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BOSNIA

Medjugorje il video che mostra l’apparizione della Madonna il 25 giugno 2014

Medjugorje, i fedeli: “Ecco la Madonna”

Sembra non si riesca a far a meno di Medjugorje in questi giorni. Prima la ministra Marianna Madia che ricorda la sua villeggiatura nella località bosniaca come la più bella esperienza della sua vita, ora questo. Si perchè pare che i fedeli in pellegrinaggio in questi mesi siano stati i pochi fortunati ad avvistare la Vergine Maria. Non solo: l’hanno pure filmata. Nel video pubblicato da un fedele in data 24 giungo per uno strano effetto della luce o per un miracolo di nostro Signore la Madonna appare, tra le urla dei fedeli increduli.

Il precedente storico – La località è diventata celebre nel mondo perché, il 24 giugno del 1981, Vicka Ivanković, Mirijana Dragičević, Marija Pavlović, Ivan Dragičević, Ivanka Ivanković e Jakov Čolo (che allora avevano tra 10 e 16 anni, oggi sono tutti adulti, padri e madri di famiglia) affermarono d’aver assistito alle apparizioni della Vergine Maria. Consegnato definitivamente alla storia, il comune slavo da allora è diventato la famosa meta di numerosi pellegrinaggi.

da liberoquotidiano.it

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BOSNIA Serbia

Serbia e Bosnia decine di morti per l’alluvione

Serbia Bosnia alluvione 07Bosnia e Serbia travolte da inondazioni, almeno 20 morti. Migliaia di sfollati, si temono i fiumi

Il conteggio delle vittime potrebbe salire con il ritiro delle acque. I due paesi balcanici non vedevano piogge di tale entità da 120 anni. Aiuti in arrivo da Russia, Slovenia, Ue e Israele. Il premier serbo Vucic parla di “catastrofe nazionale e situazione di guerra” e si appella a volontari di Belgrado

SARAJEVO – Travolte da disastrose inondazioni, in Bosnia e Serbia si contano i morti. Il bilancio continua a peggiorare, tra ieri e oggi sono stati recuperati i corpi senza vita di almeno venti persone e si teme che il numero possa salire quando le acque comiceranno a ritirarsi. I due paesi balcanici non vedevano piogge ed esondazioni di tale entità da 120 anni a questa parte, sottolineano i media.

Oggi nella cittadina bosniaca di Doboj sono stati trovati sette cadaveri, ha annunciato Milorad Dodik, il presidente della Republika Srpska, entità serba della Bosnia Erzegovina. Un’altra vittima è stata recuperata a Samac, facendo salire a 11 il bilancio solo in Bosnia, dove da mercoledì interi villaggi e città sono travolti da esondazioni e frane. Le notizie più allarmanti giungono da Maglaj dove sono seimila le persone rimaste isolate dall’acqua, così come a Doboj. Le due città sono completamente sommerse con centinaia di persone sui tetti. Cresce il livello dei fiumi e quasi 70 mila famiglie sono senza elettricità, mentre in diverse zone si registrano frane e smottamenti, che hanno già inghiottito decine di case e invaso strade bloccando i soccorritori. In alcune zone montuose della Bosnia nevica e in alcune punti la neve ha raggiunto i due metri obbligando all’evacuazione tante famiglie di pastori con le loro greggi.
Bosnia e Serbia, vittime per le alluvioni

In Croazia la parte più colpita dalle inondazioni è quella orientale della Slavonia, in particolare la regione di Pozega. Non si registrano vittime e sono state evacuate finora oltre mille persone. Anche qui  è stato mobilitato l’Esercito, e i danni all’agricoltura e alle infrastrutture ammontano finora a dieci milioni di euro.

In Serbia il bilancio è più incerto, perché le autorità si rifiutano di comunicare cifre ufficiali finché i soccorsi sono in atto. Finora le vittime accertate sono sei, ma per il premier Aleksandar Vucic sarebbero molte di più. A suo avviso sarebbero morti anche diversi soccorritori. Oltre settemila sono state finora le persone evacuate, con l’emergenza maggiore che si registra a Sabac e Obrenovac, località a poche decine di chilometri a sudovest di Belgrado, completamente sott’acqua e minacciate rispettivamente dai fiumi Sava e Kolubara, un suo affluente. Per il premier è necessario evacuare e mettere al sicuro buona parte degli abitanti delle due città, dove si stano dirigendo anche squadre di minatori a sostegno dei soccorritori. Vucic, che ha parlato di ‘catastrofe nazionale’ e ‘situazione di guerra’, ha fatto appello ai volontari maschi di Belgrado affinché si rechino in aiuto degli alluvionati.

I danni all’agricoltura e alle infrastrutture della regione sono enormi, un gran numero di strade, ponti e ferrovie impraticabili. La piena dei grandi fiumi – Danubio, Sava, Drina – ingrossati a dismisura dalle piogge incessanti e dai numerosi affluenti, fanno paura. In queste ore le forze dell’ordine stanno cercando di approntare misure di protezione per numerosi centri abitati.

L’esercito è mobilitato con migliaia di uomini. La Russia ha inviato in Serbia tre aerei Ilyushin con squadre di specialisti in situazioni di emergenza e aiuti in generi alimentari e medicinali. Aiuti anche da Slovenia, Croazia, Montenegro, Macedonia, Israele e Unione europea.

da repubblica.it

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BOSNIA Serbia Ucraina

Ucraina 122 morti in otto giorni di gelo e neve

EUROPA DELL’EST GLACIALE, IN UCRAINA
LA NEVE UCCIDE 122 PERSONE

KIEV – Sono 122 in otto giorni, 21 nelle ultime 24 ore, le vittime dell’ondata di gelo che ha colpito l’Ucraina. In almeno 78 casi si trattava di senzatetto.  Si tratta dell’inverno più rigido degli ultimi sei anni in Ucraina. Nella maggior parte delle regioni della repubblica ex sovietica, difficilmente si scende al di sotto dei 15 gradi sottozero, ma quest’anno il termometro segna temperature abbondantemente inferiori ai -20, con minime fino a -33. Per far fronte all’emergenza, il governo ha fatto allestire 3.170 tende, dove circa 64.600 persone hanno potuto mangiare un pasto caldo al riparo dal freddo polare che sta colpendo il Paese.

SERBIA – A Belgrado centinaia di volontari, rispondendo a un appello lanciato ieri dalle autorità cittadine, partecipano alle operazioni di rimozione della neve caduta in abbondanza nelle ultime 36 ore e che ha sommerso la capitale serba. Alle 7.30 di stamane i volontari si sono presentati davanti alla sede del Municipio da dove, a gruppi e muniti di pale e picconi per rompere il ghiaccio, si sono diretti in vari punti della città. I volontari, per la giornata di lavoro sulle strade, otterranno un compenso in denaro di 1.600 dinari, pari a circa 16 euro (in Serbia il salario medio mensile non supera i 40 mila dinari, intorno ai 400 euro). In tutta la Serbia resta l’emergenza neve e gelo, con temperature molto basse, fra i -10 e i -20 gradi, e punte anche fino a -30 in talune regioni del sud. Le vittime del freddo sono state finora otto, in prevalenza sentatetto costretti a restare all’aperto anche la notte. Sono migliaia le persone isolate in decine di villaggi tagliati fuori da ogni collegamento stradale a causa della neve alta, e in 27 località è stato decretato lo stato di emergenza. Si impiegano gli elicotteri per far arrivare i rifornimenti dei generi di prima necessità e per mettere in salvo le persone più bisognose, vecchi, malati, bambini. Ieri il ministro dell’istruzione, per l’emergenza legata al gelo e alla neve e alla difficoltà degli spostamenti, ha disposto la chiusura delle scuole per tutta la prossima settimana.

BOSNIA – In Bosnia-Erzegovina sono finora almeno sei le vittime del gelo e delle abbondanti nevicate abbattutesi nelle ultime ore su tutto il paese. I media riferiscono di cinque persone morte a Sarajevo e una a Mostar (sud, capoluogo dell’Erzegovina). Lungo la strada fra Sarajevo e Foca, in una zona montuosa, una slavina ha bloccato un autobus di linea e numerose auto. Un centinaio di persone hanno trascorso la notte nei loro mezzi, e da stamane sono in corso le operazioni di soccorso, molto difficili a causa della neve e delle basse temperature, che raggiungono i -20 gradi. Molto difficoltosa la circolazione a Sarajevo, sommersa dalla neve e con il termometro che in mattinata segnava -14. A Pale, la cittadina a pochi km dalla capitale (ex sede del governo serbo bosniaco di Radovan Karadzic durante la guerra) è stato proclamato lo stato di calamità naturale. A causa delle avverse condizioni meteo, i presidenti serbo e croato – Boris Tadic e Ivo Josipovic – hanno ritardato la loro partenza da Jahorina, la località sciistica a 25 km da Sarajevo dove ieri hanno preso parte a un vertice trilaterale con la dirigenza bosniaca. I due presidenti hanno pernottato in hotel, rimandando a oggi il loro ritorno a Belgrado e Zagabria.

da leggo.it