nel mondo dove è possibile fare un’escursione nella natura tra sentieri tracciati o addirittura trekking urbano, vedendo in lontananza i tetti delle case o le cime dei grattacieli. Da Stoccolma a Auckland dalla foresta pluviale di Rio a quella di Singapore, un eden in centro a pochi chilometri dalle boutique.

Stoccolma. Acqua, parchi, foreste e spiagge, la natura a Stoccolma la fa da padrona. Qualsiasi direzione decidiate di prendere dal centro città non riuscirete a sfuggire ai sentieri, alle oasi verdi e al cinguettio degli uccelli. Da Östermalm, prendendo Strandvägen verso est si raggiunge l’isola di Djurgården, un tempo riserva di caccia reale. All’alba, camminando tra i sentieri, si possono avvistare caprioli, lepri e volpi oltre agli aironi che nidificano sugli alberi e tutto questo a soli 15 minuti a piedi dal centro città. A ovest invece, il quartiere di Kungsholmen, è attraversato da uno splendido percorso pedonale e ciclabile che, partendo dal Municipio raggiunge le spiagge, le foreste e i prati di Rålambshovsparken. In questo parco, raramente sarete a più di 100 metri dall’edificio più vicino, ma la vegetazione e la riva ovest del lago Mälaren vi faranno sentire ad anni luce dalla città. A nord della city si trova invece il grande Hagaparken con la sua incredibile varietà di paesaggi: foreste centenarie, parchi, prati, laghi e stagni.

Rio De Janeiro. Copacabana, Ipanema, sole e mare, ma anche foresta pluviale e splendidi panorami. Tutto questo è Rio. La città un tempo era tutta ricoperta dalla rainforest che arrivava direttamente sull’Oceano Atlantico; ora tutto ciò che ne rimane è il Parco Nazionale di Tijuca, a ovest della città, che non è molto rispetto all’originale ma è pur sempre l’area di rainforest urbana più estesa del pianeta. La zona verde deve la sua fama ad un ospite molto prestigioso: la statua del Cristo Redentore in cima alla montagna del Corcovado. Ma c’è di più. Alte cascate, fiori colorati, caverne e  sentieri ben segnalati per passeggiare e andare in bicicletta.

Portland. 288 parchi pubblici e 267 chilometri di sentieri naturali: sono questi i numeri di Portland, nello stato dell’Oregon. A ovest dei quartieri centrali si estende per 21 chilometri quadrati e 113 chilometri di sentieri boschivi il Forest Park; sulle colline invece si trova una dei parchi più antichi, il Washington Park. Nei suoi 52 ettari si trova l’International Rose Test Garden, il giardino giapponese, lo zoo e il memoriale dei veterani del Vietnam. Per chi si vuole spingere un po’ più in là, appena fuori dalla città nella vicina area di Monte Hood si erge il monte St Helens: un vulcano attivo.

Singapore.
Dopo Rio, Singapore è una della poche città ad aver conservato una significativa area di foresta pluviale primordiale al suo interno. Il parco a 12 chilometri dal centro, è la Riserva naturale di Bukit Timah ,e attraverso i suoi sentieri che si addentrano nella foresta pluviale è possibile ammirare uccelli tropicali, macachi, scimmie, pitoni e farfalle.

Sydney. La città è una vera metropoli dove uomini incravattati e donne in tailleur entrano ed escono dai grattacieli del centro, con cellulari squillanti in mano e 24 ore sotto il braccio. Ma anche lì si sta molto comodi, larghi… E non appena si sale su un ferry e si attraversa la magnifica baia, o sulla terraferma ci si trova nei pressi di un parco il rumore e il ritmo rallenta. Il Royal Botanic Garden con i suoi sinuosi sentieri e i suoi molti giardini sorge nel cuore di Sydney a Macquaries road ed è il polmone verde della città. Il Sydney Harbour Nationl Park confina con la città e offre ottimi percorsi per gli appassionati delle escursioni. Il porto dove, con le sue spiagge, le sue insenature, le sue baie e i suoi parchi in riva al mare offre un’alternativa importante alla metropoli. Ma la città è circondata dal verde. Ad ovest ci sono le Blue Mountains; a sud il Royal National Park e a nord est il Ku-ring-gai Chase National Park.

Vancouver. Un ponte, una funivia o un due passi fuori dal centro, sono molteplici le vie per avventurarsi nella natura a Vancouver, altra metropoli dove, a parte le 10 avenue e street centrali, l’aria che si respira non è quella del caos urbano. Il ponte sospeso a 70 metri d’altezza sul profondo canyon scavato dal fiume Capilano vi condurrà in una foresta pluviale sulla costa occidentale della città; la funivia SkyRide (a 15 minuti d’auto dal centro) vi innalzerà fin sopra le Grouse Mountain dove ad attendervi troverete un grande parco dove praticare trekking; confina con il centro di Vancouver invece il percorso circolare lungo 8 chilometri che vi condurrà tra vecchia alberi di cedro ed abeti all’interno dello Stanley Park (il terzo parco più grande del Nord America).

Città del Capo. Lo skyline di Città del Capo è dominato dalla piatta cima della Table Mountain. Per raggiungere la sommità e potervi dedicare al trekking è disponibile una comoda cabinovia che parte da Tafelberg Road. E’ possibile però cominciare l’escursione ben prima di raggiungere la cima cimentandosi nella “scalata” a piedi delle montagne percorrendo il Platteklip George. Soffrite di vertigini? Non serve salire a oltre mille metri per godere del verde e del silenzio. Alle pendici delle Table Mountain si trova il Giardino Botanico Nazionale di Kirstenbosch con numerosi sentieri che vi porteranno a visitare la più bella flora del Sudafrica: baobab giganti, enormi cactus e vista spettacolare

Panama. Uno stretto, due oceani e un parco metropolitano. Il Parque Natural Metropolitano, santuario della flora e della fauna locale, è la foresta pluviale tropicale più vicina a un’area urbana di tutte le Americhe. L’area sorge infatti a pochi minuti dal centro della città. Chi si avventura nell’interno del parco potrà fare  escursioni lungo i sentieri circondati da alberi, orchidee, tucani, farfalle, scimmie e bradipi.

Tromsø. Più che un parco in una città è una città in un parco. Tromsø meglio conosciuta come il “Porto dell’Artico” è immersa nella natura. Le montagne costiere intorno all’isola presentano morbidi pendii e facili sentieri da cui godere di una splendida vista sul mare mentre le Alpi di Lyngen, che si elevano 1800 metri sul fiordo, hanno invece percorsi più impegnativi. Senza elevarsi in quota è comunque possibile passeggiare in centro tra i sentieri del giardino botanico che contiene piante artiche e alpine provenienti da ogni parte del mondo come il papavero blu dell’Himalaya, la lewisia dalle Montagne Rocciose e le primule tipiche di questa zona.

Auckland. Tra una regata e l’altra, o tra un tuffo e l’altro, in estate se volete prendervi una pausa dalle dorate spiagge e dalle onde potrete concedervi una rilassante immersione nel verde a due passi dal centro cittadino. La prima tappa è One Tree Hill, un vulcano spento, antico sito maori, un tempo sormontato da un solo albero (come indica il nome). La collina non è molto alta e si può raggiungere la vetta con una piacevole passeggiata. Sulla cima è sepolto John Logan Campbell, definito il padre di Auckland, fu lui a donare alla città i terreni su cui oggi sorge un’altra area verde con alberi giganteschi: Cornwall Park. Per una camminata un po’ più impegnativa potrete spingervi fino al Monte Eden, a meno di due chilometri a sud dal centro. Anche in questo caso il rilievo è un vulcano spento ed essendo il più alto presente nella zona (250 metri) è il miglior punto di osservazione per una panoramica mozzafiato su Auckland. Una città che svela la propria anima verde con un semplice dettaglio: in pieno centro, in molti incroci pedonali urbani, si trovano le indicazioni con i percorsi di trekking. Per attraversare una città di oltre un milione di abitanti con lo spirito del trekker.

da VIAGGI.REPUBBLICA.IT

north-sydney-canadaL’avventura di due ragazzi finiti nella Sidney ‘sbagliata’
Valerio e Serena erano diretti in Australia e si sono trovati in Canada, dall’altra parte del globo. Non hanno capito subito di essere finiti nella parte sbagliata, poi hanno pensato a uno scherzo

I due giovani turisti beffati: Valerio Torresi e Serena Tavoloni

Montegranaro, 10 luglio 2010 – Una vacanza di un mese a Sydney, in Australia: erano partiti dall’aeroporto di Fiumicino con questa destinazione Valerio Torresi e Serena Tavoloni, 26 e 25 anni. Peccato che il loro aereo invece di far rotta verso l’Oceano Indiano sia andato dalla parte opposta, verso la costa atlantica per atterrare in una città di nome Sydney, ma sull’isola canadese di Cape Breton, in nuova Scozia.

Non hanno capito subito di essere finiti nella parte sbagliata, pensando dapprima a uno scalo tecnico, poi a uno scherzo. “Abbiamo preso un taxi – hanno detto i due giovani alle telecamere della televisione locale canadese, che ne ha subito fatto due personaggi – chiedendo di portarci a Sydney. E il tassista ci fa: “Ma ci siete già”.

Tutta colpa di un grossolano errore dell’agenzia cui si erano rivolti per prenotare il volo che li ha spediti su un’altra Sydney, dalla parte opposta del mondo rispetto a dove volevano arrivare. Ma in questo caso, non tutto il male è venuto per nuocere. I due giovani sono stati accolti e coccolati dalla gente del posto, un albergatore ha messo gratuitamente a loro disposizione una camera; i ristoratori hanno offerto lauti pranzi a base di aragoste e pesce; una responsabile amministrativa dell’isola insieme a un’interprete li ha accompagnati in giro a fare shopping e a visitare le bellezze dei dintorni, compresa una sosta (con tanto di foto ricordo) davanti al più grande violino del mondo.

Così, mentre l’agenzia cercava di riparare al danno prenotando il volo per la Sydney ‘giusta’ (ovviamente a proprie spese), i due ragazzi hanno piacevolmente approfittato della calda accoglienza ricevuta. “La gente qui è amichevole e simpatica”, ha detto Valerio alle telecamere della tv canadese. “Siamo stati davvero molto fortunati”, ha confermato Serena. Ieri i due ragazzi hanno salutato la Sydney cadanese e le tante persone che li hanno ospitati con calore e generosità e sono partiti alla volta della Sydney australiana.
Il clamore sucitato dalla notizia ha fatto sì che qualche albergatore australiano, forse contando sulla pubblicità che gliene potrà derivare, abbia contattato i ragazzila coppia dichiarandosi pronto a le ad ospitarli gratuitamente per qualche giorno. Un’agenzia di viaggi della zona, ha precisato che “errori del genere possono anche capitare perché i codici di prenotazione del volo sono simili”. Prova ne è che nel 2008, una donna argentina è arrivata nella Sydney canadese per errore e che nel 2002 era stata la volta di una coppia di inglesi. “Speriamo che non ci siano altre Sydney” si augurano Valerio e Serena.

da ilrestodelcarlino.it

Categories : Australia, Canada
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