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Il Nagorno Karabakh lo stato che c’è e non c’è

mappa Nagorno KarabakhNagorno Karabakh, lo Stato che non c’è

Il Nagorno Karabakh è un paese che non esiste. Amato dagli armeni, conteso dall’Azerbaigian, dimenticato dal resto del mondo, questo piccolo fazzoletto di terra del Caucaso meridionale si dibatte tra la guerra e la pace da più di vent’anni. Era il 1991 quando la regione si proclamò unilateralmente indipendente, ma ancora oggi per il diritto internazionale fa capo al governo di Baku. Dopo un conflitto che lasciò sul campo migliaia di morti, oltre a centinaia di migliaia di profughi da entrambe le parti, nel maggio del 1994 l’Armenia (cristiana) e l’Azerbaigian (musulmano) sospesero le ostilità. Lasciandosi alle spalle sei anni di scontri e combattimenti per il controllo di questo territorio. O quasi. Perché la fine delle operazioni militari non portò al disarmo. Il cessate il fuoco è spesso violato da entrambe le parti. E i negoziati, ormai da anni, sono in un vicolo cieco.

La bandiera del Nagorno Karabakh, adottata nel 1992 dal Consiglio Supremo dell’autoproclamata repubblica
Il giardino nero di montagna
Il Nagorno Karabakh ha un’area di 11.458 chilometri quadrati, pari a meno della metà di quella della Sardegna, e una popolazione di 143 mila abitanti, poco meno della metà degli abitanti di Cagliari. È diviso in sette regioni, più la capitale Stepanakert, a statuto speciale, dove vivono oltre 53 mila persone. La seconda città più grande è Shushi. Karabakh è una parola di origine turca e persiana che significa «giardino nero». «Nagorno» è una parola russa che significa «montagna». La popolazione di origine armena preferisce invece chiamare la regione «Artsakh», il nome antico armeno.

30 mila morti e 1 milione di profughi
Da secoli popolato da armeni cristiani e turchi azeri, il Nagorno Karabakh è diventato parte dell’impero russo nel 19 esimo secolo. Conteso negli anni 1918-20 fra le repubbliche di Armenia e Azerbaigian, nel 1920 fu conquistato dai bolscevichi e nel 1923 entrò a far parte dell’Azerbaigian. La «guerra del Nagorno Karabakh» iniziò nel febbraio del 1988, quando il Parlamento del Karabakh decise di chiedere l’annessione all’Armenia. Con il crollo dell’Unione Sovietica le violenze aumentarono e, il 2 settembre 1991, la regione si autoproclamò indipendente. Il bilancio del conflitto fu pesantissimo, tra i 20 e i 30 mila morti e circa un milione di profughi dalle tre aree: la popolazione azera, circa il 25% prima del conflitto, scappò dal Karabakh e dall’Armenia, mentre gli abitanti di etnia armena fuggirono dall’Azerbaigian. Il cessate il fuoco arrivò solo il 12 maggio 1994. L’accordo, raggiunto con la mediazione della Russia, riconobbe la vittoria militare degli armeni a cui rimase il controllo del Karabakh e di altre regioni dell’Azerbaigian. Il trattato di pace però non fu mai siglato.

Il massacro di Khojaly
Uno degli scontri più cruenti durante la guerra del Nagorno Karabakh fu quello del 25 febbraio 1992. Quella notte la piccola città di Khojaly, 14 chilometri a Nordest da Stepanakert, fu teatro del «più grande e orribile massacro del conflitto del Nagorno Karabakh», come venne definito da Human Rights Watch. Secondo l’Osservatorio dei Diritti Umani e altri istituti internazionali, la strage fu commessa dalle forze armate armene, con l’aiuto del 366º Reggimento Motorizzato fucilieri russo. Il bilancio ufficiale fornito dalle autorità azere è di 613 civili, tra cui 106 donne e 83 bambini. Secondo la Croce Rossa inoltre ci sarebbero stati circa 4500 dispersi (3.000 azeri e 1.500 armeni).

Albano Carrisi, 71 anni, durante un concerto in Nagorno Karaback, nel 2010, insieme alla cantante Tamara Gverdtsiteli. L’artista si recò nella regione senza il permesso delle autorità azere e per questo fu dichiarato «persona non grata» dall’Azerbaigian. Carrisi precisò che il suo show non aveva alcuno scopo politico. Il governo di Baku accettò le sue scuse, rimuovendolo dalla black list
Un conflitto congelato
Nel 1992 l’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) creò il gruppo di Minsk, una struttura di lavoro composta da 12 nazioni e guidata da Francia, Russia e Stati Uniti per promuovere i negoziati tra Armenia e Azerbaigian. Nel 1995 il paese adottò una nuova Costituzione, poi sostituita da una nuova carta approvata nel 2006 con un referendum che definì il Nagorno Karabakh uno Stato sovrano (la consultazione venne dichiarata illegittima dall’Azerbaigian). Il processo di pace è andato avanti lentamente. Ci sono stati incontri tra i presidenti di Armenia e Azerbaigian. Ma la situazione di fatto è in fase di stallo. E negli ultimi anni anche il cessate il fuoco è stato violato più volte.

da corriere.it di Federica Seneghini

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Azerbaigian ed il turismo

L’Azerbaigian apre i suoi confini e punta sul turismo

azerbaigian_turismoI rappresentanti di 35 Paesi e oltre 250 organizzazioni sono arrivati in Azerbaigian per la 12° fiera internazionale dedicata ai viaggi e al turismo. L’obiettivo è quello di offrire i giusti stimoli ad un mercato emergente. L’Europa rimane la regione più visitata al mondo, ma la crescita è rallentata di circa il 50%. Soffre la Francia.

“Le emergenze geo-politiche influenzano i dati relativi al numero dei turisti che visitano la Francia – spiega Azbileg Incerto, responsabile della promozione per le Gallerie Lafayette – Così come è stato per lo tsunami in Giappone, per esempio, o per la crisi negli Stati Uniti dopo il 2011. Certi avvenimenti si ripercuotono sui numeri dei visitatori verso la Francia”.

“La Francia è solo uno dei tanti Paesi in Europa il cui settore turistico è stato colpito duramente da una serie di fattori – ricorda il giornalista di euronews Paul McDowell – Pensate a una vacanza tra le antiche piramidi d’Egitto. Il turismo è fondamentale per l’economia di quel paese. Tuttavia, negli ultimi due anni è crollato del 25%. Si è persa una fetta importante di quello che rappresenta il loro pane quotidiano, il loro reddito giornaliero”.

Le proteste in piazza Tahrir e gli scontri al Cairo hanno sollevato parecchi dubbi nei potenziali visitatori. Un problema anche per gli altri Paesi arabi. La strategia di marketing delle agenzie turistiche egiziane punta a cambiare questa percezione. Le piramidi e i resort sul Mar Rosso sono lontani dalla turbolenta capitale.

“Abbiamo un Paese enorme e la distanza tra Sharm e il Cairo è di oltre 500 km – dice Nahid Hanna, responsabile dell’ambasciata egiziana a Mosca – Purtroppo, le persone che non conoscono la geografia del Paese pensano che ci siano proteste in tutto l’Egitto”.

“Quant’ è grande il mercato del turismo in Azerbaigian? Si tratta di un mercato competitivo – aggiunge l’inviato di euronews Paul McDowell – Ma è sostenibile e quali sono i problemi che potrebbero sorgere? La fetta di mercato è abbastanza grande da sfamare tutte le aziende riunite al palazzo delle esposizioni?”

Una società greca ha dimostrato come nuovi mercati possano far aumentare anche il loro fatturato. Da quando, due anni fa, sono stati inaugurati dei collegamenti diretti con la Russia, gli affari sono aumentati del 30%.

Il mese prossimo sarà inaugurato il volo diretto tra Atene e Baku con due collegamenti settimanali. Resta un potenziale ostacolo – chiunque parta dall’Azerbaigian, avrà bisogno del visto.

“La Grecia aderisce a Schengen. Un accordo sottoscritto dalla maggior parte dei Paesi europei. Quindi, le procedure sono le stesse verso molti Paesi – sostiene George Papadopoulos, presidente della Camera di Commercio greco-azera – Cercheremo di rendere più facile l’ottenimento del visto per i cittadini azeri che vogliono viaggiare in Grecia”.

Lo scorso anno sono stati 2,5 milioni i turisti arrivati ​​in Azerbaigian, mentre 3,2 azeri hanno trascorso le loro vacanze al di fuori del Paese. In questa economia basata sul petrolio, c‘è una forte volontà politica a sostegno del turismo e un ambizioso programma di sviluppo.

“La capacità gestionale all’interno delle aziende è una questione molto importante – spiega Abulfaz Garayev, ministro del Turismo dell’Azerbaigian – Per questo abbiamo messo a disposizione un migliore livello educativo. Abbiamo programmi internazionali speciali per la formazione nel settore turitico che riteniamo essere molto importante”.

L’Azerbaigian punta a costruire un’industria del turismo sostenibile che rappresenti un cambio di marcia per la sua economia.

da euronews.it