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Visitare Caccuri in Sila

Caccuri 04Laggiù in Sila c’è un paesino che si chiama Caccuri…
Un paese il cui nome, Caccuri, tradotto dal dialetto calabrese vuol dire “altrove”. Un luogo sconosciuto ma che sembra fatto apposta per far sognare

“Nunn’ è campagna, è mare verde”, diceva una struggente canzone napoletana tanti anni fa, parole di Giuseppe Marotta, l’indimenticabile autore de L’oro di Napoli e de Gli alunni del sole, musica del maestro Mazzocco. Ecco, mi affaccio alla finestra dell’albergo di cui sono ospite (a 1200 metri d’altezza) e mi viene naturale sostituire la parola campagna con montagna. Perché di fronte a me si materializza il mare verde formato dai boschi della Sila, fitti, misteriosi e allo stesso tempo affascinanti, turbati semmai dal fruscio delle auto che sfrecciano sulla statale 107 Cosenza-Crotone.

A quattro-cinque chilometri da qui S.Giovanni in Fiore e un po’ più avanti Caccuri, meta del mio breve viaggio in Calabria. Un paesino dal nome buffo e persino ambiguo, ma quando lo scopri capisci che cosa vuol dire esattamente la parola “altrove”. Settecento metri, 1500 abitanti, un simpatico sindaco-donna e giovane (Marianna Calligiuri), gente ospitale, il borgo lo ha sicuramente inventato il buon Dio, il quale quando è di vena gioca col nostro desiderio di fiaba. E che fa? Prende un po’ di strade strette, a misura d’uomo, sistema una accanto all’altra delle casette a due, massimo tre piani, ci mette in mezzo una trattoria, un bar e sopra il mucchio un castello con tanto di torre e voilà Caccuri. Appunto: un luogo altrove. Se vi trovate a passare di qui vi consiglio una sosta, anzi arrampicatevi fino in cima: la parte visitabile del castello è una scoperta, vi si respira l’atmosfera di un’antica dimora nobiliare ma non vi perdete la gioia della terrazza: vi regalerà un colpo d’occhio folgorante sulla distesa montuosa calabrese fino al mare, quello vero, laggiù. E poi, per favore,mettete il naso oltre la porta del bastione che sale da un praticello fra i merli. Sono emozioni impagabili.

Ma in un luogo così, avete il diritto di chiedermi, che succede? Succede che tre caccuresi o caccuriani doc, rigorosamente emigrati, dopo essersi creato il presente e il futuro uno a Como(Adolfo Barone), un altro a Bari(Roberto de Candia) e un altro a Bergamo(Olimpio Talarico), tornano qui e organizzano una festa culturale : il Premio Caccuri destinato alla saggistica.

L’avventura comincia tre anni fa, tre diverse giurie – una tecnica, una di membri dell’Accademia dei caccuriani e una di imprenditori-sponsor – indicano come vincitore nel 2012 Pino Aprile con Terroni , nel 2013 Roberto Napoletano, direttore del Sole 24 ore e stavolta, il 10 agosto, Barbara Serra con Gli italiani non sono pigri. Sento che vi state ponendo un altro interrogativo: a che serve creare un premio letterario qui in un borgo semi-sconosciuto se poi le vie di comunicazione non favoriscono il turismo? Già, è questo il cruccio degli organizzatori. L’aeroporto di Crotone, a mezzora di auto, funziona una volta sì e dieci no, adesso si aspetta il I° settembre per ristabilire la regolarità dei collegamenti.Me lo ha garantito la direttrice dello scalo. Campa cavallo… E dunque la pista più prossima è quella di Lamezia Terme, a due ore di macchina da qui. Roba da raffreddare chiunque abbia intenzione di trascorrere a Caccuri o in Sila una vacanza.

Be’, detto fra noi, c’è poi da meravigliarsi? Non è la solita Italia contraddittoria che sciupa il suo patrimonio culturale e naturale con disservizi simili? Penso subito a Pompei, dove oltre ai crolli ci si mettono pure certi sindacati a scoraggiare i turisti..

Torniamo alla festa letteraria di Caccuri che dura tre giorni e propone fra l’altro un’assoluta novità: il protagonista della prima serata la mattina dopo verso le 11 legge i giornali con il pubblico nella piazzetta all’ingresso del paese. Una rassegna stampa vera e propria, l’agorà dove prevalgono i commenti dei cittadini, degli ospiti o di chiunque si trovi a passare. Ho avuto la ventura di tenere a battesimo l’iniziativa e posso testimoniare che anche i più restii hanno vinto la loro timidezza ponendo domande .

Per la cronaca il primo dibattito si è svolto davanti al bar di Eugenio, un personaggio che non si sa bene se sia stato inventato da Dio, come il paese, o dal diavolo. Di sicuro fa colpo quando propone il caffè allo sbruscio. Che vuol dire sbruscio? Il termine è intraducibile, chissà se attinge al dialetto locale o al linguaggio di Eugenio, sembra una diavoleria o uno scherzo, di certo sta per correzione. Cioè il caffè corretto con qualche mistura alcolica.

L’edizione 2014 ha proposto fra l’altro una, come altro definirla, curiosità musicale. Lo scrittore calabrese Carmine Abbate(La collina del vento per citare l’ opera più nota) ha letto alcuni passi dei suoi libri accompagnato da un singolare complesso orchestrale. Li nomino così come si sono presentati: “Cataldo Perri,medico per mangiare, musicista per vivere, chitarra battente e voce. Enzo Naccarato, impiegato, fisarmonica. Checco Pallone, ingegnere civile, tamburello. Piero Gallina,insegnante di musica, violino e lira calabra”. Fate attenzione: lira calabra, uno strumento minuscolo, raro, l’unica lira mai svalutata.

Lasciandomi alle spalle Caccuri dopo la festa letteraria, sono stato inseguito per giorni dal sound etnico di questo ensemble rivelazione. Anzi,devo suggerire ai tre caccurani doc di affidare a Perri e compagni la sigla delle prossime edizioni del premio.

da Iljournal.today.it

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Zambrone Vibo Valentia dieci arresti per una rissa tra camerieri ed animatori

zambroneDieci arresti per una rissa a Zambrone

Alle quattro del mattino, in un villaggio turistico della Costa degli Dei, per l’esattezza a Zambrone 5 animatori e 5 tra camerieri e maitre, per motivi e cause ancora da accertare ma sicuramente futili, hanno innescato e scatenato una rissa dove restano leggermente feriti 5 dei 10.

Allertata la Centrale Operativa della Compagnia Carabinieri di Tropea, sul posto si è portata la pattuglia composta dai militari della Stazione di Zungri i quali, esperite le prime attività d’indagine ed i normali approfondimenti hanno dichiarato in stato di arresto in flagranza dei reati di rissa aggravata e lesione personali: Lazzaro Cimadoro di Tropea, 30 anni; Giovanni Tomaselli, di Reggio Calabria 29 anni; Manuele Tomaselli, di Reggio Calabria classe, 24 anni; Luca Placido Grillo, di Vibo valentia classe, 24 anni; Francesco Calabria, di Tropea, 29 anni; Alessandro Oggiano, di Roma, 23 anni;Lorenzo Catello, di Roma, 22 anni;Simone Cimini, di Roma, 19 anni; Calogero Caloia, di Patti, 21 anni; Daniele Oggiano, di Roma, 32 anni.

Ad aver la peggio, fortunatamente con lievi conseguenze, sono stati: Caiola, “contusione cranica”, giudicato guaribile in giorni 4 s.c.; Catello: “contusione guancia dx con ferita escoriata interno bocca”, giudicato guaribile in giorni 5 s.c.; Cimini: “contusione emitorace dx con lieve ferita escoriata e contusione braccio e ginocchio sx”, giudicato guaribile in gg 4 s.c.; Daniele Oggiano: “ferita escoriata gomito dx e contusione avambraccio sx e gamba dx”, giudicato guaribile in gg. 4 s.c.; Alessandro Oggiano: “contusione rachide dorso-lombare con escoriazione e contusione spalla dx con escoriazione regione orbitraria estesa sx”, giudicato guaribile in gg 5 s.c.

I feriti sono stati visitati e curati dai sanitari dell’Ospedale di Tropea.

Per tutti la Procura della Repubblica di Vibo Valentia ha disposto il regime detentivo degli arresti domiciliari in attesa delle decisioni del Tribunale nel giudizio direttissimo.

da cn24tv.it

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Cosenza cade ultraleggero a Scalea morti i due piloti

scalea incidente ultraleggeroPrecipita un ultraleggero, due morti a Cosenza
L’incidente a Scalea: pilota e passeggero deceduti a causa delle ustioni. Il mezzo avrebbe avuto problemi in fase di atterraggio ed è finito fuori dalla pista

Un ultraleggero è in fase di atterraggio. Per qualche motivo, il velivolo arriva lungo ed il pilota cerca di riprendere quota, ma mentre vira per tornare sulla pista un’ala si stacca e l’aereo precipita schiantandosi al suolo e prendendo fuoco. Sono morti così, stasera, due cittadini stranieri, un tedesco di 45 anni ed un austriaco di 27, nei pressi dell’aviosuperficie di Scalea. I loro nomi non sono stati resi noti perché ancora non sono state informate le famiglie.
I soccorsi sono stati immediati, ma per i due non c’è stato niente da fare e sono morti carbonizzati nell’incendio del velivolo.

Sul posto sono intervenuti, oltre ai vigili del fuoco, i carabinieri della Compagnia di Scalea che faranno gli accertamenti del caso per cercare di stabilire le cause dell’incidente.

Secondo una prima sommaria ricostruzione fatta anche sulla base delle dichiarazioni di alcuni testimoni, il cittadino tedesco, proprietario del velivolo precipitato, già da qualche giorno si trovava in Calabria. Stasera i due piloti – anche l’altra vittima è giunta a Scalea con il proprio aereo – hanno deciso di fare un giro insieme.

Al rientro a Scalea, l’ultraleggero ha iniziato la discesa, ma giunto in prossimità della pista, qualcosa è andato storto ed il velivolo è arrivato lungo. Il pilota – sembra che ai comandi ci fosse il cittadino austriaco – ha riattaccato cercando di prendere nuovamente quota. In una prima fase la manovra sembrava essere riuscita, ma virando per rimettersi in direzione della pista, un’ala si è staccata quando l’ultraleggero era a circa 300 metri di quota. Senza l’ala, il velivolo è caduto in picchiata schiantandosi al suolo e incendiandosi. Per i due a bordo non c’è stato niente da fare.

Perché l’ala si sia staccata saranno le indagini dei carabinieri a doverlo stabilire.
Un incidente analogo si era verificato nei pressi dell’aviosuperficie di Scalea già nell’aprile 2007. In quella occasione, durante un raduno di ultraleggeri, un velivolo precipitò pochi minuti dopo il decollo e prima di iniziare una manovra acrobatica. Nell’incidente morirono Maurizio De Stasi, di 64 anni, ed il figlio Vittorio, 32 anni, entrambi di Pontecagnano (Salerno).

da lastampa.it