Archive for Africa
Centenario della ferrovia del Bernina
Posted by: | CommentsBuon compleanno Bernina! Il trenino rosso compie 100 anni
Un anno di eventi e promozioni per festeggiare un secolo di viaggi sulla storica ferrovia che collega St. Moritz a Tirano
La storica ferrovia del Bernina compie 100 anni, 1910-2010
Ha un secolo ma non lo dimostra. Viaggia senza sosta dal 1910 e quest’anno festeggia con orgoglio il suo 100esimo compleanno. La ferrovia del Bernina collega l’Engadina alla Valtellina, da St. Moritz a Tirano, e ha una storia ricca di primati e successi. La sua fama ha varcato i confini nazionali, per il National Geographic Magazine è una delle linee ferroviarie più suggestive al mondo e l’Unesco l’ha inclusa nel 2008 tra i Patrimoni dell’Umanità.
Il trenino rosso, come viene anche chiamato, è un’opera di ingegneria senza eguali: 61 chilometri di binari tra la Valposchiavo e l’Engadina, con una pendenza del 70% che rende il Bernina una delle ferrovie ad adesione più ripide del mondo, con un sistema di scartamento ridotto che permette di affrontare curve a raggio minimo. Per non parlare delle altezze, con i 2.253 metri s.l.m della stazione di valico dell’Ospizio Bernina, è la trasversale alpina più elevata. Persino i giapponesi l’hanno copiata nel 1979 e il risultato è la Hakone Railway di Tokyo che funziona secondo lo stesso sistema di adesione. A ricordare il successo nipponico, i nomi delle stazioni di St. Moritz, Alp Grum e Tirano sono scritti anche in giapponese. Ciò che, però, rende davvero unica la ferrovia retica è il paesaggio. Il treno scivola tra ghiacciai e laghi, attraverso valichi, 52 ponti e 13 tunnel nelle montagne dell’Engadina e della Valtellina. Sullo sfondo domina il Pizzo Bernina(4.049 metri), la cima più imponente dei Grigioni.
Per il centenario 1910-2010, il calendario di proposte è ricco, un anno di offerte, promozioni ed eventi. Innanzitutto, bisogna procurarsi il Pass Anniversario, un biglietto da usare sulla tratta St.Moritz-Tirano, valido 7 giorni (dalla data di emissione) per avere riduzioni e sconti nei ristoranti, negli hotel e nei luoghi di interesse culturale, come le Marmitte dei Giganti di Cavaglia.
Per i nostalgici c’è il treno storico rispolverato per l’occasione. Un viaggio nel tempo a bordo delle carrozze giallo-oro usate negli anni Trenta, con poltrone di vimini e l’antica cucina di nuovo aperta ai passeggeri (37 €, riduzioni per bambini e con travelcard).
Più avventurosa è l’escursione sullo spazzaneve a vapore Xrot del 1911, l’unico con trazione indipendente ancora in funzione tra Monteratsch – Alp Grum o Cavaglia – Ospizio Bernina. Una guida d’eccezione, il responsabile del servizio ferroviario Stefano Crameri, racconta la storia, le curiosità e i dettagli tecnici, dalla lubrificazione al riscaldamento, a tutti i curiosi. Il viaggio finisce gustando specialità svizzere (182 €).
Musica classica in sottofondo e luci spente; a rischiarare le carrozze solo la luna piena e il suo riverbero tra i ghiacciai. Il tour panoramico al chiaro di luna ad Alp Grum non deluderà le coppie e i romantici (53 €). In estate, solo a luglio e agosto, si viaggia invece sui vagoni panoramici scoperti. I buongustai possono optare per il safari culinario a tappe: in ogni stazione, ristoranti selezionati per assaggiare le specialità regionali,
come pizzoccheri, gnocchi e salsiz (60 € in 2 cl.).
Divertimento assicurato per i più piccoli, e non solo, nelle cabine di guida delle locomotive del Bernina. Con i macchinisti s’imparano i trucchi del mestiere e, alla fine, attestato ricordo con foto.
A terra, invece, nei musei e nelle stazioni della tratta ferroviaria, sono in programma numerose mostre ; al Museum Alpin di Pontresina rarità d’epoca nell’esposizione I 100 anni del Bernina; mentre a Campocologno sono le foto a raccontare Gli anni d’oro della linea.
Alessandra Turci
da IL CORRIERE DELLA SERA
Rodrigues Island da visitare
Posted by: | CommentsRodrigues Island
Si può appartenere all’Africa pur essendo a più di mille chilometri dalle sue coste? La risposta è affermativa per quanto riguarda l’arcipelago-nazione posto nel bel mezzo dell’Oceano Indiano chiamato Mauritius. Nelle Isole Mauritius c’è il paradiso nel paradiso, Rodrigues Island, meta di sposi novelli in viaggio di nozze e di turismo di alta fascia.
- Storia e Turismo
Rodrigues è un’isola vulcanica nata intorno a 10 milioni di anni fa; pur avendo un’estensione molto ridotta (poco più di 100 chilometri quadrati, la minore delle isole Mascarene) è densamente popolata (40 mila abitanti stabili più i turisti che la affollano in ogni stagione dell’anno). Il nome deriva dal navigatore Diogo Rodrigues, uno di quegli esploratori portoghesi che all’inizio del XV secolo aprivano la strada alla grande espansione europea nelle estreme terre del sud est asiatico. In quel periodo, nel Mediterraneo, i turchi iniziavano a imporre la loro influenza sostituendosi ai vecchi dominatori genovesi e veneziani: le grandi potenze marittime del continente cercavano così una strada diversa per i ricchi commerci delle spezie orientali.
Prima dei viaggi di Rodrigues, Bartolomeo Diaz aveva già toccato il Capo di Buona Speranza mentre Vasco da Gama era arrivato, primo tra gli europei, in India completamente via mare. Molti furono i continuatori dell’opera di Diaz e Da Gama e lo si vede dalla toponomastica della zona: le Mascarene devono il loro nome a Pedro Mascarenhas che le “visitò” nel 1513; sempre nel primo decennio del XVI secolo Domingos Fernández esploro proprio le isole Mauritius e a Diogo Rodrigues scoprì l’isola omonima (anno 1538). Rodrigues trovò poi una morte misteriosa a Goa, in India: si pensa che qui fu trucidato dalla popolazione locale dopo che aveva fatto radere al suolo villaggi sul mare (e, cosa assai peggiore, un tempio sacro) per costruire depositi utili ai mercanti portoghesi. Altri attribuiscono però l’assassinio ai commercianti arabi che ostacolavano gli esploratori temendo di perdere il tradizionale monopolio del commercio verso Oriente (cosa che puntualmente avvenne).
Il nome “Rodrigues” non rende però onore ai primi veri “scopritori” dell’isola che furono certamente arabi: già dalla fine del X secolo toccarono le Mascarene esploratori che arrivavano dalle coste africane (probabilmente dalla Somalia e dal Kenia, dove a Mombasa e a Malindi le caste di commercianti erano perennemente in lotta per il dominio dei traffici commerciali). Il primo documento ufficiale che riporta una mappa abbastanza fedele di Rodrigues Island si deve agli studi dell’esploratore arabo al-Idrisi e risale al XII secolo: si tratta di un libro di geografia che stupisce per le conoscenze avanzate degli arabi dove l’isola porta il nome di Dina Moraze.
Dopo essere stata toccata marginalmente dalle esplorazioni portoghesi, l’isola di Rodrigues ospitò olandesi e, per tre secoli, i francesi che qui sbarcarono un gran numero di schiavi provenienti dall’Africa per cercare di sviluppare le coltivazioni di prodotti “coloniali” come la canna da zucchero e il tè. Nel 1809 l’isola, come l’intero arcipelago delle Mauritius, cadde sotto il controllo britannico e vi rimase fino al 1968 quando fu dichiarata la sua indipendenza nell’ambito del Commonwealth.
Le isole occupano una superficie di Oceano Indiano molto grande, ben 1860 chilometri quadrati: non stupirà quindi il fatto che Rodrigues Island
si trovi a più di 500 chilometri ad est da Mauritius e che sia una delle ultime isole prima di un tratto di mare sconfinato che si interrompe solo con l’Australia. Anche considerata la distanza e la specificità storica è molto forte l’autonomismo rispetto alla madre patria Mauritius: attualmente Rodrigues ha lo statuto di dipartimento autonomo ma comunque facente parte della Repubblica di Mauritius.
Per arrivare all’isola si deve fare prima scalo intermedio a Mauritius, da qui Air Mauritius, con un volo giornaliero, in un’ora e mezza porta a destinazione; si può usare anche la motonave (tre corse alla settimana con la compagnia Mauritius Pride) ma è estremamente più lungo e disagevole.
Le lingue ufficiali parlate sull’isola di Rodrigues sono ben tre e rispecchiano interamente la sua storia passata: francese, inglese e “morysien” (il creolo, o mauriziano, una sorta di misto di francese, spagnolo ed olandese). La moneta ufficiale delle Mauritius è la Rupia delle Mauritius.
- Da visitare
L’attrattiva maggiore di Rodrigues è certamente il mare: difficilmente nel mondo si trova una costa più bella e un acqua così pura.
Barriera corallina e Laguna
Circonda quasi interamente l’isola, è uno spettacolo di colori che, oltre a quello che ci si aspetta di trovare (coralli, pesci di ogni specie, animali marini), offre anche lo stupendo spettacolo dalle gorgonie che qui trovano un habitat perfetto dove proliferare. La barriera chiude una magnifica laguna dove un mare limpidissimo vela in maniera impercettibile i fondali; la laguna è grande due volte l’isola, uno scenario perfetto per tutti gli sport acquatici.
Gita all’interno
Non occorre affittare auto né tanto meno fuoristrada: l’isola non presenta dislivelli consistenti e si gira comodamente a piedi o in bicicletta. Se ci si allontana dalla costa si scopre una vegetazione rigogliosissima dove spiccano le mangrovie.
Mont Limon e Mont Maturin
Sono le uniche due alture dell’isola, non superano i 500 metri di altitudine ma costituiscono un ottimo punto da cui godersi un panorama incredibile sulle spiagge bianchissime e sui promontori calcarei a precipizio sopra il mare.
Anse aux Anglais
È un piccolo villaggio nella parte nord dell’isola, dove la bassa marea crea un ambiente incredibile da cui assistere al tramonto la sera; c’è anche un night club, cosa rara per la tranquillità del luogo.
Riserva François Legeut
Ad Anse Quitor, nel sud dell’isola, nel 2007 è stata avviata un’importante iniziativa per tutelare le tartarughe giganti Cylindraspis, quasi scomparse perché fino a poco tempo fa cacciate dagli abitanti per il loro prezioso grasso usato come medicinale.
- Cosa fare in vacanze
Il divertimento su Rodrigues Island è essenzialmente legato alle attività marine.
L’isola è molto tranquilla, nel centro di Port Mathurin ci sono l’unica farmacia e l’unico distributore di benzina. Eppure si può passare un vacanza decisamente stimolante dedicandosi alla scoperta dei magnifici fondali e della barriera corallina: non serve una grande attrezzatura, basta la maschera e tanta voglia di lasciarsi catturare dai colori di Rodrigues.
I più sportivi possono dedicarsi al kitesurf o allo windsurf: sono molte le possibilità di affitto materiali e di lezioni personalizzate.
Si può infine assaporare un tocco di esotico con la gita più classica a Rodrigues: la pesca sulle piroghe, le antiche imbarcazioni ancora oggi usate dalla popolazione, in verità più che altro a fini turistici. La soddisfazione raddoppia con il giusto premio del pesce mangiato direttamente sulla spiaggia dopo una bella grigliata.
da TISCALI
Botswana sogni d’avventura selvaggia nelle riserve naturali
Posted by: | CommentsUna riserva d’avventura
Dal delta dell’Okavango al deserto del Kalahari, una nuova serie tv rilancia il Botswana. Complice una detective molto particolare
È l’Africa dell’immaginario. Selvaggia e immensa nella sua natura: un deserto mitico come il Kalahari, grandi parchi, una fauna ricchissima e varia, con la massima concentrazione di elefanti del Continente Nero. E, soprattutto, il più grande delta interno del mondo, quello formato dall’Okavango, il fiume che non incontra il mare e si perde nelle sabbie.
Un’Africa emblematica e sorprendente quella del Botswana, scelta dal fotografo americano Peter Beard come set del calendario Pirelli 2009, con modelle riprese tra ninfee gigantesche, foreste di papiri, coccodrilli e ippopotami affioranti, aquile pescatrici.
Mentre la capitale, Gaborone, nota per i giacimenti di diamanti, è il terreno d’azione di Precious Ramotswe, prima detective donna del Botswana (e dell’Africa tutta) protagonista dei racconti di Alexander McCall Smith e della serie televisiva The No. 1 Ladies’ Detective Agency, che debutta il 5 novembre sugli schermi di Lei (Sky, canale 125).
Tra i Paesi dell’Africa australe, il Botswana è quello che meglio ha saputo gestire un turismo altamente qualificato, lontano da grandi numeri e safari affollati, grazie alla politica ambientale del governo, che ha destinato a riserve naturali oltre il 17 per cento del territorio. Con un controllo rigoroso del numero di insediamenti e regole severe per la tutela del fragile equilibrio ecologico. Lodge di lusso e tende (mai più di 13 per campo) che s’ispirano a quelle d’inizio Novecento dei grandi esploratori, ma attrezzatissime e dotate di ogni comfort.
La stagione del turismo evita i mesi da gennaio a fine marzo, quando le piogge ingrossano l’Okavango, che nasce in Angola e si allarga a ventaglio tra le sabbie del Kalahari, formando un delta che può variare dai 16 ai 22.000 kmq. Gigantesco puzzle d’acqua e terra, labirinto di isolotti, canali, meandri, che muta ogni anno a seconda dei capricci della pioggia e della piena, percorsi d’acqua vitali, ma volubili, che possono far rifiorire intere aree o condannarne altre alla siccità. Poco più di una ventina i campi che si affacciano nel delta, piccoli, in concessioni private, con safari esclusivi.
La ricchezza di animali e uccelli (oltre 450 specie) offre una grande varietà di escursioni: a piedi, in jeep, a bordo di mokoro (canoe un tempo scavate nel tronco, oggi più spesso di plastica) o di barche. La Riserva Naturale di Moremi, all’estremità nordorientale del delta, alterna zone di acquitrino a larghe aree di savana e foreste di mopani. Camp Moremi, 11 tende ombreggiate da giganteschi alberi di ebano, è
ideale per safari nel bush, a piedi o in jeep (questi ultimi anche notturni). È proibito scendere dall’auto per non disturbare gli animali, ma spesso ci si ferma così vicino che si potrebbe quasi toccarli.
Il trasferimento, in barca a motore, tra Moremi e il cuore del delta dura circa tre ore e mezzo. Fra le strutture più belle, Camp O, come viene familiarmente chiamato Camp Okavango, primo lodge del delta, costruito nel 1983 dalla fotografa californiana Jesse Niel, conquistata da quest’angolo d’Africa dove trascorse anni interi a riprenderlo in tutte le sue forme.
E Xugana Island, otto chalet su un’isola boscosa nel nordest del delta, piattaforme sopraelevate, ventilatore e veranda panoramica affacciata sulla laguna.
Giuliana Vogel
da IL CORRIERE DELLA SERA
La magia selvaggia delle Isole Dahlak
Posted by: | CommentsL’arcipelago del Mar Rosso al largo dell’Eritrea
Dalhak, l’ultima avventura
Meta per esploratori sono prive di strutture turistiche
MARCO MORETTI
Le isole Dahlak sono l’ultima destinazione balneare. Un arcipelago in quel Mar Rosso che l’oceanografo Jacques-Yves Cousteau descrisse come il più bello del mondo per la ricchezza dei fondali, un ecosistema con una straordinaria biodiversità.
Se volete scoprirle dimenticate però alberghi, ristoranti, discoteche e comfort dei resort egiziani e preparatevi all’avventura.
Perché le Dahlak – le ultime isole africane aperte al turismo – sono ancora prive di strutture: sono una meta per esploratori. Situate al largo della città di Massaua, in Eritrea, sono raggiungibili con un fuoribordo e, sebbene sorgano tra le onde blu, le si visita con lo stesso spirito di una spedizione nel deserto. Ci si inoltra a piedi nel loro interno arido – punteggiato da solitarie acacie – portandosi una borraccia. Si dorme in tende piantate sulle spiagge o, viste le temperature torride, su di un materassino sotto le stelle. E ci si lava in mare.
L’arcipelago è formato da piattaforme rocciose e da lingue di sabbia immacolata: in tutto 209 isole, disseminate in un tratto di mare di 15 mila chilometri quadrati, e circondate da barriere coralline poco profonde che scivolano su una bassa piattaforma continentale. La ricchezza di plancton, se da un lato ostacola la foto subacquea, dall’altro alimenta la presenza di un numero eccezionale di forme di vita, anche endemiche. Proliferate anche grazie alla ridotta presenza dell’uomo.
Le Dahlak sono un paradiso per le immersioni con più di tremila specie viventi: 350 varietà di coralli e mille di pesci tropicali (tra cui trombetta, palla, pagliaccio, farfalla, pappagallo, cernie, murene, barracuda, mante), oltre a tartarughe, delfini, dugonghi, ricci giganti ed enormi stelle di mare con braccia tentacolari. La maggiore sorpresa, anche per chi si tuffa dalla spiaggia, è però il fenomeno della bioluminescenza del plancton: la notte sembra di nuotare tra le lucciole. 
Sono per lo più isole minuscole, inferiori a un chilometro quadrato: solo quindici superano i dieci kmq. La maggior parte non ha neppure un nome e spesso sono così piatte da essere invisibili all’orizzonte. Come Madote, un meraviglioso gioco di lingue di sabbia, imprigionate dalle madrepore e popolate solo da uccelli marini: annunciata dal bagliore del suo bianco arenile, appare all’improvviso, come un miraggio. Sull’arcipelago nidificano 109 specie di pennuti, tra cui gabbiani, aironi, falchi pescatori, pellicani e sule.
L’isola maggiore è Dahlak Kebir, la più vicina a Massaua, frastagliata, con due braccia di mare interne, basse scogliere e otto villaggi costituiti da capanne costruite con rami intrecciati e blocchi di corallo. Ci vivono i pescatori Afar, una allampanata etnia di fede musulmana con caratteri somatici simili ai Somali. Solcano il Mar Rosso con i sambuchi, barche – lunghe da sei a venti metri – dallo scafo panciuto e la prua slanciata, mosse a motore o da una vela triangolare. L’isola migliore per incontrare gli Afar è Dessei, dove le donne vendono monili in conchiglie e un operatore italo eritreo sta costruendo dei bungalow. È meglio andarci prima che siano pronti e il comfort rompa l’incantesimo.
da LA STAMPA







