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Inca Trail Perù

Avventura in Sudamerica : l’Inca Trail Perù

Inca_Trail_PeruSono state annunciate le date per una delle avventure più emozionanti : l’Inca Trail Perù. Sono 40 km che porteranno alla magica Machu Picchu, la città perduta degli Inca, che è una delle Nuove Sette Meraviglie del Mondo.

Questa avventura sarà un viaggio emozionante. Dal gustare la cucina locale e visitare siti storici in Cuzco, l’antico centro dell’impero Inca, mentre si prende confidenza con la regione montuosa.

Al rafting lungo il Sacred Valley, prima di trascorrere quattro giorni e 3 notti in tenda lungo il percorso, dove il cielo è così limpido che si può quasi toccare le stelle.

Guide qualificate guideranno il gruppo dove il trekking offre il luogo ideale per fuggire dalla civiltà.

Ciò che rende questo viaggio unico è il poter partecipare alla spettacolare celebrazione dell’Inti Raymi, il più importante Festival Inca in Sudamerica.

Si tratta di una festa per gli occhi e le orecchie: la musica, il colore e la cerimonia riempiono l’aria.

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Guatemala scoperta antica tomba Maya

Guatemala, scoperta tomba del periodo preclassico della civiltà Maya

Una tomba risalente alla civiltà Maya con all’interno, in buono stato di conservazione, ricchi gioielli di giada e decorazioni.

E’ la scoperta fatta dagli archeologi in Guatemala nel tempio Tak’alik Ab’aj potrebbe contribuire a far luce sui primi anni dell’antica civiltà.

Uno degli archeologi, Miguel Orrego, spiega che la datazione al carbonio indica che la tomba potrebbe essere stata costruita fra il 700 e il 400 avanti Cristo, diverse centinaia di anni prima rispetto al periodo classico della civiltà, quello più conosciuto.

Secondo Orrego è infatti insolito ritrovare una tomba così antica e questa scoperta segna un nuovo passo nella comprensione della cultura Maya.

Gli esperti spiegano che la ricca gamma di gioielli di giada nella tomba potrebbe anche fornire indizi sui modelli di produzione e commerciali della civiltà Maya.

da REPUBBLICA.IT

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Panama : vivere Bocas del Toro

Bocas del Toro. L’anima caraibica di Panama
Un arcipelago tropicale, disegnato da splendide spiagge di sabbia bianca, imponenti foreste di mangrovie e colorato dall’irresistibile atmosfera dei “mari del Sud”

di Anita Zechender

La giungla, regina incontrastata, invade le spiagge orlate da canneti e mangrovie. Gli occhi corrono sui confini del sole, che sembra tratteggiare in lontananza ciò che l’uomo definisce infinito. Siamo nella provincia di Bocas del Toro, nello stato del Panama, a soli 32 km dal Costa Rica, una terra di confine che ospita sei splendide isole coperte da fitte foreste, una moltitudine di isolotti disabitati e il primo parco marino istituito a Panama: il Parque Nacional Marino Isla Bastimentos. Quando Cristoforo Colombo giunse sull’arcipelago di Bocas del Toro, durante il suo ultimo viaggio nel Nuovo Mondo, rimase affascinato da questo luogo meraviglioso, tanto da battezzare con il proprio nome alcune terre ed è così che nacquero: Isla Colón, Isla Cristóbal  e Bahía de Almirante.

Furono i bucanieri poi, a sceglierla come loro alcova per riparare le navi, costruirne di nuove con il legname delle foreste tropicali e cibarsi delle tartarughe, che da quelle parti andavano a nidificare. In lontananza, una vasta barriera corallina segna il confine con il regno marino, dove innumerevoli pesci tropicali raccontano della loro vita all’oceano. Essere a Bocas, significa respirare la tipica atmosfera caraibica, dove odori dolciastri, fanno da cornice a vestiti coloratissimi, che delineano le sinuosità di donne belle come l’ebano. Se si ha voglia di assaggiare una squisita Pepper Sauce, è il caso di recarsi in uno dei cafè più rinomati del luogo: il Lili’s Cafè, dove la proprietaria ha saputo unire l’essenza dell’Africa ai sapori piccanti del Centro America.

I locals, ritrovano tra le isole la loro storia e la mostrano ai turisti con orgoglio e soddisfazione, è per questo che in una delle numerose escursioni in barca, non sarà difficile ascoltare quelle leggende, che raccontano di chi, in tempi immemori, comprò alcune tra le scogliere più belle dell’isola, in cambio di una bottiglia di vino rosso. Su quelle rocce frastagliate, oggi sorgono delle ville meravigliose, che contrastano con le casette di legno colorato, dove amache ciondolanti si chinano al volere del vento. Le onde oltre le barriere offuscano l’orizzonte, così chi dispone di una tavola da surf e di un’anima irrequieta come quelle acque, potrà sfidarle o immergersi, per ammirare un mondo sottomarino, ancora incontaminato, al ritmo degli spot (luoghi dove frangono onde surfabili). Tratti di litorale deserto, permettono alla fantasia di celebrare terre ancora vergini, mentre la ragione suggerisce di andarle a visitare, prima che i bulldozer continuino a disboscare vaste zone naturali per  fare posto ai moderni resort. L’isola più grande è Isla Colón, dove ha sede il capoluogo di provincia Bocas del Toro, una deliziosa cittadina di case di legno, costruite dalla United Fruit Company agli inizi del XX secolo.

L’atmosfera allegra di Bocas sembra contagiare chiunque, è forse per questo che oltre ai caraibici e ai sudamericani, molti stranieri l’hanno scelta come loro residenza. Il ritmo tra le sue vie è lento e rilassato, tanto che molti spiriti viaggiatori, decidono di intrattenersi qui qualche giorno in più, se non per tutta la vita. I terreni a basso costo l’hanno reso un luogo dove investire ma la forte anima tradizionale, si erge ancora incontrastata, correndo controcorrente rispetto al mondo e ostacolando così il diffondersi dei fast food e del turismo di massa. Seguendo le tracce delle stelle marine, si arriverà a Boca del Drago, una placida spiaggia, situata sul versante occidentale di Isla Colón, dove lasciarsi andare al dolce tepore del sole, fare uscite di snorkeling per gustare la bellezza del suo litorale, che per la mancanza di forti moti ondosi, è uno dei più sicuri dell’arcipelago.

Allontanandosi con una barca, a soli dieci minuti, le palme paradisiache di Isla Bastimentos, dipingono un mondo immaginario, dove le tartarughe marine, tracciano, lente e ritmate, le loro orme, sulle spiagge selvagge della costa settentrionale. Osservando la costa meridionale invece, isolotti di mangrovie e vaste barriere coralline, dipingono il volto del Parque Nacional Marino Isla Bastimentos. Il principale insediamento dell’isola, è la vecchia città caraibica di Old Bank,  la cui storia inizia con gli albori dell’industria bananiera. Il suono del silenzio, cambia con lo scorrere delle ore e nell’infrangersi delle onde, che celano a volte pericolose correnti di risucchio, si ascolteranno parole in gali-gali, la lingua creola della Provincia di Bocas, che combina l’inglese afro-antillano, lo spagnolo e l’idioma degli Ngöbe-Buglé, un popolo indigeno, che vive nel villaggio chiamato Quebrada Sal (Ruscello Salato), oltre la foresta. Poco distante da Isla Colón, sorge, come una piccola gemma dove regna pace e relax,  Isla Carenero, il cui nome deriva dal termine “carenare”, cioè capovolgere la barca ed eseguire lavori di pulitura o anche di riparazione. Quando i piedi fatti di sabbia toccano le rive cristalline, il confine tra reale e irreale si dissolve e per un attimo sembra svelarsi il centro del mondo.

Isla Solarte, Isla Popa, Cayo Coral, Cayos Zapatillas, Isla Cristóbal e Isla de los  Pájaros, sono punti di terra cristallizzati tra reef corallini, dove lo sguardo si piega dinanzi alle danze solenni dei delfini. Sulla costa si intravede una grande barca con la scritta “Chiquita”, è proprio qui, nella terra di Changuinola, che nascono le famose banane e dove attraverso il vicino canale, vengono trasportate ai rispettivi imbarchi, per farle assaporare al mondo. Mentre bradipi, lontre, caimani, iguana e manati (questo è uno dei pochi habitat del Centro America per loro), trascorrono le ore tra la fauna di Humedal de San-San Pond Sak, nel Bosque Protector Palo Seco, una magnifica rainforest ospita uccelli, armadilli ed i rumori lontani delle dispettose scimmie.

A Las Delicias, in una zona collinare, nel mezzo di una foresta lussureggiante, sarà possibile assaggiare un buon pranzo a base di pesce fresco, preparato dalla piccola comunità indigena del luogo, fare una passeggiata a cavallo o uscire in barca lungo i fiumi Sixaola e Yorkin. Nel Parque Internacional La Amistad a Wesko, dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, vivono ancora alcuni gruppi indigeni, tra i quali:  i Bribri e i Naso (chiamati anche Teribe). Questi ultimi, a differenza dei Kuna, degli Emberà e di altri popoli, non possiedono una loro comarca (regione autonoma), è questo il motivo per cui sembrerebbe che in tutto il Panama, ne siano rimasti solo pochi milioni. Parlando con alcuni anziani della tribù (quasi tutti sono bilingue e parlano il naso e lo spagnolo), si potrà ancora ascoltare l’eco degli Indios Conejos, esseri ricoperti di pelo bianco, con strisce scure sul dorso. E sarà proprio in quel momento, che si svelerà l’anima di Bocas, quando nel fitto della giungla, si materializzeranno antiche parole e tra le felci secolari del Centro America, sembrerà di vedere uomini alti come nani o simili a giganteschi conigli.

da REPUBBLICA.IT