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L’eclissi che non vedremo
Una gigantesca luna rossa apparirà a chi vive in zona Asia e Pacifico

Claudia Santini

Quest’oggi si verificherà un’eclissi lunare totale che porterà la Luna in una zona d’ombra prima di mostrarla enorme e rossa agli occhi dei milioni di spettatori. Saranno fortunati tutti gli osservatori tra Asia e Pacifico, in particolare in Nord America nella parte occidentale del Canada, che avranno un’ottima visuale sull’eclisse che inizia alle ore 7:45 a.m. EST, ovvero le nostre 13.45.

Noi europei siamo tagliati fuori dallo spettacolo, ma possiamo sempre ricorrere a Internet, a meno che non vogliate attendere la prossima eclissi del 2014.

Un’eclissi lunare totale si verifica quando la Terra passa tra il sole e la luna, gettando la propria ombra sulla luna. Gli scienziati della NASA hanno spiegato: “Per le persone negli Stati Uniti occidentali, l’eclisse è più visibile poco prima dell’alba locale. Volgete lo sguardo ad ovest per vedere la luna rossa che si tuffa nell’orizzonte mentre il sole nasce alle sue spalle. È una rara opportunità per iniziare bene la giornata”.

Ad essere in buona posizione per godere lo spettacolo sono gli osservatori di Alaska, Hawaii, Australia, Nuova Zelanda e in Asia centrale. A differenza delle eclissi solari, che sono spesso visibili solo alle persone all’interno di una ristretta fetta del globo, un’eclissi lunare può essere visto da chiunque sul lato del pianeta rivolto alla Luna, come spiega Alan MacRobert, senior editor della rivista Sky & Telescope, intervistato da Live Science.

A partire dalle nostre 15.05, la luna sarà completamente inghiottita in un bagliore che potrebbe variare dall’arancione chiaro al rosso sangue. La NASA promette uno spettacolo indimenticabile. Gli scienziati infatti spiegano: “Non solo sarà rossa, ma sarà anche caratterizzata da una sorta di illusione ottica che la farà sembrare enorme. Per ragioni non del tutto comprese da astronomi o dagli psicologi, la luna calante appare innaturalmente grande quando scende attraverso gli alberi, gli edifici e altri oggetti in primo piano nel campo visivo”.

In realtà la luna non è più grande, ma il cervello umano la percepisce in modo differente e gli osservatori degli Stati Uniti se ne accorgeranno: oggi sembrerà immensa. Nonostante il passaggio nell’ombra, la luna sembrerà illuminata da sfumature rosse. Il delicato strato di aria polverosa che circonda il nostro pianeta si arrossa e reindirizza la luce del sole, riempiendo il buio dietro la Terra con un tramonto dal bagliore rosso. A seconda dello stato dell’atmosfera al momento dell’eclisse, gli osservatori possono aspettarsi da tonalità arancioni al brillante rosso intenso. Tra i colori, potrebbe non mancare il turchese: “il passaggio della luce attraverso l’atmosfera superiore penetra lo strato di ozono, che assorbe la luce rossa e rende i raggi di luce tendenti al blu”, spiegano gli scienziati.

da GIORNALETTISMO.COM

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Una chiesa nel deserto: è la più antica in
Asia, scoperta da archeologo veneziano

VENEZIA – Scoperta da un archeologo veneziano, Gabriele Rossi Osmida, riaffiora nell’oasi di Merv, nel deserto del Turkmenistan, quella che sembra essere stata la più antica chiesa cristiana dell’Asia centrale.

Il tempio risale alla fine del regno dei Parti (fine del primo-inizio del terzo secolo dopo Cristo) ed era incastonato nella struttura più antica del monumento architettonico medievale Haroba Kosht (Castello in rovina in lingua turcomanna), il cui restauro era stato commissionato dal governo del Turkmenistan alla missione di Rossi Osmida. L’edificazione di un tempio cristiano così indietro nel tempo nel cuore dell’Asia centrale, spiega l’archeologo veneziano in una intervista pubblicata dal mensile telematico Scienzaonline.com, trova riscontro nelle testimonianze registrate da alcuni testi del IV e VI secolo che parlano della predicazione dell’apostolo Tommaso (o dei suoi discepoli) nell’oasi di Merv, dove era giunto nella sua missione di evangelizzazione che poi sarebbe arrivata fino all’India.

Lavorando al restauro del Castello in rovina, la missione italiana si è imbattuta prima in una croce nestoriana in bronzo. Dopodiché , in successione, sono emersi diversi reperti di ceramica sigillata, pezzi di notevole interesse che offrono un ampio ventaglio di simboli paleocristiani: croci, pani, pesci, uva, tralci, agnelli che si abbeverano. «Con queste scoperte ora non sussistono più dubbi – sostiene Rossi Osmida -: Haroba Kosht è stata la più antica chiesa cristiana dell’Asia Centrale». Il primo impianto della chiesa, ricostruisce l’archeologo, «non era molto ampio e riflette il sistema delle cosiddette chiese a sala diffuse in Oriente nei primi secoli della nostra era. Un secondo impianto, più massiccio, risale all’arrivo di un nucleo cristiano nestoriano a Nerv (V secolo) che, come rilevano i documenti dell’epoca, costruì una basilica nella cittadella e un monastero (il Castello in rovina) accanto al palazzo reale sasanide. Gli antichi documenti ci trasmettono anche il nome del fondatore: Bar Gheorghys». Dopo la discesa delle orde di Gengis Khan, che distrussero Merv per ben tre volte nel giro di pochi mesi, l’oasi venne abbandonata per due secoli e non tornò più agli antichi splendori. I Nestoriani si spostarono in Iraq e Siria. E finì la storia di quella chiesa lasciata nel deserto.

da gazzettino.it

Archeologo italiano scopre chiesa paleo-cristiana nel deserto del Turkmenistan

La struttura arcaica di un’antichissima domus cristiana è stata scoperta in un’oasi nel deserto del Turkmenistan, in Asia Centrale, da un archeologo veneziano: risale alla fine del regno dei Parti (fine del primo-inizio del terzo secolo d.C.), secondo quanto ci racconta Gabriele Rossi Osmida appena rientrato dall’ultima missione di scavo, il quale ha individuato la chiesa paleocristiana incastonata nella struttura più antica di Haroba Kosht (“Castello in Rovina”, in lingua turcomanna), un rudere devastato dal tempo e da millenni di guerre (la distruzione definitiva si deve alle orde di Gengis Khan, nel 1221).
E’ una scoperta clamorosa. Ma l’edificazione di quel tempio cristiano così indietro nel tempo nel cuore dell’Asia centrale, come spiega Rossi Osmida in un’intervista concessa a pochi giorni dal suo rientro in Italia, trova riscontro nelle testimonianze registrate da alcuni testi del IV e VI secolo che parlano della predicazione dell’apostolo Tommaso (o dei suoi discepoli) nell’oasi di Merv, dove era giunto nella sua missione di evangelizzazione che infine sarebbe arrivata fino all’India.

In realtà, l’obiettivo principale affidato dal Governo del Turkmenistan a Gabriele Rossi Osmida, responsabile del progetto internazionale “Antica Margiana”, era il recupero e restauro del monumento architettonico medioevale di Haroba Khosht, un complesso anomalo la cui struttura esce da ogni canone fin qui noto per il medioevo turkmeno; nemmeno ne era chiara la destinazione d’uso. Lo scavo era diventato ancora più difficile a causa dei danni devastanti provocati su quel sito da archeologi sovietici, i quali avevano rifiutato l’ipotesi che potesse trattarsi di una chiesa paleo-cristiana.

Ma il primo impianto è stato alla fine faticosamente identificato dall’archeologo italiano: “Non era molto ampio – spiega Rossi Osmida – e riflette il sistema delle cosiddette ‘chiese a sala’ diffuse in Oriente nei primi secoli della nostra era. Un secondo impianto, più massiccio, risale all’arrivo di un nucleo cristiano nestoriano a Merv (V secolo) che, come rileviamo da documenti dell’epoca, costruì una basilica nella cittadella e un monastero (il nostro “Castello in rovina”) accanto al palazzo reale sasanide. Gli antichi documenti ci trasmettono anche il nome del fondatore: Bar Gheorghys”.

I Nestoriani abbracciavano l’eresia di Nestorio, patriarca di Costantinopoli fra il 428 e il 431, il quale attribuiva a Cristo due nature distinte, l’umana e la divina.
Con l’uccisione dell’ultimo re sasanide (nell’anno 652), privi della protezione reale e perseguitati dagli zoroastriani, i Nestoriani abbandonarono il sito riparando in Siria da dove vennero richiamati sul finire del X secolo dagli arabi Abassidi che cercavano, loro tramite, di favorire la distensione con la vicina Bisanzio. Questa politica fu accentuata dalla dinastia turca dei Selgiuchidi, che provvide ad un restauro massiccio del monastero e, grazie ai Nestoriani, instaurò un rapporto privilegiato con la Repubblica di Venezia.

“A quell’epoca – spiega Rossi Osmida – Merv era la più grande città del mondo (contava ben 200.000 abitanti), ricca di palazzi e monumenti di cui oggi si ammirano le rovine. Qui si realizzò il massimo livello raggiunto in passato di civiltà e di tolleranza religiosa. Vi convivevano pacificamente cristiani, ebrei, buddisti e musulmani. Qui aveva sede una delle più grandi università dell’Oriente, dove il grande Omar Khayyam (1048-1131, padre fondatore dell’algebra e noto poeta) insegnò matematica e astronomia”.

Ma dopo la discesa delle orde di Gengis Khan, che distrussero Merv per ben tre volte nel giro di pochi mesi, l’oasi venne abbandonata per due secoli e non tornò più agli antichi splendori. I Nestoriani si spostarono definitivamente in Iraq e in Siria, dove trasferirono il loro archivio.

La storia dello scavo merita un racconto a parte. Nel 1952 la studiosa russa Galina Pugacenkova aveva già ipotizzato che si trattasse di un edificio religioso, probabilmente cristiano; ma gli studiosi sovietici – come risulta dalla documentazione raccolta dall’archeologo veneziano – si opposero fortemente a questa teoria sostenendo che si trattava solo di un caravanserraglio. Per trovare conferme, nel 1968 decisero di praticare due grandi trincee di scavo al suo interno che restituirono solo alcune monete di epoca sasanide e qualche frammento di ceramica ma che, in compenso, causarono una serie di crolli a catena che resero apparentemente illeggibile l’intero edificio, all’epoca articolato su tre piani e dotato di una grande cupola a est.

“Dopo uno studio accurato dei materiali impiegati per la sua costruzione, affidati a noti laboratori italiani, ho fatto rimuovere le macerie e mettere in sicurezza i muri perimetrali – racconta ancora Rossi Osmida – con la costruzione di alcuni contrafforti per impedire che collassassero. Successivamente ho proceduto alla messa in luce dell’intera struttura scoprendo una serie di finestre e di porte ad arco acuto e, sul lato est, un portale sovrastato da un arco a tutto sesto realizzato in epoca selgiuchide (XI-XIII sec.). E’ stato a quel punto che, proprio sul piedritto a pilastro di sinistra, è stata rinvenuta una croce nestoriana in bronzo e, in successione, diversi reperti di ‘ceramica sigillata’ di notevole interesse che offrono un ampio ventaglio di simboli paleo-cristiani: croci, pani, pesci, uva, tralci, agnelli che si abbeverano, ecc. Con queste scoperte ora non sussistono più dubbi: Haroba Kosht è stata la più antica chiesa cristiana dell’Asia Centrale”.

Per questo, il governo del Turkmenistan ha deciso di promuovere un convegno a Merv nel prossimo settembre durante il quale Gabriele Rossi Osmida esporrà le proprie scoperte e illustrerà le tecniche innovative adottate per la conservazione e il restauro del monumento. Grazie alle sue ricerche, è ora possibile, attraverso le evidenze archeologiche, le analisi dei materiali raccolti (anche con il metodo del radiocarbonio C14) e alcuni preziosi documenti archivistici rintracciati in Iraq e in Siria, ricostruire la storia di questo edificio.

Guido Scialpi da scienzeonline.com

Categories : archeologia, Asia
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Scuole estreme per studenti eroici
La strada per Gulu, villaggio cinese vicino al Tibet

Dall’Africa al cuore dell’Asia alcuni esempi di quanto talvolta possa essere scomodo studiare

In Kenya diventai amico di un giovane tassista di nome Gideon sposato con una profuga ugandese. Sua moglie era fuggita dagli orrori dell’Uganda di Amin portando con sè la figlia Faridah di otto anni. Quando la madre era nei campi a lavorare e Gideon in giro per Malindi ad accompagnare turisti, era lei che si occupava dei fratelli più piccoli, che puliva la casa, la biancheria, che cucinava per tutti. Un giorno Gideon mi raccontò che il villaggio ugandese dove era cresciuta Faridah distava sette chilometri dalla scuola più vicina. Per imparare a leggere e a scrivere, Faridah percorreva tutti i giorni quasi 15 chilometri. Una volta chiesi a Faridah come fosse la sua scuola. “So far” – mi rispose lei con un sorriso d’avorio. Appena entrava classe posava la testa sul banco e dormiva. Anche da noi c’è chi abita a più di sette chilometri da scuola, ma c’è lo scuolabus che viene a prenderlo sottocasa, o l’auto di mamma o quella di papà. E quando arriva in classe non è certo così stremato da accasciarsi sul banco.
In Africa ogni cosa te la devi sudare, anche quelle che ti spettano di diritto. Racconta la scrittrice camerunese Calixte Beyala: “Avevo una sorella, nella nostra famiglia non potevano permettersi di mandarci a scuola in due e allora mia sorella mi ha detto: vacci tu, vai a scuola per tutte e due. Si è sacrificata per me. Il diploma che ho ottenuto, lo ho ottenuto per lei. Dopo la maturità mia sorella ha avuto un incidente ed è morta e io ero così arrabbiata e in collera che ho cominciato a scrivere”.
Anche in Cina ogni cosa te la devi sudare, specie se tua madre è stata condannata a partorire in un villaggio in culo al mondo come il villaggio di Gulu, un pugno di baracche a più di duemila chilometri da Pechino, e a meno di 220 chilometri da Lhasa. Siamo dunque ai confini col Tibet, nella provincia di Sichuan, nel cuore del Sichuan Dadu River Gorge National Geological Park, un intrico di montagne, canyon, rocce a strapiombo, orridi, vertiginosi versanti, gole mozzafiato. Un luogo perfetto se ti chiami Spielberg e devi girare la scena clou dell’ultimo Indiana Jones, ma se ci devi vivere tutto l’anno, quasi una maledizione.
Qui regna una delle minoranze etniche più antiche della Cina, il popolo Yi, e qui, dove la montagna è più aspra, c’è la scuola in capo al mondo del maestro Shen Qijun. Shen arrivò a Gulu che aveva appena 18 anni. Ereditò una scuola fatiscente, costruita col fango con un tetto sbilenco e un miliardo di crepe. Il vento gelido sibilava sui pochi alunni facendosi beffe dei muri. Non c’era un bagno; per fare la pipì bisognava uscire dalla scuola e quando un giorno un alunno tornò in classe ferito, il maestro andò a protestare dagli anziani del villaggio. “Se volete che io resti a Gulu, datemi una scuola degna di questo nome. E con un bagno vero”. Shen Qijun fu accontentato. Tutto il villaggio partecipò alla costruzione della nuova scuola. Il tetto fu riparato, il vento esiliato dalla classe, gli alunni ebbero in dono quel bagno che avevano sempre sognato.
Sono 28 anni che Shen Qijun insegna nella scuola in capo al mondo. Fondi per insegnare non ce ne sono mai. Ogni tanto la gente di Gulu fa collette per i libri, i quaderni, le matite. Ogni tanto arrivano donazioni dalla provincia, come le divise degli scolari. Fino al 2003 arrivare a Gulu era un’impresa. 5 ore di salita durissima, sfibrante, insidiosa, dove un piede in fallo poteva costare la vita. C’erano sentieri su cui si avanzava appiccicati alla roccia, e soli 40 centimetri tra la parete e lo strapiombo. Nel 2003 hanno costruito la via dei muli, la Luoma Road. Adesso la strada per Gulu è un po’ meno ostile, ma percorrerla resta sempre un’impresa.

LORENZO CAIROLI da lastampa.it

Categories : Africa, Asia
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Jan
21

Visitare le Isole Maldive

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Le Maldive sono uno degli arcipelaghi tropicali più belli del mondo!

Le 1.190 idilliache perle disseminate nell’Oceano Indiano, formano 26 atolli che si estendono per ben 750 km da nord a sud. Non a caso il comandante Costeau aveva definito le Maldive “le isole che giocano con il mare”.

Per molti anni però questo arcipelago è rimasto quasi segreto, visitato solamente da pochissime persone che ne erano a conoscenza e solamente negli ultimi anni ci si sta accorgendo del patrimonio turistico che hanno i suoi atolli.
Le Maldive attraggono i turisti con la promessa di offrire l’ultimo paradiso terrestre: se la vostra idea di paradiso si rifà a un’incontaminata isola tropicale con palme, spiagge bianche e lagune turchesi, siate certi che questo arcipelago non vi deluderà. Questo è anche il luogo ideale per le immersioni, poiché si possono ammirare coralli e ogni genere di fauna marina.

Sfortunatamente, la totale mancanza di risorse locali impone l’importazione di qualunque bene necessario per il soggiorno dei turisti, dai mobili alla verdura fresca, e da ciò consegue che i prezzi siano poco competitivi. Si è proceduto quindi allo sviluppo di villaggi di alto livello in modo da limitare il traffico, la folla, la criminalità e l’iniziativa commerciale.

Alle Maldive potrete vivere lontani dalla frenesia occidentale e fuggire dai tristi inverni europei, godendo dell’accoglienza di un popolo estremamente ospitale e di un desiderato relax.

Storia
La storia di queste isole è molto antica, anche se per lungo tempo si e’ pensato che la sua origine coincidesse con la conversione all’Islam nel 1153.

I reperti archeologici ritrovati alle Maldive sono stati tutti datati a epoche successive al 1500 a.C.; per cui si ritiene che in precedenza l’arcipelago era disabitato.

La popolazione attuale discende da popolazioni di religione buddhista migrate dall’India meridionale e dallo Sri Lanka intorno ai secoli IV e V. Quando, nel II secolo d.C., gli arabi iniziarono a percorrere frequentemente le rotte commerciali verso il sud-est asiatico, non solo iniziarono a diffondere la loro religione, ma fecero delle Maldive un importante punto di scalo.

I commercianti arabi esercitarono una forte influenza culturale sulla popolazione locale, che a partire dall’XI secolo si convertirono gradualmente all’Islam. Nel 1153 le Maldive divennero un sultanato, che durò fino alla costituzione della Repubblica Maldiviana.

Il 16 dicembre 1887 il Sultano delle Maldive firmò un contratto, con il governatore britannico di Ceylon, con il quale si stabiliva la trasformazione delle Maldive in un protettorato britannico.

Il governo britannico promise la protezione e la non interferenza militare in cambio di un tributo annuale. Nel 1957 i britannici stabilirono una base RAF nell’atollo di Addu (isola di Gan), dove furono impiegati centinaia di maldiviani. Diciannove anni più tardi il governo britannico decise di lasciare la base, perchè troppo onerosa da mantenere.

Il 26 luglio del 1965 le Maldive divennero finalmente uno stato indipendente e tre anni più tardi fu dichiarata la Repubblica con il primo ministro, Ibrahim Nasir, eletto come primo presidente. Le Maldive sono membro del Commonwealth dal 1982 e membro dell’Onu dal 1965.

da isolemaldive.it

GEOGRAFIA
Nel mezzo dell’oceano Indiano settentrionale, le Maldive formano un arcipelago di 26 atolli per 1192 piccole e basse isole di natura corallina: alcune sono minuscole lingue di sabbia lunghe 300 metri, altre sono isolotti di anche 8 chilometri (non di più). Si trovano a sud ovest della parte terminale della penisola indiana, a 680 chilometri a sud-ovest dello Sri Lanka e si sviluppano verticalmente per più di 800 chilometri all’altezza dell’Equatore. Gli abitanti sono 278 mila, 60 mila dei quali vivono a Malé, la capitale . Le isole abitate sono circa 200 e di queste circa una novantina sono affittate dal governo Maldiviano ai vari tour operator ed adibite a centri turistici. L’elevazione massima delle isole è di circa 2 metri sul livello del mare.

VOLI
Dall’Italia circa 10 ore di volo. In collaborazione con Volare, Eurofly, Livingston, Blue Panorama, voli charter da Milano Malpensa e Roma Fiumicino.  Voli  di linea Emirates e Qatar Arways da Roma Fiumicino e Milano Malpensa.

FUSO  ORARIO
Con l’ora solare italiana in vigore + 4 ore. Con l’ora legale italiana in vigore + 3 ore. Tuttavia alcune isole adottano un fuso orario differente rispetto a Malè per sfruttare al meglio le ore di sole.

PASSAPORTO  E  VISTI
E’ necessario il passaporto in corso di validità con scadenza non inferiore ai tre mesi dalla data di partenza (sei mesi per i voli da Dubai). Ai possessori di passaporto italiano e svizzero non è richiesto alcun visto.

CLIMA
La temperatura mediamente è stabile e si assesta intorno ai 30 gradi durante tutto l’anno. La temperatura dell’acqua si aggira intorno ai 27 – 28 gradi. Regolato da un fattore climatico determinante quale il monsone, il clima è caldo e tropicale da Gennaio ad Aprile, più umido nei rimanenti mesi ma le precipitazioni solitamente si risolvono in acquazzoni di breve durata. Considerato che le temperature sono molto elevate ed i raggi solari particolarmente intensi, si consiglia di esporsi al sole con le dovute precauzioni. L’approccio dovrà essere iniziato con creme solari ad alta protezione. Nel corso della vacanza è comunque consigliabile l’uso costante delle creme protettive evitando l’esposizione al sole nelle ore centrali della giornata.

LINGUA
La lingua ufficiale è il Dhivehi. L’inglese è parlato dalla maggior parte della popolazione. In alcuni villaggi turistici, grazie alla presenza della clientela italiana ormai da molti anni, non è difficile incontrare del personale che parli un po’ di italiano. Tuttavia la lingua più comunemente utilizzata per comunicare con lo staff nei resort è l’inglese.

MONETA
La moneta locale è la “Rufia”, pari a circa € 0,08 ma vengono generalmente utilizzati dollari USA. Tutti i villaggi accettano le principali carte di credito per i pagamenti, eccetto la Diners. Le rufie non possono essere più riconvertite in dollari.

MANCE                                                                                                                                                         E’ un’usanza abituale e gradita, in quanto lo stipendio dei maldiviani nei resort è molto basso.

EXTRA
In tutti i villaggi è d’abitudine pagare tutti gli extra, le escursioni ed i servizi non inclusi nella quota, a fine soggiorno. Generalmente gli extra sono molto cari perché i prodotti vengono importati ed organizzarne il trasporto è dispendioso e difficoltoso. Si consiglia di informarsi attentamente per venire a conoscenza dei servizi inclusi nella quota di partecipazione al fine di poter meglio stimare la cifra da destinare agli extra.

CIBI  E  BEVANDE
Quasi tutti i prodotti (a parte il pesce) sono importati. La cucina non può essere considerata uno dei punti di forza delle Maldive. Nei villaggi la clientela generalmente è di diverse nazionalità, dunque è probabile che nel buffet manchino piatti tipici della gastronomia italiana e, qualora fossero presenti, bisogna considerare che difficilmente possono uguagliare quelli preparati in Italia. Gran parte delle ricette tradizionali è a base di riso, pesce e pollo con abbondante uso di spezie, soprattutto del curry. Potrà capitare talvolta che, a causa delle condizioni atmosferiche, i rifornimenti alle isole siano irregolari e conseguentemente i menù poco vari durante questi giorni.

TELEFONO
Le telefonate per l’Italia possono essere effettuate direttamente dalle camere dei vari villaggi, tranne dove espressamente indicato. Il costo delle chiamate è molto elevato: circa 20.- usd per 3 minuti. In quasi tutte le isole possono essere utilizzati i telefoni cellulari ma la copertura non sempre è ottimale pertanto non è garantito che il servizio sia sempre funzionante.

ELETTRICITA’
Il voltaggio dell’energia elettrica è di 220 volts. Ove ci fossero le prese di corrente a lamelle piatte si può contattare la reception del villaggio per richiedere gli adattatori.

SHOPPING
Parei, magliette, oggetti di legno intagliato o manufatti in foglie di palma sono acquistabili in tutti i negozietti presenti sulle isole turistiche, nelle isole dei pescatori o a Malè. Sconsigliamo l’acquisto di oggetti in corallo
e tartaruga per non favorirne il commercio e salvaguardare quindi queste specie protette. Multe molto salate vengono inflitte a coloro che sono trovati in possesso di tali oggetti alla dogana.

CLASSIFICAZIONE  RESORT  E  HOTELS
Alle Maldive non esiste una classificazione ufficiale con le “stelle” come in Italia o in altri Paesi. La valutazione di 3 stelle – 4 stelle – 5 stelle – 5 stelle Lusso,  è stabilita dall’organizzatore (tour operator) in base a propri criteri di valutazione degli standard di qualità.

VACCINAZIONI  E  ASSISTENZA  MEDICA
Non è richiesta nessuna vaccinazione o profilassi obbligatoria. Oltre ai medicinali di uso personale, consigliamo di portare con sè per ogni evenienza mercurocromo, cerotti e pomate antibiotiche per eventuali escoriazioni sui coralli, repellenti contro gli insetti, una buona crema solare e una pomata contro eventuali scottature. A Malè si trovano un piccolo ospedale ed una clinica con assistenza europea .

ABBIGLIAMENTO
Si consiglia un abbigliamento leggero ed essenziale avendo cura di indossare capi di cotone e di evitare i tessuti sintetici. Copricapo, occhiali da sole e scarpette di gomma per non ferirsi col corallo, repellenti per le zanzare. Ricordiamo di portare pinne, maschera e boccaglio, indispensabili per lo snorkelling (quando non sono reperibili nei resort). Gli abiti formali non sono richiesti in nessuna isola, così come le scarpe potrebbero non servire per tutto il soggiorno, seguendo la più antica delle tradizioni maldiviane. Consigliamo pertanto di non appesantire inutilmente le valigie e di munirsi invece di occhiali da sole e copricapo che saranno indispensabili. All’arrivo all’aeroporto di Malè si consiglia di avere a portata di mano alcuni capi leggeri per evitare lo sbalzo di temperatura uscendo dall’aereo e per essere a proprio agio durante i trasferimenti all’isola. E’ buona regola portare un k-way per gli eventuali schizzi d’acqua sul motoscafo. Topless e nudismo sono vietati, in generale sono sconsigliati indumenti troppo succinti nelle aree comuni e durante le escursioni a Malè o alle isole dei pescatori.

DOGANA
La Repubblica delle Maldive è un paese mussulmano per cui è assolutamente vietata l’importazione di alcolici, carne di maiale, riviste con nudi, statue di divinità o immagini sacre. Pene severissime, l’ergastolo, per ogni tipo di droga o sostanze stupefacenti. Per il possesso di medicinali con sostanze “psicotrope” come il Tavor ed il Valium occorre esibire alla eventuale richiesta del personale della dogana, una prescrizione medica in inglese.

ESCURSIONI
Tutti i villaggi offrono, durante la settimana, una scelta di divertenti ed interessanti escursioni da prenotare in loco. Le escursioni su base individuale sono molto difficili da organizzare e soprattutto sono molto costose.

RELIGIONE
La religione ufficiale è quella musulmana.

TRASFERIMENTI  IN  IDROVOLANTE                                                                                                   Gli idrovolanti hanno una capienza massima di 14/15 persone con una franchigia bagaglio di 20 kg per persona più 5 kg di bagaglio a mano. Per ogni chilogrammo in eccedenza a quelli consentiti vengono addebitati circa 5 USD e l’ importo totale deve essere pagato direttamente al banco di registrazione di Malè. Data la limitata capacità dei mezzi e la necessaria rotazione tecnica, può accadere che nei periodi di maggior afflusso di passeggeri le attese per l’ imbarco siano abbastanza lunghe oppure che il proprio bagaglio venga imbarcato su uno dei voli successivi e consegnato al proprio Resort qualche ora dopo. Ricordiamo che la priorità e l’ organizzazione degli imbarchi è riservata alla compagnia di trasporto interessata, pertanto eventuali disagi non sono imputabili all’ organizzatore. Per motivi di sicurezza i trasferimenti in idrovolante vengono operati soltanto durante le ore di luce, quindi entro e non oltre le 17.30 ora locale. Per avverse condizioni metereologiche o per ritardi del volo intercontinentale, può rendersi necessario il pernottamento in hotel a Malè. in questi casi, considerati di forza maggiore, non sono previsti rimborsi da parte dell’ organizzatore che non può garantire o intervenire nella gestione dei tempi di trasferimento.

IMPORTANTE                                                                                                                                              Ricordiamo alcune norme di fondamentale importanza in vigore alle Maldive: la pesca subacquea è proibita, fucili subacquei ed attrezzature analoghe vengono prontamente requisiti. E’ severamente proibito prelevare dal mare qualsiasi forma vivente ed esportare coralli, oggetti in tartaruga ed alcuni tipi di conchiglie di specie protetta.

BAMBINI  IN AEREO                                                                                                                                  Il volo alle Maldive con bambini è sicuramente, per ogni genitore, fonte di preoccupazione. I bambini, chiusi in uno spazio limitato, si stancano facilmente e quindi bisogna ingegnarsi per tenerli sempre occupati giocando con loro per distrarli cercando di ovviare ad alcuni problemi che si possono verificare durante il volo stesso. Arrivate all’aeroporto in anticipo per organizzare tutto con calma. Vestite i bambini a strati. Tenete nel bagaglio a mano i medicinali. Tenete nel bagaglio a mano qualche giochino che possa interessare il vostro bambino. Durante le fasi di decollo e di atterraggio, o comunque nel caso di sbalzi repentini di altezza, dare ai bambini caramelle o altro da succhiare per agevolare la fase di compensazione del timpano. Fate bere spesso il bambino per idratare il corpo, dato che l’aria dell’aereo è molto secca. Durante il volo fateli camminare per qualche minuto ogni tanto. Se necessario usate spray nasali e gocce per l’orecchio.

PER  I  SUB
E’ obbligatorio: portare con se un certificato medico che attesti l’ idoneità allo svolgimento delle attività subacquee; sottoscrivere per accettazione il regolamento e le normative in vigore presso il centro o la scuola: i sub già esperti devono presentare il patentino rilasciato da: F.I.P., C.M.A.S., F.I.A.S. o P.A.D.I., l’ iscrizione alla scuola, comprende la copertura assicurativa obbligatoria (sono esenti solo i sub che possono dimostrare di avere una assicurazione propria equivalente). Il periodo di maggior limpidezza dell’acqua marina, consigliato ai subacquei e ai foto-sub, va dai inizio novembre alla fine di marzo. I mesi in assoluto, per la massima visibilità sott’acqua, sono febbraio e marzo. Nel periodo compreso tra fine aprile e inizio di settembre la visibilità sott’acqua si riduce notevolmente, a causa della presenza di una grande quantità di organismi plantonici, portati dalle correnti

da maldivevacanze.it

Categories : Asia, mare
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Dec
03

Tempio Angelina Jolie in Cambogia

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CAMBOGIA, TEMPIO PRENDE
IL NOME DI ANGELINA JOLIE

Dopo le riprese di Lara Croft – Tomb Raider, un tempio della Cambogia che era stato set di varie scene del film viene chiamato dalla popolazione locale col nome della protagonista di quel film: tempio Angelina Jolie. Lo ha detto Rajan Zed, presidente della Universal Society of Hinduism, all’agenzia Wenn. Il tempio, ribattezzato col nome della star molto amata nel paese, risale al dodicesimo secolo e si trova nella località di Angkor. «È conosciuto anche come Old Brahma ed era stato inizalmente chiamato Rajavihara o il monastero reale, ma ora è per tutti il tempio Angelina Jolie», ha detto Zed. L’edificio è stato il set di varie scene di Tomb Raider, il film in cui la Jolie, nei panni di Lara Croft, combatteva contro la setta degli Illuminati per il possesso di un antico talismano. Ora i ristoranti locali servono un Tomb Raider cocktail (Cointreau, lime e soda) e per la Jolie, insieme all’onore toponomastico, sono arrivate anche le responsabilità: Zed le ha chiesto aiuti concreti per la conservazione del sito.

da leggo.it

Categories : Asia, curiosità
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